Kiev, l’ospedale da campo in una cattedrale

Da fine novembre, quando è iniziata la crisi, la chiesa di San Michele a Kiev si è trasformata in un ospedale da campo, dove medici e volontari assistono i feriti. Proprio ieri, un’infermiera di appena 21 anni è stata colpita al collo durante gli sconti tra i manifestanti e la polizia, Olesya Zhukovskaya. La giovane donna al momento dell’incidente ha postato un drammatico tweet: “Muoio” e il suo messaggio ha fatto il giro della rete, ritwittato 3mila volte e ripreso dai media internazionali.

Discriminazione in ospedale, stavolta colpisce gli italiani

Di solito noi italiani siamo tacciati di razzismo nei confronti dei fedeli di altre religioni, ma stavolta nell’ospedale di Recanati, in provincia di Macerata, è accaduto esattamente il contrario. Lo denuncia Enrico Marchetti, il cui fratello è stato solo una delle vittime di quanto sta accadendo in questi giorni all’interno della struttura ospedaliera, ed in particolare nel reparto maternità.

Casa di accoglienza per i familiari dei pazienti, succede a Napoli

L’importanza nella malattia di avere al proprio fianco familiari, parenti e persone care è assodata. A non essere certa, anzi abbastanza precaria, è la possibilità di poterci rimanere vicino ai propri congiunti ammalati. Spesso ci sono veri e propri problemi logistici nel trattenersi in loco ad assistere i degenti.

Un passo in avanti per una maggiore ospitalità delle strutture pubbliche nei confronti dei familiari dei pazienti è stato compiuto a Napoli, dove nel parco adiacente l’azienda ospedaliera Monaldi è stata inaugurata la prima casa di accoglienza per i familiari delle persone ricoverate nell’ospedale.
Intitolata alla memoria di Maria Rosaria Sifo Ronga, un’insegnante napoletana venuta a mancare nel 1999 dopo un trapianto di organo, la struttura, che consta di dodici posti letto, è stata realizzata grazie ai fondi devoluti dalla onlus Enel Cuore. Da quando è stata aperta, a marzo, in via solo sperimentale, ha offerto alloggio a cento persone.

Ospedali killer, l’Italia è vittima delle epidemie in corsia

Recarsi in ospedale non è più un modo sicuro per guarire, anzi, vista l’incuria in cui versano alcune strutture pare sia addirittura pericoloso. E’ quanto emerge da un’inchiesta condotta dal quotidiano La Repubblica che è partito dalle tante segnalazioni di decessi “misteriosi” ed errori dei giorni scorsi, ed ha scoperto che negli ospedali italiani brulicano batteri peggio che in aperta campagna.

Puglia, Sicilia, Lazio, ma anche al Nord, dove si dice che tutto funzioni meglio, si registrano casi di infezioni ospedaliere ed errori medici che fanno diventare una vera e propria epidemia il contagio in ospedale. Secondo i dati dell’Amcli (Associazione italiana dei microbiologi), 15 mila persone vengono uccise ogni anno dai cosiddetti “batteri nosocomiali”, cioè i microrganismi che ci infettano nel posto che, teoricamente, dovrebbe essere il più pulito al mondo: l’ospedale.

Farmaci, evitare errori nelle prescrizioni informatizzando il percorso in ospedale

Errare è umano. Appunto. Per scongiurare pericolosi sbagli, che possono risultare anche fatali, nella somministrazione dei farmaci in ospedale, si è pensato allora di informatizzare l’intero iter della prescrizione del farmaco. Come? Grazie ad un sistema di sicurezza, analogo a quelli diffusi negli USA; che mette in collegamento il paziente, tramite un apposito braccialetto, ad un palmare, collegato a sua volta al carrello automatizzato dei medicinali e al punto di partenza del farmaco, vale a dire il laboratorio di preparazione.

Se ne è parlato oggi a Roma, nell’ambito della presentazione del 31esimo congresso della SIFO, la Società Italiana Farmacia Ospedaliera, dal titolo Diritto alla salute e sostenibilità in una sanità federale: la Sifo interroga e propone, che si svolgerà dal 6 all’8 ottobre prossimi presso la Fiera internazionale di Cagliari, e che sarà diretto dal dottor Paolo Sanna, direttore della Farmacia dell’Azienda Ospedaliera Brotzu di Cagliari.

Cravatta fonte di infezioni in ospedale per il ministro Fazio

A sorpresa, il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, si è espresso contro uno degli accessori maschili più in voga, o meglio più imposti dal codice di abbigliamento formale: la cravatta.

Non lo ha certo fatto per insofferenza personale nei confronti di un pezzettino di stoffa che sembra pendere innocuamente sulle camicie. Dietro quest’arringa contro le cravatte c’è infatti molto più di una semplice e ipotizzabile antipatia per questo accessorio che per motivi istituzionali è costretto a indossare tutti i giorni e a quasi tutte le ore: ci sono ragioni legate all’igiene e alla prevenzione delle infezioni soprattutto negli ospedali.

Ospedali: ecco i bollini rosa della qualità

Anche quest’anno, per la seconda volta dal 2007, alcuni ospedali italiani sono stati premiati con dei “bollini rosa”. L’obiettivo dell’iniziativa ideata da ONDa (l’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna) è quello di individuare le migliori strutture sanitarie adatte alle problematiche femminili.

Non solo, si vogliono così anche stimolare le istituzioni, le asl, gli assessorati, le direzioni dei nosocomi, ad una scelta medica più “di genere“. Esistono alcune tipologie di ricoveri, come ad esempio per il parto, che necessitano di una organizzazione scevra da prassi burocratiche o approcci propriamente ospedalieri.

Un ospedale volante per curare i bambini

Un ospedale volante, il primo civile d’ Europa: si tratta di un Fokker F.27-500 acquistato dall’Associazione Canguro Onlus Flights Aid di Ivrea. Fondamentale la raccolta fondi 2009 della Fabbrica del Sorriso di Mediafriends con il supporto di alcuni programmi televisivi del Gruppo Mediaset (in particolare Amici di Maria De Filippi e Terra! di Tony Capuozzo) e dell’emittente radiofonica R101.

L’associazione Canguro Onlus, già dalla sua fondazione nel 1999 ha avuto come scopo il supporto sanitario, farmacologico, alimentare a popolazioni povere del terzo mondo, in via di sviluppo o devastate da guerre o calamità naturali.