Dieta del rientro a base di pesce

Il pesce fa bene ed è per questo che si consiglia di mangiarlo almeno due volte a settimana. Non sorprende dunque che questo alimento, così salutare, sia contemplato anche nella cosiddetta dieta del rientro, quella che seguiranno buona parte degli italiani da settembre in poi.

Natale 2011, i consigli di Coldiretti per scegliere il pesce fresco ed evitare problemi intestinali

Come per le serate di gala lo smoking è d’obbligo, per la vigilia di Natale il pesce non può mancare sulle nostre tavole imbandite a festa. Ma attenzione, perché il cenone non vada di traverso, è importante che i prodotti ittici siano freschi. Per non cadere nelle trappole del mercato, ImpresaPesca Coldiretti consiglia di scegliere il made in Italy, comprando direttamente dal pescatore, laddove possibile.

Degenerazione maculare, i benefici del pesce nella prevenzione

Oggi parliamo di prevenzione delle malattie a carico dell’occhio e che insorgono con l’avanzare degli anni, nello specifico del rischio d’insorgenza della degenerazione maculare. Trattiamo l’argomento in relazione ad un recente studio che ha scoperto l’efficacia del pesce nel diminuire le probabilità di sviluppare la patologia.

Una scoperta importante, quella effettuata da un’équipe di scienziati della Harvard Medical School, per almeno due buone ragioni. La prima è che la degenerazione maculare è una malattia tra le più diffuse nella classifica dei malanni provocati dall’invecchiamento e che ha, dato non certo trascurabile, come possibile e fatale conseguenza addirittura la cecità. Trovare un modo per scongiurare il rischio sarebbe dunque un grande traguardo della medicina.

Pesce, indispensabile per un’alimentazione sana

Malgrado il pesce sia consigliato come parte integrante di ogni dieta sana, non sempre riusciamo a consumarlo almeno una volta alla settimana. I costi spesso proibitivi, lo scetticismo relativo alla provenienza del pescato, nonché la pulizia e la preparazione non sempre semplici per chi è poco pratico e non ha molto tempo, sono tutti deterrenti ad un suo ingresso tra i cibi più consumati quotidianamente. La carne ha spesso la meglio tra i nostri secondi piatti di tutti i giorni.
Tuttavia aggiungere al menu del pesce ha innumerevoli vantaggi, soprattutto per il cuore. A ricordarlo ancora una volta è Dariush Mozaffarina, co-direttore dell’Harvard School of Public Health’s Program in Cardiac Epidemiology:

Aggiungere il pesce alla propria dieta è il miglior cambiamento di regime alimentare che si può fare per ridurre il rischio di malattie cardiache.

Olio di pesce efficace contro l’artrite reumatoide

L’artrite reumatoide è una malattia che  porta alla progressiva infiammazione delle articolazioni e dei tessuti circostanti. Le cause scatenanti sono tutt’ora sconosciute. La ricerca tuttavia si sta industriando per trovare rimedi sempre più efficaci che ne rallentino il decorso. A questo proposito, la dieta è fondamentale. Soprattutto per quanto riguarda l’apporto fornito dalle proteine del pesce.

Una recente ricerca condotta da un’équipe di studiosi della Queen Mary University di Londra (Gran Bretagna), insieme ai colleghi dell’Harvard Medical School di Boston (Stati Uniti), apre la frontiera alla cura delle infiammazioni grazie all’olio di pesce

Mangiare pesce dà la vitamina D necessaria per combattere la degenerazione cognitiva

Il pesce è stato a lungo considerato un “alimento per il cervello”, perché il mondo scientifico si è sempre trovato d’accordo nell’affermare che può davvero far bene alla cosiddetta “materia grigia”, in quanto ha una buona dose di vitamina D, la vitamina del sole. Scienziati dell’Università di Manchester, in collaborazione con i colleghi di altri centri europei, hanno dimostrato che alti livelli di vitamina D, principalmente sintetizzata nella pelle dopo l’esposizione al sole, ma anche in alcuni alimenti come il pesce grasso, sono associati ad un miglioramento delle funzioni cognitive nei soggetti di mezza età e negli uomini anziani.

Lo studio, pubblicato sul Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry, ha rilevato le performance cognitive di più di 3.000 uomini di età compresa tra 40 e 79 anni di otto Paesi diversi di tutta Europa. I ricercatori hanno scoperto che gli uomini con i più alti livelli di vitamina D eseguivano costantemente meglio ed in maniera più semplice alcuni delicati test neuropsicologici che valutavano l’attenzione di un individuo e la velocità di elaborazione delle informazioni.