Vaccini, Farmindustria: “social network confondono”, il web è il nuovo dottore

La salute vien sul web. Almeno stando ai dati diffusi dal rapporto Censis 2010 del quale si è discusso nell’ambito del workshop organizzato a Roma da Farmindustria, dal titolo che è tutto un programma: Vaccini: il passaparola, che confusione!
Dai risultati si evince che ben Il 34% degli italiani utilizza la rete per informarsi sui temi della salute. Percentuale che sale al 46% tra le persone con un più elevato livello di istruzione. In molti si documentano sulle malattie, sui farmaci, sulla validità della diagnosi, gli effetti collaterali di questa o quella terapia.

Che sta succedendo? Non ci si fida più dei medici e delle aziende farmaceutiche? O è semplicemente, più probabile, che parlare di salute, condividere le proprie esperienze, cercare conferme faccia parte di un processo più ampio, che ha reso tutto social, persino cure e patologie?

Dottor Web per 4 milioni di italiani

Quattro milioni di italiani cercano informazioni sulla salute in Rete. Negli ultimi tre anni, la percentuale di navigatori che va su Internet e digita tematiche più o meno specifiche inerenti alla salute è passata dal 2,8 al 13,1: uno su 10 arriva anche a contestare al proprio medico la diagnosi, grazie alle informazioni raccolte indipendentemente.

A riportare questo quadro è il Cnr – Centro Nazionale delle Ricerche. Dati Censis alla mano, ha pubblicato un dossier specifico sulla sua rivista Focus.it. C’è, naturalmente, un però. I rischi…

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Diciamoci la verità: il computer ci ha rivoluzionato la vita, molto più della televisione. Prima in ufficio avevamo a che fare con montagne di scartoffie noiose, ora abbiamo davanti uno schermo con documenti digitali, cartelle ordinate con un click, e uno sfondo caraibico che ci fa sognare le vacanze.

E tra una pausa e l’altra, non ci alziamo nemmeno più dalla scrivania, ma ne approfittiamo per controllare la posta personale, per mandare quella mail a quell’amico che rimandavamo da tanto, per acquistare un regalo su e-bay, per videotelefonare su Skype. Ma insomma, ci alziamo più dalla sedia?
E anche a casa, appena rientrati, il primo pensiero è correre ad accendere il computer, per chi non lo lasciasse già acceso, per evitare di perdere tempo!