Stress sul lavoro: quali sono i tipi di esaurimento

Il lavoro è fonte di benessere  perché da modo all’individuo di provvedere economicamente ai suoi bisogni. Ma dal punto di vista psichico quasi sempre rappresenta una fonte di stress. Per diversi motivi, che vanno dalle troppe ore passate al lavoro fino alle discussioni che possono venirsi a creare e lasciare la persona di malumore. Quando questo stress aumenta troppo e diventa ingestibile si arriva a soffrire di esaurimento nervoso. Scopriamone insieme le tre tipologie principali.

Stanchezza e stress maggiori se si lavora da casa

Stanchezza e stress alle stelle per chi lavora da casa. E’ ciò che emerge da una ricerca scientifica pubblicata sul  Journal of Business and Psychology, e realizzata da un team di studiosi guidati dal professor Timothy Golden del Rensselaer Polytechnic Institute di New York. Per esperienza diretta non posso che essere d’accordo, eppure non tutti comprendono, soprattutto chi, come me una volta, è legato all’obbligo del lavoro in una sede lontana dal proprio domicilio, e dunque ad infinite ore di vita perse nel traffico.

Longevità: andare d’accordo con i colleghi allunga la vita

Andare d’amore e d’accordo con i propri colleghi di lavoro, aiuterebbe a vivere più a lungo. A sostenerlo, è lo studio di un gruppo di ricercatori israeliani dell’Università di Tel Aviv, pubblicato su “Health Psychology” per conto dell’American Psychology Association. Che la longevità non fosse legata esclusivamente a fattori di tipo genetico o ambientale, era oramai assodato, ma che i rapporti con i colleghi, improntati alla collaborazione paritaria e alla cordialità, potessero allungare la vita, non era stato ancora dimostrato.

Tuttavia, è emerso più volte come un’ambiente lavorativo ostile, punteggiato da antipatie, pettegolezzi velenosi, e modalità di reazione critiche tra colleghi e superiori, possa influire negativamente sulla salute delle persone, al punto tale da indebolire le difese immunitarie e scatenare malattie. Spesso, infatti, capita di lavorare in condizioni frustranti, dove il nostro operato non viene riconosciuto e il rapporto con i colleghi non è dei più rosei.

Salute e lavoro precario, insonnia e malattie a tempo indeterminato

Il precariato viene vissuto nella maggior parte dei casi, e non sorprende affatto, come fonte di stress negativo. La flessibilità portata all’estremo che rende simili a bambolotti snodabili nelle mani di un mercato del lavoro sempre più somigliante ad una bambina capricciosa che tormenta i suoi giocattoli, i contratti a  tempo che generano ansia ed insicurezza, l’instabilità economica e spesso la difficoltà di mettere radici e stabilirsi che rende difficile anche la vita sociale ed affettiva. Tutto questo che effetto ha sulla salute?

Se lo sono chiesto numerose ricerche e finora la relazione rilevata non promette nulla di buono. I giovani precari, ad esempio, sono risultati più a rischio di impotenza, depressione, stress mentale. Per non parlare di un vero e proprio stress da precarietà, sindrome che affligge un’intera generazione di nuovi lavoratori che, affrontano, oltre al tipico e noto stress da lavoro, anche il fattore instabilità.

Stress da lavoro: la guida del Ministero su come riconoscerlo e combatterlo

Lo stress da lavoro è finalmente una malattia riconosciuta dalla legge. Se finora, tra le malattie professionali, rientravano solo quelle patologie fisiche che erano causate ad esempio dall’inalazione di sostanze tossiche, o dallo sforzare gli occhi davanti ad un computer, d’ora in avanti saranno considerate malattie lavorative anche quelle psicologiche, prime fra tutte lo stress.

A riconoscerlo è il Ministero del Lavoro che, dopo il decreto legislativo 81/ 2008 e sue successive modifiche con d.lgs. 106/2009 in materia di sicurezza sul posto di lavoro, ora ha deciso di emanare una sorta di “guida” per tutti gli imprenditori al fine di rilevare questo genere di problema ed eliminarne le cause, prevenire qualsiasi condizione di stress e, se questa è già presente, combatterla correttamente.

Stress in ufficio rientra tra le malattie professionali

Lavoro e stress, ovvero stress da lavoro. Una malattia professionale per l’UE, dal prossimo 31 dicembre anche in Italia la nuova normativa dovrà trovare applicazione e chi non garantirà ai dipendenti un ambiente lavorativo il più possibile esente da situazioni stressanti continuate e  rischiose per la salute sarà punibile dal codice penale. Un lavoro senza stress? Quasi impossibile dissociarli, ed  è in quel quasi che c’è un margine di intervento, tanto quanto basta ad arginare lo stress, eliminarlo del tutto sarebbe impensabile.

Impensabile oggi in cui la prima fonte di stress da lavoro è il precariato. Della sindrome del precario abbiamo già parlato. Dell’insicurezza del lavoro precario che genera stress parla anche il pm di Torino Raffaele Guariniello che commenta sulla Stampa  alcune incoerenze dell’applicazione della direttiva UE in Italia dettate dall’avvio il 31 dicembre. E con lo stress retroattivo come la mettiamo?

Stress sul lavoro, donne giovani a rischio di malattie cardiache

Che lo stress, in particolare quello dovuto al troppo lavoro o ancora a situazioni di tensione e forte pressione nell’ambiente professionale, non facesse affatto bene alla nostra salute psico-fisica era un dato ormai assodato. Nuovi studi vanno più nello specifico dei danni da stress, evidenziando il legame proporzionale tra le donne giovani stressate ed il rischio di insorgenza di malattie cardiache.

I ricercatori del Glostrup University Hospital, in Danimarca, hanno utilizzato un campione di 12.000 infermiere per valutare l’impatto dello stress lavorativo sulla salute del cuore nelle donne di età inferiore ai 50 anni.
La ricerca danese, pubblicata in Occupational and Environmental Medicine, ha concluso che la pressione sul luogo di lavoro ha un effetto maggiore sulle giovani donne rispetto all’impatto sulle cinquantenni e sulle sessantenni.

Stress da lavoro

Stress, insonnia, crisi d’ansia: al­meno un italiano su dieci pensa di avere problemi di salute legati al lavoro. Questo quanto emerge da un rapporto sull’occupazione del­l’Ocse, l’Organizzazione per la co­operazione e lo sviluppo econo­mico, condotto su un campione di dipendenti dell’Unione euro­pea. Più precisamente, il 1,6 per cento degli italiani soffre di stress da lavoro, indipendentemente dal ceto, dal titolo di studio e dalla professione svolta. Negli ultimi dieci anni, inoltre, si è registrato un aumento del 3,2 per cento. A livello europeo, invece, secondo i dati dell’Agenzia per la sicurezza e la salute del lavoro, sono circa 40 milioni i lavoratori interessati da disturbi gastrointestinali e cardio­vascolari, affaticamenti e depres­sioni causati dalla vita professio­nale.

Ma che cos’è di preciso lo stress da lavoro? Spiega Angela Goggia­mano, medico dell’Istituto na­zionale assicurazione sul lavo­ro

“E’ l’insieme di reazioni fisiche ed emoti­ve, che si manifestano quando le richieste dell’ambiente di la­voro superano le capacità del la­voratore di affrontarle. Lo stress non è di per sé una malattia, ma uno stato di malessere che genera disfunzioni fisiche, psichiche e so­ciali. Gli stimoli legati allo stress, infatti, possono essere estrema­mente utili entro certi limiti (il co­siddetto eustress, quello “buo­no”). Sono invece dannosi quan­do lo stress si verifica in modo acuto, molto intenso, oppure se gli stimoli perdurano nel tempo”

Obesità: anche lo stress ci fa guadagnare peso

Un lavoro stressante è associato ad un girovita più grande, secondo un nuovo studio effettuato sui dipendenti nello Stato di New York. I lavoratori con lo stress più elevato sono risultati più grassi dei dipendenti con posizioni meno stressanti. I dipendenti hanno sottolineato avere un indice di massa corporea (BMI), che era di circa una unità più alto, in media, di quello dei loro collaboratori rilassati. Una unità di BMI equivale a circa 3 kg.

In questo periodo in cui ci sono molti licenziamenti, il fenomeno appare ancora più evidente in quanto, con carenze di personale, quelli che rimangono fanno un doppio lavoro, aumentando il grado di stress, e di conseguenza aumentando anche il loro peso.

Lo stress da lavoro è stato a lungo associato a malattie cardiovascolari, obesità e depressione, tra le altre condizioni di salute croniche. Diana Isabel Fernandez, un epidemiologa nutrizionale presso l’Università di Rochester School of Medicine e autore principale dello studio, insieme al suo team, ha voluto indagare gli effetti combinati di stress cronico sui posti di lavoro e stress a breve termine come la paura della disoccupazione. Come parte di un programma più ampio sulla salute sul luogo di lavoro, i ricercatori hanno misurato il BMI di 2.782 dipendenti, per lo più bianchi, uomini di mezza età con studi universitari alle spalle. Questi dipendenti hanno tutti mantenuto il posto di lavoro, attraverso cicli di licenziamenti.

Ritorno al lavoro dopo le vacanze: 10 consigli per evitare lo stress

Le vacanze sono finite. Per la maggior parte delle persone da domani si torna a lavorare, per chi non lo ha già fatto, e per gli altri manca poco. Non è una novità che il pensiero di tornare al lavoro non sia troppo allettante. Se il lunedì normalmente è tremendo, lo è ancora di più dopo una o due settimane di vacanze in cui il lavoro sembrava soltanto un problema lontano.

Dunque, che cosa si può fare per rendere questa transizione meno terribile e meno stressante? Medicinalive vi propone alcune idee, da trattare sempre nel rispetto della vostra situazione e dei vostri gusti.

1. Pensare di non aver passato delle vacanze veramente eccezionali può aiutare a rilassarvi. Pensare alle cose meno piacevoli della vita, rende le cose piacevoli ancora più piacevoli di come sono, e quelle spiacevoli un po’ meno terribili. Cosa sarebbe una torta al cioccolato senza un piatto di barbabietole in contrasto? Dunque pensare che le vacanze non sono state bellissime vi farà apparire il vostro ufficio meno terribile di quanto in effetti è.

Vita di coppia, un cuscinetto per lo stress da lavoro

Aprire la porta di casa dopo una giornata di duro lavoro e imbattersi nella persona amata e in un clima sereno tiene lontano lo stress derivante dal carico di lavoro eccessivo e/o da tensioni in ufficio. Sembrerebbe la scoperta dell’acqua calda, se non fosse che Ann-Christine Andersson Arntén, dell’Università di Göteborg in Svezia, ci ha rivelato nella sua tesi di dottorato in psicologia che è vero anche il contrario: se una vita di coppia felice può infatti fungere da cuscinetto agli effetti negativi ed ai rischi per la salute psico-fisica derivanti dall’accumulo di tensione sul posto di lavoro, quando nella vita sentimentale non è proprio tutto rose e fiori, i danni da stress si amplificano ulteriormente. Stando a quanto afferma la ricercatrice:

Una sana e solida vita di coppia riduce gli effetti negativi dello stress da lavoro sulla nostra salute. Relazioni instabili e superficiali, al contrario, ne amplificano gli effetti negativi.
Anche un approccio positivo e la piena riuscita nella pratica di tecniche di gestione della tensione e del nervosismo aiuta nel mantenere stabile l’equilibrio psicofisico.
Ma quando ci sono esperienze di stress sia sul posto di lavoro che nel rapporto con il partner, il rischio di risentirne a livello fisico e mentale è pericolosamente alto, e provoca non di rado un peggioramento repentino nelle condizioni di salute.

Il lavoro fa ammalare, ne è convinto un italiano su due

Non c’è niente di più rischioso per la propria salute che alzarsi al mattino per recarsi sul posto di lavoro. A pensarlo sono ben dieci milioni di lavoratori italiani, il 44% degli interpellati da una recende indagine dell’Istat.

Tra gli intervistati, 8 milioni 706 mila si considerano in pericolo durante le ore trascorse a lavorare, a causa delle strutture decadenti, dei cantieri non a norma di sicurezza e delle innumerevoli morti bianche che hanno funestato il 2007. Per chi invece ha la fortuna di lavorare in edifici considerati sicuri, in agguato ci sono i problemi psicologici: stress da lavoro dipendente, tensioni con i colleghi, un capo particolarmente esigente ed irascibile, scarsa retribuzione rispetto al lavoro svolto, frustrazione dovuta ai pochi riconoscimenti. Ben 4 milioni 58 mila persone definiscono la loro condizione professionale a rischio per problemi psicologici.