Stanchezza e stress maggiori se si lavora da casa

Stanchezza e stress alle stelle per chi lavora da casa. E’ ciò che emerge da una ricerca scientifica pubblicata sul  Journal of Business and Psychology, e realizzata da un team di studiosi guidati dal professor Timothy Golden del Rensselaer Polytechnic Institute di New York. Per esperienza diretta non posso che essere d’accordo, eppure non tutti comprendono, soprattutto chi, come me una volta, è legato all’obbligo del lavoro in una sede lontana dal proprio domicilio, e dunque ad infinite ore di vita perse nel traffico.

Malasanità: stavolta la denuncia arriva dai medici

Purtroppo quasi ogni giorno ormai si parla di malasanità, di denunce e processi che vengono perpetrati ai danni di medici inadempienti, superficiali nelle diagnosi o quant’altro. Ma ora la categoria medica ha deciso di dire fermamente basta allo status quo e lo ha fatto presentando un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica di Roma. L’azione legale arriva con una delibera votata il seno all’ultimo Consiglio straordinario dell’Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi ed Odontoiatri di Roma, con lo scopo di informare la magistratura circa l’assurda situazione che da anni si sta manifestando nella sanità pubblica romana, in continua discesa verso il baratro!

Alcolismo, chi lavora troppo è più a rischio

Che lavorare troppo faccia male alla salute, è oramai cosa nota, ma se ci fosse ancora bisogno di provarlo, arriva una ricerca dell’Università di Otago, in Nuova Zelanda, che dimostra come straordinari e orari prolungati siano la corsia preferenziale per l’alcolismo.

Cancro al colon, lavoro d’ufficio raddoppio rischio

Cancro al colon, maggiori rischi per chi lavora per molte ore al giorno seduto ad una scrivania e svolge questo tipo di lavoro da molti anni. Che la vita sedentaria non facesse affatto bene lo sapevamo da tempo ma ci avevano sempre rassicurato che una dieta sana ed una altrettanto sana e regolare attività fisica potessero in qualche modo contenere i danni correlati ad una vita trascorsa in ufficio, incollati alla sedia.

E invece, sul fronte della ricerca, arrivano delle prospettive per nulla incoraggianti per chi ha a che fare ogni giorno con il desk-work. Della relazione pericolosa tra cancro al colon e vita alla scrivania, a prescindere da attività fisica e stile di vita sano, parla un recente studio condotto da un’équipe di ricercatori afferente alla University of Western Australia, pubblicato dalla rivista di divulgazione scientifica American Journal of Epidemiology.

Salute e lavoro precario, insonnia e malattie a tempo indeterminato

Il precariato viene vissuto nella maggior parte dei casi, e non sorprende affatto, come fonte di stress negativo. La flessibilità portata all’estremo che rende simili a bambolotti snodabili nelle mani di un mercato del lavoro sempre più somigliante ad una bambina capricciosa che tormenta i suoi giocattoli, i contratti a  tempo che generano ansia ed insicurezza, l’instabilità economica e spesso la difficoltà di mettere radici e stabilirsi che rende difficile anche la vita sociale ed affettiva. Tutto questo che effetto ha sulla salute?

Se lo sono chiesto numerose ricerche e finora la relazione rilevata non promette nulla di buono. I giovani precari, ad esempio, sono risultati più a rischio di impotenza, depressione, stress mentale. Per non parlare di un vero e proprio stress da precarietà, sindrome che affligge un’intera generazione di nuovi lavoratori che, affrontano, oltre al tipico e noto stress da lavoro, anche il fattore instabilità.

Cuore uomini, a rischio per il troppo lavoro

Di troppo lavoro non è mai morto nessuno, oppure sì? In ufficio piuttosto che in fabbrica ed in ogni luogo lavorativo, i fattori di stress, o meglio di distress, lo stress negativo che si contrappone all’eustress, spinta vitale alla resistenza ed alla produttività sana, sono certamenti tanti.

Di recente la normativa ha previsto che siano i datori di lavoro a dover misurare e verificare che le condizioni lavorative non espongano a stress eccessivo i dipendenti. Una buona notizia anche alla luce di una recente ricerca che evidenzia quanto possa essere pericoloso per gli uomini lavorare troppe ore di fila. A rischio è il cuore.

Problemi udito, inquinamento acustico mina la qualità del sonno

Inquinamento acustico sul luogo di lavoro: quanto influisce sulla salute dei lavoratori già afflitti da problemi di udito e che continuano ad essere esposti al rumore incessante? Se lo sono chiesto, in riferimento nello specifico alla qualità del sonno, più o meno compromessa, i ricercatori della Ben-Gurion University of the Negev, in Israele, in un recente studio pubblicato dalla rivista specializzata Sleep.

Gli autori hanno confrontato la qualità del sonno di individui che lavoravano nello stesso posto, alcuni afflitti da perdita di udito dovuta al rumore sul lavoro, altri senza alcun genere di disturbo dell’udito.

In forma al lavoro: arriva la pedaliera da ufficio

Una pedaliera portatile potrebbe contribuire a contrastare gli effetti nocivi dei periodi prolungati trascorsi seduti ad una scrivania o una postazione di lavoro, per evitare gli effetti nocivi di una vita troppo sedentaria. Ad annunciare questa nuova invenzione è uno studio pubblicato sul British Journal of Sports Medicine.

I ricercatori britannici basano le loro conclusioni su 18 dipendenti a tempo pieno che hanno utilizzato una pedaliera per fare esercizi fisici per quattro settimane, specificamente progettata per essere utilizzata mentre si è seduti ad una scrivania sul posto di lavoro. La mini-cyclette è composta da un set di pedali che possono essere installati sulla parte anteriore di una normale sedia da ufficio in modo da porterla utilizzare da seduti. Inoltre, trattandosi di un posto di lavoro, i ricercatori ci tengono a precisare che fa pochissimo rumore.

Silicosi: lavorare i jeans scoloriti potrebbe provocarla

Pare non ci siano rischi per la salute dei consumatori, ma quel che è certo è che ce ne possono essere per chi lavora in fabbrica. Stiamo parlando dei famosi jeans scoloriti che tanto vanno di moda negli ultimi anni. E non di un marchio cinese fatto senza la tutela dei lavoratori, ma dei marchi più alla moda: Armani, Dolce&Gabbana, Diesel, Replay, Cavalli, solo per citarne alcuni.

La malattia in questione si chiama silicosi, ed è una malattia professionale che colpisce i lavoratori che vengono in contatto con alcuni tipi di polveri. Secondo quanto sostengono l’associazione Abiti Puliti e Fair Coop, un organo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, pare che lavorare i jeans in modo da produrre volontariamente la scoloritura possa comportare un altissimo rischio di contrarre la silicosi.

Raffreddore: gli uomini si ammalano di più a causa dello stress da lavoro-correlato

Il raffreddore e l’influenza, in quanto infezioni virali colpiscono più facilmente le persone sotto stress: non è un luogo comune, ma ormai un’evidenza scientifica che dichiara come la stanchezza psichica abbia un riflesso sul sistema immunitario. Ebbene alcuni ricercatori coreani sono andati ad indagare per scoprire se anche lo stress da lavoro-correlato può condurre ad una maggiore esposizione ai virus. Il risultato? La risposta è stata sì, ma solo tra gli uomini!

Le modalità e le conclusioni di questa indagine sono state pubblicate sulla rivista scientifica Occupational Medicine.  I volontari coinvolti: 1.241 lavoratori tra colletti bianchi e tute blu, di 40 piccole e medie imprese manifatturiere di un’area industriale della stessa Corea.

Stress da lavoro: la guida del Ministero su come riconoscerlo e combatterlo

Lo stress da lavoro è finalmente una malattia riconosciuta dalla legge. Se finora, tra le malattie professionali, rientravano solo quelle patologie fisiche che erano causate ad esempio dall’inalazione di sostanze tossiche, o dallo sforzare gli occhi davanti ad un computer, d’ora in avanti saranno considerate malattie lavorative anche quelle psicologiche, prime fra tutte lo stress.

A riconoscerlo è il Ministero del Lavoro che, dopo il decreto legislativo 81/ 2008 e sue successive modifiche con d.lgs. 106/2009 in materia di sicurezza sul posto di lavoro, ora ha deciso di emanare una sorta di “guida” per tutti gli imprenditori al fine di rilevare questo genere di problema ed eliminarne le cause, prevenire qualsiasi condizione di stress e, se questa è già presente, combatterla correttamente.

Jet lag sociale, tornare a lavoro dopo le feste

Accantoniamo il disagio psicofisico provocato dai lunghi viaggi in aereo e dalla difficoltà di adattamento al fuso orario per trattare di un’altra forma di jet lag, etichettata dagli esperti come sociale.  Se ne sente parlare poco, ma lo conosciamo tutti, o almeno chiunque deve affrontare il rientro al lavoro dopo le vacanze.

Ritornare alla normalità dopo le feste, in questo caso la lunga settegiorni che ha incluso il Natale ed il Capodanno, ed i giorni intermedi per i più fortunati, non è affatto semplice. Tralasciando lo stress fisico generato dagli eccessi alimentari e dagli stravizi che caratterizzano le festività invernali, ed un organismo saturo di grassi e tossine che brama di smaltire al più presto, un gruppo di ricercatori britannici coordinato dalla dottoressa Victoria Revell spiega che, a conti fatti, la vacanza poi così vacanza non è se lascia stremati e scombussolati negli equilibri.

Stress in ufficio rientra tra le malattie professionali

Lavoro e stress, ovvero stress da lavoro. Una malattia professionale per l’UE, dal prossimo 31 dicembre anche in Italia la nuova normativa dovrà trovare applicazione e chi non garantirà ai dipendenti un ambiente lavorativo il più possibile esente da situazioni stressanti continuate e  rischiose per la salute sarà punibile dal codice penale. Un lavoro senza stress? Quasi impossibile dissociarli, ed  è in quel quasi che c’è un margine di intervento, tanto quanto basta ad arginare lo stress, eliminarlo del tutto sarebbe impensabile.

Impensabile oggi in cui la prima fonte di stress da lavoro è il precariato. Della sindrome del precario abbiamo già parlato. Dell’insicurezza del lavoro precario che genera stress parla anche il pm di Torino Raffaele Guariniello che commenta sulla Stampa  alcune incoerenze dell’applicazione della direttiva UE in Italia dettate dall’avvio il 31 dicembre. E con lo stress retroattivo come la mettiamo?