Depressione post partum e omega 3: c’è correlazione?

La depressione post partum è una condizione più  diffusa di quello che si possa pensare nelle donne che hanno dato alla luce un bambino.  La ricerca è ancora impegnata nella comprensione delle cause e quasi sempre questa malattia viene tenuta sotto controllo attraverso degli psicofarmaci, che possono rivelarsi deleteri per la salute. E se bastasse, per migliorare la situazione, equilibrare il consumo di omega 3?

Fumo, gli Omega 3 riducono i danni

Contro i danni del fumo gli Omega 3 sono un valido alleato. Questi acidi grassi essenziali, infatti, contenuti in quantità abbondanti nella frutta secca e nel pesce come il salmone, il tonno, le sardine, lo sgombro, ecc., svolgono un’azione benefica sulle arterie. A sostenerlo, è uno studio condotto da un team di ricercatori della Scuola di Medicina dell’Università di Atene, i cui risultati sono stati esposti al Congresso Mondiale di Cardiologia, che si è tenuto proprio qualche giorno fa a Dubai.

Intelligenza? Si è evoluta grazie agli acidi grassi

L’intelligenza? Secondo una recente ricerca potrebbe essersi evoluta grazie agli Omega-3 ed agli Omega-6, due importanti acidi grassi che il nostro organismo è in grado di produrre e le cui quantità possono essere incrementate grazie ad una dieta ricca di cibi che li contengono. Lo studio che suggerisce tale eventualità è stato condotto dai ricercatori dell’Uppsala Univerisity e pubblicato sulla rivista di settore The American Journal of Human Genetics.

Depressione legata a poco Omega-3 nella dieta

L’Omega-3 si sa che fa bene al cuore, ma ora pare faccia altrettanto bene anche alla mente. L’insufficienza alimentare di questi acidi grassi è stata notata in molte patologie. I ricercatori spagnoli dell’Inserm e dell’INRA hanno studiato i topi nutriti con una dieta a basso contenuto di acidi grassi Omega-3. Hanno scoperto che i ridotti livelli di tali grassi hanno avuto conseguenze deleterie sulle funzioni sinaptiche e comportamenti emotivi.

Nelle nazioni industrializzate, le diete sono state impoverite dagli acidi grassi essenziali a partire dall’inizio del 20° secolo. Questi acidi grassi sono lipidi essenziali perché il corpo non li può sintetizzare autonomamente. Devono pertanto essere forniti attraverso il cibo ed il loro equilibrio alimentare è essenziale per mantenere ottimali le funzioni cerebrali.

Cibi grassi non sempre da evitare

Seguire una corretta alimentazione è il primo passo per garantirsi un’ottima salute ed un organismo attivo ed efficiente. Ogni pasto, infatti, dovrebbe prevedere l’introduzione di precisi quantitativi di carboidrati, proteine, grassi ed altri elementi indispensabili come vitamine, fibre e sali minerali. Molto spesso, però, perchè si hanno ritmi intensi e stressanti che lasciano poco tempo per dedicarsi a sè stessi, o perchè si hanno convizioni poco corrette, si finisce per dimenticare questa regola e ci si alimenta in modo sbagliato.

Oggi, ad esempio, si è sempre più attenti alla linea e, per questo, si tendono ad eliminare gli alimenti ad alto contenuto di grassi. Sicuramente un’ abitudine valida in generale, ma non bisogna dimenticare che non tutti i lipidi, ovvero le sostanze grasse, fanno male, anzi, alcuni sono indispensabili per la propria salute e per restare in forma.

Alzheimer, verificato un legame con acidi grassi nel cervello

Gli acidi grassi sono i componenti costitutivi della maggioranza dei lipidi complessi e dei grassi vegetali e animali. Si distinguono in saturi e insaturi, sulla base della presenza o assenza di doppi legami nella catena carboniosa. 
Recenti ricerche avrebbero individuato una relazione tra gli acidi grassi e i cambiamenti che avvengono nel cervello durante il decorso che porta all’insorgenza del morbo di Alzheimer.

Lo studio è stato realizzato dagli scienziati del Gladstone Institute of Neurological Disease e della University of California e pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica Nature Neuroscience.
Secondo gli autori, il controllo del livello di un acido grasso nel cervello potrebbe contribuire a trattare il morbo di Alzheimer.

Più calcoli renali con bevande alla cola

Bere due o più lattine di bevande a base di cola al giorno, normali o dietetiche, espone ad un rischio doppio di contrarre malattie croniche renali e formare calcoli. Lo sostengono alcuni ricercatori del National Institutes of Health (Nih) che hanno pubblicato lo studio «Carbonated Beverages and Chronic Kidney Disease» su Epidemiology.

Gli esperti hanno messo a confronto le abitudini alimentari di 932 soggetti del Nord Caroline, analizzando il periodo dal 1980 al 1982. La metà circa (465 persone) presentavano problemi renali cronici mentre 467 erano sane. Dall’analisi dei dati e dopo aver tenuto conto dei numerosi fattori di rischio che potevano portare ad eventuali problemi renali, è stato osservato che l’assunzione quotidiana di due o più lattine di bevande alla cola, anche dietetica, raddoppiava il rischio di contrarre malattie renali croniche e favoriva la formazione di calcoli renali.