10 cibi anti infarto (FOTO)

L’alimentazione riveste un ruolo fondamentale per chiunque ma soprattutto per coloro che mirano con interesse alla salute del cuore. Ci sono alcune cibi cosiddetti anti infarto che sono importantissimi perché scongiurano l’arrivo di pericolosi attacchi cardiaci. Certo, non basta solo una alimentazione corretta per riuscire nell’intento, ma sicuramente mangiare alcuni alimenti più di altri è una buona abitudine per salvaguardare la salute del cuore. Quali sono i 10 cibi anti infarto più efficaci?

Cuore e arterie, il melograno fa bene

Sin dai tempi più antichi al frutto del melograno sono state attribuite numerose proprietà benefiche. Non è un caso, infatti, che ancora oggi sia noto come il frutto della medicina. Secondo uno studio condotto dai ricercatori spagnoli dell’Istituto Catalano di Scienze Cardiovascolari e presentato al Congresso della Società Europea di Cardiologia, la melagrana favorirebbe il benessere dell’apparato cardiocircolatorio, allontanando il rischio di infarto e ictus.

Tumore al seno: la radioterapia danneggia il cuore?

La radioterapia può causare problemi al cuore. Ovviamente non bisogna partire con allarmismi ingiustificati: ciò che la ricerca pubblicata recentemente sulla rivista di settore New England Journal of Medicine vuole suggerire è che le donne affette da tumore al seno e trattate con questo strumento sono più a rischio di sviluppare malattie cardiache sul lungo periodo.

Cuore, a rischio con una dieta ricca di grassi

Che una dieta ricca di grassi fosse la peggior nemica del cuore, non è di certo una novità, tuttavia, non si conosceva con precisione quanto tempo occorresse perché il danno alle arterie fosse evidente, che in realtà è più breve di quanto stimato. A lanciare l’allarme è uno studio condotto dai ricercatori della School of Medicine dell’Università della Virginia, e pubblicato sul Journal of Cardiovascular Translational Research.

Aterosclerosi, ne soffrivano anche gli antichi Egizi

Studiare il passato per saperne di più sull’origine e le cause scatenanti delle malattie. Una chiave di lettura interessante sull’evoluzione di alcuni fattori di rischio, sintomi e disturbi, volta a scoprire a quando risalgono alcune patologie, magari utile a capirne la fonte che oggi spesso viene additata sempre, e non a torto, in quei tre o quattro demoni: fumo, stress della vita moderna, cattiva alimentazione, inquinamento.

Ma quando si ritrovano in tempi lontani problemi cardiovascolari che ci sembrano così estremamente attuali, correlati alla salute dell’uomo moderno, la scienza si ferma ad interrogarsi su quanto conti la predisposizione biologica.
E’ questo il caso di una recente scoperta effettuata da un’équipe di ricercatori dell’Università della California, coordinata da Gregory Thomas e presentata nel corso del principale convegno di cardiologia che si tiene negli USA.
Da una ricerca sulle mummie egiziane, 50 per l’esattezza quelle esaminate, si evince che anche gli antichi Egizi soffrivano di aterosclerosi.

Diabete e malattie cardiache, in arrivo test che vede, prevede e previene

Sappiamo ormai da tempo quanto la prevenzione e la diagnosi tempestiva siano fondamentali per sconfiggere ed arginare le conseguenze di numerose patologie. Ecco perché si fa un gran parlare di fattori di rischio per l’una o l’altra malattia. Negli ultimi anni la ricerca si è concentrata su variazioni genetiche, valori, e segnali spia in grado di dirci, anche con molto anticipo, quante probabilità abbiamo di subire un infarto piuttosto che un ictus o di ammalarci di malattie neurodegenerative, come il Parkinson o l’Alzheimer.

Ed oggi su Medicinalive vogliamo parlare proprio di un test capace di prevedere il rischio di incidenza di big killer come le malattie cardiache, e del diabete, epidemia del nuovo millennio in continua e rapida espansione nelle società occidentali.
Con un semplice esame del sangue, che verrebbe a costare non più di tre euro (due sterline) i ricercatori del King’s College di Londra promettono di prevedere e dunque prevenire l’insorgenza di disturbi cardiaci e diabete.
Un test che potrebbe essere disponibile sul mercato entro 5 anni e che per ora è stato presentato al Festival della Scienza di Birmingham in corso in questi giorni.

Obesità infantile legata a rigidità arteriosa

I bambini con più grasso corporeo e meno resistenza fisica rispetto ai loro coetanei in forma, hanno le arterie più rigide già da giovani, rispetto ai bambini magri. E’ quanto sostiene un recente studio effettuato da un’équipe di ricercatori del Medical College of Georgia.
La rigidità delle arterie è un fattore di rischio dell’aterosclerosi, una condizione che tipicamente interessa la popolazione adulta, in cui i vasi sanguigni si intasano.

“Quando bambini in una così giovane età iniziano a sviluppare malattie che comunemente interessano gli adulti è un fattore d’allarme gravissimo. E’ come se il cielo ci crollasse addosso.” ha spiegato la D.ssa Catherine L. Davis, psicologo clinico al MCG’s Georgia Prevention Institute e autrice principale dello studio. I risultati della ricerca sono stati presentati nel corso del 31° Annual Society of Behavioral Medicine Meeting.

Perdere peso scongiura il rischio di aterosclerosi

Una dieta composta da cibi grassi ed ipercalorici e un eccesso di peso possono danneggiare le arterie, con depositi di grassi che facilitano l’insorgenza di infarto ed ictus e mettono a repentaglio la nostra vita. Un nuovo studio suggerisce che questo processo funziona in entrambi i sensi: vale a dire che se mangiare male e ingrassare aumenta il rischio, viceversa mangiare sano e perdere peso, può servire a rallentare l’accumulo di depositi di grasso nelle arterie, una condizione nota come aterosclerosi.

Nello studio, pubblicato dalla rivista Circulation, un campione di persone di mezza età, con malattie cardiache o diabete che avevano perso più di 10 chili in un periodo di due anni hanno visto ridurre con successo la dimensione dei depositi (o placche) che provocavano l’intasamento delle loro arterie, piuttosto che riscontrare semplicemente un arresto nella crescita delle placche.

Chirurgia mini-invasiva, inventato il primo robot chirurgo che nuota ad alta velocità nelle arterie

Che cos’hanno in comune l’accendigas, gli orologi al quarzo e gli ultimi elaborati della chirurgia mini-invasiva? All’apparenza niente, ma in realtà c’è una cosa che condividono ed è la piezoelettricità, sfruttata a differenti scopi per i micromotori. Ben più ambizioso e utile fine che quello di far scaturire la fiamma sotto il fornello, ha il nuovo chirurgo robot ideato da un gruppo di scienzati australiani, capace di operare dall’interno, in perfetta sintonia con quello che è lo spirito delle nanotecnologie avanzate.

Sospinto da un generatore di energia alimentato proprio dalla piezoelettricità, il rivoluzionario medico meccanico è in grado di raggiungere una velocità e una potenza tali da riuscire a risalire controcorrente nelle arterie, compiendo lunghi viaggi all’interno del corpo umano e rendendo più semplici e meno invasivi delicati interventi chirurgici.

Cresce la chirurgia robotica, l’Italia è seconda al mondo

Passi da gigante in sala operatoria, anzi “passi da robot”. Alcuni difficili interventi di chirurgia pelvica, come la riapertura delle tube, ma anche l’asportazione di tumori ginecologici come quello dell’utero si possono oggi effettuare con la chirurgia robotica. La Robotic Assisted Surgery consente all’operatore di praticare un intervento chirurgico manovrando a distanza un robot non completamente autonomo ma capace di eseguire manovre comandate. È una tecnica entrata in uso recentemente, sia pure in centri selezionati, e rappresenta un ulteriore passo nell’ambito della chirurgia mini-invasiva. Il chirurgo è distante fisicamente dal campo operatorio e siede ad una consolle dotata di un monitor dalla quale, attraverso un sistema complesso, comanda il movimento dei bracci robotici.