Ecco dove nasce la scrittura nel cervello

Dove nasce la scrittura nel cervello? Ce lo spiegano i ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora in collaborazione con Gabriele Miceli e Rita Capasso, rispettivamente dell’Università di Trento e della Sca di Roma.

Carenza di Vitamina D causa danni cerebrali

La carenza di vitamina D può causare danni cerebrali. Questo elemento è tra i più importanti per il funzionamento corretto del nostro organismo. I ricercatori dell’Università del Kentucky hanno scoperto gli effetti di tale mancanza sul nostro cervello.

Danni cerebrali neonati, prevenzione con lo zucchero?

La prevenzione dei danni cerebrali nei bambini prematuri può passare attraverso dello zucchero? Sembrerebbe proprio di si, almeno stando ai risultati di una ricerca condotta in Australia e pubblicata sulla rivista di settore The Lancet nella sua versione online.

Cervello, a rischio con i colpi di testa del calcio

Fare dell’attività fisica fa bene al nostro organismo. Alcune tipologie di sport però, in alcuni casi specifici, possono apportare qualche lieve danno. E’ il caso del calcio, o per meglio dire dei colpi di testa ad esso relativo, che sul lungo termine possono apportare dei piccoli danni cerebrali quali difficoltà nella memoria verbale e qualche piccolo impedimento di coordinazione motoria. Ce  lo spiegano due ricerche presentate dall’Einstein College di New York presso l’ultimo congresso della Radiological Society of North America.

Per i pazienti con ictus o danni cerebrali, un aiuto dalla musica

Sembra che la musica, nei pazienti con danni cerebrali o colpiti da ictus, possa aiutare a recuperare alcune facoltà intaccate, come, per esempio, il camminare o il parlare. A sostenerlo, è un nuovo studio condotto dal Centro di Musica e Medicina della Case Western Reserve University di Cleveland, nell’Ohio, pubblicato su Discovery News.

Calcio, i colpi di testa possono danneggiare il cervello

I colpi di testa, si sa, sono un classico del calcio, ma secondo uno studio condotta da un team di ricercatori dell’Albert Einstein College of Medicine di New York, colpire spesso con il capo il pallone può alla lunga danneggiare il cervello e provocare persino difficoltà cognitive.

Gravidanza, l’alcol danneggia il cervello del neonato

Alcol e gravidanza: un binomio che suona male. Un bicchiere di vino a cena o una tantum, potrebbe provocare danni al cervello del neonato, con conseguenti rischi di ritardo mentale o disturbi comportamentali. A lanciare l’allarme, è uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha diffuso i dati nel corso della Giornata internazionale della consapevolezza sulla sindrome feto-alcolica.

Via libera ai defibrillatori nei cinema, nei parchi e nelle discoteche

Via libera ai defibrillatori semiautomatici esterni sul territorio: nei parchi, nelle farmacie, nei grandi magazzini, nei cinema, ma anche nelle discoteche. Il decreto, firmato dal ministero della Salute, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, di concerto con quello del’Economia, e stabilisce i criteri e le modalità di diffusione riguardo l’utilizzo dei defibrillatori in ambito extraospedaliero.

L’inquinamento danneggia il cervello

Essere esposti ad inquinamento autostradale può causare danni cerebrali nei topi simili alla perdita di memoria e al morbo di Alzheimer, affermano i ricercatori Usa dell’Università della Sud California. Non è di certo una novità, visto che già in passato avevamo dimostrato come l’inquinamento potesse incidere sulle malattie cardiache e polmonari, specialmente nei più piccoli. Semmai la sorpresa proviene dal fatto che possa agire persino a livello neuronale.

Gli scienziati hanno ricreato le sostanze inquinanti disperse nell’aria che provengono dalla combustione di combustibili fossili e dall’erosione delle parti di automobili e dei marciapiedi, in un ambiente abitato da topi esposti all’aria inquinata per 15 ore settimanali per 10 settimane, ricreando così un habitat cittadino di una grande città e simulando le condizioni di vita di un essere umano medio.

Cuore fermo per 70 minuti, donna rianimata al Sant’Orsola

Probabilmente qualche anno fa sarebbe morta, ed invece Laura, una donna di 31 anni di Bologna, è sopravvissuta ad un attacco cardiaco per cui il suo cuore è rimasto fermo per ben 70 minuti. Lo rende noto oggi l’ospedale Sant’Orsola, dove la donna è stata ricoverata la scorsa settimana.

Laura deve la sua vita ad una giovane specializzanda e ad una nuova tecnica di rianimazione che proprio la futura dottoressa metteva in pratica. A fare la sua parte è stata anche l’ambulanza, arrivata in appena 8 minuti, la quale, arrivata così velocemente, ha reso possibile per la specializzanda ed il team di pronto soccorso applicare il massaggio cardiaco con il defibrillatore (utilizzato per ben 12 volte).

Resuscitare? Oggi è possibile con il…ghiaccio!

Le tecniche di rianimazione finora adottate possono salvare la vita, ma spesso causano gravi danni alle cellule nervose. Ma oggi esiste una nuova arma per salvare la vita dei pazienti: il freddo.

Si, proprio così, avete capito bene. Sarebbero le basse temperature a rianimare i corpi dei moribondi. Se dopo aver rianimato un paziente in arresto cardiaco, si diminuisce la sua temperatura corporea, si evita il decadimento delle cellule e aumentano di conseguenza le probabilità di una completa guarigione.