Anziani a rischio, colpa dei farmaci e della comorbilità

E’ stata diffusa nelle ultime ore una ricerca relativa alla relazione tra la percentuale di ricoveri in ospedale di soggetti anziani e gli effetti collaterali dovuti all’assunzione di determinati farmaci. I dati sono allarmanti: pare, infatti, che un gran numero di over 60 ricorra al pronto soccorso proprio a causa delle reazioni avverse ai medicinali assunti per curare altre patologie, più o meno necessari, ma che scatenano l’effetto opposto allo stare bene e in salute.

Lo studio realizzato da un team di ricercatori australiani ha analizzato i dati relativi a un campione di 29 mila pazienti di età superiore ai sessant’anni, in un periodo di tempo compreso tra il 1980 e il 2000. I risultati hanno evidenziato i fattori di rischio più comuni per gli anziani che presentano condizioni di comorbilità. Con questo termine in campo medico si intende la coesistenza di almeno due (ma anche più) situazioni mediche coesistenti.

Migliorare la ricezione degli estrogeni per sviluppare la memoria

I trattamenti agli estrogeni risultano efficaci per affinare le prestazioni cognitive in alcune donne con particolari patologie, ma i ricercatori dell’università della Florida hanno scoperto che funziona ancora meglio il potenziare direttamente il recettore degli estrogeni nel cervello.
La scoperta suggerisce che possono essere sviluppati dei farmaci per  compensare gli squilibri dovuti a livelli di estrogeno basso, prevenendo l’insorgenza di numerose malattie neurologiche ed evitando così tutti gli effetti collaterali degli attuali trattamenti, collegati all’introduzione di dosi di estrogeno nell’organismo.

La ricerca, apparsa sulla rivista scientifica on-line, Molecular Therapy ha trovato il modo in cui migliorare i processi cognitivi e la capacità di memoria nei topi femmina allevati con l’incapacità di produrre una proteina, recettore dell’estrogeno, che sembra essere implicata nei processi di apprendimento e memorizzazione.

Prendete farmaci? Attenzione a ciò che bevete

Se siete in cura e state prendendo dei farmaci fate attenzione a ciò che bevete. Ad affermarlo è Fabio Firenzuoli, presidente dell’Associazione italiana dei medici fitoterapeuti (ANMFIT) e direttore del Centro di Medicina naturale presso l’ospedale di Empoli. Alcune bevande infatti, soprattutto quelle alla frutta, se consumate congiuntamente all’assunzione di farmaci possono generare effetti indesiderati.

I succhi di frutta a base di pompelmo ad esempio, a causa del loro contenuto di flavonoidi, possono impedire lo smaltimento di farmaci come le statine, i calcioantagonisti e la ciclospirina causando un loro eccessivo accumulo nell’organismo e, di consegueza, problemi muscolari, cali di pressione, palpitazioni e danni renali. Allo stesso modo è sconsigliato bere pompelmo se si stanno assumendo ansiolitici e farmaci contro le aritmie e l’asma bronchiale o farmaci anoressizzanti dei quali aumenta gli effetti tossici su cuore e sistema nervoso.

Precauzioni analoghe vanno poi adottate per i succhi a base di agrumi in generale, il cui consumo va ridotto al minimo.

Creme anti-età: se efficaci vengano testate come farmaci

Se le creme anti-età sono realmente efficaci allora devono essere testate come se fossero dei farmaci a tutti gli effetti. Questa la crescente richiesta della comunità medica britannica, secondo un articolo pubblicato dal quotidiano The Guardian, almeno per quanto riguarda i preparati contenenti acido retinoico e altre sostanze simili la cui efficacia è provata da numerosi studi.