Radioterapia: gli effetti collaterali

Abbiamo parlato ieri della radioterapia, una procedura che tramite radiazioni tenta di curare il cancro. Osservando i dati della letteratura medica pare che questa terapia abbia un largo margine di successo, ma come spesso accade con le terapie aggressive (ma anche con i farmaci tra i più lievi), ci possono essere degli effetti collaterali.

Visto l’ampio utilizzo delle radiazioni, la domanda che in molti si fanno è se la radioterapia renderà il paziente radioattivo. Purtroppo la risposta non è semplice. I malati di cancro sottoposti a radioterapia possono subire degli effetti delle radiazioni a seconda del tipo di radioterapia a cui si sottopongono.

La radioterapia esterna di solito non rende il paziente radioattivo. I pazienti non hanno bisogno di evitare il contatto con le altre persone a causa del trattamento. La radioterapia interna (interstiziale, endocavitaria o endoluminale) che emette radioattività direttamente all’interno del corpo del paziente, richiede una degenza in ospedale in quanto alcune precauzioni devono essere prese per proteggere il paziente stesso, ma anche il personale ospedaliero e i visitatori. Le sorgenti interne sigillate (cioè fissate nel punto in cui c’è il tumore) inviano la maggior parte delle loro radiazioni principalmente attorno all’area dell’impianto, così mentre quest’area è radioattiva, tutto il corpo del paziente non lo è.

Una pillola potrà bloccare la sclerosi multipla, ma ha gravi effetti collaterali

I test sui primi due farmaci per via orale sviluppati per il trattamento della sclerosi multipla, mostrano da un lato, di poter ridurre la frequenza delle recidive, e dall’altro possono rallentare la progressione della malattia, ma con effetti collaterali che potrebbero rappresentare una scelta difficile per i pazienti.

Due esperti non coinvolti negli studi hanno detto che i farmaci sembrano efficaci, ma con effetti collaterali potenzialmente pericolosi. E’ troppo presto per sapere se le pillole saranno approvate dal Governo o ampiamente adottate dai medici, ma il fatto che siano possibili dei rimedi alla malattia è molto incoraggiante.

Circa 2,5 milioni di persone in tutto il mondo hanno la sclerosi multipla, una malattia neurologica che può causare tremori muscolari, paralisi e problemi nel linguaggio, della memoria e nella concentrazione. Gli studi riguardano la forma più comune della malattia, in cui le persone vivono una vita quasi normale, subendo però delle ricadute periodiche. I trattamenti correnti possono ridurre la durata e la gravità dei sintomi, ma richiedono dosi quotidiane o periodiche.

Epatite C: un farmaco sperimentale potrebbe essere la cura definitiva

Dopo anni di ricerca, la scienza è riuscita a trovare una cura ed un vaccino per due tipi di epatiti su tre, la A e la B. Purtroppo però l’epatite C rimane sempre la più ostica. Forse questa sua caratteristica potrebbe essere definitivamente cancellata a breve. Nei laboratori del Southwest Foundation for Medical Research, un gruppo di ricercatori ha trovato un farmaco, che per adesso è solo sperimentale, in grado di debellare il virus dell’epatite C negli scimpanzè. Si tratta dell’ultimo passo prima della sperimentazione umana.

Il farmaco per ora non ha un nome vero, ma solo una sigla, SPC3649, in quanto non è ancora stato nè testato sull’uomo, nè acquisito una forma di commercializzazione, ma i suoi risultati sembrano incoraggianti. Come funziona lo spiega Robert Lanford, principale autore dello studio:

Attualmente lo standard di terapia si basa sull’associazione di interferon alfa pegilato con la ribavirina, ma questo schema è efficace soltanto nel 50% dei pazienti ed è spesso associato con effetti collaterali importanti. Il farmaco SPC3649 inibisce un micro-Rna, chiamato miR-122, espresso dal fegato in seguito all’infezione e importante nella replicazione del virus C. Inibendo, dunque, questo micro-Rna, il farmaco riduce la presenza del virus nel fegato e nel sangue negli scimpanzé.

I medici di famiglia hanno deciso di non vaccinare i propri pazienti

In gergo si chiama “obiezione di coscienza“, ed il meccanismo è simile a quello che avviene per i medici abortisti. Se un medico non è d’accordo con l’aborto, può decidere di fare obiezione, e non assistere una paziente. Per il vaccino della nuova influenza sembra stia accadendo la stessa cosa.

Ad affermarlo è la Fimmg, una delle rappresentanze sindacali più grandi presenti sul territorio italiano. Spiega Fiorenzo Corti portavoce del sindacato e responsabile della Lombardia, in un’intervista a Repubblica, che non solo i medici di famiglia hanno deciso di non vaccinare sè stessi, ma anche di non vaccinare gli altri. I dati sono molto chiari: il 60% si è detto contro il vaccino, ma paradossalmente è ancora poco, visto che tra i medici ospedalieri è quasi l’80% a non voler fare il vaccino, nè per sè stessi, nè per gli altri.

Inventato dispositivo uterino per alleviare il dolore mestruale

Mentre la maggior parte delle donne ha una minima esperienza del dolore durante le mestruazioni, per altre il dolore può essere abbastanza grave da interferire con le normali attività quotidiane, tanto da richiedere l’aiuto di un farmaco per essere alleviato. La nuova ricerca, presentata all’American Association of Pharmaceutical Scientists (AAPS) Annual Meeting and Exposition 2009 ha rivelato che ci sono buone probabilità di alleviare il dolore mestruale tramite un dispositivo.

L’obiettivo del nostro studio era quello di trovare un modo migliore per curare i crampi mestruali. Gli attuali farmaci per via orale possono avere notevoli effetti collaterali gastrointestinali per le donne, creando ulteriori disagi. I risultati della fase I dei nostri studi clinici dimostrano che questo nuovo dispositivo vaginale offre una sicurezza di almeno 10 volte maggiore rispetto ai farmaci

ha spiegato Giovanni M. Pauletti, professore associato presso l’Università di Cincinnati e autore dello studio, nonché ex presidente della Conferenza del Comitato di pianificazione dell’AAPS’ National Biotechnology.

Arrivati i primi risultati incoraggianti del vaccino contro l’influenza suina

Incoraggianti relazioni stanno emergendo da vari studi clinici sui primi vaccini contro l’influenza A, condotta dalle varie case farmaceutiche. I primi dati di questi studi indicano che finora i vaccini sono ben tollerati e inducono una forte risposta immunitaria nella maggior parte degli adulti sani, quando somministrati in una singola dose non adiuvata da 15 microgrammi.

Il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), parte del National Institutes of Health, sta svolgimento studi clinici sui vaccini prodotti da Sanofi Pasteur e CSL Limited. Queste si riferiscono a due diversi dosaggi (15 e 30 microgrammi) per valutare la risposta immunitaria ad una e due dosi di ogni vaccino. Più di 2.800 persone stanno partecipando agli esperimenti. Dopo il salto i risultati.

Inventata tecnica per predire la reazione ai farmaci con il semplice esame delle urine

I ricercatori potrebbero essere in grado di prevedere come la gente risponde a particolari farmaci, analizzando i loro campioni di urine. Ad affermarlo sono alcuni scienziati in un nuovo studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Non tutti i farmaci sono efficaci in tutti i pazienti e, occasionalmente, le persone sensibili possono avere effetti collaterali negativi nei loro confronti. Secondo lo studio effettuato dai ricercatori dell’Imperial College di Londra e dell’istituto di ricerca Pfizer, i ricercatori hanno dimostrato che era possibile prevedere come individui diversi reagivano alla stessa medicina, a seconda dei diversi livelli di prodotti del metabolismo, noti come metaboliti, solo analizzando le urine prima ancora che fosse assegnata una dose del farmaco.

Urotensina II, la molecola che soppianterà il Viagra

La famosa pillola blu, che tanti uomini ha reso felici, è sempre un medicinale, e come tutti i farmaci, ha la cattiva abitudine di avere degli effetti collaterali. Per ottenere le stesse prestazioni, la scienza se ne è inventate di tutti i colori, ma non aveva mai pensato di provare ad incidere su una molecola, con un’azione che non può avere effetti collaterali.

A questo ci hanno pensato i ricercatori dell’Università Federico II di Napoli, i quali hanno individuato nell’urotensina II la soluzione ai problemi di disfunzione erettile. Essa pare che agisca anche in maniera più diretta rispetto al Viagra, aumentando la concentrazione di ossido nitrico nel sangue. Si tratta di una molecola individuata 30 anni fa nei pesci, e finora è stata provata soltanto sui topi, con ottimi risultati.