Come nasce l’omofobia nell’identità personale

Ciò che spesso incide sulla manifestazione di questi impulsi è l’intolleranza verso l’espressione “pubblica” dell’omosessualità nelle differenti forme: dal locale gay, a manifestazione di affetto e di attrazione tra due persone dello stesso sesso. Ma facciamo un passo indietro. Se pensiamo alla formazione dell’identità possiamo no­tare delle differenze tra l’identità maschile e quella fem­minile. Gli atteggiamenti sociali verso il sesso, il genere e l’omosessualità vengono generalmente appresi acriti­camente e interiorizzati molto presto, nelle prime fasi della vita, prima che un individuo abbia riconosciuto il proprio orientamento sessuale.

Sia maschi che femmine fin dalla nascita si trovano im­mersi in un mondo prevalentemente femminile: mam­me, nonne, maestre, baby-sitter. Il distacco dal mon­do femminile materno è necessario per la formazione dell’identità maschile e richiede aggressività e atten­zione per non ricadere nella simbiosi dei primi mesi di vita. L’immagine corporea dell’uomo è centrale sull’esperienza sensoriale dell’erezione, da qui il bisogno degli uomini di insistere sulla propria virilità e distanziarsi dalla femminilità, mostrando anche ripudio nei confronti dell’omosessualità maschile in quanto as­sociata allo stereotipo della passività femminile.

Coppia di donne italiane avrà un figlio

 

Si amano, vivono insieme da due anni ed hanno deciso di avere un figlio. Non sarebbe una notizia di rilievo se non stessimo parlando di due donne. La legge italiana non permette iniziative di questo tipo: le due protagoniste hanno dovuto trasferirsi in Danimarca, luogo dove l’inseminazione artificiale tra coppie omosessuali è possibile, per poter realizzare il loro sogno.

La storia è stata raccontata dal Corriere di Siena che ha intervistato le due future mamme, scatenando non poca bagarre. Si chiamano Sara e Margherita e sono felici, come qualunque altra coppia eterosessuale. Come in tanti altri casi di fecondazione eterologa, il padre biologico è un donatore sconosciuto. Sara ha assistito all’intervento, con una partecipazione emotiva doppia: quella classica di chi, con la propria compagna decide di far questo passo, e quella di una donna che avrà presto un figlio anche se non biologicamente suo.

Bisessualità: per le donne non è una semplice fase di transizione

La bisessualità nelle donne sembra essere un distintivo orientamento sessuale e non una fase transitoria o sperimentale che alcune donne adottano nel loro percorso verso il lesbismo. O perlomeno questo sembra evincersi dai dati raccolti nella ricerca pubblicata dalla American Psychological Association.
Lo studio, effettuato su un campione di 79 donne non più eterosessuali da almeno 10 anni, ha rilevato che le donne bisessuali mantenevano un andamento stabile di attrazione per entrambi i sessi. Inoltre, la ricerca sembra aver rovesciato lo stereotipo che le donne bisessuali siano disinteressate o incapaci di impegnarsi a lungo termine in delle relazioni di tipo monogamico.

Questa ricerca fornisce il primo esame empirico per formulare ipotesi circa la natura della bisessualità, intesa come un marchio di identità sessuale e come un modello di non esclusiva attrazione sessuale e di comportamento“, scrive la psicologa Lisa M. Diamond, psicologa della Università di Utah che ha condotto lo studio. “I risultati dimostrano una notevole fluidità delle attrazioni delle donne lesbiche verso un orientamento bisessuale, e contribuisce inoltre ad aiutare i ricercatori nella comprensione della complessità delle minoranze con comportamento sessuale che va oltre il ciclo di vita“.