Sla, nuove speranze arrivano dall’epo

L’eritropoietina, conosciuta comunemente sotto il nome di Epo, è sempre salita agli onori della cronaca per essere stata utilizzata per lungo tempo come un farmaco dopante nel le attività agonistiche calcistiche. Ora potrebbe trovare una collocazione decisamente migliore e più alta rallentando la progressione della Sla, la sclerosi laterale amiotrofica ed i suoi sintomi. E’ questo lo studio facente parte del progetto Eposs dell’Istituto neurologico Besta di Milano, una delle iniziative di ricerche finanziate dall’Arisla, Fondazione italiana per la ricerca sulla sla.

Sla, scoperto il gene che causa la malattia

Sembra che il passo principale da fare in merito alla Sla, la sclerosi laterale amiotrofica, sia finalmente stato fatto. Una equipe di ricercatori italo americana è stata infatti in grado di scoprire il principale gene responsabile dello sviiluppo di questa patologia.  Il morbo di Lou Gehrig (questo l’altro nome con il quale la sla è conosciuta per via del primo giocatore da essa colpito, n.d.r) è, lo ricordiamo, una degenerazione delle cellule del cervello, attualmente incurabile.

Sla, scoperta la causa: al vaglio nuove cure

La sclerosi laterale amiotrofica, comunemente conosciuta sotto l’acronimo di Sla e malattia degenerativa e progressiva del sistema nervoso che colpisce in neuroni responsabili del movimento, è ora correlata ad una causa di manifestazione ben precisa. E questo grazie allo studio di un gruppo di ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine, il quale ha individuato un difetto nel modo in cui le cellule nervose del cervello riciclano le proteine che dovrebbero costituire la propria struttura.

SLA al via un trial con l’EPO (eritropoietina)

SLA, ovvero Sclerosi Laterale Amiotrofica: al via a breve un nuovo trial clinico volto a verificare l’efficacia dell’eritropoietina (EPO) su questa grave malattia neurodegenerativa che può portare alla morte in pochi anni ed è ancora priva di una cura definitiva. Da tempo si utilizza un solo farmaco, il riluzolo, che è capace di rallentarne il decorso, ma non di bloccarlo. Ora le nuove speranze arrivano dall’eritropoietina, meglio conosciuta come EPO, il famoso ormone causa di doping soprattutto nel ciclismo. Inizialmente questa sostanza era nata per trattare alcune forme di anemia, ma l’effetto nel sangue offriva all’organismo una potenza muscolare maggiore e da qui il suo utilizzo illegale nella pratica sportiva. Poi un’intuizione scientifica che vedeva la possibilità di associare questi effetti ad una malattia neuromuscolare come la Sla.

Sla, traumi possibili fattori di rischio

Sclerosi laterale amiotrofica: i traumi subiti dall’organismo possono rappresentare fattori di rischio. Tale motivazione spiegherebbe l’alta incidenza di questa patologia riscontrabile in molti ex calciatori.

Lo rivela uno studio dell’Istituto Mario Negri di Milano. Secondo la ricerca condotta dal dott. Ettore Beghi, del laboratorio di Malattie Neurologiche del dipartimento di Neuroscienze del nosocomio milanese,  basterebbe aver subito tre o più traumi per vedere triplicate le possibilità di insorgenza della malattia.

Sla: le alghe blu e verdi possono aiutare nella terapia

La supplementazione nutrizionale con spirulina, alga blu-verde ricca di nutrienti, pare fornire un sostegno neuroprotettivo per neuroni motori morenti in un modello murino di sclerosi laterale amiotrofica (SLA), conosciuta anche come morbo di Lou Gehrig. La scoperta è stata effettuata presso la University of South Florida.

Anche se sono necessarie ulteriori ricerche, pare che una dieta con spirulina integrata possa fornire benefici clinici per i pazienti affetti da SLA. Essa è in grado di ritardare l’insorgenza di sintomi motori e la progressione della malattia, riducendo i marker di infiammazione e la morte dei neuroni nei topi affetti da SLA G93A. La spirulina, già conosciuta dagli Aztechi, può avere un duplice effetto antiossidante ed anti-infiammatorio sui neuroni motori.

SLA, scoprirla prima del manifestarsi dei sintomi

Scoprire la sclerosi laterale amiotrofica prima del manifestarsi dei sintomi e quindi possedere un arma in più contro il verificarsi di danni motori. Potrebbe essere possibile.

Ad illustrarlo, una ricerca condotta dalla Cancer Research UK insieme all’Istituto di Neurologia dell’University College di Londra e pubblicata sul Pnas, gli atti della National Academy of Science statunitense.

Sla, ricerca italiana scopre nuovo gene coinvolto

Buone notizie ci arrivano dal fronte della ricerca sulla sclerosi laterale amiotrofica (Sla). Sarebbe infatti stato identificato un nuovo gene correlato allo sviluppo e alla progressione della malattia. A scoprirlo i ricercatori, italiani e americani, coinvolti in uno studio, pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica Neuron, e i cui risultati completi verranno diffusi ed illustrati proprio in questi giorni dagli esperti nell’ambito del Congresso mondiale sulla Sla che si svolge ad Orlando, negli Usa.

Tra i finanziatori compare anche la Federazione italiana gioco calcio (Figc), in prima linea da sempre sul fronte del sostegno alla ricerca sulla Sla per via del gran numero di calciatori che si ammalano di sclerosi laterale amiotrofica. Tornando alla scoperta, che potrebbe dare una svolta al chiarimento dei meccanismi con i quali si sviluppa la malattia, e favorire l’identificazione di una cura di successo, stando alle anticipazioni, si tratterebbe del gene VCP (Valosin Containing Protein) che si trova nel cromosoma 9.

Sla e calciatori: nuova ipotesi su epidemia

Sclerosi laterale amiotrofica, o Sla, comunque la si chiami è una patologia difficile da raccontare specie se ci si riferisce all’epidemia che ha colpito numerosi calciatori in questi anni. Sono state chiamate in ballo molte possibili cause, ma ancora non si hanno certezze: si è lungamente parlato di doping, si è passati all’uso dei diserbanti chimici per i campi di calcio, fino ai traumi cerebrali dovuti all’impatto che lo sport spesso comporta.

Oggi una nuova ipotesi: potrebbe essere stato un uso smodato, eccessivo di integratori alimentari ad aver messo in moto il percorso verso la Sla. A dirlo uno studio italiano condotto dai ricercatori dell’Università di Roma Tor Vergata in collaborazione con la Fondazione Santa Lucia, pubblicato sulla rivista internazionale Experimental Neurology.

SLA, un dispositivo low cost per comunicare

Fornire un dispositivo per comunicare con il mondo esterno ai malati di SLA (sclerosi laterale amiotrofica) a prezzi più contenuti di quelli attuali. Questo l’obiettivo di un’équipe di ricerca del laboratorio Multimedia Signal Processing and Understanding Lab, afferente al Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione (Disi) dell’Università di Trento.
Il progetto, coordinato da Nicola Conci, Giulia Boato e Francesco De Natale, rispettivamente ricercatori e direttore del Disi, si è guadagnato nel 2009 il premio ‘Andrea Scuri’ per le migliori tecnologie assistive (premio istituito a Pieve di Bono in ricordo di Andrea Scuri, malato di SLA) ed è stato presentato a Dallas nelle scorse settimane nell’ambito della sessione ShowAndTell di una delle principali conferenze nel settore dell’elaborazione di segnali audio e video (ICASSP2010).

Oggi per acquistare una tecnologia simile si spendono tra i 15 ed i 20 mila euro, il nuovo apparecchio verrebbe a costare soltanto 8-10 mila euro. I dispositivi sono attualmente in fase di test e la versione definitiva, fanno sapere i ricercatori, potrebbe essere pronta già entro qualche mese.

Sla, una speranza dalla noce pecan

Nuove speranze per la prevenzione della SLA arrivano dal consumo di noci pecan. La SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) è una malattia neurologica, inclusa nelle malattie dei motoneuroni. Si tratta di patologie che colpiscono le cellule delle corna anteriori del midollo, in special modo quelle del midollo cervicale e del tronco encefalico, soprattutto del bulbo spinale. Spesso intacca anche la corteccia motoria da dove parte la via corticospinale.

Nel caso della sclerosi laterale amiotrofica ad essere intaccati sono sia il primo che il secondo motoneurone. La SLA provoca atrofia muscolare evolutiva secondaria e lesioni degenerative dei motoneuroni. Detto più semplicemente, nei soggetti colpiti, la trasmissione del segnale nervoso ai muscoli è compromessa. Il decorso è, nella maggioranza dei casi, fatale.

SLA

SLA

La sclerosi laterale amiotrofica, o SLA, è una malattia delle cellule nervose nel cervello e nel midollo spinale che comportano un movimento involontario dei muscoli che rimangono fuori controllo. La malattia è anche conosciuta come morbo di Lou Gehrig.

CAUSE: In circa il 10% dei casi, la SLA è causata da un difetto genetico. In altri casi, la causa è sconosciuta. Nella SLA, le cellule nervose (neuroni) deperiscono o muoiono, e non possono più inviare messaggi ai muscoli. Questo conduce infine ad indebolimento dei muscoli, spasmi, e all’incapacità di muovere le braccia, gambe e il resto del corpo. La condizione va lentamente peggiorando. Quando i muscoli del torace smettono di lavorare, diventa difficile o impossibile respirare da soli. La SLA colpisce circa una persona su 100.000. Fatta eccezione per chi ha un membro della famiglia con una forma ereditaria della malattia, non ci sono fattori di rischio noti.

Individuato gene della Sla

Si chiama “Sunc 1” e con ogni probabilità è il gene responsabile di una delle malattie più terribili degli ultimi anni: la Sclerosi Laterale Amiotrofica, tristemente famosa con il nome di Sla. E’ soprannominata la “malattia dei calciatori” in quanto essa si presenta spesso negli sportivi (anche in giocatori di baseball e altri sport) con una probabilità 20 volte superiore al normale.

Inizialmente si è pensato subito al doping, ma quest’ipotesi è stata scartata in quanto la malattia capitava anche a persone che non facevano dello sport. Poi essa è stata associata ad alcuni tipi di traumi legati al gioco, ed anche ad alcuni prodotti chimici utilizzati per l’erba del campo. Tutti fattori rimasti nel dubbio, fino alla scoperta resa nota ieri, effettuata al Centro di Neurologia Universitaria delle Molinette di Torino diretta dal professor Roberto Mutani.