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Rabbia, quale è la situazione in Italia

La rabbia è una delle malattie infettive più antiche e temute al mondo. Un caso recente in Italia sta portando a valutare quale sia effettivamente la situazione nel nostro paese.

La rabbia in Italia

Provocata da un virus che colpisce il sistema nervoso centrale, la rabbia viene trasmessa soprattutto attraverso il morso o la saliva di animali infetti. Una volta comparsi i sintomi clinici, la malattia è quasi sempre mortale. Motivo per cui la prevenzione e l’intervento tempestivo dopo un’esposizione rappresentano strumenti fondamentali per la tutela della salute pubblica.

In Italia la situazione è oggi molto diversa rispetto al passato. Grazie alle campagne di vaccinazione degli animali domestici, al controllo veterinario e ai programmi di sorveglianza sulla fauna selvatica, il nostro Paese è considerato sostanzialmente indenne dalla patologia.

Gli ultimi focolai significativi avevano interessato il Nord-Est tra il 2008 e il 2011, con casi registrati soprattutto nella fauna selvatica. Da allora, le attività di monitoraggio hanno consentito di mantenere sotto controllo il rischio di diffusione del virus.

Negli ultimi giorni, tuttavia, un episodio avvenuto in Veneto ha riportato l’attenzione su questa malattia. A Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, un cane risultato affetto da rabbia ha morso la propria padrona prima che la diagnosi venisse confermata dagli specialisti dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie.

Secondo le ricostruzioni delle autorità sanitarie, l’animale sarebbe stato introdotto illegalmente in Italia dal Marocco. Un Paese nel quale la rabbia è ancora presente in modo endemico. La proprietaria è stata immediatamente sottoposta alle necessarie misure di profilassi e sono stati avviati controlli e vaccinazioni preventive per le persone e gli animali che avevano avuto contatti con il cane.

Casi di importazione pericolosi

L’episodio dimostra come il principale rischio per l’Italia non derivi oggi dalla circolazione interna del virus, ma dall’importazione di animali provenienti da aree in cui la malattia è ancora diffusa. Per questo motivo esistono regole molto rigide per l’ingresso di cani, gatti e altri animali da alcuni Paesi extraeuropei. Vaccinazioni, certificazioni sanitarie e controlli alle frontiere servono proprio a evitare che il virus possa essere reintrodotto nel territorio nazionale.

La rabbia si manifesta negli animali con cambiamenti del comportamento, aggressività insolita, difficoltà a deglutire, eccessiva salivazione e sintomi neurologici progressivi. Nell’uomo, dopo un periodo di incubazione che può durare settimane o mesi, compaiono febbre, malessere generale e successivamente disturbi neurologici molto gravi.

Per questo motivo, in caso di morso o contatto sospetto con un animale potenzialmente infetto, è essenziale lavare accuratamente la ferita e rivolgersi subito a un medico o a un pronto soccorso. La profilassi post-esposizione, se effettuata rapidamente, è infatti in grado di prevenire lo sviluppo della malattia.