L’ osteomielite acuta: caratteristiche e cure

Il termine osteo e myelo si riferiscono rispettivamente all’osso e alla cavità midollare, entrambi interessati dal processo infettivo. L’ osteomielite è infatti dovuta ad un infezione batterica o fungina dell’osso. L’osteomielite acuta è un’ ipotesi molto probabile in pazienti con dolore osseo localizzato, febbre o stato settico. Questa patologia infettiva ha un andamento progressivo e da luogo a distruzione infiammatoria dell’osso, necrosi e neoformazione di altro osso. Le alterazioni radiografiche (edema dei tessuti molli, tumefazione del periostio) possono presentarsi alcune settimane dopo l’esordio clinico mentre una diagnosi più precoce ci viene data dalla scintigrafia ossea con il tecnezio e dalla biopsia delle lesioni sospette.

Dobbiamo distinguere l’osteomielite acuta per contiguità senza insufficienza vascolare generalizzata dalla osteomielite acuta per contiguità con insufficienza vascolare generalizzata. Nel primo caso il microrganismo può estendersi all’osso tramite infezioni delle parti molli adiacenti, oppure essere inoculato nell’osso da un trauma o da un intervento chirurgico. Le fratture esposte, la riduzione cruente con sintesi interna delle fratture, le infezioni croniche delle parti molli e la radioterapia sono le condizioni predisponenti più frequenti dell’affezione. Dall’osso infetto si isolano generalmente diversi ceppi batterici anche se lo staphylococcus aureus resta il microrganismo di più frequente riscontro.

Nell’osteomielite per contiguità con insufficienza vascolare generalizzata la maggior parte dei pazienti sono affetti da diabete mellito o da vasculopatia periferica aterosclerotica. L’infezione in genere colpisce le piccole ossa del piede, l’astragalo, il calcagno, il perone distale e la tibia. A seguito di traumi, anche modesti, delle parti molli del piede (ad esempio un infezione unghiale) si arriva all’infezione dell’osso. Il ridotto apporto sanguigno arterioso è stato tradizionalmente considerato il principale fattore predisponente.

Osteoporosi: l’FDA, l’agenzia USA, lancia l’allerta sui farmaci anti-osteoporosi

L’ FDA, Food and Drug Administration, agenzia statunitense responsabile della salute pubblica, lancia un nuovo allarme: alcuni farmaci anti-osteoporosi appartenenti alla classe dei bifosfonati possono causare gravi dolori ai muscoli e alle ossa.

“Le sentenze” dell’FDA sono seguite da svariate realtà del mondo sanitario e alimentare poiché storicamente si è caratterizzata per il suo ruolo di tutela del consumatore di sostanze terapeutiche fino a far approvare leggi federali sui vaccini.

Questa volta i farmaci “accusati” dall’FDA sono alcuni di quelli utilizzati per curare l’osteoporosi e si chiamano: risedronato, pamidronato, ibandronato, etidronato, alendronato, acido zoledronico e tiludronato. E’ stato dimostrato che le persone in terapia con questi tipi di medicinali sviluppano dolori invalidanti alle ossa, alle articolazioni e ai muscoli. Nonostante il rischio di accusare gravi dolori muscoloscheletrici sia previsto nel materiale informativo allegato al medicinale, l’FDA sottolinea che tale pericolo deve essere tenuto sotto controllo dagli operatori sanitari che devono prescriverne la somministrare con grande prudenza.

L’allarme consiste nella probabilità che l’associazione tra l’impiego dei bifosfonati e il dolore muscoloscheletrico potrebbe interferire con l’efficacia della terapia anti-osteoporosi oppure rendere necessaria l’assunzione di analgesici. In alcuni casi si è verificato che l’effetto collaterale si manifesta nei primi giorni di cura, in altri dopo mesi o anni. Lo studio dell’FDA ha verificato come in alcuni casi, alla sospensione del trattamento corrispondesse la scomparsa dei dolori, in altri vi è stato un miglioramento lento e in altri ancora incompleto.