Mucca pazza 10 anni dopo: la Coldiretti fa il punto della situazione

di Cinzia Iannaccio 0

9 Marzo 2001: entrava in vigore il ddl 11 gennaio 2001, n. 1, recante:

“Disposizioni urgenti per la distruzione del materiale specifico a rischio per encefalopatie spongiformi bovine e delle proteine animali ad alto rischio, nonché per l’ammasso pubblico temporaneo delle proteine animali a basso rischio”.

La misura di emergenza arrivava dopo 50 casi di BSE rilevati in alcuni allevamenti italiani. L’Encefalopatia in questione immediatamente ribattezzata “Mucca Pazza” era stata diagnosticata per la prima volta ben 6 anni prima in Gran Bretagna, nel 1985 da dove si era poi diffusa in tutta Europa, coinvolgendo migliaia de animali e purtroppo portando anche a morte circa un centinaio di persone (almeno secondo i dati ufficiali) contagiate probabilmente tramite l’alimentazione.

In Italia all’inizio del 2011 ancora una vittima della variante che colpisce l’essere umano: una giovane donna in Toscana. Dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute assicurano che non ci sono ulteriori rischi, che il contagio risale a periodi lontani, precedenti al 2001 quando le norme preventive non erano ancora state applicate. Anche secondo la Coldiretti occorre stare tranquilli: nel 2010 negli allevamenti nostrani non è stato rilevato alcun caso di BSE, sintomo che i controlli e le regolamentazioni in ambito di sicurezza alimentare funzionano. Di sicuro è stata la prima emergenza alimentare importante a livello europeo oltre che nazionale e di sicuro ha fatto scuola. Basta pensare all’etichettatura obbligatoria con la provenienza delle carni! Forse la mancata estensione di tale provvedimento a tutti gli altri prodotti agroalimentari ha comportato altre situazioni complicate, come nel caso del latte cinese alla melanina, del grano canadese contaminato dall’ocrassina, per arrivare ai maiali irlandesi e più di recente ai polli, al latte e alle uova provenienti dalla Germania, contaminati dalla diossina. Tanto per fare pochi esempi!

Tutto ciò spaventa i consumatori che immediatamente smettono di acquistare i prodotti alimentari provenienti da quella determinata categoria, per poi riprenderli appena l’emergenza svanisce. Sulla sicurezza alimentare abbiamo realizzato un sondaggio di recente tra tutti voi lettori di Medicinalive. Ne è emerso che l’89% non si fida più di quello che trova nel piatto e vorrebbe una seria inversione di tendenza. Il dato coincide approssimativamente anche con un’indagine realizzata da Eurobarometro, secondo la quale l’86 % degli italiani è oggi preoccupato della sicurezza del cibo al quale viene associata una potenzialità di rischio superiore agli incidenti stradali o delle malattie! In particolare il 57 % teme le contaminazioni del cibo da parte delle confezioni realizzate con materiali tossici, l’80 % ha ancora paura del virus dell’influenza aviaria, l’82 %  paventa un eccesso di ormoni nelle carni e l’83 % teme la presenza di mercurio nel pesce o diossina nella carne. Timori comprensibili vista la cronaca! Ma la Coldiretti è fiduciosa: il Made in Italy agroalimentare è sicuro.

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[Fonte: Coldiretti]

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