La maledetta cocaina: effetti e complicanze

La cocaina si estrae dalle foglie dalla pianta di coca, un arbusto delle Ande che cresce spontaneo (Perù e Bolivia) e viene anche coltivato. Antichissimo è l’uso, da parte degli indigeni delle Ande, di masticare le foglie della pianta per sentire meno gli stimoli della fame o per meno avvertire la fatica fisica durante le lunghe marce. La cocainomania ovvero l’abuso di cocaina, è una delle tossicomanie più pericolose e soprattutto più diffuse, almeno in certi ambienti. S’instaura in seguito all’abitudine di aspirare cloridrato di cocaina.

Dopo una prima fase di piacevole agitazione nervosa, con resistenza allo sforzo fisico e mentale, la cocainomania produce grave disturbi: insonnia, tachicardia, allucinazioni, inappetenza, delirio, demenza. Quello che contraddistingue la droga è “la scomparsa dei freni inibitori“, e di ogni senso morale associata alla “condizione di bisogno“che rende il tossicomane schiavo del suo vizio. Quest’ultimo inoltre risulta pericoloso per sé e per la società in quanto soffre di manie omicide e suicide.

La cocainomania può essere guarita soltanto isolando, per un periodo più o meno lungo i pazienti, e privandoli, così, della droga. Il suo uso, così diffuso nel mondo occidentale negli ambienti più ricchi e sofisticati ha motivazioni di natura sessuale. Solo degli ingenui hanno potuto pensare nel mondo dei calcio, ad un presunto “doping“. La cocaina non era utilizzata per vincere le partite e la fatica fisica in campo, quanto per “perdere ogni controllo” durante il rapporto sessuale e farlo protrarre il più a lungo possibile.

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Vizio del fumo e depressione per le neomamme

Sia il fumo che la depressione pregiudicano non solo la salute della madre ma la loro combinazione può anche danneggiare la salute del bambino.
Per i bambini, le potenziali conseguenze del fumo materno arrivano ad includere la morte infantile improvvisa, asma, infezioni delle orecchie e deficit di attenzione e  disordini come l’iperattività mentre le potenziali conseguenze della depressione materna comprendono disturbi del comportamento, ritardo nello sviluppo del linguaggio e stati depressivi infantili.

Dare ad una madre che fuma il numero di telefono di una linea che aiuta a smettere di fumare o suggerire trattamenti antitabacco non è sufficiente se il fumo sta aiutando la donna a far fronte ai suoi sintomi di depressione rimasti incurati.
La depressione e la dipendenza da tabacco non devono essere diagnosticati o trattati in modo isolato gli uni dagli altri, perché sono relazionati e consequenziali l’uno all’altro.

Perché ingrassiamo quando siamo sotto stress?

Una nuova ricerca effettuata dagli studiosi del UT Southwestern Medical Center può spiegare perché alcune persone che sono depresse e stressate tendono a mangiare di più.
E’ risaputo che i livelli del cosiddetto “ormone della famegrelina aumentano quando una persona non mangia, ora i risultati degli scienziati della UT Southwestern suggeriscono che l’ormone potrebbe anche contribuire a difendere contro i sintomi dello stress che inducono depressione e ansia.
Come spiega il dottor Jeffrey Zigman, uno degli autori dello studio:

I nostri test effettuati sui topi suggeriscono che lo stress cronico causa un aumento dei livelli di grelina e che i comportamenti associati a depressione e ansia diminuiscono quando la grelina aumenta. Un effetto collaterale di questa positiva funzione antistress della grelina è che si tende ad ingerire una maggiore quantità di cibo, avvertendo continuamente lo stimolo della fame e in questo modo si acquista più velocemente peso corporeo.

Le neomamme e la depressione

Avere un bambino è un evento felice, che riempie di gioia mista a timori ed ansie una donna durante la dolce attesa. Forse la paura di essere giudicate spinge molte nuove madri a mascherare la sindrome depressiva che colpisce dopo il parto, non avendo nemmeno il coraggio di parlarne con il proprio medico.
Eppure la profonda tristezza che segue ad una così forte emozione come quella della maternità è un evento normalissimo, che non bisogna nascondere né sottovalutare, ma curare con la giusta terapia, trovando la forza di superare il momento di sconforto postparto.

Secondo un sondaggio condotto dai ricercatori della University of North Carolina a Chapel Hill, la maggior parte dei medici non indaga sui sintomi della depressione postparto nelle neomamme.
Dei 228 medici del North Carolina che hanno risposto alle domande degli studiosi, il 79% ha dichiarato di non aver sottoposto le pazienti ad alcun tipo di esame o questionario per verificare se fossero affette da depressione.

Contro la depressione provate con i…nipotini!

In quanti modi è possibile combattere la depressione? Ne abbiamo sentite tante, dai farmaci, alla cromoterapia, dallo yoga al volontariato agli hobbies più disparati. Eppure uno dei modi più naturali per sconfiggere il male oscuro che fa sprofondare in un baratro di apatia è anche uno di quelli più palesi, che spesso ci ritroviamo davanti agli occhi, ovvero una vita sociale soddisfacente che ci faccia sentire d’aiuto, indispensabili a qualcuno.

La depressione, soprattutto nelle persone anziane, deriva dal senso di inutilità e da quell’isolamento dal mondo che rende vano ogni gesto, ogni sforzo per rientrare in contatto con la realtà. Spesso questa monotonia dell’animo può venire interrotta dalla nascita di un nipotino, una gioia talmente grande da scuotere e risvegliare alla vita le persone entrate nella terza età.

Psicofarmaci: troppi lavoratori li assumono per combattere lo stress

Troppi italiani assumono psicofarmaci per combattere lo stress da lavoro e spetta alla Lombardia il triste primato della diffusione di questo fenomeno. A lanciare l’allarme è stato lo stesso assessore alla Salute del Comune di Milano, Giampaolo Landi di Chiavenna nel corso del convegno “Salute sul lavoro” tenutosi nei giorni scorsi a Palazzo Marino.

Per questo motivo il comune capoluogo lombardo intende intraprendere una serie di iniziative volte a tutelare la salute, fisica e psichica, dei lavoratori. Il primo passo è stato proprio il convegno, tenutosi anche allo scopo di sensibilizzare gli imprenditori perchè si curino maggiormente dello stato di salute dei propri dipendenti. A questo seguirà la creazione di un libro bianco dedicato non solo alla prevenzione degli infortuni e delle morti bianche (il 60% delle quali ha luogo nel nord-italia), ma anche dello stress da lavoro e del conseguente abuso di psicofarmaci oltre che del mobbing, un fenomeno del quale si sa ancora troppo poco.

Ansia e attacchi di panico: le nuove frontiere


Gli attacchi di panico, che colpiscono una persona su 75 circa, sono classificati nella categoria più generale dei disturbi d’ansia. Di solito si manifestano durante l’adolescenza o nella prima età adulta e possono avere origini genetiche: se un familiare ha sofferto di attacchi di panico la probabilità di soffrire dello stesso disturbo aumenta, soprattutto in un momento della vita particolarmente stressante. Anche se le cause scatenanti non sono ancora chiare, sembra esistere un nesso con le più importanti fasi di transizione della vita che portano, inevitabilmente, una certa quantità di stress e ansia (come, per esempio, gli esami scolastici e universitari, il matrimonio, il primo figlio, cambiare lavoro o posizione lavorativa, e così via).

L’ansia è una condizione fisiologica utile in molti momenti della vita, che serve a proteggerci dai rischi, a mantenere lo stato di allerta e a migliorare le nostre prestazioni. In realtà non potremmo vivere senza ansia e senza di essa molte emozioni sarebbero più sbiadite, meno intense e suggestive. Pensiamo per esempio, all’incontro con una persona che ci interessa e al corollario di emozioni che accompagna questo evento. L’ansia può essere, quindi, uno strumento, un limite a seconda del modo cui la viviamo.

Ginnastica per ridurre i sintomi del morbo di Parkinson. Il Pilates può essere di grande aiuto

Il morbo, o meglio, la malattia di Parkinson, è la patologia degenerativa del sistema nervoso centrale più diffusa dopo il Morbo di Alzheimer. Essa comporta la distruzione progressiva delle cellule nervose (i neuroni) situate in una zona del cervello denominata sostanza nigra e deputate alla secrezione di un particolare neurotrasmettitore: la dopammina. Tipicamente i primi sintomi si manifestano intorno ai 60 anni (70-80% dei casi), mentre è piuttosto raro l’esordio della patologia, che interessa entrambi i sessi in ugual misura, intorno ai 40 anni. Solo nel nostro paese 250mila persone ne sono affette.

I sintomi principali del morbo di Parkinson riguardano le funzioni motorie dell’individuo: a tremore, rigidità muscolare di tronco e arti e lentezza di movimento (la cosiddetta bradicinesia) si accompagnano debolezza, problemi di equilibrio e alterazioni della postura.