Diabete di tipo 2, si combatte con l’aerobica e i pesi

L’esercizio fisico, soprattutto quello aerobico, e l’allenamento con i pesi sono validi alleati contro il diabete di tipo 2, la forma più comune di diabete, caratterizzata dall’insulinoresistenza, vale a dire l’insulina c’è, ma non può essere usata, provocando l’innalzamento della glicemia nel sangue. Secondo i ricercatori della Harvard School of Public Health, basta allenarsi in palestra 30 minuti al giorno per 5 giorni alla settimana per vedere il rischio ridursi del 34%.

Diabete: ecco il video shock che divide le associazioni.

Lo spot pubblicitario della Fondazione Italiana Diabete Onlus, per sostenere la ricerca con la donazione del 5 per mille, ha suscitato molte polemiche tra le associazioni che si occupano della raccolta fondi e delle iniziative tese a sostenere chi viene colpito da questa malattia. Uno spot troppo forte nei contenuti, affermano alcuni, che solleva la questione sull’efficacia del messaggio: un bambino con una maschera, un volto di adulto, che vive una vita apparentemente normale. A casa la madre (che rappresenta la ricerca scientifica) gli toglie la maschera, e l’immagine sfuma sul piccolo senza che si riesca  a vedere il suo vero volto, simbologia dell’inesistenza di una cura alla sua malattia, il diabete mellito di tipo 1.

L’ Ormone glp-1, un aiuto per i diabetici

E’ una sorta di ‘vedetta’ che non ap­pena si bevono o mangiano car­boidrati, segnala al pancreas la necessità di una pronta secrezio­ne di insulina.

«Si chiama Glp-1 ed è mol­to interessante perché agisce a vari livelli `preparando’ l’organismo ad assorbire il glucosio in arrivo con l’ingestione del pa­sto»

spiega Stefano Del Prato, docente e direttore della Scuola di specializzazione in Endocrinologia all’Università di Pisa. Uno dei segni classici del diabete è la risposta ri­tardata e insufficiente della produzione di insulina in seguito all’ingestione di car­boidrati. Le beta-cellule che nel pancreas producono insulina normalmente au­mentano la produzione non appena la glicemia inizia ad aumentare. Anzi, il rila­scio di insulina precede l’aumento della glicemia grazie appunto al Glp-1.

Nel diabete i sistemi di segnale precoce come il Glp-1 funzionano male. La produzione di insulina non ‘scatta’ subito o lo fa in modo insufficiente, e inoltre au­menta la produzione di glucagone (che alza la glicemia e che il Glp-1 dovrebbe ridurre). Per effetto di questi meccani­smi, la glicemia sale in modo eccessivo dopo l’assunzione del pasto comportando quei ‘picchi glicemici’ che i pazienti con diabete ben conoscono e temono. Il Glp-1 agisce anche sullo stomaco rallentando la digestione.

Diabete, la nuova epidemia

 

Il diabete è ormai una vera epidemia. Lo afferma l’OMS: gli esperti da tempo puntano il dito sui dati sconfortanti che riguardano la diffusione della malattia. Ne soffrono in Italia 3 milioni di persone. In tutto il mondo entro il 2030 i diabetici saranno circa 435 milioni. Dati allarmanti cui è necessario fornire risposte immediate e urgenti.

Per essere più precisi, secondo l’ ISTAT, il 4.5% degli italiani (il 14,5% tra i soggetti di età pari o superiore a 65 anni) è affetta da diabete mellito, in gran parte di tipo 2; il 3% della popolazione italiana è affetto da alterata glicemia a digiuno o ridotta tolleranza ai carboidrati e quasi un terzo dei diabetici non sa di essere malato. Il picco dell’incidenza si ha in Campania con 300.000 diabetici tra i 18 ed i 64 anni e soprattutto colpiù alto tasso di mortalità nazionale per questa patologia.

Il tramonto delle taglie forti. Avere un seno abbondante fa male alla salute

Nonostante il diffondersi dell’ossessione per la magrezza, sostenuto dall’avvento delle supermodelle anoressiche, avere una taglia di reggiseno superiore alla terza è ancora considerato un priviliegio. Guardate con invidia dalle donne un pò meno “dotate” e con ammirazione dagli uomini, le “taglie forti” hanno un posto tutto per sè nell’olimpo della seduzione. Lo prova il numero di interventi di mastoplastica addittiva in forte aumento soprattutto oggi che le adolescenti, sempre più bombardate da messaggi mediatici che promuovono l’adesione a modelli di bellezza stereotipati, fanno più fatica del normale (per la loro età) ad accettare la propria fisicità.

Tuttavia avere un seno molto grande non ha solo aspetti positivi e non solo da un punto di vista estetico. E’ noto infatti da tempo che un seno troppo grande può causare differenti problematiche fra cui l’arcinoto mal di schiena e contratture muscolari causati dall’assunzione di una postura scorretta che può essere anche alla base di disturbi come scoliosi e dolori articolari. Anche dal punto di vista psichico un seno troppo abbondante può rapresentare una fonte di disagio portando le donne, paradossalmente a sentire la propria femminilità inibita e mortificata. Per risolvere il problema molte donne, molte più di quante non si creda comunemente, ricorrono alla mastoplastica riduttiva, un intervento che, in certe condizioni, è possibile anche fare in convenzione con il sistema sanitario.

Diabete, un rapporto amaro.

Tra le malattie in crescita il diabete è una delle patologie croniche a più larga diffusione nel mondo: nel 2025 si prevede, nell’età compresa tra i 20 e i 79 anni, un incremento del 24% con un coinvolgimento di 333 milioni di persone. Il diabete è una patologia che si caratterizza per un’ aumentata concentrazione di glucosio nel sangue. La concentrazione di glucosio di norma viene regolata dall’insulina, un ormone prodotto dal Pancreas. Quando questo ormone manca del tutto oppure è deficitario si verificano dei problemi sui livelli di glucosio.

Tuttavia quando il Pancreas non produce affatto insulina oppure ne produce troppo poca si parla di diabete di tipo 1 detto anche diabete giovanile, mentre invece nel diabete di tipo 2 (tipico delle persone di età più matura) l’insulina è prodotta in giusta quantità ma ad un ritmo rallentato e non è attiva sulle cellule della glicemia.

Il diabete di tipo 1 è sicuramente quello che implica un maggior coinvolgimento del paziente e di tutta la sua famiglia in quanto c’è la necessità quotidiana di insulina. E’ pertanto necessaria un’attiva collaborazione tra medico di base e diabetologo, una buona informazione al paziente che deve essere istruito sul controllo dei livelli di glicemia, sullo stile di vita da tenere e sull’alimentazione. Questo almeno in teoria.