Attività fisica, più ne fai meglio lavori

Fare attività fisica è consigliabile per tantissimi motivi, ma avere la conferma che uno di questi è collegato ad un miglioramento sul lavoro deve dare davvero una spinta in più verso l’esercizio fisico e la sua messa in atto giornaliera.

Lavorare in gravidanza fa male?

Lavorare in gravidanza fa male? Soprattutto dall’ottavo mese in poi. E’ questa la conclusione alla quale sarebbero giunti i ricercatori dell’Università inglese dell’Essex. Quando si rimane incinte, se si possiede un lavoro, bisognerebbe tentare di smettere di lavorare in tempo per non nuocere al bambino, vivendo serenamente la  gestazione e modificando lo stile di vita a favore del feto.

Cancro al colon, lavoro d’ufficio raddoppio rischio

Cancro al colon, maggiori rischi per chi lavora per molte ore al giorno seduto ad una scrivania e svolge questo tipo di lavoro da molti anni. Che la vita sedentaria non facesse affatto bene lo sapevamo da tempo ma ci avevano sempre rassicurato che una dieta sana ed una altrettanto sana e regolare attività fisica potessero in qualche modo contenere i danni correlati ad una vita trascorsa in ufficio, incollati alla sedia.

E invece, sul fronte della ricerca, arrivano delle prospettive per nulla incoraggianti per chi ha a che fare ogni giorno con il desk-work. Della relazione pericolosa tra cancro al colon e vita alla scrivania, a prescindere da attività fisica e stile di vita sano, parla un recente studio condotto da un’équipe di ricercatori afferente alla University of Western Australia, pubblicato dalla rivista di divulgazione scientifica American Journal of Epidemiology.

Cuore uomini, a rischio per il troppo lavoro

Di troppo lavoro non è mai morto nessuno, oppure sì? In ufficio piuttosto che in fabbrica ed in ogni luogo lavorativo, i fattori di stress, o meglio di distress, lo stress negativo che si contrappone all’eustress, spinta vitale alla resistenza ed alla produttività sana, sono certamenti tanti.

Di recente la normativa ha previsto che siano i datori di lavoro a dover misurare e verificare che le condizioni lavorative non espongano a stress eccessivo i dipendenti. Una buona notizia anche alla luce di una recente ricerca che evidenzia quanto possa essere pericoloso per gli uomini lavorare troppe ore di fila. A rischio è il cuore.

Longevità: lavorare duro allunga la vita

Una vecchia canzone diceva “chi non lavora non fa l’amore”. Ora si potrebbe aggiungere anche che chi non lavora campa di meno. Da sempre la scienza cerca il segreto della longevità, ed ha individuato diversi fattori che potrebbero favorirla come un carattere ottimista, il matrimonio, oltre che le pratiche di buon senso come evitare di fumare e seguire una dieta sana. Ora gli studiosi dell’Università della California di Riverside hanno aggiunto un nuovo fattore di longevità: il lavoro.

I risultati provengono da uno studio senza precedenti effettuato su 1.528 bambini considerati dotati seguiti dai primi anni del 1920 fino alla loro morte. I risultati sono stati pubblicati in un nuovo libro, “Il progetto longevità: scoperte sorprendenti per la salute e una lunga vita dal nostro studio in otto decadi” (Hudson Street Press, Marzo 2011).

Disturbi muscoloscheletrici negli agricoltori, come sollevare e trasportare pesi in sicurezza

Parliamo di salute sul lavoro, soffermandoci nello specifico sui rischi che corrono i lavoratori del comparto agricolo, maggiormente esposti a disturbi muscoloscheletrici.
L’agricoltura, nella fattispecie il duro faticare nei campi, è il settore in cui si registrano con maggiore frequenza mal di schiena e dolori muscolari, con tassi due volte più elevati rispetto alla media.
La causa è da attribuirsi all’esposizione continua a movimenti ripetitivi delle mani e del braccio che assumono posizioni faticose e spesso dolorose per via soprattutto dei carichi pesanti da portare o spostare.

La maggioranza dei disturbi muscoloscheletrici legati all’attività lavorativa si sviluppa con il passare del tempo ed è causata sia dal lavoro stesso che dall’ambiente di lavoro dei dipendenti. Disturbi che possono anche derivare da incidenti, ad esempio da fratture e da lussazioni. In genere, ad essere più colpiti, sono la schiena, le spalle e gli arti superiori, meno interessati gli arti inferiori.
I problemi di salute vanno da malesseri e dolori lievi e passeggeri a condizioni cliniche più serie che richiedono cure mediche e impediscono di proseguire il lavoro. Nei casi cronici, il trattamento ed il recupero sono spesso insoddisfacenti ed il risultato potrebbe essere una disabilità permanente con la conseguente perdita dell’impiego.

Lavoratori sempre meno sani

Tra il tasso di disoccupazione più elevato degli ultimi decenni e le perdite massicce di posti di lavoro un po’ i tutti i Paesi del mondo, anche quelli più ricchi e industrializzati, come l’Italia e gli Usa, i lavoratori si sentono felici e sollevati all’idea di avere almeno un lavoro. Felici, ma a quanto pare non in buona salute.

Si stima che un lavoratore su tre ha almeno un sintomo di depressione, uno su cinque ha difficoltà ad addormentarsi spesso o molto spesso. In totale, il 14% è in trattamento per il colesterolo alto e uno su cinque deve tenere sotto costante controllo la pressione arteriosa troppo alta.

Fare pausa aiuta a lavorare meglio

A volte prendersi una pausa sul lavoro, magari anche solo per prendere un caffè o gustare in fretta uno snack, sembra un comportamento scorretto, ma secondo le ultime scoperte fatte dal team di ricercatori della New York University, sarebbe indispensabile per aiutare il cervello a svolgere il lavoro in maniera più efficiente. Distrarsi qualche attimo, infatti, secondo la professoressa Davachi e Arielle Tambini, coordinatrici delal ricerca, darebbe modo alla mente di metabolizzare le informazioni acquisite e scartare quelle irrilevanti.

In questo modo, quindi, secono lo studio pubblicato anche sulla rivista Neuron, si lavorerebbe in maniera molto più efficiente e, addirittura, si favorirebbe il processo di apprendimento.

IsayBlog! presenta Gazzetta Del Lavoro

Debutta oggi GazzettaDelLavoro.com, il nuovo blog del Network IsayBlog! dedicato a tutto ciò che ruota attorno al mondo del lavoro. Gazzetta Del Lavoro sceglierà e presenterà ogni giorno i concorsi più interessanti in tutta Italia, spaziando in ambiti diversi: dalla sanità, alle Forze Armate, all’Università; parallelamente verranno pubblicate le offerte inviateci quotidianamente dalle Agenzie per il Lavoro.

In un periodo storico e in un paese in cui il lavoro è un bene prezioso, Gazzetta Del Lavoro sarà anche un punto di riferimento d’informazione sulle professioni e sul diritto del lavoro. Non mancheranno notizie, approfondimenti e articoli dedicati a vari aspetti del lavoro in Italia e del lavoro all’estero, a tematiche di interesse sociale e di difesa del lavoratore, a problematiche di ordine pratico (come si scrive un Curriculum Vitae, che cos’è un voucher formativo, come funziona il part time ed altri consigli e suggerimenti)

Il lavoro fa ammalare, ne è convinto un italiano su due

Non c’è niente di più rischioso per la propria salute che alzarsi al mattino per recarsi sul posto di lavoro. A pensarlo sono ben dieci milioni di lavoratori italiani, il 44% degli interpellati da una recende indagine dell’Istat.

Tra gli intervistati, 8 milioni 706 mila si considerano in pericolo durante le ore trascorse a lavorare, a causa delle strutture decadenti, dei cantieri non a norma di sicurezza e delle innumerevoli morti bianche che hanno funestato il 2007. Per chi invece ha la fortuna di lavorare in edifici considerati sicuri, in agguato ci sono i problemi psicologici: stress da lavoro dipendente, tensioni con i colleghi, un capo particolarmente esigente ed irascibile, scarsa retribuzione rispetto al lavoro svolto, frustrazione dovuta ai pochi riconoscimenti. Ben 4 milioni 58 mila persone definiscono la loro condizione professionale a rischio per problemi psicologici.

Karoshi: altro che stress da super lavoro

Nell’Impero del sol levante il lavoro uccide, e non solo a causa delle nefaste conseguenze dello stress, indotto da orari e turni di lavoro estenuanti che i nipponici devono normalmente affrontare: a togliersi la vita sono gli stessi dipendenti schiacciati dalla pressione psicofisica cui sono sottoposti. Un fenomeno che miete 5000 vittime l’anno cui è stato dato il nome di Karoshi ovvero “morte da troppo lavoro”.

A raccontare la storia di uno di questi sfortunati lavoratori Misako Hida, giornalista freelance giapponese, che con l’articolo, intitolato “The Land of Karoshi”, ha vinto il prestigioso premio giornalistico “Media for Labour Rights”, conferitole dal Centro internazionale di formazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, che ha sede a Torino.