Malattie autoimmuni: combatterle con… una mela?

Una mela al giorno toglie il medico di torno. Un detto che rischia davvero di dire la verità se messo in relazione con la comparsa di diverse malattie autoimmuni  in grado di colpire l’apparato gastrointestinale: infiammazioni croniche, coliti ulcerose, addirittura il morbo di Crohn. Tutto ciò non è legato però solamente al frutto ma anche al consumo della sua buccia.

Malattie reumatiche autoimmuni: l’importanza dei registri dei malati

Quando si parla di malattie reumatiche autoimmuni sono diversi i fattori del quale tenere conto. Soprattutto se si parla di condizioni di vita. Perché ciò che talvolta viene presentato dalle ricerche, realtà “controllate” e di un certo standard, può anche non corrispondere alla verità. Soprattutto per ciò che concerne l’efficacia delle terapie.

Uveite

Uveite

L’uveite è un gonfiore e irritazione del uvea, lo strato centrale dell’occhio. L’uvea fornisce la maggior parte dell’afflusso di sangue alla retina.

CAUSE: L’uveite può essere causata da malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide o la spondilite anchilosante, infezioni o dall’esposizione a tossine. Tuttavia, in molti casi la causa è sconosciuta. La forma più comune di uveite è l’uveite anteriore, che comporta un’infiammazione nella parte anteriore dell’occhio. E’ spesso chiamata irite perché di solito ha effetti solo sull’iride, la parte colorata dell’occhio. L’infiammazione può essere associata a malattie autoimmuni, ma la maggior parte dei casi si verifica in persone sane. La malattia può incidere su un occhio solo. È più comune nei giovani e nelle persone di mezza età.

L’uveite posteriore colpisce la parte posteriore del uvea, e coinvolge principalmente la coroide, uno strato di vasi sanguigni e tessuto connettivo nella parte centrale dell’occhio. Questo tipo di uveite è chiamata coroidite. Se anche la retina è coinvolta si chiama corioretinite. Si può sviluppare questa condizione se si ha un’infezione diffusa in tutto il corpo o in presenza di una malattia autoimmune.

Artrite reumatoide, sclerodermia e diagnosi precoce

Nell’ultimo ventennio la scienza medica ha fatto grandi passi avanti: anche per l’ artrite reumatoide o poliartrite infiammatoria cronica e progressiva e  la sclerodermia si sono aperte nuove strade. Nel corso del Primo Convegno Internazionale su “I Biomarkers in Reumatologia”, promosso dal Dipartimento di Medicina interna,  scienze specialistiche e dermatologia  e dell’Unità Operativa di Reumatologia del Policlinico“Agostino Gemelli, i maggiori esperti del settore hanno fatto il punto della situazione.
L’incontro, che si è svolto presso la stessa Università Cattolica di Roma, ha avuto come obiettivo principale la condivisione delle nuove scoperte sulla diagnosi precoce,  dei dati di follow-up e di quelli sulle risposte terapeutiche.

Artrite: i tipi più comuni sono causati dall’inquinamento

I legami tra le malattie autoimmuni, le infezioni, la genetica e l’ambiente sono complessi e misteriosi. Perché le persone che vivono nei pressi degli aeroporti sono più suscettibili alle malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide e il lupus? Come fanno gli ormoni ad innescare l’insorgere di una malattia?

Il nostro ambiente circostante interagisce con la nostra programmazione genetica ed è in grado di determinare se ci colpirà una malattia autoimmune, dice il reumatologo prof. Michael Ehrenfeld della Tel Aviv University’s Sackler School of Medicine, che sta cercando di svelare questi misteri. Il prof. Ehrenfeld ha recentemente pubblicato una relazione su Autoimmune Reviews su come le “spondilo-artropatie,” un gruppo di comuni malattie reumatiche infiammatorie, sembrano essere scatenate da fattori ambientali. Ha anche fatto delle ricerche su come l’occhio secco e la malattia alla bocca nota come “sindrome di Sjögren” possano essere scatenate dai fattori ambientali.

L’insorgenza di malattie autoimmuni è una miscela genetica, che non si può cambiare, con dei fattori ambientali, che in alcuni casi è possibile [modificare]

spiega il prof Ehrenfeld. Mentre egli cita l’inquinamento come una causa in molte malattie autoimmuni, ci sono alcuni fattori ambientali più difficili da evitare, come ad esempio, l’artrite reattiva che è causata da una grave infezione gastrointestinale, urinaria o sessuale.

Scoperta falla nel cervello che fa entrare malattie come la sclerosi multipla

Immaginiamo il nostro cervello come un computer. Come lui infatti è in grado di elaborare milioni di informazioni senza che noi ce ne accorgiamo, è in grado di produrre dei risultati, e proprio come un computer può avere dei bug, cioè delle falle, come degli errori di programmazione, che portano inevitabilmente ad ammalarsi.

L’incredibile scoperta è stata portata a termine da un team di scienziati quasi tutti italiani, i quali hanno individuato un bug nel cervello in grado di lasciar passare una serie di malattie autoimmuni come la sclerosi multipla. A causare il “danno” è una sorta di staffetta tra cellule immunitarie. Inizialmente i linfociti T producono l’interleuchina 17 (Th-17), la quale a sua volta si lega al recettore Ccr6. Questa operazione apre la strada ad un’altra ondata di cellule Th-17 che entrano nella barriera emato-encefalica.

Le dieci malattie più misteriose al mondo

Ci sono molti medici in grado di curare una malattia prescrivendo dei medicinali. Ma per tutti noi (ma anche per molti di loro) capire qualcosa su alcuni tipi di malattia diventa sempre più complicato. Per questo Livescience.com ha stilato una sorta di classifica tra le dieci malattie più incomprensibili al mondo. Non si tratta delle malattie più rare, ma quelle che non si capisce come mai accadono.

10) Morbo di Morgellons: questa misteriosa malattia, scoperta di recente, mostra sintomi quasi da fantascienza. I malati lamentano intensi pruriti e bruciori nella pelle, mentre compaiono strati fibrosi che sporgono da una ferita aperta. Alcuni nella comunità medica danno la colpa della malattia ad una delusione psicologica, ma altri dicono che i sintomi sono molto reali.

Sclerosi multipla, individuata cura dal trapianto di midollo

Si accende un barlume di speranza per i migliaia di pazienti affetti da sclerosi multipla. Lo spiraglio di una nuova cura viene dal trapianto di midollo che pare abbia riportato risultati positivi arrestando il decorso della malattia.
A scoprire le implicazioni terapeutiche delle staminali sulla patologia è stato uno studio clinico i cui risultati sono stati divulgati in una nota dalla rivista di divulgazione scientifica britannica Lancet Neurology, che pubblicherà il resoconto completo della sperimentazione on line sul numero di marzo.

Ad essere sottoposti alla rivoluzionaria terapia sono stati ben 21 pazienti affetti da sclerosi. Si tratta di una malattia autoimmune, in cui le cellule del sistema immunitario del paziente impazziscono e attaccano anche le fibre nervose, con conseguenze gravissime. Fino ad ora la sclerosi veniva soltanto rallentata nel suo decorso patologico, ma era impossibile arrestarne l’inevitabile fatale percorso.

Tè verde contro il diabete

I benefici del tè verde, da tempo noto per le sue proprietà disintossicanti e depurative, sono da attribuire in special modo al suo potere antiossidante.
E’ proprio questa caratteristica ad essere oggi additata dai ricercatori come possibile soluzione per impedire o ritardare l’insorgenza del diabete di tipo 1. E’ quanto affermano in un recente studio gli scienziati del Medical College of Georgia.

La ricerca che ha portato a questa scoperta era inizialmente rivolta a scoprire gli effetti del tè verde sulla sindrome di Sjogren, una patologia infiammatoria cronica, caratterizzata dalla distruzione di ghiandole esocrine (ghiandole salivari minori, ghiandole lacrimali, parotidi) mediata dai linfociti T.

Febbre periodica, rara ed ereditaria


Clinici e ricercatori dopo anni di osservazione le hanno classificate come “febbri periodiche di origine genetica“. A queste malattie rare, purtroppo non ancora inserite nell’apposito elenco dal ministero della Salute, il V Congresso internazionale sulle malattie autoinfiammatorie sistemiche ha dedicato quattro giornate di lavoro. La più frequente è la “febbre mediterranea familiare” da non confondere con l’anemia mediterranea. Precisa Raffaele Manna, direttore del Centro di ricerca sulle febbri periodiche del policlinico Gemelli di Roma:
“Si tratta di una febbre ereditaria alla quale si sovrappone il fattore ambientale visto che predilige le popolazioni del bacino Mediterraneo: ebrei, armeni, arabi, turchi, spagnoli, greci, italiani. Va ad aggiungersi poi un fattore, immunitario e la componente infiammatoria che secondo le ricerche più recenti può scatenare l’esordio della malattia.”