Ipertrofia dei turbinati: sintomi, cura e intervento chirurgico

L’ipertrofia dei turbinati è una condizione caratterizzata da un gonfiore permanente della mucosa nasale che riveste i turbinati, strutture ossee che si trovano all’interno di ciascuna delle fosse nasali e che hanno il compito di filtrare, riscaldare e umidificare l’aria che respiriamo, sono quindi un elemento fondamentale per una corretta respirazione. Vediamo insieme quali sono i sintomi dell’ipertrofia dei turbinati, le cause e la cura.

Mangiare caccole rafforza il sistema immunitario?

Lo ammettiamo, la sola idea ci disgusta. Ma quante volte abbiamo visto dei bambini indugiare nella “pulizia” del proprio naso e mangiare caccole con una nochalance che non smette mai di stupirci? Dati i risultati di una recente ricerca condotta in Canada, questa azione infantile istintiva potrebbe nascere dai benefici che questa particolare “dieta“, passateci il termine, apporterebbe al sistema immunitario.

Chirurgia estetica per il naso alla Kate Middleton con tecniche mini-invasive

Tutte pazze per il naso di Kate Middleton… non è il titolo di un nuovo film, ma l’ultima “tendenza” in fatto di chirurgia estetica, in voga tanto nel Regno Unito, quanto al di fuori dai confini inglesi. Tra le donne, infatti, impazza il desiderio di avere il naso come la duchessa di Cambridge, con profilo dritto o “aristocratico” e punta rotonda. Il naso alla francese o super affilato, oramai, sono demodé.

Naso ricostruito con staminali dentro un braccio

Un naso che cresce su un braccio. Un particolare da film dell’orrore nella fantasia, un miracolo ed una speranza nella realtà della vita. E più di preciso presso il King’s College di Londra, dove grazie alle cellule staminali un team di ricercatori sta facendo “ricrescere” il naso sull’avambraccio ad un uomo che lo aveva perso a causa di un tumore.

Dalla sinusite al tumore al naso, la chirurgia è meno invasiva

Ogni anno circa il 5% della popolazione mondiale viene colpita da una serie di patologie che riguardano il naso. Possono essere malattie comuni, come la sinusite o la cefalea frontale, oppure si può trattare di complicanze dovute a malformazioni congenite, traumi, o tumori. Ognuna di queste condizioni richiede un trattamento diverso, spesso anche da paziente a paziente, ma numerose sono le nuove possibilità terapeutiche basate sulla chirurgia mininvasiva, favorite da materiali innovativi, cellule staminali o tecniche operatorie evolute grazie a sofisticati strumenti tecnologici. E’ su queste tematiche che si stanno confrontando i maggiori esperti del settore, nell’ambito del congresso mondiale “Nose&Face World 2012” in corso a Roma. Quali le principali novità?

Angiofibroma giovanile

Angiofibroma giovanile

L’angiofibroma giovanile è un tumore non cancerogeno del dorso del naso o della gola superiore.

CAUSE: L’angiofibroma giovanile non è molto comune. Si trova solitamente negli adolescenti. Il tumore contiene molti vasi sanguigni che si diffondono all’interno della zona in cui inizia (localmente invasiva), e può causare danni ossei.

Contro i batteri, bisogna bere tè e caffè caldo

Anche se la stagione non è delle più invitanti, bere 1 tazza di o di caffè fumante potrebbe ridurre il rischio di veicolare i batteri meticillino-resistenti (MRSA) attraverso le fosse nasali. A sostenerlo, è uno studio condotto dal Medical University of South Carolina e pubblicato sulla rivista “Annals of Family Medicine”.

Naso da cocaina, a Milano boom di rinoplastica per ricostruire setti nasali distrutti

La dipendenza da cocaina causa danni a tutti i livelli, alcuni impossibili da nascondere, come il setto nasale devastato dalle frequenti sniffate. Una traccia di tossicodipendenza troppo evidente da sopportare agli occhi di quella Milano bene che troppo spesso, per il successo, l’euforia o la solitudine, si lascia irretire dalla polvere trappola.

E così si ricorre al chirurgo plastico, per sottoporsi ad una rinoplastica e ricostruire il setto da cocaina, come ormai viene definito. Gli interventi di questo tipo richiesti sono sempre più numerosi per considerarli casi isolati. E’ un fenomeno che preoccupa ed allarma gli stessi chirurghi.

Il segreto dello champagne è nel nostro naso

Lo champagne ha un sapore particolare che finora nessuno si era mai riuscito a spiegare. Una nuova ricerca rivela che le 10 milioni o più di bolle che salgono in un bicchiere trasportano carichi di molecole aromatiche che, alla fine, spruzzano aria direttamente sotto il naso.

Bollicine e champagne non sono nulla di nuovo, e chiunque abbia stappato una bottiglia facendo “il botto” lo sa. Ma da un punto di vista chimico, la frizzantezza è costituita da carichi di bolle di anidride carbonica che solo di recente gli scienziati sono stati capaci di capire perché dotati di sofisticati strumenti sufficienti per testare il processo chimico nascosto nelle bolle.

E’ la prima volta che abbiamo disfatto i processi della chimica per sapere che succede dentro le goccioline espulse dallo champagne

ha detto uno dei ricercatori, Gérard Liger-Belaira del Laboratorio di Enologia e Chimica Applicata presso l’Università di Reims in Francia. I ricercatori del centro di ricerca tedesco per la salute ambientale di Monaco hanno analizzato al microscopio vetrini con sopra dello champagne. Durante un aerosol di 10 minuti, sono state raccolte diapositive sulle bolle d’aria.

Le narici sono in competizione tra di loro

Quando due profumi diversi arrivano al naso, le narici, a turno, fiutano gli odori. A spiegarlo è un nuovo studio effettuato su 12 volontari, a cui venivano sottoposti dei campioni di odori contenuti in due bottiglie. Una bottiglia conteneva alcool feniletilico, che profuma come una rosa, e l’altra aveva n-butanolo, che profuma come un pennarello.

Le bottiglie sono state dotate di aspiratori in modo che i volontari potevano annusare entrambi i profumi contemporaneamente, attraverso ogni narice. Durante i 20 tentativi, tutti i 12 partecipanti hanno sperimentato il passaggio dall’odore più cattivo a quello più forte, mentre a volte un partecipante si tratteneva più su un odore, a volte sull’altro. Alcuni esperti passavano più frequentemente e drasticamente rispetto agli altri, ma non c’era un modello prevedibile del passaggio attraverso l’intero gruppo di volontari o all’interno di singoli individui.

Ricerca canadese scopre meccanismi del raffreddore

Arrivano i primi freddi, le temperature iniziano ad abbassarsi e, come di consuetudine, ritroviamo il compagno della stagione invernale, il raffreddore. Un malessere non grave ma terribilmente fastidioso che colpisce milioni di persone in tutto il mondo.
Per molti starnutire è una costante che dura tutto l’anno, come nei soggetti che soffrono di reazioni allergiche o per chi è raffreddato anche sotto il solleone di agosto!

Ebbene, ora potremo vedere soddisfatta la nostra curiosità, conoscendo meglio le cause che provocano questo disturbo.
Grazie ad uno studio effettuato da ricercatori canadesi della University of Calgary, infatti, ora è molto più chiaro il meccanismo alla base del raffreddore.
Il rhinovirus, da sempre imputato principale nell’insorgenza della sintomatologia classica del raffreddore (naso che cola, starnuti frequenti), è sì responsabile di questo fenomeno ma nella misura in cui scatena una reazione di difesa eccessiva nell’organismo.