Suicidio assistito, Brittany si è uccisa

Ha abbandonato la sua vita come aveva deciso, prendendo in contropiede quel cancro che l’aveva condannata a soli 6 mesi di vita dalla sua diagnosi. Se ne è andata così, in silenzio, Brittany Maynard,  proprio come aveva desiderato, attraverso il suicidio assistito.

Suicidio assistito, la scelta di Brittany (VIDEO)

Il suicidio assistito può essere una scelta di vita.E’ sicuramente quella di una donna alla quale rimangono pochi mesi di vita a causa di un tumore al cervello. Questa è la storia di Brittany per la quale il fatto che vi siano degli stati come l’Oregon, in America, dove la dolce morte è possibile si è rivelato essere una benedizione.

Suicidio assistito, eutanasia e liberta di scelta, una riflessione

Il suicidio assistito, l’eutanasia e la libertà di scelta: parole forti, importanti. La scelta di Lucio Magri ci ha riportato ad una realtà crudele, ci ha svegliato dal torpore ideologico in cui la fase di crisi economica sembra averci trascinato. Un uomo che ha sempre vissuto con forza e coraggio la sua vita, ha scelto così di morire attraverso il suicidio assistito, in silenzio, nella speranza di ritrovare la serenità persa con la morte della moglie per un tumore, cosa che lo aveva fatto cadere in una depressione profonda.

Depressione: morto con “suicidio assistito” Lucio Magri, fondatore de il Manifesto

Le depressione è una malattia terribile perché, oltre ai disagi che comporta, almeno in Italia non è adeguatamente riconosciuta. Si riapre il dibattito sulla tutela dei malati di depressione gravi che non ricevono nel nostro Paese la dovuta attenzione , con la morte di Lucio Magri, il fondatore de il Manifesto, che ha scelto di recarsi in Svizzera per sottoporsi a “suicidio assistito” in Italia vietato.

Suicidio assistito, la Svizzera dice sì anche per i non residenti

Per anni in Italia si è dibattuto sul diritto all’eutanasia, e la vicenda di Eluana Englaro ha accelerato il dibattito. Dopo la sua morte però, il Governo se l’è dimenticata, ed ha messo tutte le proposte di legge in un cassetto, così per riportare in auge il dibattito dobbiamo varcare i confini e guardare cosa succede all’estero. E di eventi importantissimi ne succedono eccome.

Accade così che in Svizzera, dove l’eutanasia è legale da sessant’anni, un gruppo di conservatori e rappresentanti del Partito Evangelico, abbiano tentato di effettuare un primo passo indietro in questo campo, chiudendo il diritto a decidere della propria vita agli stranieri. La proposta, passata barbaramente con il nome di “Suicidio Assistito“, era di negare questa pratica agli stranieri non residenti in Svizzera da almeno 10 anni. La questione è stata posta ai cittadini, e la coscienza libertaria degli svizzeri ha avuto la meglio: l’80% dei votanti ha respinto la proposta in un referendum.

Eutanasia: la dolce morte deve diventare un diritto? Partecipate al nostro sondaggio

Si parla di eutanasia quando una persona gravemente ammalata e senza alcuna speranza di guarigione, perchè in fase terminale o affetta da una patologia degenerativa invalidante, chiede che venga posta fine alle proprie sofferenze attraverso la morte. Analogo al concetto di eutanasia quello di suicidio assistito che consiste nel fornire alla persona i mezzi per potersi togliere da sè la vita in modo rapido e indolore, senza l’intervento diretto di un medico.

Esistono due modalità attraverso le quali è possibile praticare l’eutanasia: l’eutanasia indiretta o passiva che consiste in genere nella cessazione delle cure che mantengono in vita il paziente e l’eutanasia attiva che prevede che la morte venga provocata direttamente, ad esempio attraverso la somministrazione di sostanze letali. Non è considerata invece eutanasia la cessazione delle terapie in seguito a morte cerebrale.

Sfigurata da un tumore chiede di morire, ma l’autorizzazione le è stata negata

Si chiama Chantal Sebire ed ha 52 anni l’insegnante francese che ha chiesto di morire per porre fine alle atroci sofferenze causatele da una rara forma di tumore (l’estensioneuroblastoma) che aggredisce la cavità orale e le vie aerodigestive e che le ha sfigurato il volto. La donna, ammalata dal 2002, non ha alcuna speranza di guarigione e ha completamente perso la vista, l’olfatto e il senso del gusto ed è afflitta da dolori lancinanti. Per questo motivo Chantal, madre di tre figli, aveva chiesto, all’inizio di Marzo, al tribunale di Digione di autorizzare, in via del tutto eccezionale, un medico a somministrarle una dose letale di penthotal. Autorizzazione che però le è stata negata. In Francia infatti la legge Leonetti, promulgata nel 2005, vieta l’accanimento terapeutico e lascia che il paziente decida di sospendere le cure che lo tengono in vita o ne consentono il prolungamento (la cosiddetta eutanasia passiva) ma non permette il suicidio medicalmente assistito.