Stress, almeno nel traffico più colpiti gli uomini: che fare?

Stress, compagno quotidiano della maggior parte di noi. Una nuova indagine statistica ha rivelato come gli uomini lo subiscano pesantemente a causa del tempo passato nel traffico: ben 7 volte in più rispetto alle donne. Almeno in questo senso lo stress ed i disturbi correlati non sembrano coinvolgere esclusivamente il genere femminile. Lo studio, realizzato dall’Istituto di Ricerca inglese ICM Research ha coinvolto circa 10.000 persone di ambo i sessi, tra i 18 ed i 65 anni provenienti da 11 Paesi europei, Italia compresa. Secondo i dati emersi, bastano 20 minuti di traffico a far perdere le staffe agli automobilisti e a provocare in loro sentimenti di rabbia, agitazione ed ansia: risolvibili quando finalmente si torna a casa e ci si rilassa se l’accaduto è estemporaneo. Ma ecco che se il traffico si ripete giorno dopo giorno, i disturbi diventano cronici e gli effetti sulla salute degli individui si fanno presto sentire.

Disturbi polmonari: raddoppia il rischio in chi vive vicino l’autostrada

Se soffrite di problemi respiratori, malattie polmonari o gravi allergie respiratorie, il motivo potrebbe essere attribuito alla vicinanza della vostra abitazione ad un’autostrada o ad un’area fortemente trafficata. Ne sono convinti i ricercatori dell’Unità di epidemiologia ambientale polmonare dell’Ifc-Cnr, dell’Ibim-Cnr di Pisa, dell’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione (Isti-Cnr) di Pisa e dell’Istituto di biomedicina e immunologia molecolare (Ibim-Cnr) di Palermo.

Secondo una ricerca effettuata presso i Comuni di Pisa e Cascina, è stato chiaro come chi viveva in un raggio di 100 metri dalle strade ad alta densità di traffico correva un rischio molto alto di contrarre patologie come bronco-pneumopatia cronico ostruttiva, ridotta funzionalità polmonare, allergie, asma e sibili.

Problemi respiratori nei bambini: peggio le emissioni industriali o lo smog delle auto?

Un numero crescente di bambini in tutto il mondo sono affetti da problemi respiratori come tosse, respiro affannoso e attacchi di asma. Anche se le cause esterne di queste malattie sono state individuate molto tempo fa (il traffico e l’inquinamento industriale), non era in precedenza stato possibile distinguere chiaramente tra questi due fattori in modo da prendere provvedimenti mirati su di essi. I ricercatori del Centro Helmholtz per la ricerca ambientale (UFZ) e dell’Università di Lipsia hanno effettuato la ricerca in questo campo insieme ai colleghi dell’Università di La Plata e possono ora confermare che l’inquinamento atmosferico causato dall’industria ha effetti ancora più gravi dei fumi di scarico dei veicoli.

Il recente studio dal titolo “Effetto combinato di sostanze inquinanti dei fattori di rischio per le malattie ambientali” è stato condotto come parte di una lunga tradizione di collaborazione tra università tedesche e argentine. Spiega il biologo Andrea Müller:

abbiamo utilizzato tecniche di misurazione per trarre conclusioni precise circa l’effetto dell’inquinamento respirabile nell’aria. Abbiamo filtrato le particelle di diverse granulometrie, composti policiclici aromatici, come il benzo (a) pirene, che aderiscono a queste particelle, e composti organici volatili, come ad esempio il benzene ed esano. In secondo luogo, abbiamo testato le loro proprietà mutagene e tossiche. Abbiamo scelto quattro fonti regionali comparative: una zona residenziale nelle immediate vicinanze della più grande raffineria di petrolio dell’Argentina, una zona con traffico pesante nel centro di La Plata, una zona periferica e una rurale.

Se vivi nel traffico rischi l’infarto

Che il traffico cittadino non facesse affatto bene alla nostra salute lo sapevamo, essendo strettamente associato ad un alto tasso di inquinamento: maggiori sono le auto e gli intasamenti stradali, soprattutto in centro, più emissioni vengono ad essere scaricate nell’aria, causando patologie respiratorie, asma, allergie e malattie polmonari anche croniche alla popolazione. Inoltre, pare che l’inquinamento aumenti anche il numero di tumori e favorisca sterilità ed impotenza.

Ma oggi ad essere sotto accusa è un altro tipo di inquinamento, sempre dipendente dal traffico elevato: l’inquinamento acustico.
Un recente studio ha infatti scoperto che i fastidiosi rumori prodotti dalle auto come il suono ripetuto dei clacson, aumenterebbero considerevolmente il rischio di subire un infarto nei soggetti predisposti.

Inquinamento acustico: un rischio per la salute da non sottovalutare

L’uomo è un animale sociale che produce una gran quantità di rumore, sia nell’ambiente urbano che in quello naturale.
L’eccesso di rumore provocato dal traffico stradale, dal traffico aereo, dalla ferrovia, dai cantieri, dalla vita domestica prende il nome di inquinamento acustico. Come riportato su Repubblica:
Uno studio dell’Unione Europea ha evidenziato che su circa 200 milioni di cittadini comunitari circa il 60% è esposto a emissioni sonore prodotte da traffico stradale superiori a 55 dB (decibel), mentre il 39% sopporta livelli acustici pari a 60 dB, intensità per le quali si determinano effetti negativi in vari apparati del corpo umano

A differenza dei danni provocati dallo smog e dall’inquinamento atmosferico, le conseguenze negative del troppo rumore non sono altrettanto manifeste.
Eppure di effetti deleteri per la salute degli individui, provocati dal frastuono continuo, ce ne sono tanti.