Alexis St.martin: una finestra sullo stomaco

Il 6 giugno 1822, allo scalo di Mackinac, sull’ istmo tra i laghi Michigan e Huron, un trapper franco-canadese di nome Alexis St. Martin se ne stava insieme ad un gruppo di cacciatori quando d’improvviso da un fucile partì accidentalmente un colpo, ad un metro da lui. Alexis stramazzò al suolo in una pozza di sangue, con l’addome squarciato. Fu trascinato d’urgenza al Forte militare, dove un ex aiuto-chirurgo dell’esercito americano, il dottor William Beaumont, dopo aver estratto qualche scheggia, fasciata la ferita e somministratogli un “tonico” a base di vino rosso, se ne andò sconsolato dicendo: “Quest’uomo non vivrà più di trentasei ore!…”

Ma fortunatamente per Alexis le cose volsero al meglio, e, seppure lentamente, si rimise in sesto. Non sapeva che quella brutta avventura l’ avrebbe fatto diventare – suo malgrado – un protagonista della ricerca medica, contribuendo al progresso nelle conoscenze sul succo gastrico. Sì, perché di quella brutta ferita residuò una fistola cioè una specie di canalino che metteva in comunicazione l’interno dello stomaco con la parete addominale, ossia con l’esterno. Una fistola che non accennò mai a chiudersi definitivamente: nel corso dei mesi, sulla sua apertura anteriore si formò una sottile membrana che chiudeva, a mo’ di finestra, l’apertura stessa e impediva al contenuto gastrico di fuoriuscire.

Beaumont, che nel frattempo – impietosito della sorte di Alexis – lo aveva accolto con un piccolo stipendio come aiutante nella sua famiglia, decise allora di sfruttare quella fistola per guardare direttamente nello stomaco e studiare ciò che avviene durante il digiuno e nelle varie fasi della digestione.

Reflusso Gastroesofageo: Se Rigoletto s’ammala

D’ avanti alla tisi fatale per Violetta e Mimì, i cantanti lirici dovrebbero tirare un sospiro di sollievo. La loro “malattia professionale” ha un altro nome e, fortunatamente, tutt’altra prognosi rispetto alla patologia “principe” dei loro personaggi: si chiama reflusso gastroesofageo, e consiste nella risalita del contenuto gastrico verso l’esofago, che provoca un’infiammazione molto fastidiosa, con il rischio dilaringiti e danni alle corde vocali.

A scoprire che i sintomi del reflusso affliggono i cantanti d’opera in misura quasi doppia rispetto alla popolazione generale è stata una ricerca pubblicata sul numero di marzo della rivista Gastroenterology e coordinata da Giovanni Cammarota, ricercatore dell ‘Istituto di Medicina interna dell’Università Cattolica di Roma, diretto da Giovanni Gasbarrini.
Cammarota si occupa da tempo di questo disturbo.

Nel corso degli anni – racconta –abbiamo incontrato molti casi di cantanti d’opera che soffrivano di reflusso. Basandoci su questa osservazione clinica, abbiamo pensato che non fosse solo un caso“. L’ipotesi di partenza dello studio è infatti che i cantanti lirici possano essere più suscettibili alla malattia per la prolungata sollecitazione del diaframma (l’eccessiva pressione addominale sullo sfintere esofageo è una delle cause del reflusso).