Terza età: gli italiani sedentari e sovrappeso, ma disposti a cambiare

La terza età: un mondo da scoprire e rivalutare. Da questo concetto è partito tempo fa un lavoro in seno all’Unione Europea, che aveva lo scopo di attuare nuovi modelli di promozione del benessere nella popolazione degli over 65: i nostri anziani.  Oggi i primi risultati di CHANGE, l’acronimo che dà il nome al progetto e sta ad indicare “Care of Health Advertising New Goals for the Elderly”: ovvero i nuovi traguardi per la promozione della cura e della  salute per gli anziani. Per l’Italia il progetto è stato portato avanti dall‘ISS (Istituto superiore di Sanità). Ne è emerso un quadro abbastanza preoccupante, forse il peggiore in confronto agli altri Paesi europei che hanno partecipato (ovvero Austria, Spagna, Polonia e Lituania). I nostri anziani sono i più sedentari, poco disposti al movimento e nel 68% dei casi con un BMI (Indice di massa corporea) superiore a 25, dunque sovrappeso.

Anziani, malati cronici senza adeguate terapie

Gli anziani, un bene prezioso per la nostra società, eppure non ci prendiamo abbastanza cura di loro e della loro salute. E’ ciò che emerge da una ricerca condotta dalla Sigg (Società Italiana di Gerontologia e Geriatria) in collaborazione con la Fondazione Sanofi-Adventis. Sono stati spulciati in lungo ed in largo gli archivi delle Asl in relazione a 440.000 over 65 alla ricerca di informazioni sulla qualità di assistenza.

L’invecchiamento comporta spesso delle patologie più o meno invalidanti, e secondo questa ricerca nel 70% dei casi (8,4 milioni di pazienti su 12 milioni) si è in presenza di malattie croniche. Ciò che però sconcerta è che 4,2 milioni di questi nostri nonni (cioè la metà degli inguaribili), non ricevono cure adeguate. Qualche esempio? Dall’analisi dei dati di questi archivi per il 12% dei pazienti tra i 65 ed i 70 anni non c’è traccia di prescrizione di farmaci relativi alla pressione alta di cui avrebbero avuto necessità e la percentuale sale al 30% con gli anziani over 85!

Caldo: numero verde per le emergenze

Caldo record: il Ministero per la Salute ha attivato a partire da oggi, un numero gratuito per le emergenze, è il seguente: 1500. Non sembra allontanarsi dalle città italiane la cappa di umidità e calore arrivata la scorsa settimana. Anzi si è estesa anche nel sud d’Italia.

Svenimenti, mancamenti, colpo di calore, astenia e disidratazione. Tutti malori ben precisi, più o meno seri derivati dalle alte temperature e che stanno soffocando, se non addirittura paralizzando alcune strutture sanitarie. Il Ministro Fazio ha messo a disposizione il numero verde per ogni evenienza, affinché il cittadino sappia come comportarsi in caso di queste sintomatologie.

Bones for Life®, esercizi per combattere l’osteoporosi

L’avanzare del tempo, il peggioramento fisiologico dell’organismo in generale e sopratutto delle ossa, che porta alla loro demineralizzazione rendendole piene di porosità e meno resistenti, ma anche stili di vita poco sani, una dieta povera di calcio,  abuso di alcool ed utilizzo di farmaci, sopratutto ormoni, sono tra le cause che espongono al rischio di osteoporosi, una patologia dell’apparato scheletrico che colpisce prevalentemente le donne, sopratutto dopo la menopausa.

Non vi è ancora una cura ufficiale per combattere questo disturbo, ma si può cercare di prevenire iniziando già dalla tavola, seguendo una corretta alimentazione, oppure esercitandosi con i movimenti messi a punto da un protocollo di allenamento specifico per rinforzare le ossa che, appunto, ha il nome di Bones for Life®. Un ottimo metodo per fare movimento e nello stesso tempo godere dei benefici di questa ginnastica capace anche di correggere la postura, migliorare l’equilibrio ed incrementare la funzionalità e la resistenza del tessuto osseo.

Aggressioni o malori, l’aiuto dal telefonino

Un semplice dispositivo che può salvare la vita. Si chiama IVUAngels ed è il nuovo servizio di sicurezza offerto dall’Istituto di Vigilanza dell’Urbe. Si tratta di un piccolo software che viene installato sul telefonino di chiunque ne faccia richiesta.

Se si è vittime di stalking e si vive nel terrore di essere seguiti o aggrediti, nel caso di un malore, uno svenimento, se la macchina si è fermata in piena notte in una strada buia, se si è ubriachi e non si è certi di riuscire a guidare, o in mille altre situazioni di questo tipo, basterà  spingere un tasto sul proprio cellulare.

Tapis roulant, un aiuto per il Parkinson

E’ risaputo che la corsa è un’ottima attività sportiva, da praticare all’aperto o al chiuso, in casa o in palestra e che permette di mantenersi in forma, ma anche di rilassarsi, grazie alle sostanze chimiche attivate durante il movimento. Un recente studio ha scoperto, però, che, oltre i già noti benefici, correre può essere un valido aiuto per il morbo di Parkinson.

I malati di Parkinson, infatti, potrebbero migliorare le loro condizioni di salute proprio grazie all’ utilizzo del tapis roulant, l’attrezzo che consente di simulare il movimento della passeggiata e della corsa. La ricerca, pubblicata su ‘The Cochrane Library’, specifica che questa attività migliora le capacità motorie e contribuisce ad aumentare l’autonomia dei pazienti affetti dal morbo.

Fratture al femore negli anziani

[Foto | Angela Gennaro] Anziani e cadute. Nelle persone di una certa età, le cadute possono rappresentare molto più di un fastidio, a causa dell’eventualità di frattura o rottura del femore. Una frattura che, in genere, avviene all’estremità superiore del femore – la testa o il collo. Un avvenimento che porta a forti compromissioni nella mobilità dell’arto, che comunque, nelle persone di una certa età, è già limitata. Le cure non mancano, e la ricerca va avanti.

Ma resta il fatto che più l’età è avanzata, più un simile incidente costituisce un fatto di estrema gravità. A dirlo sono i numeri: una percentuale che va dal 15 al 20% dei pazienti che riportano una simile frattura muore entro un anno. Non solo: la metà degli anziani, in seguito a questo evento traumatico, riporta anche una perdita parzial’autosufficienza dopo aver subito questo tipo di lesione.

Scoperta mutazione genetica negli ultracentenari

Può centrare lo stile di vita migliorato, l’enorme quantità di malattie che oggi si possono curare, il cibo e le varie accortezze che gli anziani oggi prendono, ma una cosa è certa: ogni anno che passa l’aspettativa di vita cresce. La media d’età delle morti naturali cresce sempre di più, e molta della responsabilità è data proprio da tutti questi fattori. Da oggi però alcuni scienziati tedeschi mettono in dubbio tutto questo, dando la “colpa” ad un gene specifico.

Più precisamente si tratterebbe di una variazione nel gene FOXO3A, la quale ha un effetto positivo sulla speranza di vita. Essa è stata rilevata sempre più spesso nelle persone che vivono oltre i 100 anni in tutto il mondo. Un gruppo di ricercatori della Facoltà di Medicina presso la Christian Albrechts Universität di Kiel (Germania) ha confermato questa ipotesi, confrontando campioni di DNA prelevati da 388 centenari tedeschi, confrontati con quelli provenienti da 731 giovani. I risultati dello studio saranno pubblicati questa settimana sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

Sistema Sanitario Nazionale: ottimo al Nord, ma al Sud…

Le recenti vicende di malasanità hanno riacceso il dibattito sulla percezione degli italiani sul proprio Sistema Sanitario Nazionale. E’ infatti inutile fare di tutta l’erba un fascio. Se per errori di valutazione, farmaci sbagliati o problemi strutturali ci fosse qualche caso della cosiddetta “malasanità”, non sarebbe una cosa saggia tacciare l’intero sistema di inefficienza. Come in tutti i campi ci sono le eccellenze e le carenze. Per questo la Anaao Assomed (Associazione Medici Dirigenti) ha voluto capire da vicino cosa gli italiani pensano del proprio Sistema Sanitario Locale, per capire dove agire e chi invece premiare.

Il campione nazionale, che prevedeva l’intervista a persone con più di 25 anni di età, ha dato un esito positivo per quanto riguarda il Nord. Gli ospedali settentrionali infatti sono risultati i più soddisfacenti, hanno cioè raccolto il consenso del 66% degli intervistati. Male al Centro, in cui meno della metà (il 46%) li apprezza, mentre peggio ancora al Sud, in cui solo il 41% è contento del suo sistema sanitario.

Anziani a rischio, colpa dei farmaci e della comorbilità

E’ stata diffusa nelle ultime ore una ricerca relativa alla relazione tra la percentuale di ricoveri in ospedale di soggetti anziani e gli effetti collaterali dovuti all’assunzione di determinati farmaci. I dati sono allarmanti: pare, infatti, che un gran numero di over 60 ricorra al pronto soccorso proprio a causa delle reazioni avverse ai medicinali assunti per curare altre patologie, più o meno necessari, ma che scatenano l’effetto opposto allo stare bene e in salute.

Lo studio realizzato da un team di ricercatori australiani ha analizzato i dati relativi a un campione di 29 mila pazienti di età superiore ai sessant’anni, in un periodo di tempo compreso tra il 1980 e il 2000. I risultati hanno evidenziato i fattori di rischio più comuni per gli anziani che presentano condizioni di comorbilità. Con questo termine in campo medico si intende la coesistenza di almeno due (ma anche più) situazioni mediche coesistenti.

Morbo di Alzhaimer: possibili cause e relative cure

Il morbo di Alzheimer è una demenza progressiva frequente nel soggetto anziano ma che può manifestarsi anche prima dei cinquant’anni. Questa malattia prende il nome dal suo scopritore, Alois Alzheimer ed è caratterizzata da un processo degenerativo che distrugge progressivamente le cellule cerebrali, rendendo a poco a poco l’individuo che ne è affetto incapace di una vita normale.

 Questa sindrome colpisce senza distinzioni di nazionalità, di razza, di gruppo etnico o di livello sociale; interessa sia uomini che donne con una maggiore incidenza su quest’ultime. Nella realtà del nostro Paese, in base alle proiezioni statistiche nazionali, si ipotizza che le persone malate di Alzheimer siano all’incirca 500.000 per lo più inseriti nella propria famiglia e si presume che raddoppieranno per l’anno 2020.

Non si conosce una causa precisa della malattia; tuttavia, gli ultimi studi prediligono per un’origine a più fattori, vale a dire che viene riconosciuta una concomitanza di cause. In alcune famiglie la malattia ha una chiara ereditarietà dominante, ma si tratta di casi molto rari (circa 1 %). In un maggior numero di casi si riscontra una certa predisposizione genetica, testimoniata dalla presenza di qualche altro familiare, anche lontano, colpito dalla malattia ma anche qui niente è testimoniato scientificamente.