Mentre dorme bisogna nutrirla, la storia di Beth

Dorme tanto e deve essere nutrita. Non parliamo di una neonata ma di una ragazza di 20 anni affetta da quella che è comunemente chiamata la Sindrome della Bella Addormentata ( scientificamente Klaine-Levin), una malattia molto rara e dalle cause ancora inspiegabili.

Donna sviene ad ogni orgasmo

Una donna inglese è affetta da uno strano disturbo: ogni volta che prova un orgasmo collassa a terra. E’ la storia di una donna di 45 anni che, cinque anni fa, sviluppando un particolare forma di narcolessia, ha iniziato a soffrire di questa inusuale condizione.

Modafinil, Viagra per il cervello o moda pericolosa?

Il Modafinil è un medicinale stimolante commercializzato (anche in Italia) con il nome di Provogil dalla casa farmaceutica Cephalon. Le sue indicazioni sono essenzialmente riferite alla cura della narcolessia e agli effetti che questa produce. Negli Stati Uniti è stato approvato con questo scopo dalla FDA (Food and Drug Administration) già dal 1998. Il principio attivo Modafinil però non sembra solo in grado di contrastare il sonno improvviso, bensì di favorire una concentrazione estrema, una grande energia e resistenza alla stanchezza.

Felicità e depressione, regolati dall’ormone del risveglio

Felicità e depressione, sonno e veglia: tutto, lo sappiamo ormai da tempo, è collegato al corretto funzionamento e presenza degli ormoni.  Oggi in particolare vi parliamo dell’orexina o ipocretina, un neuropeptide noto già da tempo e sul quale si sta lungamente studiando. L’ultima ricerca al riguardo è quella pubblicata su Nature Communication, portata a termine da un team di esperti guidati da Jerome Siegel dell’Università di Los Angeles.

Narcolessia, 7 anni per la diagnosi: oggi la Giornata Europea (video)

Si celebra oggi la terza Giornata Europea contro la narcolessia, promossa dall’European Narcolepsy Network. Ma di cosa si tratta? E’ una malattia neurologica cronica caratterizzata da colpi di sonno improvvisi (EDS – Excessive daytime sleepiness- Eccessiva Sonnolenza Diurna) che colpisce essenzialmente bambini ed adolescenti. Si stima che in Italia ne soffrano almeno 25.000 persone, anche se in realtà, una vera diagnosi l’hanno ricevuta solo in 2.000. Quel che è peggio è che tale patologia viene spesso scambiata per altro, con conseguente impatto negativo sulla psiche e sulla vita sociale ed emotiva di chi ne è coinvolto.

Vaccino influenza A H1N1 collegato alla narcolessia

I bambini a cui è stato iniettato il vaccino Pandemrix contro l’influenza suina hanno registrato nove volte più probabilità di sviluppare la narcolessia rispetto ai loro coetanei che non sono stati vaccinati. A diramare quest’informazione è stato uno studio preliminare dell’Istituto Nazionale per la Salute e del Welfare della Finlandia (THL).

Attualmente la spiegazione più probabile è che l’aumento della narcolessia sia l’effetto congiunto del vaccino e qualche altro fattore

ha spiegato il portavoce dell’istituto, il quale ha sottolineato che maggiori indagini sono necessarie per accertare questa teoria. Secondo i dati, i giovani di età compresa tra 4 e 19 anni hanno avuto un “aumento del rischio di ammalarsi di narcolessia” se vaccinati contro l’influenza suina con il Pandemrix. La Finlandia ha avviato un aggressivo programma di vaccinazione contro il virus H1N1 nel 2009, ma lo scorso agosto il THL ha consigliato di eliminare il Pandemrix fino a quando non avrebbero accertato le cause dell’epidemia di narcolessia nel Paese, specialmente tra i bambini. Anche l’Agenzia per la Medicina Europea ha avviato un’indagine in merito.

Disturbi del sonno, quali sono e come curarli

Si stima che circa una persona su quattro soffra di qualche forma di disturbo del sonno, il quale può incidere sulla vita professionale e su quella privata. A volte si tratta di condizioni non gravi, ma se cominciano a creare stress e a peggiorare la qualità della vita, è bene consultare un medico. Ecco le più comuni:

Insonnia: è il disturbo del sonno più comune e quasi tutti ne soffrono ad un certo punto della vita. Stress, cattiva alimentazione, cambiamenti ormonali, malattie sottostanti o jet lag sono le cause più comuni. Anche l’età svolge un ruolo importante e sono di più le donne che gli uomini quelle che lottano con l’insonnia dopo la mezza età.

Secondo il dottor Frans Hugo della clinica psichiatrica Panorama di Cape Town (Sudafrica) il 90% dei casi possono essere curati senza farmaci.  Le buone abitudini del sonno sono meglio di qualsiasi pillola quando si tratta di vincere l’insonnia. I sonniferi sono una soluzione temporanea alla questione, perché in pochi giorni il cervello è come se “disimparasse” a dormire.

Poco sonno incrementa il rischio di contrarre l’Alzheimer

L’insonnia cronica nei topi permette che le placche dell’Alzheimer appaiano prima e più spesso nel cervello. Ad affermarlo sono stati i ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis sulla rivista Science Express. Hanno inoltre scoperto che l’orexina, una proteina che aiuta a regolare il ciclo del sonno, sembra essere direttamente coinvolta in questo aumento.

Le malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson, spesso interrompono il sonno. Le nuove scoperte sono solo alcune delle prime indicazioni che la perdita di sonno potrebbe svolgere un ruolo nella genesi di tali disturbi. Spiega l’autore senior David M. Holtzman:

L’orexina o composti che interagiscono con lei possono diventare nuovi bersagli farmacologici per il trattamento del morbo di Alzheimer. I risultati suggeriscono inoltre che è necessario dare priorità alla cura dei disturbi del sonno non solo per i loro numerosi effetti acuti, ma anche per i potenziali impatti a lungo termine sulla salute del cervello.

Il laboratorio di Holtzman usa una tecnica chiamata microdialisi in vivo per monitorare i livelli di beta amiloide nel cervello di topi geneticamente modificati affetti dal morbo Alzheimer. Il beta amiloide è un frammento di proteina, componente principale delle placche dell’Alzheimer. Jae-Eun Kang, un post-dottorato nel laboratorio Holtzman, notò che nel cervello dei topi i livelli di beta amiloide salivano e scendevano in associazione con il sonno e la veglia, sempre nella notte, quando i topi sono per lo più svegli, e diminuivano durante il giorno, quando dormivano.

Narcolessia: la causa è nel proprio sistema immunitario

I milioni di persone che soffrono di narcolessia potrebbero avere trovato la causa della loro malattia: il loro sistema immunitario. I ricercatori hanno legato la disattivazione dei disturbi del sonno a due geni del sistema immunitario, il che suggerisce che si tratta di una malattia autoimmune. La scoperta può condurre ad un miglioramento nella cura per la narcolessia.

La narcolessia colpisce una persona ogni duemila. Comprende una strana gamma di sintomi, tra cui sonnolenza diurna, incontrollabili attacchi di sonno, e cataplessia, un’improvvisa perdita del tono muscolare dopo un intenso sfogo emotivo, come una buona risata. Le terapie si basano su un mix di stimolanti e di farmaci repressori del sonno, ma non esiste una vera e propria cura.

Emmanuel Mignot, un ricercatore del sonno alla Stanford University School of Medicine di Palo Alto, California, ha studiato la narcolessia per più di 20 anni. A fine anni ’90 il suo team aveva scoperto che c’era la mancanza di ipocretina, un ormone prodotto da alcune cellule del cervello che aiuta a mantenere le persone sveglie. In pazienti narcolettici, il meccanismo che produce l’ormone è intatto, ma mancano le cellule, il che suggerisce che qualcosa le distrugge.