Sindrome metabolica, sintomi e cause

Con la definizione di sindrome metabolica si intende un insieme di condizioni che aumentano il rischio di malattie cardiache, ictus e diabete. Alcune variabili sono dunque indicative in questo senso: pressione alta, glicemia alta, ipercolesterolemia, obesità e circonferenza addominale eccessiva sono fattori da non trascurare e che potrebbero indicare la presenza di questo disturbo.

Ictus e infarto, attenti alla pancia

Ictus e infarto in aumento in coloro che combattono contro la classica pancetta (che in alcuni casi è vera e propria pancia): e sono in oltre 15milioni in Italia, tra uomini e donne. In questi soggetti il rischio di incappare in gravi malattie cardiache aumenta del 50% ed è per questo che raggiungere il peso forma e mantenerlo diventa importantissimo per la salute.

Sindrome metabolica, un aiuto dallo psillio

Lo psillio, i cui semi sono un toccasana per chi soffre di stitichezza, potrebbe essere un alleato contro la sindrome metabolica, che sotto il suo nome raggruppa diversi fattori di rischio (che si presentano assieme) correlati al sovrappeso e all’obesità, e alla mancanza di esercizio fisico, che aumentano le probabilità di sviluppare malattie cardiache, diabete e ictus.

Obesità infantile, combatterla partendo dalle porzioni

In Italia un bambino su tre è in sovrappeso e uno su dieci è affetto da obesità infantile. Per evitare che questa condizione perduri in età adulta è necessario agire fin dall’età scolastica lavorando direttamente sulle modalità di nutrizione dei minori, e facendo in modo che le porzioni siano giuste e calibrate in base all’età e ai bisogni.

Malattie cardiache: i vegetariani hanno un basso rischio

I vegetariani non solo potrebbero salvare da morte certa milioni di animali eliminando la loro carne dalla dieta, ma pare che potrebbero star contribuendo persino a salvare la propria vita. Secondo un nuovo studio effettuato presso la Loma Linda University, i vegetariani hanno un rischio significativamente inferiore di sviluppare una condizione associata alle malattie cardiache e ictus rispetto a persone che hanno le stesse caratteristiche, ma che mangiano carne.

I ricercatori hanno intervistato 700 adulti, sia vegetariani che non, ed hanno scoperto un’associazione tra una dieta a base di carne ed un rischio maggiore di sviluppare la sindrome metabolica, un precursore per malattie cardiache, diabete e ictus.

Cioccolata: chi la mangia è più magro

E’ la notizia che milioni di persone, compreso il sottoscritto, aspettavano da sempre: golosi di tutto il mondo, non sentitevi più in colpa: chi mangia caramelle e cioccolato tende ad avere fianchi più piccoli, a pesare di meno e avere un più basso indice di massa corporea (BMI) di quelli che non ne mangiano per niente.

Ma non finisce qui. Infatti i consumatori di dolciumi hanno un rischio inferiore del 14% di soffrire di pressione sanguigna elevata e un 15% in meno del rischio di avere la sindrome metabolica, un insieme di sintomi che mettono le persone a rischio di malattie cardiache e ictus.

Sindrome metabolica, i benefici della dieta mediterranea

Elisir di lunga vita, sana, genuina, utile per combattere l’obesità infantile e i big killers agendo sull’alimentazione e la prevenzione. E’ la dieta mediterranea, ancora oggetto di interesse da parte della letteratura medico-scientifica che ne scopre ogni giorno nuovi potenziali benefici. Recente in questo filone di ricerca è lo studio pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica Journal of American College of Cardiology che ha indagato sulla validità della dieta mediterranea per arginare l’insorgenza della sindrome metabolica.

L’équipe di ricercatori, afferente al Dipartimento di Scienze della Dietetica e della Nutrizione dell’Università Harokopio di Atene, ha scoperto che la dieta mediterranea sarebbe efficare per diminuire il rischio di sviluppare obesità addominale, per tenere a bada e nei giusti margini di sicurezza i livelli di colesterolo cattivo HDL, oltre che nell’abbassare la soglia dei trigliceridi, non certo meno pericolosi per la salute cardiovascolare.

Dormire troppo aumenta il rischio di sindrome metabolica

Dormire troppo è associato ad una elevata prevalenza di sindrome metabolica nei soggetti anziani, secondo una ricerca presentata l’8 giugno a San Antonio, Texas, in occasione del convegno SLEEP 2010. I risultati indicano che i partecipanti che hanno segnalato una durata abituale del sonno giornaliero di otto ore o più incluse le “pennichelle” hanno avuto il 15% in più di probabilità di contrarre la sindrome metabolica (odds ratio = 1.15).

Questo rapporto è rimasto invariato dopo l’adeguamento completo dei potenziali fattori di confondimento, quali la demografia, stile di vita, abitudini del sonno e marcatori metabolici. Anche se i partecipanti che hanno riportato una breve durata del sonno di meno di sei ore hanno avuto il 14% in più di probabilità di avere la sindrome metabolica nelle analisi iniziali (OR = 1.14), l’associazione è scomparsa dopo il controllo di potenziali fattori di confondimento (OR = 0.98).

Forma fisica, a colazione più grassi e meno carboidrati

Molte delle ricerche sull’obesità si concentrano su che tipi di alimenti mangiano le persone e in che quantità. Ma un recente studio della University of Alabama suggerisce che anche i tempi possono essere altrettanto importanti quando si tratta di mantenere un peso sano e di evitare la sindrome metabolica.

Pubblicato sull’International Journal of Obesity, lo studio ha esaminato l’influenza esercitata dal tipo di alimenti e dagli orari di assunzione sullo sviluppo delle caratteristiche della sindrome metabolica nei topi. La ricerca ha rivelato che i topi nutriti con un alto contenuto di grassi a colazione mantenevano valori sani, nella norma. Al contrario, i topi che al mattino venivano alimentati con una dieta più ricca di carboidrati, mentre negli altri pasti consumavano più grassi, alla fine della giornata vedevano aumentare il loro peso, l’adiposità, l’intolleranza al glucosio e altri marcatori della sindrome metabolica.

I ricercatori hanno scoperto che l’assunzione di grassi al momento del risveglio sembra attivare il metabolismo dei grassi in maniera molto efficiente e trasforma anche la capacità degli animali di rispondere e metabolizzare diversi tipi di cibo nel corso della giornata. Quando gli animali sono stati nutriti con carboidrati al risveglio, il metabolismo dei carboidrati è rimasto attivo anche quando l’animale stava mangiando  tipi diversi di alimenti nel corso della giornata.

“Sembra che la prima colazione programmi il metabolismo per il resto della giornata,” ha spiegato l’autore principale dello studio, Martin Young, professore associato di medicina presso la UAB Division of Cardiovascular Disease. “Questo studio suggerisce che, se avete mangiato una colazione ricca di carboidrati il metabolismo privilegia l’utilizzo ed il consumo di carboidrati per tutto il resto della giornata, mentre, se si opta per una colazione ricca di grassi, si verifica una sorta di plasticità metabolica per il trasferimento di energia tra l’utilizzo di carboidrati e grassi.”

Non esiste il sovrappeso “sano”

Nessun uomo grasso è veramente sano a lungo termine, spiega un nuovo studio svedese.

Non esiste l’obesità metabolicamente sana

ha spiegato il dottor Johan Arnlov, professore associato di epidemiologia cardiovascolare all’Università di Uppsala, e autore di una relazione pubblicata sulla rivista Circulation. Tale valutazione è basata su uno studio che ha seguito quasi 1.800 uomini svedesi, a partire dai 50 anni, per un tempo insolitamente lungo, 30 anni, registrando coloro che nel frattempo sono morti o hanno avuto un problema cardiovascolare, come un attacco di cuore o ictus.

Arnlov e i suoi colleghi hanno misurato non solo l’obesità, ma anche la prevalenza della sindrome metabolica, un insieme di fattori di rischio cardiovascolare (zucchero alto nel sangue, pressione alta, trigliceridi alti, bassi livelli di HDL ( colesterolo “buono”), e un girovita largo (40 centimetri per gli uomini, 35 per le donne). La sindrome metabolica è la presenza di tre o più di questi fattori di rischio.

Precedenti studi hanno trovato un aumento del rischio cardiovascolare negli uomini obesi, che non hanno avuto la sindrome metabolica, che ha dato origine al concetto che esoste un’obesità “sana”. Ma il nuovo rapporto indica che tali studi non hanno seguito i partecipanti abbastanza a lungo. Alcuni problemi diventano più evidenti solo dopo 15 anni o giù di lì.

Tutti i benefici dell’allattamento al seno

I benefici dell’allattamento al seno ormai non sono più quantificabili. La ricerca non smette di trovarne di nuovi, quasi tutti incentrati sui risvolti positivi che ha per il neonato il latte materno. L’ultimo studio in ordine di arrivo riguarda però i vantaggi che derivano alla donna e afferma che le madri che scelgono di allattare al seno possono significativamente ridurre il rischio a lungo termine di ammalarsi di malattie cardiovascolari e di sviluppare quel mix di fattori di rischio noto come sindrome metabolica.

La ricerca, diretta da Erica P. Gunderson, ricercatrice del Kaiser Permanente Center di Oakland, in California, ha verificato come durante i primi mesi di allattamento, le neomamme erano meno esposte alla sindrome metabolica in una percentuale del 39%.
Lo studio ha mostrato che più una madre continua ad allattare al seno, tanto più la sua salute a lungo termine ne trae beneficio.