Celiachia divora placenta e causa aborto, il meccanismo svelato da una scoperta italiana

Il rischio aborto è triplicato in presenza di celiachia. La celiachia divora infatti la placenta, il nido che offre protezione e nutrimento al feto, ostacolando la prosecuzione naturale della gravidanza. Il meccanismo alla base di questa liaison dangereuse è stato oggetto di un recente studio realizzato da un’équipe di ricercatori dell’Università Cattolica-Policlinico “Agostino Gemelli” di Roma e pubblicato sull’autorevole rivista di divulgazione scientifica The American Journal of Gastroenterology.

Le donne celiache non in cura, e dunque ignare di soffrire del disturbo, durante la gravidanza vanno incontro ad aborti spontanei, il cui rischio potrebbe esssere  scongiurato semplicemente optando per una dieta priva di glutine. Sarebbero proprio gli anticorpi impazziti del glutine, proteina del grano, ad intrufolarsi nella placenta distruggendone le cellule ed impedendo in tal modo al feto di crescere nell’utero e nutrirsi.

Emorroidi, fistole e ragadi anali: parliamo di proctologia

Emorroidi, fistole, ragadi o bruciore anale: in molti ne soffrono ed in pochi ne parlano. Di fatto solo l’idea di una visita proctologica, mette in ansia, per l’imbarazzo che si può provare. Si rimanda dunque a lungo, una visita specialistica che invece può essere molto importante, sia dal punto di vista della terapia di questi fastidiosi sintomi, che dal punto di vista della prevenzione per patologie ben più gravi che vi si possono celare dietro. Internet è utile in questi casi.

Ho scovato ad esempio un sito interessante, dove un medico specialista ha deciso di mettersi a disposizione di coloro che hanno dubbi, paure e al contempo sintomi dolorosi. Lui è il Prof. Massimiliano Varriale, responsabile della Unità di Colon Proctologia presso l’Ospedale Sandro Pertini di Roma e docente all’Università La Sapienza. Al telefono mi ha subito raccontato le motivazioni di questa iniziativa in rete attiva dal mese di maggio.

Bruciore di stomaco, Pantoloc Control è il nuovo farmaco Novartis contro la pirosi

Un nuovo farmaco da banco contro il bruciore di stomaco, più precisamente la pirosi, Pantoloc Control, è stato diffuso dalla multinazionale svizzera Novartis e promette di eliminare, dopo l’assunzione di una sola pastiglia da 20 mg, l’eccessiva acidità per le successive 24 ore.

Prima di passare ad illustrarvi le caratteristiche del Pantoloc, vediamo di scoprirne di più sulla pirosi, iniziando da qualche dato: la pirosi gastrica colpisce 8 milioni di italiani e ha come principale fattore scatenante lo stress, e non c’è alcun dubbio che una vita stressante sia la causa primaria del bruciore allo stomaco: basti pensare che a soffrirne in Italia sono per lo più le donne, quarantenni, lavoratori, persone sposate e con famiglie numerose, che superino i tre componenti. Per essere più precisi

il 70% delle persone che ne soffre lavora, il 55% è sposato e il 67% ha una famiglia di più di tre componenti.

Da non sottovalutare anche un altro fattore scatenante: l’alimentazione. Come spiega Lina Oteri, dietista responsabile Aoor Papardo Piemonte di Messina:

è fondamentale riuscire a capire quali sono quegli alimenti che creano problemi e scartarli perché è noto che il rapporto con la dieta è strettamente personale.

Il bruciore allo stomaco è una dolorosa sensazione di bruciore nell’esofago, appena al di sotto o dietro la cassa toracica. Il dolore spesso sorge nel petto e può irradiarsi fino al collo o alla gola, determinando un gusto acre, salivazione abbondante (scialorrea) ed un reflusso liquido.

Stitichezza in vacanza: cause e rimedi

Tra i ricordi delle vacanze c’è spesso un brutto episodio di stitichezza (stipsi), quando non si ha il problema contrario, ovvero la diarrea del viaggiatore! Ma per quale motivo l’intestino si blocca? Sicuramente molto dipende dal tipo di vacanza. Se si decide di mangiare un panino a pranzo ed un trancio di pizza a cena, non ci si può aspettare altro dopo qualche giorno.

Ma il Prof. Sergio Morini Primario Gastroenterologo dell’Ospedale Nuovo Regina Margherita di Roma ci spiega che l’aspetto mentale gioca un ruolo determinante:

“Molte ricerche scientifiche hanno dimostrato che l’insorgere di una stitichezza vacanziera ha un’origine assolutamente psicologica. Soprattutto le donne ed i bambini, risentono di questo cambiamento. C’è una adattabilità più difficile.

La diarrea del viaggiatore: prevenzione e terapia

La diarrea del viaggiatore è l’incubo maggiore di chi decide di passare le proprie vacanze all’estero in un paradiso tropicale. E’ molto frequente: si stima che ne venga colpito almeno il 25 % dei viaggiatori e solitamente non è grave, non lascia conseguenze pericolose. Dura dalle 48 alle 72 ore e può essere più o meno violenta.

Le feci possono essere semplicemente scomposte o del tutto liquide; si possono avere dalle 4 alle 6 scariche al giorno, ma arrivare anche a 10. Il tutto accompagnato da dolori addominali, debolezza, senso di inadeguatezza nel socializzare o stato d’ansia se ad esempio si è in tour con un gruppo. Raramente compare la febbre. Ma quel che è certo è che la vacanza rischia di andare in fumo.

Helicobacter pylori: in arrivo una nuova terapia

Dall’Università Cattolica di Roma arrivano importanti novità per combattere l’Helicobacter Pylori. Vi spieghiamo di cosa si tratta. Vi abbiamo già parlato dell’Helicobacter pylori (qui) un batterio che colonizza abitualmente le nostre mucose intestinali e che provoca gastrite, acidità, bruciore, ma anche ulcere pericolose e tumore allo stomaco se trascurato.

La diagnosi è semplice: si fa tramite un test del respiro o un esame delle feci, in alcuni casi è preferibile la gastroscopia, esame invasivo, ma non doloroso. Con una terapia antibiotica si può risolvere il problema nel 94% circa dei casi. Ma nel restante 6 %? Che fare? In genere si attivano nuovi cicli terapeutici dopo un antibiogramma che individua la maggiore sensibilità antibiotica e permette una cura personalizzata. Non sempre però si ottiene un successo ed i ricercatori romani hanno lavorato proprio su questo gruppo.

Gastrite ed Helicobacter pylori: ecco di cosa si tratta

Helicobacter pyori: due parole un po’ complicate che ci sono familiari. Ma di cosa si tratta? Di un batterio molto comune che è solito “abitare” nelle mucose dello stomaco di quasi il 50% della popolazione mondiale.

Nella maggior parte dei casi è asintomatico, ma spesso può provocare gastrite, ulcere, anche sanguinanti e di recente è stato inserito, tra i principali fattori di rischio del tumore allo stomaco.

Non sono chiare le modalità con cui si trasmette e non esiste un vaccino. Di sicuro è possibile diagnosticarlo con facilità ed attivarsi in una terapia antibiotica mirata. Questo però solo da pochi anni a questa parte.

Il batterio è stato infatti individuato come responsabile di gastriti, bruciori e male allo stomaco solo nel 1982, grazie al lavoro di due scienziati australiani Marshall e Barry.

Stitichezza ed enterogermina: la parola all’esperto

Oggi vi parliamo di stitichezza ed enterogermina, sollecitati da uno di voi, un lettore che ci ha posto un quesito:

“per quanto tempo bisogna assumere il prodotto in questione?”

Purtroppo, il nostro amico non ha ricevuto risposte soddisfacenti dal suo medico e dal farmacista. Di fatto, neppure sul foglietto illustrativo esiste un numero di giorni specifico. Abbiamo deciso quindi, di chiedere aiuto ad uno specialista, il Prof. Sergio Morini Primario del reparto di Gastroenterologia dell’Ospedale Nuovo Regina Margherita di Roma, già Presidente dell’Associazione Italiana Gastroenterologi Ospedalieri:

Dormire troppo aumenta il rischio di sindrome metabolica

Dormire troppo è associato ad una elevata prevalenza di sindrome metabolica nei soggetti anziani, secondo una ricerca presentata l’8 giugno a San Antonio, Texas, in occasione del convegno SLEEP 2010. I risultati indicano che i partecipanti che hanno segnalato una durata abituale del sonno giornaliero di otto ore o più incluse le “pennichelle” hanno avuto il 15% in più di probabilità di contrarre la sindrome metabolica (odds ratio = 1.15).

Questo rapporto è rimasto invariato dopo l’adeguamento completo dei potenziali fattori di confondimento, quali la demografia, stile di vita, abitudini del sonno e marcatori metabolici. Anche se i partecipanti che hanno riportato una breve durata del sonno di meno di sei ore hanno avuto il 14% in più di probabilità di avere la sindrome metabolica nelle analisi iniziali (OR = 1.14), l’associazione è scomparsa dopo il controllo di potenziali fattori di confondimento (OR = 0.98).

Morbo di Crohn, uso regolare di aspirina aumenta il rischio

L’uso regolare di aspirina aumenta il rischio di insorgenza di morbo di Crohn fino a 5 volte. E’ quanto afferma un recente studio della University of New Anglia (UEA). Occhio dunque ad usare i farmaci analgesici con troppa leggerezza.
La ricerca in questione, coordinata dal dottor Andrew Hart della UEA, è stata presentata per la prima volta durante la conferenza Digestive Disease Week a New Orleans.

Il morbo di Crohn è una patologia cronica infiammatoria intestinale grave che interessa 4 milioni di persone in tutto il mondo: 60.000 persone nel Regno Unito e 500.000 persone negli Stati Uniti. In Italia colpisce 200 mila persone, con 2 mila nuovi casi ogni anno. I pazienti che ne sono affetti possono dover assumere farmaci per tutta la vita e alcuni hanno bisogno di interventi chirurgici. Inoltre risultano a più alto rischio di cancro intestinale.

Celiachia: una nuova tecnica potrebbe riuscire a guarirla

Per gli adulti e bambini celiaci, l’unica cura è una dieta priva di glutine, che può essere molto impegnativa. I gastroenterologi del Rush University Medical Center stanno conducendo un nuovo studio per vedere se le tecniche mente/corpo potrebbero aiutare i pazienti affetti da celiachia a seguire una dieta meno rigida. La malattia celiaca è una malattia digestiva permanente che colpisce bambini e adulti. Le persone che ne sono affette non tollerano il glutine, una proteina che si trova in quasi tutti i prodotti alimentari e medicinali, vitamine e balsami per le labbra. Il glutine può danneggiare l’intestino tenue ed interferire con l’assorbimento dei nutrienti del cibo.

Mangiare, anche una piccola quantità di glutine può danneggiare l’intestino tenue. Il danno si verifica in chi ha la malattia, comprese le persone senza sintomi evidenti

ha spiegato il dottor Ali Keshavarzian, vice presidente del centro di medicina e gastroenterologo alla Rush. Fonti nascoste di glutine sono a volte trovate nell’amido degli additivi alimentari geneticamente modificati, conservanti e stabilizzanti a base di grano. Inoltre, molti prodotti di mais e di riso vengono prodotti in stabilimenti che fabbricano anche prodotti di grano che possono contaminare di glutine i prodotti che non dovrebbero contenerlo.

Le tappe dello svezzamento e consigli per gli alimenti dei bambini

Cos’è lo svezzamento? Innanzitutto, un momento importante per il vostro bambino, una tappa fon­damentale nella sua vita, proprio come camminare, parlare o to­gliere il pannolino. Infatti, intorno ai 4-6 mesi (o co­munque su consiglio del pedia­tra), si verifica per lui/lei il passaggio dai cibi liquidi a quelli solidi o semi-solidi, dal seno o dal biberon al cucchiaino. Vi pare una cosa da poco? È una nuova abitudine, un po’ come se voi, al­l’improvviso, vi doveste trasferire in oriente e iniziare a mangiare cavallette, non sapete come sono né come vengono fatte, ma potrebbero anche piacervi!

E così avviene per i vostri bam­bini, come tutte le novità do­vranno prima capire se gli piacciono o meno. In questo secondo caso dovrete andare loro incontro, magari variando il menu, per rendere il momento della pappa sereno e piacevole ed evitare traumi … e macchie sulle pareti della cucina!

Perciò i cibi nuovi dovranno es­sere proposti al piccolo in modo graduale, anche con vari tenta­tivi, il motto è: proporre e non im­porre. Nei primi tempi sarà normale che una parte del cibo fuoriesca dalla bocca del bambino, non perché, come erroneamente si pensa, il bambino rifiuti il cibo, ma perché non è abituato a deglutire ali­menti non liquidi. Basterà riten­tare, poco per volta, e imparerà a mangiare, come abbiamo fatto tutti.

La pillola anti-celiachia funziona nell’85% dei casi

Ottime notizie per gli ammalati di celiachia. La scienza fa passi da gigante, ed anche se il vostro problema non è completamente risolto, probabilmente a breve potrebbe essere alleggerito. L’incubo dei celiaci è infatti quello di andare a cena fuori, e non sapere se la pizzeria o il ristorante in cui sono entrati offre anche cibi senza glutine. D’ora in avanti questo problema potrebbe essere risolto. Uno dei tanti “cervelli” italiani scappati all’estero, Alessio Fasano, ha inventato e sperimentato con successo la pillola anti-celiachia, grazie al sostegno dell’Università del Maryland a Baltimora (Stati Uniti). In soli 4 anni Fasano è riuscito a capire il meccanismo a causa del quale i celiaci non possono ingerire glutine, ha sperimentato la sua teoria sui topi, e dopodiché è passato direttamente sugli esseri umani. I primi risultati sono stati incoraggianti: non avrà risolto completamente il problema, ma la pillola ha funzionato nell’85% degli esperimenti.