Disabilità, ancora molte le barriere per tutti

Essere disabile in Italia è come vivere costantemente su una montagna russa: scarsa assistenza, difficoltà nel raggiungimento dell’indipendenza, barriere architettoniche dovunque. Muoversi in libertà per un disabile fisico è la più grande sfida ed a sottolineare il concetto ci pensa una indagine presentata in questi giorni dall’Adiconsum.

OMS Europa: 4 milioni di anziani subiscono maltrattamenti fisici

In un anno sono circa 4 milioni gli anziani in Europa che subiscono maltrattamenti fisici: schiaffi, pugni, calci, bruciature, ferite da coltello e isolamento in camere chiuse. In almeno 2.500 casi si è arrivati a rischiare la vita ed il responsabile era sempre un familiare stretto. Sono questi alcuni drammatici dati riferiti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) in occasione della presentazione della terza Conferenza Europea sulla prevenzione degli infortuni e la promozione della sicurezza in corso a Budapest.

Disabilità, per le donne gli ostacoli raddoppiano

L’Italia in materia di disabilità è un paese molto arretrato. Non solo per la mancanza spesso e volentieri di leggi specifiche che tutelino la popolazione che ne è affetta, ma  soprattutto per tutte quelle barriere che sono naturalmente poste nella loro via. Mancanza di scivoli che consentano di saltare gradini, bagni appositi nei luoghi pubblici. Per la donna disabile il problema raddoppia. In ogni senso, sia dal punto di vista architettonico che medico.

Disabilità: colpisce più di un miliardo di persone e non c’è assistenza adeguata

Chi vive quotidianamente l’esperienza della disabilità ne era già ampiamente consapevole, ma ora arriva la conferma da un rapporto stilato dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e dalla Banca Mondiale: più di un miliardo di persone vive attualmente una situazione di disabilità, senza un adeguato accesso ai servizi. La maggior parte dei Paesi non dispone di meccanismi capaci di rispondere ai bisogni delle persone colpite da disabilità.

Disabilità grave, quando manca l’assistenza necessaria

La prima sfida di una persona affetta da disabilità è quella di avere una vita il più possibile normale ed autonoma. Anche chi ha dei problemi fisici cronici di diversa tipologia ha il diritto di poter usufruire di una vita appagante e serena, ma soprattutto libera. La storia di Claudia, affetta da sindrome di Rett e resa nota dal Corriere attraverso gli appelli della madre ne è un esempio. In molti non lo sanno, ma vi è una legge, in vigore dal 1998, che punta a dare una assistenza adeguata al sostentamento a tutte le persona affette da disabilità grave.

Disabilità: possibile muovere computer con il pensiero?

Vivere in condizioni di disabilità significa essere poter essere affetti da diversi tipi di patologie, più o meno invalidanti che in alcuni casi possono portare all’impossibilità di utilizzare gli arti e comunicare. In questo caso solo la “forza del pensiero” può essere sfruttata.

Per questo motivo un gruppo di scienziati israeliani della Ben-Gurion University di Beer-Sheva of the Negev hanno messo a punto un personal computer, privo di mouse e tastiera, in grado di poter essere manovrato con la mente. Al momento si tratta solo di un prototipo ma i risultati sembrano essere davvero interessanti.

Disabilità, una scuola per imparare ad essere indipendenti a Milano

L’aspetto che forse più ferisce, dell’essere disabili, è il costante bisogno di supporto anche per operazioni comuni e banali di tutti i giorni. Eppure in molti, tra i diversamente abili, riescono a superare questo scoglio, vincendo la tentazione di ricorrere all’aiuto altrui per qualsiasi cosa, imparando ad ingegnarsi ed a farcela da soli, con una forza d’animo ed una determinazione che hanno dell’ammirevole.

Non tutti riescono però a risollevarsi in modo autonomo dal baratro della dipendenza dagli altri, dipendenza che spesso è soprattutto psicologica. Per aiutare chi convive con la disabilità a diventare indipendente, a Milano c’è una vera e propria scuola: la SVAA (Scuola di Vita Adulta Autonoma), in via Ruggero 33, zona 5, al quinto piano.

Sindrome di Down: Giusi Spagnolo è la prima ragazza italiana a laurearsi nonostante la malattia

Si chiama Giusi Spagnolo e detiene un record speciale: è la prima ragazza affetta dalla Sindrome di Down a laurearsi in Italia. Il voto: 105 su 110 e la tesi in Beni demo-etno-antropologici della facoltà di Lettere dell’Università di Palermo. E’ un traguardo importante, sicuramente per lei, come tutte le giovani fanciulle con una laurea in mano, perché coincide con l’inizio di una nuova vita, del futuro agognato e per il quale ci si è impegnati nello studio. Il sogno nel cassetto di Giusi ?

“Spero di partecipare come tutor a laboratori con i bambini e che questo sia l’inizio di un lavoro che amo moltissimo”,

ha spiegato ai giornalisti, ma è quello che racconta da sempre ad amici e parenti. Del resto è un’esperienza che ha già fatto, presso la scuola elementare Montegrappa di Palermo, la sua città.

Consultori, una realtà in crisi

Consultori: sempre di meno e con meno lavoratori, in tutto il territorio italiano. E’ questa la triste fotografia di una realtà nata per venire incontro alle esigenze del cittadino e che, come molte altre, deve fare i contri con una crisi sia economica che di sistema.

I primi consultori famigliari (Cf)  sono nati in Italia 35 anni fa, per venire incontro alle esigenze delle famiglie, le quali necessitano spesso di assistenza per ciò che riguarda la loro affettività, il sapersi relazionare l’un l’altro,  la propria sfera sessuale.

Disabili: i costi dell’assistenza gravano sulla famiglia

I disabili. L’assistenza nei loro confronti è un dovere civile, eppure i costi onerosi di questo supporto gravano soprattutto sulle famiglie. In un periodo profondo di crisi come quello che stiamo vivendo, è opportuno chiedersi che valore ha la salute. Secondo il 44esimo Rapporto annuale del Censis sullo stato sociale del nostro paese, si tratta di un peso eccessivo per troppe famiglie.

Ecco qualche cifra emersa dal documento:  una persona affetta di Alzheimer comporta una spesa annua di più di 56mila euro; 11.250 euro per un paziente colpito da artrite reumatoide e circa 15mila euro per i malati di insufficienza renale cronica in dialisi. Non è bello fare certi conti, ma diventa fondamentale se si pensa a chi una famiglia non ce l’ha e se alla quotidianità di un nucleo familiare si aggiungono questi costi. E’ pazzesco doversi arrampicare sugli specchi per poter curare la persona amata. E’ assurdo e disumano barcamenarsi tra due lavori per arrivare alla fine del mese e tornare a casa per occuparsi ad oltranza di un figlio o un genitore che ha perso l’indipendenza motoria o mentale. Si legge nel documento:

Perché i sessantenni di oggi sono più acciaccati di quelli di ieri?

Secondo un nuovo studio dell’UCLA, le persone che entrano oggi nei “sessanta” presentano un maggior numero di problemi fisici rispetto ai loro coetanei della generazione precedente. I risultati, dicono i ricercatori, possono essere dovuti in parte ai cambiamenti demografici. Nello studio, che sarà pubblicato sul Journal of Public Health, i ricercatori della David Geffen School of Medicine dell’UCLA hanno rilevato che gli individui di età compresa tra 60 e 69 anni sono anche più esposti a disabilità rispetto a quelli che oggi hanno un’età compresa tra 70 e 79 anni. Nemmeno tra gli ottantenni sono stati rilevati aumenti significativi.

Mentre lo studio ha analizzato i gruppi nati prima del periodo post-bellico, i risultati sono considerati “preoccupanti” per l’assistenza sanitaria, perché suggeriscono che la gente che entra ora nei 60 potrebbe avere disabilità anche di più, ponendo un onere aggiuntivo ad un sistema già fragile ed aumentando i costi sanitari per la società nel suo insieme.

Attività fisica adattata: lo sport per combattere la disabilità

Le malattie croniche sono responsabili di circa l’80% della mortalità, di una percentuale anche superiore di di­sabilità e di circa il 70% delle spese sanitarie nella popola­zione generale. La presenza di disabilità è associata ad un aumento della mortalità e di eventi avversi quali il ricovero in strutture protette e l’ospedalizzazione. Aumenta poi l’utilizzo di servizi sanitari e sociali. Ciò causa un carico importante di sofferenza e di costi sulla persona affetta da disabilità, sulla sua rete familiare e sul sistema sanitario. La disabilità può essere causata da diverse malattie croniche, per esempio ictus cerebrale, il morbo di Parkinson, l’artrosi, la cardiopa­tia ischemica.

Una caratteristica della malattia cronica è quella di ridurre le capa­cità funzionali dell’individuo, cioè la possibilità di compiere le normali azioni quotidiane. La riduzione di tali attività è respon­sabile della perdita di massa mu­scolare e di flessibilità. Il calo della resistenza allo sforzo causa dimi­nuzione delle capacità individuali, stanchezza e facile affaticabilità.

La mancanza di partecipazione si traduce a sua volta in calo della motivazione e inevitabile passività. E ancora, la perdita di contatti so­ciali provoca isolamento, depres­sione e conseguente mancanza di gioia di vivere. Si viene a creare, dunque, per la persona di­sabile, un vero e proprio circolo vizioso che si auto potenzia e si auto mantiene.

Lavoro: discriminazioni e disuguaglianze per questioni di…salute

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) ha riscontrato forme di discriminazione e di disuguaglianze sul lavoro per motivi legati allo stato di salute dell’individuo. Nel rapporto “Equality at work: tackling the challenges” si legge che recentemente si sono aggiunte forme di discriminazione che riguardano per la maggior parte soggetti affetti da disabilità e dal virus Hiv. Oltre alle già note forme di discriminazione sessuale, religiosa, etnica e sociale.

Nei Paesi in via di sviluppo dove vive circa l’80% dei disabili, fisici o mentali, le discriminazioni si sommano a quelle di genere. Si veda il Brasile dove le donne disabili disoccupate sono superiori ai maschi disabili disoccupati. Lo stesso rapporto si riscontra in Medio Oriente e nell’Africa del nord. Mentre nei Paesi sviluppati la discriminazione è legata più a motivi economico-imprenditoriali: le imprese recepiscono lo stato di disabilità come una minore capacità produttiva. In Europa, in particolare in Francia, si è analizzato che di tutti coloro che hanno dichiarato la disabilità sul proprio curriculum, solo meno del 2% ha trovato lavoro.