Paracetamolo addio, allo studio nuovi farmaci per sostituirlo

Il paracetamolo è un farmaco molto utile perché può essere assunto per una grande quantità di condizioni. Purtroppo però ha anche diversi effetti collaterali. Per questo sono allo studio dei medicinali che possano sostituirlo. Allo studio in particolare ci sarebbe la proteina TRPA1, quella su cui agisce proprio il paracetamolo, la quale potrebbe essere al centro dell’obiettivo di nuovi farmaci che però non producono il NAPQUI, un sottoprodotto tossico che provoca i ben noti effetti indesiderati.

Paracetamolo: posologia, meccanismo d’azione ed effetti collaterali se si superano le dosi consigliate

Il paracetamolo è una delle sostanze antinfiammatorie e antipiretiche (cioè in grado di far abbassare la temperatura corporea, n.d.r.) tra le più comuni e le più utilizzate. Uno studio recentemente condotto in Gran Bretagna ha messo in luce come un suo abuso non solo sia tossico come già ampiamente dimostrato in passato, ma possa portare ad una overdose e quindi alla morte. Cerchiamo di scoprirne di più scoprendone insieme la posologia e gli effetti collaterali più comuni.

Otite esterna: rimedi naturali e cure farmacologiche per il dolore alle orecchie

Come sapete, l’otite è un’infiammazione dell’orecchio, le cui cause sono molto diverse. E diversa è dunque anche la terapia che si può attuare, in base anche alla tipologia dell’otite. Per questo, prima di qualunque azione individuale è importante una visita da parte di un medico specializzato, un otorino. In caso di otite media e interna il dolore è in genere molto forte e le terapie necessarie nella maggior parte dei casi comprendono farmaci da acquistare solo dietro presentazione di ricetta medica. Diverso è invece il caso di quei medicinali e/o rimedi naturali che si usano per calmare un dolore meno intenso come quello causato dalla cosiddetta otite esterna, o per togliere l’accumulo di cerume che può provocare fastidio.

Febbre bambini, se è bassa sconsigliato paracetamolo

Quando si parla di influenza e di stati febbrili, un discorso a parte meritano i più piccoli, spesso troppo imbottiti di farmaci da genitori, giustamente, apprensivi che vorrebbero il termometro tornasse immediatamente a segnare una temperatura ragionevole, che allontani ogni apprensione sulla salute del loro bambino. La febbre, però, vale la pena ricordarlo, non è una patologia né un fenomeno da demonizzare perché è la naturale risposta dell’organismo alle infezioni. Abbassarla ulteriormente con i farmaci, quando è già bassa, potrebbe essere deleterio.

A questo proposito, interessanti novità arrivano dalle politiche pediatriche di cui ci giunge notizia da oltreoceano. L’indicazione, nello specifico, arriva dalla prestigiosa American Academy of Pediatrics e riguarda il trattamento della febbre nei bambini.

Paracetamolo, presto anche al vaglio dell’Aifa

Il problema sollevato dalla FDA (Food and Drug Administration) americana riguardo ai rischi del paracetamolo in dosi superiori ai 325 mg per compressa, sarà affrontato anche dall’Aifa. Lo ha affermato in un comunicato, il Ministro della Salute Prof. Ferruccio Fazio:

“La questione è stata inserita per la valutazione nell’ordine del giorno della prossima riunione della Commissione Tecnico Scientifica dell’Agenzia Italiana del Farmaco programmata per i giorni 2 e 3 febbraio”.

Nel frattempo, i circa 500.000 italiani a letto con l’influenza si domandano cosa fare.

Paracetamolo: nelle dosi attuali è pericoloso per il fegato?

Il paracetamolo, può essere pericoloso per il fegato? In dosi eccessive sì. Lo ricorda la FDA Food and Dug Administration americana, l’organo governativo deputato al controllo di farmaci e dispositivi medico-sanitari. L’allarme è chiaro e riguarderebbe tutte le dosi superiori ai 325 mg. Che significa e cosa è il paracetamolo? Si tratta del medicinale più comunemente utilizzato: la tradizionale Tachipirina o l’Efferalgan che assumiamo per abbassare la febbre e controllare il mal di testa o i dolori articolari, sintomi molto frequenti proprio in questi giorni, perché tipici dell’influenza.

Insomma è l’antipiretico (antifebbrile) ed analgesico (antidolorifico) più usato, anche e soprattutto per i bambini. Il 60% di loro in queste ore è a letto influenzato e tutti i pediatri avranno consigliato sicuramente di somministrare la tradizionale supposta o lo sciroppo di paracetamolo. Il problema non riguarderebbe le fasce d’età più colpite, ovvero l’infanzia da 0 a 4 anni, ma potrebbe invece coinvolgere quei bambini che superano i 20 Kg di peso corporeo, ovvero dai 6-7 anni in su, per i quali la dose di paracetamolo, è già di 500 mg! Dunque occorre preoccuparsi?

Asma, aumento del rischio da uso di paracetamolo negli adolescenti

Sappiamo che l’inquinamento e l’alto tasso di polveri sottili, concentrate soprattutto nelle grandi città, in centro piuttosto che vicino ad arterie stradali molto trafficate, aumentano il rischio di soffrire di asma nei bambini. Così come il fumo passivo o attivo in gravidanza e nella primissima infanzia.

Una recente ricerca ha preso in analisi la fascia d’età adolescenziale, concentrandosi stavolta sulla relazione esistente tra l’uso di farmaci e lo sviluppo di sindromi asmatiche. Lo studio è stato condotto da un’équipe di ricercatori afferente all’Istituto di ricerca medica della Nuova Zelanda ed è stato pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine.

Fans e tumori, un falso binomio

Vi sono alcuni farmaci, specialmente quelli che possono essere acquistati senza ricetta medica, come la categoria dei FANS, ovvero i farmaci anti-infiammatori non steroidei, tra cui Aspirina e Tachipirina, che sono molto diffusi e molto utilizzati. Grazie alla loro azione antinfiammatoria, analgesica ed antipiretica, costituiscono un valido aiuto per curare numerosi sintomi.

Inoltre, queste specialità medicinali sono spesso utilizzate sopratutto dal sesso femminile per i disturbi legati al ciclo mestruale: mal di testa, dolori addominali ed altri piccoli problemi inducono spesso le donne ad assumere questi prodotti, almeno per una settimana al mese. Ovviamente, anche se è sempre dannoso per tutti abusare dei farmaci, ultimamente si era parlato del maggiore rischio di sviluppare tumori a cui andrebbero incontro le donne, proprio per questa “cattiva abitudine”. Sembrerebbe, però, che una ricerca americana avrebbe invece smentito questo pericolo e addirittura alcuni studi affermano che l’Aspirina potrebbe essere utile per contrastarli.

Il paracetamolo dei comuni antidolorifici può evitare danni renali dovuti alle lesioni muscolari

Le lesioni muscolari gravi, come ad esempio le lesioni subite per uno strappo o una collissione, incidenti d’auto ed esplosioni, fino anche ai danni muscolari da eccessivo esercizio fisico o interazioni con altri farmaci statine, possono essere pericolose peeché in grado di causare danni renali cronici. La terapia è stata limitata a fluidi per via endovenosa e dialisi, ma un nuovo studio suggerisce che il paracetamolo comunemente utilizzato negli antidolorifici può proteggere i reni da eventuali danni.

Un team di ricerca internazionale guidato dai ricercatori del Vanderbilt University Medical Center ha pubblicato la sua relazione sul Proceedings of the National Academy of Sciences, in cui viene spiegato che l’acetaminofene ha impedito danno ossidativo e l’insufficienza renale dopo l’infortunio muscolare in un modello murino. I risultati confermano un’ulteriore indagine degli effetti del farmaco in pazienti con lesioni muscolari gravi.

Questa è una nuova applicazione del paracetamolo. L’idea proveniva da due gruppi di lavoro su diversi studi, che si sono messi insieme per creare qualcosa di nuovo

ha affermato l’autore dello studio, Olivier Boutaud, professore associato di ricerca di Farmacologia. Quando il muscolo scheletrico è danneggiato, si rompe (una condizione chiamata rabdomiolisi) e rilascia il suo contenuto cellulare, compresa le mioglobina, nel flusso sanguigno. Circa 10 anni fa, Roberts L. Jackson II e colleghi hanno dimostrato in un modello murino che i depositi rilasciati di mioglobina nel rene provocano insufficienza renale indotta dal danno ossidativo.

Prima morte causata esclusivamente dal virus A H1N1 in Italia

Qualche settimana fa c’era stato il primo caso di morte causata dal nuovo virus influenzale A H1N1 in Italia a Napoli. L’uomo però aveva già dei problemi di salute pregressi, una malattia respiratoria aggravata dalla nuova influenza e che lo ha portato ad una morte prematura. Oggi arriva la notizia che c’è stata una seconda morte nel nostro Paese causata dall’influenza suina, ma per la prima volta non si tratta di un aggravarsi di condizioni di salute già compromesse, ma sembra che la compromissione sia direttamente attribuibile al virus.

La donna, Giovanna R. di Messina, non aveva alcuna malattia prima del contagio. Dalle prime confuse notizie si diceva fosse affetta da polmonite cronica; in un secondo momento si era detto che aveva una grave forma di diabete. Tutto smentito da sua sorella, che di professione fa il medico, e che nella giornata di ieri ha lanciato l’allarme: il virus ha causato una polmonite virale acuta che ha ucciso la donna.

Inventata tecnica per predire la reazione ai farmaci con il semplice esame delle urine

I ricercatori potrebbero essere in grado di prevedere come la gente risponde a particolari farmaci, analizzando i loro campioni di urine. Ad affermarlo sono alcuni scienziati in un nuovo studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Non tutti i farmaci sono efficaci in tutti i pazienti e, occasionalmente, le persone sensibili possono avere effetti collaterali negativi nei loro confronti. Secondo lo studio effettuato dai ricercatori dell’Imperial College di Londra e dell’istituto di ricerca Pfizer, i ricercatori hanno dimostrato che era possibile prevedere come individui diversi reagivano alla stessa medicina, a seconda dei diversi livelli di prodotti del metabolismo, noti come metaboliti, solo analizzando le urine prima ancora che fosse assegnata una dose del farmaco.

Paracetamolo sviluppa asma nei bambini

Secondo un recente studio, i bambini a cui viene somministrato acetaminofene durante il primo anno di vita per ridurre la febbre hanno maggiori probabilità di sviluppare asma in seguito.
Inoltre, la somministrazione di paracetamolo comporta maggiori probabilità di sviluppare rinocongiuntivite ed eczema quando i bambini raggiungono un’età compresa tra i 6 e i 7 anni.

Questi dati fanno parte di una relazione pubblicata il 20 settembre su The lancet.
Secondo l’autore principale della ricerca, il dottor Richard Beasley, del Medical Research Institute of New Zealand a Wellington:

Se questa associazione venisse ulteriormente accertata, l’uso di acetaminofene rientrerebbe tra i fattori di rischio dell’asma e potrebbe spiegare come mai l’asma sia diventata un fenomeno così comune soprattutto tra i bambini. Dato che questo studio non può definitivamente affermare che l’acetaminofene è causa di asma, il suo uso per i bambini non dovrebbe essere modificato, dal momento che si tratta del farmaco più diffuso ed efficace per fornire sollievo al dolore e alla febbre durante l’infanzia.

Emicrania in gravidanza, ecco come curarla


L’emicrania è caratterizzata da un dolore pulsante, localizzato in una metà della testa o in una parte del volto. Peggiora con lo sforzo e si associa in genere a nausea, vomito, intolleranza alla luce e ai rumori. Di solito, se l’emicrania è senza aura (episodi di alterazioni della vista che possono precedere l’attacco) tende a migliorare nei nove mesi dell’attesa. Lo stesso accade se, prima della gravidanza, l’attacco compariva in corrispondenza delle mestruazioni.

Durante la gestazione assume particolare importanza la prevenzione anti-emicranica. Bisogna considerare misure igieniche e comportamentali capaci di garantire il maggiore benessere possibile: alimentarsi in modo corretto, fare una moderata attività fisica, rispettare i ritmi sonno-veglia ed evitare situazioni di stress. Ma, prima di introdurre una terapia farmacologica, è meglio aspettare e verificare se, come spesso accade, i sintomi si attenuano nel secondo o terzo trimestre.