Morta donna primo trapianto di viso, rigetto?

E’ morta la donna che ha subito il primo trapianto di viso al mondo. E’ da chiamare in causa un eventuale rigetto? I medici hanno parlato di una lunga malattia. Ma è stato possibile ricostruire il calvario di Isabelle Dinoire negli ultimi tempi. E forse la sua più grande operazione può essere stato uno dei fattori scatenanti.

Trapianto totale di faccia, intervento record negli Stati Uniti (foto gallery e Video)

Un trapianto di faccia da record. Ogni volta si dice così, perché si tratta sempre di un intervento di chirurgia plastica ricostruttiva eccezionale, ma stavolta anche i risultati sono veramente incredibili. Come vedete dalla foto il paziente ha un volto “normale”, reale. E pensate che è stato operato solo 10 giorni fa. L’uomo si chiama Richard Lee Norris, ha 37 anni e dal 1997, in seguito ad un incidente con un’arma da fuoco era rimasto totalmente sfigurato. Una vita difficile da allora, quasi totalmente recluso in casa. Ma adesso non più, grazie all’intervento chirurgico effettuato il 19 marzo scorso presso il Medical Center dell’Università del Maryland.

Trapianto totale di faccia: le foto del nuovo volto di Charla ed il video che spiega l’intervento

Ecco il nuovo volto di Charla Nash, dopo un trapianto totale di faccia avvenuto solo nello scorso mese di Giugno presso il Brigham and Women Hospital (BWH). Un successo, il terzo di questo tipo in tale struttura sanitaria dall’inizio dell’anno. La donna, che oggi ha 57 anni era stata aggredita e letteralmente sbranata da uno scimpanzé (“domestico”, di proprietà di un amico) nel 2009. Oltre il volto, il team di specialisti guidati dal Dott. Bohdan Pomahac, direttore del Programma trapianto BWH Chirurgia Plastica ha tentato anche un doppio trapianto delle mani che però purtroppo non è andato a buon fine: sono state rimosse per complicanze post operatorie.

Trapianto totale di faccia: ecco il nuovo volto di Dallas

Un vero e proprio ritorno alla vita. E nuovamente la possibilità, dopo anni, di sentire nuovamente,  il bacio di sua figlia sul viso. E’ una storia di medicina, ma anche una storia di rinascita quella di Dallas Wiens, ventiseienne statunitense che ora, per la prima volta fa nuovamente vedere il suo viso in pubblico.

Il giovane, lo scorso marzo è stato sottoposto ad un trapianto totale di faccia, il secondo dopo quello avvenuto in Spagna qualche tempo fa.

Trapianto totale di faccia: il primo negli Usa (video)

E’ accaduto la scorsa settimana: presso il Brigham and Women’s Hospital (BWH) un team di chirurgia plastica, guidato dal Dott. Bohdan Pomahac, ha effettuato il primo trapianto di faccia totale degli Stati Uniti.

Il delicato intervento è durato più di 15 ore ed ha coinvolto oltre 30 persone tra medici, infermieri, anestesisti ed assistenti che si sono impegnati per restituire al giovane paziente Dallas Wiens un volto, comprensivo di naso, labbra, pelle del viso, muscoli e nervi facciali necessari per nutrirsi, comunicare ed avere sensazioni da contatto. Il ragazzo era rimasto sfigurato nel 2008 durante un incidente di lavoro: un cavo dell’alta tensione le aveva bruciato totalmente il volto ed era rimasto in coma, rischiando anche la paralisi totale.

Trapianto di volto: in cosa consiste

Vi abbiamo più volte parlato del trapianto di volto. Anche di recente, in relazione alla notizia del primo trapianto totale di viso. Ma in cosa consiste e in quali casi si fa? Vediamo di soddisfare la vostra curiosità facendo un passo per volta!

Al mondo non sono stati fatti molti interventi di questo tipo, con l’ultimo siamo a 12 (compresi i trapianti di viso parziali), data la complicanza tecnica, ma anche le motivazioni che conducono a questi interventi. Sono molte le malattie o gli eventi drammatici che deturpano irrimediabilmente il volto.

Nel caso di Isabelle Dinoire, (il primo trapianto di viso avvenuto nel2005) ad esempio,  si è trattato del morso del suo cane, uno splendido Labrador. Il paziente del trapianto totale di faccia soffriva della Sindrome di Recklinghausen, o neurofibromatosi, la stessa di cui soffriva il protagonista di Elephant Man.  A Connie Culp, una donna dell’Ohio, è stato ricostruito l’80 % del viso distrutto da un colpo di pistola. Non l’aveva uccisa, ma deturpata violentemente.

Trapianto di faccia: questa volta totale

Un trapianto di faccia totale. E’ stato effettuato in Francia, vicino Parigi, presso l’Ospedale Hernri Mondor di Creteil, ovviamente dal Prof. Laurent Lantieri responsabile del Servizio di Chirurgia Plastica Ricostruttiva, e dalla sua equipe.

Gerome, il nome del paziente 35 enne, operato tra il 26 ed il 27 giugno scorsi per 12 ore consecutive. E’ affetto da una malattia rara, ma famosa, quella portata al cinema in Elephant Man, ovvero la Sindrome di Recklinghausen, o neurofibromatosi. Per chi non avesse visto il film, comporta tra le varie cose, anche una drammatica deformazione del viso e del corpo.

Vivere con la faccia di un’altra: la storia di Isabelle

Era il 28 maggio 2005: il viso di Isabelle Dinoire, una donna francese di 36 anni, viene sfigurato dai morsi del suo cane. Le lesioni riportate sono estremamente gravi: l’animale dilania naso, labbra, mento e parte delle guance della giovane. L’intervento chirurgico convenzionale, basato sul trapianto di tessuti prelevati da un’altra parte del corpo del paziente, non viene ritenuto possibile per la gravità delle lesioni riportate.

Pertanto, 6 mesi dopo l’aggressione, un’ équipe guidata da Jean-Michel Dubernard, il pioniere dei trapianti di mano, tenta al Policlinico di Lione il primo trapianto di faccia nella storia della chirurgia. Questo intervento è basato sul prelievo della pelle e dei tessuti molli del viso di una donna clinicamente morta risultata compatibile e sul loro reimpianto sul volto di Isabelle. Come sta oggi Isabelle, a 18 mesi dall’operazione? Abbastanza bene, sembra.

In un articolo pubblicato a dicembre sul New England Journal of Medicine viene descritto il percorso della donna verso la vita normale. Anche se non si è rilevata l’insorgenza di graft versus host dísease (malattia del trapianto verso l’ospite), sono stati riportati due episodi di rigetto acuto, caratterizzati da eritemi, edemi e segni di infiltrazione linfocitaria. Tuttavia, la somministrazione di farmaci immunosoppressivi ha permesso di limitare la gravità e la durata di episodi di rigetto. Per evitarne altri, l’équipe che segue Isabelle ha deciso di ricorrere alla fotochemioterapia extracorporea.