Vita di Aldo Luisada: un cardiologo e le leggi razziali

La notizia non era in prima pagina e neppure in grande evidenza. Anche se il Chicago Daily News aveva un numero infinito di pagine, aveva l’abitudine di sfogliarlo tutto, prima di immergersi nelle tante attività quotidiane. Ancora oggi, a 71 anni suonati, il dottor Luisada aveva una giornata piena di impegni e poco era il tempo che poteva dedicare a qualsiasi tipo di svago. La ricerca, l’insegnamento, lo studio, la società che aveva fondato dedicandola a Teophile Laennec assorbivano quasi tutto il suo tempo. L’articolo non era da trascurare, anche perché capace di evocare un passato lontano, che riaffiorava ogni tanto, ad ondate dolorose, che toccavano l’animo sensibile dell’anziano cardiologo.

Si trattava di uno scandalo, di come nell’Alabama, nel pieno centro rurale di Tuskegee, centinaia di braccianti negri erano stati arruolati in uno studio osservazionale sulla sifilide terziaria e per anni non erano stati curati, nonostante le scoperte in campo terapeutico, per vedere fino in fondo, quali fossero i terribili effetti della malattia.

Era un atto di razzismo sconvolgente, soprattutto nella democraticissima America, che proprio contro la persecuzione razziale aveva occupato lo scranno più alto del tribunale di Norimberga. Luisada sedette alla scrivania, scuotendo la testa. Rapidamente, come in un documentario fatto scorrere ad alta velocità, tornarono alla sua mente immagini, parole, ricordi. Rivide la sua Firenze, la città dove era nato. Rivisse gli scontri con il Professor Lunedei in Clinica Medica, lui giovane medico ebreo appassionato di cardiologia e di ricerca, volto al progresso ed al modernismo, l’altro conservatore, accentratore, scettico su ogni novità.

Fai una vita sana? Vinci 14 anni

I quattro comandamenti per vivere meglio e più a lungo sono stati pubblicato sulla rivista PLOS medicine. Niente sigarette, poco alcol, tante vitamine e un po’ di attività fisica: così la nostra vita potrebbe allungarsi di ben 14 anni migliorando anche nella qualità.

A sostenerlo è un gruppo di studiosi dell’Università di Cambridge, che nell’arco di 11 anni ha analizzato 20 mila persone di età compresa tra i 45 e i 79 anni. La scelta dei soggetti è avvenuta esclusivamente tra persone che non hanno mai avuto tumori né patologie cardiovascolari. E’ la prima volta che i quattro fattori vengono analizzati nello stesso studio. Ogni partecipante ha compilato un questionario ed è stato classificato con un punteggio da 0 a 4 in base al proprio stile di vita.

Un punto per ognuna delle seguenti abitudini: niente fumo, una vita attiva, un’assunzione moderata di bevande alcoliche (non più di 14 bicchieri di vino a settimana) e il consumo di cinque porzioni di frutta o verdura al giorno. I partecipanti sono stati arruolati dal 1993 al 1997 e sono stati monitorati per undici anni.

La nevrosi cardiaca: una patologia psicosomatica

Il termine clinico “Nevrosi Cardiaca” si riferisce ad una turba psichica che coinvolge il cuore, una malattia psicosomatica in cui non vi è alcun elemento che faccia pensare ad una malattia organica. E’ un “nervosismo che viene riferito al cuore o alla regione precordiale” dovuto nella stragrande maggioranza dei casi a depressione e che si presenta sotto molteplici sfaccettature.

I dolori atipici sono “puncicate” o dito che preme; palpitazioni con sensazioni del battito cardiaco più rapido; talora solo tachicardia; stato di angoscia; di attacco di panico con viso atterrito e cuore che batte forte; rialzo dei valori di pressione arteriosa associati allo stato di ansia; formicolii sulle labbra o lungo il braccio sinistro.

Paura? Tanta. Timore che si stia avvicinando un infarto cardiaco! E’ questo corredo sintomatologico che spinge tutti coloro che sono affetti da nevrosi ansiosa a far ricorso prima dal loro medico e quindi dal cardiologo. Sgombriamo subito il campo da ogni equivoco: