L’ipnosi per alleviare i dolori del tumore

Sempre più utilizzate, negli ultimi tempi, sono le avanzate tecniche di ipnosi effettuate da medici specializzati nel settore, per calmare i forti dolori provocati dal cancro e per regalare ai pazienti affetti da questa devastante malattia, una vita un po’ più serena.

A sostegno di queste avanzate tecniche troviamo Christina Liossi, professoressa dell’ University of Wales nel Galles. Liossi sostiene che l’ipnosi ha un elevato potenziale terapeutico tutt’ora ancora non sfruttato appieno. L’ipnosi, dice, è già stata utilizzata per smettere di fumare, per perdere peso o per combattere ansie e fobie e sarà utilizzata sempre di più negli anni avvenire.

Abbiamo le prove scientifiche dice la professoressa, che l’ipnosi aiuta a calmare la depressione, nausee, vomito e forti dolori causati dal cancro; stiamo anche constatando, grazie alla ricerca, che l’ipnosi possa allungare la vita dei pazienti affetti dalla patologia, ma per adesso non possiamo dimostrarlo scientificamente.

La Liossi, poi, ricorda il tema trattato durante la conferenza annuale della British Association for Association of Science, e dice che l’ipnosi è molto importante per influenzare il sistema immunitario. Studiando i bambini affetti da cancro, è stato scoperto che, chi era stato ipnotizzato in precedenza, con l’assunzione di un anestetico locale, ha sentito molto meno dolore, durante l’intervento, dei pazienti che non erano stati ipnotizzati.

La nevrosi cardiaca: una patologia psicosomatica

Il termine clinico “Nevrosi Cardiaca” si riferisce ad una turba psichica che coinvolge il cuore, una malattia psicosomatica in cui non vi è alcun elemento che faccia pensare ad una malattia organica. E’ un “nervosismo che viene riferito al cuore o alla regione precordiale” dovuto nella stragrande maggioranza dei casi a depressione e che si presenta sotto molteplici sfaccettature.

I dolori atipici sono “puncicate” o dito che preme; palpitazioni con sensazioni del battito cardiaco più rapido; talora solo tachicardia; stato di angoscia; di attacco di panico con viso atterrito e cuore che batte forte; rialzo dei valori di pressione arteriosa associati allo stato di ansia; formicolii sulle labbra o lungo il braccio sinistro.

Paura? Tanta. Timore che si stia avvicinando un infarto cardiaco! E’ questo corredo sintomatologico che spinge tutti coloro che sono affetti da nevrosi ansiosa a far ricorso prima dal loro medico e quindi dal cardiologo. Sgombriamo subito il campo da ogni equivoco:

Il biotipo forforico: le costituzioni omeopatiche

Continuiamo il nostro viaggio attraverso le costituzioni omeopatiche. Parliamo oggi del bambino fosforico. È raro che un neonato nasca già fosforico, più spesso è un carbonico che verso i tre-quattro anni svilupperà la sua vera costituzione. Tuttavia già nel “bebè” ci sono segnali da non trascurare. La statura alla nascita è grande, superiore ai 50 cm, pur avendo un peso normale perché il bambino è magro. La carnagione è smorta, il torace è lungo e stretto, l’addome è incavato.

Dal punto di vista comportamentale il bambino non può vivere senza le tenerezze, affetto, carezze, sorrisi. È molto vispo, precoce, affettuoso ma piange facilmente e brontola. Suda poco, vuole dei “biberons” poco abbondanti ma ripetuti. Già in questa tenerissima età desidera gli alimenti salati. Cresce in fretta specie in altezza, ma anche sul piano fisico e psichico. I suoi punti deboli sono le turbe digestive (non piace il latte, presenta spesso vomito e diarrea), le eruzioni dentarie (molto dolorose), l’agitazione con insonnia. Verso i tre-quattro anni cresce ancora più in altezza, magro e smilzo, con il torace lungo e stretto, scapole alate, cresta sternale.

L’ insieme del corpo è però grazioso e armonioso. I denti sono regolari ma fragili, giallastri, facilmente cariati. L’appetito è capriccioso, il sonno variabile e leggero. Psichicamente è un bambino molto vivace, intelligente, precoce. Ama la storia, le avventure. Un fantasioso, un romantico o una piccola ballerina, un’artista. Sempre migliorato dall’aria aperta migliora molto al mare e in campagna. È molto affettuoso e legato ai familiari, cerca e dona affetto. I suoi punti deboli a quest’età sono i polmoni e le prime vie respiratorie, ma anche il sistema nervoso perché si scoraggia facilmente se non è circondato dall’affetto dei suoi cari. Si entusiasma e si deprime molto facilmente.

Non ne posso più di lavorare! La Sindrome del burnout nelle professioni d’aiuto

La Sindrome del burnout è uno stato di sofferenza psichica che interessa quasi esclusivamente gli operatori del terziario sociale, ovvero tutte quelle professioni nelle quali il rapporto operatore-utente rappresenta un elemento centrale per lo svolgimento del lavoro. Ad essere interessati da questo fenomeno sono dunque gli ambiti lavorativi nei quali gli operatori sono costantemente in contatto con l’utenza e devono provvedere alle esigenze di ogni singolo individuo. E’ il caso di medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, ma anche insegnanti, per citare solo alcune delle categorie professionali coinvolte.

La persona affetta da burnout sperimenta uno stato di disagio legato allo svolgimento della propria attività professionale che comincia ad essere vissuta unicamente come fonte di stress. Questo induce ad una progressiva perdita di interesse e di concentrazione e ad un atteggiamento freddo e distaccato cui si aggiunge la sensazione sgradevole di non svolgere il proprio lavoro in maniera adeguata.

Fobie. Le camaleontiche forme dell’ansia

La Fobia è un Disturbo d’ansia caratterizzato da una incontrollabile e irrazionale paura di un oggetto o situazione che porta la persona al suo evitamento. Le persone affette da questo tipo di disturbo sanno perfettamente che la loro paura è sproporzionata e spesso immotivata ma nonostante ciò non riescono a cambiare le cose. L’ansia fobica si distingue dalla paura pura e semplice per la presenza delle condotte di evitamento che portano l’individuo non solo a temere una data situazione o oggetto ma anche ad “evitare” di imbattervisi mettendo in atto, a questo scopo, tutta una serie di comportamenti e strategie che rischiano di causare loro un elevato grado di disagio personale e relazionale.

In letteratura troviamo distinti tre tipi di fobie: Agorafobia, che può essere più o meno associata con attacchi di panico, Fobia specifica e Fobia sociale. L’Agorafobia è la paura di ritrovarsi soli in ambienti pubblici dai quali sia percepita impossibile la fuga. Quando l’Agorafobia è associata ad attacchi di panico, un fattore determinante per la sua insorgenza è rappresentato dal timore delle conseguenze sociali dell’avere un attacco di panico in pubblico. Tipicamente la persona agorafobica teme i luoghi pubblici come i negozi, i treni, gli autobus. La Fobia sociale si riferisce alla paura di parlare o esibirsi in pubblico per il timore, irrazionale, di commettere atti impulsivi contrari al comune senso del decoro e/o del pudore che potrebbero esporre la persona a giudizi negativi. L’ansia fisiologica, comunemente sperimentata da tutti prima di parlare o mostrarsi in una situazione “pubblica”, diventa in questi individui patologica al punto di impedire loro questo tipo di performances.

I disturbi d’ansia. Come riconoscerli e affrontarli

L’Ansia è uno stato d’animo caratterizzato da spiacevoli sensazioni fisiche e psichiche che incutono nell’individuo una sensazione simile alla paura, dalla quale l’Ansia si distingue per il fatto di non insorgere necessariamente in risposta ad uno stimolo specifico. L’insorgenza di uno stato d’ansia è accompagnata da sintomi fisici specifici come tachicardia, difficoltà respiratorie, dolori al petto, tremori, secchezza delle fauci, dolori addominali, pallore o rossore. Occorre precisare che l’Ansia di per se stessa è un fenomeno fisiologico, connaturato strettamente alla natura umana che svolge importanti funzioni relative alla sopravvivenza e all’adattamento, un grado di ansia moderato infatti, attraverso l’aumento della concentrazione, della tensione muscolare, dell’attenzione ci aiuta ad adattarci a tutte le situazioni quotidiane che richiedono una risposta efficace.

L’Ansia comincia a rappresentare un problema quando lo stato di attivazione che essa induce si prolunga troppo nel tempo o si manifesta in maniera aspecifica. In questo caso l’Ansia da fisiologica si trasforma in patologica e può causare disagi alla persona o essere alla base di un vero e proprio disturbo psichico. E’ possibile infatti distinguere lievi disturbi d’ansia facilmente risolvibili da Disturbi d’ansia veri e propri nei quali l’ansia da luogo ad una serie di comportamenti, apparentemente inspiegabili e irrazionali, tesi a limitarla. In entrambi i casi è opportuno ricorrere a un professionista della salute mentale (psicologo o psichiatra).

Training Autogeno. Come può aiutarci

Il Training Autogeno nasce, ufficialmente, nel 1932 ad opera del neurologo tedesco J.H. Schultz con la pubblicazione del testo “Il Training Autogeno”, frutto di anni di studio e ricerca. Oltre ad essere un ottimo metodo di rilassamento e concentrazione il Training Autogeno è un vero e proprio strumento di cambiamento psicofisiologico che può migliorare l’efficienza personale e alleviare piccoli disturbi conseguenza di stress e ansia.

La pratica del Training Autogeno consiste nello svolgimento quotidiano di alcuni “esercizi” mentali che consistono, nel moderno T.A. nella visualizzazione di immagini e nella ripetizione di frasi atte ad ottenere gli effetti desiderati. Più precisamente, attraverso gli “esercizi” l’individuo concentra l’attenzione sul corpo, o su parti di esso, e mediante l’autosuggestione induce cambiamenti psicofisici quali il raggiungimento di uno stato di rilassamento generale, la regolarizzazione del battito cardiaco, del ritmo respiratorio e così via. Sono tre, infatti i livelli di azione del T.A.: fisiologico, perchè attraverso la sua pratica corretta e costante è possibile ottenere cambiamenti al livello del sistema nervoso autonomo, che regola le emozioni, e del sistema endocrino, che regola gli ormoni, fisico, dal momento che i suddetti cambiamenti inducono uno stato di benessere somatico generale, e psicologico perchè permette di superare gli stati d’ansia, le tensioni, di migliorare la concentrazione e dunque anche il rendimento della persona nello svolgimento di attività che richiedono particolare impegno psicofisico (a questo scopo è molto praticato da attori e sportivi)

DA CORREGGERE Il linguaggio delle mani

Esiste una variegata gestualità nelle persone: quando vogliamo ribadire un concetto, puntualizzare o negare abbiamo un preciso linguaggio corporeo. Alcune azioni, talvolta inconscie, sono insite nell’uomo moderno ormai da millenni.

Mentre gli animali mostrano attenzione a modo loro, l’uomo tende a rialzare le sopraciglia in alcune fasi del suo pensiero. Non solo, anche le pupille si dilatano a seconda delle emozioni che proviamo durante una conversazione; il baciare ha invece radici primordiali che risalgono indietro nei millenni: alcuni scienziati hanno espresso la teoria che il bacio risalirebbe al gesto materno di popolazioni primitive in cui le madri masticavano il cibo per i lori figli piccoli e glielo passavono attraverso la bocca. Ci sono indicazioni che alcuni millenni fa in alcune culture primordiali c’era la credenza che nell’unione delle labbra tra partner ci fosse il significato dell’unione delle due anime.

Sconfiggere la Bulimia. L’approccio multidisciplinare come trattamento elettivo

La bulimia è un disturbo dell’alimentazione che può presentare un decorso variabile: da un singolo episodio risolvibile in poco tempo allo strutturarsi di una forma cronica con un discreto rischio di morte per complicanze mediche o suicidio.

La terapia dei disturbi del comportamento alimentare, come l’anoressia e la bulimia, presenta svariate difficoltà legate all’atteggiamento dei pazienti che in genere negano la patologia e sono scarsamente collaborativi, e spesso presentano, in concomitanza, altre patologie di interesse psichiatrico oltre ad un elevato rischio di suicidio. Nella gran parte dei casi la terapia è ambulatoriale. Si rende necessario il ricovero quando la terapia ambulatoriale si rivela insufficiente, si verificano importanti squilibri elettrolitici, la paziente presenta in comorbilità gravi disturbi psichici, è a rischio di suicidio, o è necessario allontanarla da relazioni familiari patologiche.
In ogni caso è di fondamentale importanza che l’intervento sia calibrato in funzione delle specifiche esigenze della paziente.

Il biotipo carbonico: l’omeopatia e lo studio delle costituzioni

Cominciamo oggi il nostro viaggio omeopatico sulle tipologie costituzionali ed i relativi rimedi: il biotipo carbonico. Il carbonico alla nascita si presenta veramente un bel bambino, pesa più di quattro kg, ha un visetto tondo, braccia e gambe in carne, torace corto e largo, pelle piuttosto chiara, capelli biondi o castani, grossi e ricci.

Cresce in modo moderato ma molto regolare, suda molto specie alla testa, tanto da bagnare il cuscino E’ un neonato “orale” che mangia e dorme, tranquillo si nutre di latte ed affetto. E’ un tipo calmo che mangia pure troppo e non sopporta né l’agitazione né i cambiamenti che lo circondano. Il rumore lo infastidisce ma si calma subito nelle braccia della mamma con il succhiotto in bocca.

Lo sviluppo psicomotorio è lento: tarda a svegliarsi, a camminare, a mettere i primi dentini. Poiché è un ghiottone e mangia molto mette su chili, desidera le uova e pur amando il latte, spesso non lo sopporta. Verso i tre-quattro anni ha sempre una testa un po’ grossa, cresce lentamente ma regolarmente: le ossa sono spesse e solide. Compaiono quindi verso i sei-sette anni i dentini permanenti talora cariati ma ben localizzati, larghi e di colore bianco.

Bulimia e Anoressia. Quando le vittime sono gli uomini.

Al contrario di quanto si crede comunemente i disturbi del comportamento alimentare non affliggono soltanto le donne. Infatti sebbene la stragrande maggioranza delle persone colpite da disturbi del comportamento alimentare, quali anoressia e bulimia, siano di sesso femminile, è sempre più evidente che è in aumento il numero degli uomini affetti da questo tipo di patologia. Si stima che circa il 5-10% dei pazienti anoressici e il 10-15% dei pazienti bulimici siano maschi.

L’incidenza dei disturbi del comportamento alimentare nei maschi è sottovalutata sia perchè, data la prevalenza del disturbo tra le donne, si tende a non porre la diagnosi, sia perchè alcuni comportamenti, come le abbuffate nel caso della bulimia, sono socialmente più accettati se messi in pratica da un uomo. La diagnosi è inoltre resa difficoltosa dal fatto che i criteri diagnostici sono classicamente riferiti a pazienti di sesso femminile, ad esempio uno dei criteri principali per porre una diagnosi di anoressia è l’alterazione del ciclo mestruale con amenorrea protratta.

Anche per il maschio anoressico/bulimico il rapporto col cibo, col peso e con il corpo subiscono una distorsione causata da problematiche inerenti la sfera affettiva della persona – non viene mai abbastanza sottolineato come anoressia e bulimia non rappresentino semplicemente patologie legate ad errate abitudini alimentari dettate dal desiderio di pervenire alla forma fisica ideale– . La società occidentale infatti comincia ad imporre in maniera crescente anche agli uomini elevati standard di bellezza cui adeguarsi, rappresentati, in questo caso, più che dal controllo del peso dalla prestanza fisica.
Da numerosi studi è emerso infatti che gli uomini bulimici e/o anoressici sono meno ossessionati dal peso e ricorrono in maniera minore rispetto alle donne a diuretici e/o lassativi mentre è più diffuso il ricorso a esercizi fisici estenuanti. Spesso il disturbo, nel caso dell’anoressia, viene celato dal regime alimentare rigoroso richiesto da molte pratiche sportive, soprattutto nel caso di pazienti che abbiano praticato sport a livello agonistico.