Fumo in gravidanza, rischio schizofrenia nei bimbi?

Il fumo in gravidanza è severamente vietato ma dopo l’ultimo studio finlandese pubblicato sull’American Journal of Psychiatry c’è anche un motivo in più per non fare uso di sigarette durante i nove mesi di gestazione: fumare infatti sarebbe pericoloso perché aumenterebbe il rischio di schizofrenia nei futuri bimbi.

Ecografie 4D per mostrare gli effetti nocivi del fumo sul feto (VIDEO)

Ecografie 4D per mostrare gli effetti nocivi del fumo sul feto: a lavorare ad una interessante ricerca che punta il dito contro tutte coloro che, sebbene incinte, continuano a fare uso di sigarette, è la dottoressa Nadja Reissland che ha studiato alcune pazienti in dolce attesa e in cura presso il James Cook University Hospital di Middlesbrough. E le immagini che arrivano dagli esami effettuati sulle mamme fumatrici devono fare riflettere: i feti subiscono il fumo passivo e evidenziano fenomeni assenti nei feti che invece crescono nel corpo di una donna non fumatrice.

Il fumo peggiora il dolore nei malati di cancro

La relazione tra fumo e cancro è ormai una certezza. In uno studio pubblicato su Pain, un rapporto dei ricercatori dell’Università del Texas ha suggerito che i pazienti oncologici che continuano a fumare nonostante la diagnosi, provano più dolore rispetto ai non fumatori. Ciò avviene per una vasta gamma di tipi di cancro e stadi tumorali, in cui il fumo era associato ad una maggiore severità del dolore e con la misura in cui il dolore interferiva sulla vita quotidiana di un paziente.

Per chiarire le relazioni tra il dolore e il fumo tra le persone con il cancro, ed individuare gli obiettivi futuri di intervento, è necessario basarsi su risultati passati, esaminando lo stato dei fumatori e il dolore segnalato in modo più approfondito, attraverso una gamma più ampia di pazienti affetti da tumore

ha commentato l’autore Joseph W. Ditre, primario del Dipartimento di Psicologia alla Texas A & M University.

Smettere di fumare, vedere gli effetti del fumo sul viso convince le donne

Ne abbiamo già parlato a lungo, del potere delle immagini nelle campagne contro il fumo. E pare che vedere le foto del prima e del dopo anni di sigarette, o diapositive shock degli effetti delle bionde su organi interni, unghie, che si tratti di danni a breve piuttosto che a medio e lungo termine, funzioni alla grande.

E sulle donne, particolarmente sensibili all’aspetto estetico, fa leva in particolare trovarsi faccia a faccia con gli effetti del fumo sulla pelle del viso. Un vis à vis con l’invecchiamento precoce e accelerato della pelle che potrebbe e ha già spinto molte fumatrici a darci un taglio e a smettere di fumare per proteggersi dai danni più immediamente visibili.
A parlare del potenziale deterrente delle proiezioni dei danni sul viso è un recente studio effettuato dai ricercatori della Staffordshire University, pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica British Journal of Health Psychology.

Il fumo passivo uccide 600 mila persone all’anno

C’è un killer invisibile tra di noi, tutti lo conosciamo ma è quasi impossibile da evitare: il fumo passivo. Sono arcinote le conseguenze del fumo sulla salute dei fumatori, e negli ultimi anni anche del cosiddetto “fumo di seconda mano“. Il problema è che, nonostante le raccomandazioni, risulta difficile evitare di esporre al fumo passivo gli altri, specialmente i più piccoli.

Una ricerca condotta da Armando Peruga e Annette Pruss-Ustun dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) su 192 Paesi, praticamente quasi tutto il mondo, ha rilevato che ogni anno sono più di mezzo milione le persone che, pur non fumando, muoiono a causa degli effetti del fumo.

Il fumo abbassa il quoziente intellettivo

Si sapeva che fumare fa male al corpo, ma una nuova ricerca afferma che incide anche sulle capacità mentali. I fumatori di sigarette hanno un QI più basso rispetto ai non fumatori, e più una persona fuma, tanto minore sarà il suo QI, afferma uno studio su più di 20.000 reclute militari israeliane.

I giovani che hanno fumato un pacchetto di sigarette al giorno o più avevano un QI di 7,5 punti inferiore rispetto ai non fumatori, ha spiegato il dottor Mark Weiser del Sheba Medical Centre di Tel Hashomer.

Gli adolescenti con QI più basso potrebbero essere oggetto di programmi volti a prevenire il tabagismo

conclude con i colleghi nella rivista Addiction. Mentre vi sono prove di un legame tra il fumo e l’inferiore QI, molti studi si sono basati su test di intelligenza, e hanno incluso anche le persone con problemi mentali e comportamentali, che sono entrambe più propense a fumare e avere maggiore probabilità di avere un QI basso.

Alcuni cibi possono mitigare l’effetto del fumo

Un nuovo passo in avanti è stato effettuato nel tentativo di capire come mai alcune persone che fumano molto non presentino gli stessi danni, specialmente ai polmoni, di altre. Una delle possibili spiegazioni sta nella dieta. A trovarla è Steven Belinsky, capo ricercatore del Lovelace Respiratory Research Institute di Albuquerque, Usa, il quale ha pubblicato la sua ricerca sulla rivista Cancer Research.

La teoria di Belinsky è basata sulla cosiddetta “metilazione“, un metodo attraverso il quale è possibile valutare l’espressione dei geni. Nel DNA si trovano dei gruppi metile, cioè gruppi formati da 4 atomi (tre di idrogeno ed uno di carbonio), i quali a seconda della loro attività producono più o meno proteine. Il livello di metilazione per molti è un marcatore tumorale in quanto, un alto livello di metilazione è spesso visto in pazienti affetti da tumore. La ricerca di Belinsky si è concentrata su 1.100 persone che erano fumatori o ex fumatori.

Il tè verde potrebbe ridurre il rischio di cancro al polmone tra i fumatori

Bere tè verde potrebbe alleviare l’effetto del fumo sul cancro al polmone. Ad affermarlo è uno studio condotto a Taiwan presentato alla AACR-IASLC Joint Conference on Molecular Origins of Lung Cancer che si è appena conclusa.

Il cancro del polmone è la causa principale di tutte le morti per cancro in Taiwan. Il tè, tè verde in particolare, ha ricevuto molta attenzione in quanto i polifenoli del tè sono potenti antiossidanti, e hanno mostrato un’attività inibitoria contro la tumorigenesi

ha spiegato I-Hsin Lin, uno studente della Chung Shan Medical University di Taiwan.Tuttavia, studi precedenti sul tè verde sono hanno rilevato difetti del modello epidemiologico che rimanevano irrisolti. Lin e colleghi hanno condotto lo studio su 170 pazienti affetti da tumore polmonare e 340 persone sane. I ricercatori hanno somministrato questionari per ottenere caratteristiche demografiche, abitudini sul fumo di sigarette, il consumo di tè verde, l’assunzione attraverso la dieta di frutta e verdura, le pratiche di cucina e storia familiare di cancro al polmone. Essi hanno inoltre eseguito la genotipizzazione sull’insulina come fattore di crescita di polimorfismi sui seguenti fattori di crescita legati all’insulina: IGF1, IGF2 e IGFBP3, che sono stati tutti segnalati per essere associati al rischio di cancro.

15 sigarette possono mutare il DNA

Una scoperta britannica ha decifrato il codice di due tumori-killer: il tumore al polmone non a piccole cellule e il melanoma malingno. Questi potrebbero essere dovuti a mutazioni del DNA delle cellule conseguenti ad un “eccesso di sigarette“.

Gli scienziati del Wellcome Trust Sanger Institute di Cambridge, hanno rivelato che hanno scoperto quasi 23.000 mutazioni nelle cellule del cancro al polmone e oltre 30.000 nelle cellule del melanoma, rispetto alle cellule del tessuto normale provenienti dagli stessi individui.

Peter Campbell, un ematologo, esperto di cancro-genomico dell’Istituto Sanger, e uno degli autori della ricerca pubblicata su Nature, ha descritto il gran numero di mutazioni notevoli, riflettendo sulla stima che un fumatore tipico acquisisce una mutazione per il cancro al polmone per ogni 15 sigarette che fuma. Ha affermato Campbell che:

Ogni pacchetto di sigarette è come una roulette russa. La maggior parte di tali mutazioni avviene dove non succede nulla nel genoma e non fa danni gravi, ma ogni tanto può raggiungere un gene del cancro.

I ricercatori hanno anche scoperto che le mutazioni non sono state distribuite in modo uniforme nel genoma: molte erano al di fuori delle regioni che codificano i geni, e hanno pensato che questo era probabilmente perché le cellule lavorano di più per riparare i danni del DNA nelle regioni di codifica del gene.