Il modo migliore per preservare la salute dopo il pensionamento è continuare a lavorare

Anche se molte persone guardano al pensionamento come la fine assoluta dei loro giorni di lavoro, la nuova ricerca mostra che le persone che provano la via del lavoro temporaneo o part-time dopo la pensione, spesso migliorano il loro stato di salute.

La constatazione è particolarmente degna di nota dato che più persone possono considerare di fare una sorta di lavoro di post-pensionamento per evitare il contraccolpo della situazione economica attuale, ha spiegato il co-autore dello studio Mo Wang della University of Maryland.

Gli psicologi hanno esaminato i dati provenienti da più di 12.000 persone di età compresa tra 51 e 61 anni all’inizio dello studio. I partecipanti sono stati intervistati ogni due anni nel corso di un periodo di sei anni sulla loro salute, finanze, lavoro e stile di vita durante la vecchiaia.

Sorridere fa bene alla salute

Nessuno può dire se una risata possa essere la migliore medicina al mondo, ma sicuramente sembra che possa aiutare. Un nuovo studio indica una piccola mano data ad alcuni pazienti diabetici che hanno avuto una buona dose di umorismo per un intero anno, se non curati, almeno aiutati dal buonumore.

I ricercatori hanno analizzato 20 pazienti ad alto rischio di diabete con ipertensione e l’iperlipidemia (un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari), divisi in due gruppi. Entrambi erano composti da persone con diabete curato con farmaci standard. Al primo gruppo veniva data la possibilità di guardare 30 minuti di filmati umoristici a scelta, mentre al secondo gruppo non è stata data questa opportunità. Questo trattamento è andato avanti per un anno.

Dopo due mesi i pazienti nel “gruppo delle risate” avevano livelli più bassi degli ormoni epinefrina e norepinefrina, considerati come misure di stress. Lo stress è noto per essere un fattore di molte patologie, anche mortali.

Il carcere aumenta il rischio di ipertensione e malattie cardiache

I detenuti delle carceri hanno più probabilità rispetto a coloro che non hanno mai messo piede in una cella di avere la pressione alta, anche da giovani. Non solo. Il carcere pare aumenti la possibilità di sviluppare un pericoloso ispessimento del ventricolo sinistro del cuore.

Alcuni ricercatori hanno da tempo notato che i detenuti sono a maggior rischio per le malattie infettive come l’HIV, l’epatite e la tubercolosi, ma non era noto se essi avessero maggiori probabilità di sviluppare alcune patologie croniche come l’ipertensione. Oggi invece sappiamo che anche quest’altra malattia va ad unirsi con le altre “patologie da cella“, insieme anche ad altri fattori di rischio per le malattie cardiache. I ricercatori hanno inoltre rilevato che l’associazione era più forte per gli uomini, ed in particolar modo per quelli di colore ed i meno istruiti, stando ai dati forniti dall’autore dello studio Dr. A. Emily Wang della Yale University School of Medicine.

Non è che sono neri. Non è che sono poveri. Non è il fumo o la cocaina o le anfetamine o il bere molto. Abbiamo corretto tutto questo. C’è qualcosa di specifico in chi è stato incarcerato in merito a queste patologie.

Tecnostress, oggi respiro

Il video “Oggi respiro senza tecnostress” è on line sul Network Run for Tecnostress, su Streamit.it (web tv HD) e su You Tube. Come racconta Enzo Di Frenna, giornalista presidente di Netdipendenza Onlus, “è un “messaggio nella bottiglia” lanciato nell’oceano delle informazione della Rete. Fermarsi e respirare, ogni tanto: fa bene alla salute, ai rapporti umani, ed anche al rendimento lavorativo. Fermarsi e andare a fare una passeggiata all’aperto, magari in riva al mare come i protagonisti del videoclip.

Media partner è AdnKronos. Il principio portato avanti è semplice: in questo mondo e di questi tempi, spegnere per un attimo – un giorno, un’ora – tutta la tecnologia che ci circonda (pc, cellulare eccetera) e respirare. L’attività di Netdipendenza Onlus è proprio questa: si tratta di un’associazione no profit, nata per sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi di videodipendenza e sindrome correlate (tecnostress, information overload, multitasking, disturbi comportamentali, internet addiction disorder).

Un matrimonio sbagliato fa più male alle donne

Un infelice matrimonio può pesare fortemente sul cuore di tutti, ma a quanto pare le donne possono soffrire molto di più rispetto agli uomini, con gravi effetti sulla salute legati alle malattie cardiache, ictus e diabete. Le donne che si sentono depresse e tese a causa del matrimonio si trovano di fronte ad un potenziato rischio di ipertensione, obesità, alto livello di zuccheri nel sangue, elevati trigliceridi e bassi livelli di colesterolo, cinque fattori della sindrome metabolica. I coniugi maschi invece rischiano di sentirsi male psicologicamente, ma non di avere rischi analoghi a livello fisico.

La differenza di genere è importante perché le malattie cardiache sono la prima causa di morte nelle donne come negli uomini, e c’è ancora da imparare molto su come i fattori emotivi e le difficoltà di un rapporto sono legate alle malattie cardiache.

Queste le parole di Nancy Henry, psicologa dell’Università dello Utah. Il suo team ha condotto la ricerca su 276 persone che erano state sposate per una media di 20 anni, e che prima del matrimonio non presentavano malattie cardiovascolari. I mariti e le mogli hanno compilato diversi questionari e visitato una clinica universitaria per controllare la propria salute.

Merendine, allarme sale

Merendine: è allerta. Preoccupazioni, infatti, vengono dal sale. E’ la denuncia del professor Roberto Pontremoli, nefrologo dell’Università di Genova, al Genoa Meeting, dal 19 al 21 febbraio nel capoluogo ligure e, dunque, appena concluso. Si tratta dell’ottava edizione del congresso internazionale di Nefrocardiologia.

Le parole di Pontremoli non lasciano spazio a molti dubbi:

L’eccessivo consumo di sale, imposto da multinazionali dell’alimentazione e dalle abitudini di vita indotte dal mercato, è alla base di una serie di patologie, dall’ipertensione alle malattie renali, che interessano ampie fasce delle popolazioni. E sono soprattutto i giovani a eccedere

A riportarlo è La Stampa.

Dormire troppo o troppo poco può essere dannoso per il cuore

Una nuova ricerca effettuata da un team di studiosi di Singapore in collaborazione con un’equipe di scienziati statunitensi ha fornito ulteriori prove dell’importanza per la salute dell’organismo di dormire bene. Poche o troppe ore di sonno possono essere infatti dannose per il cuore. I ricercatori hanno inoltre osservato che il diabete e l’ipertensione possono contribuire ad accentuare ulteriormente questo tipo di connessione.

Gli studiosi, guidati dal dottor Anoop Shankar della West Virginia School of Medicine di Morgantown, hanno esaminato ben 58.044 uomini e donne di 45 anni di età o più anziani, che non soffrivano di malattie cardiache.
Ebbene, coloro che solitamente dormivano cinque ore o meno di cinque ore, e quelli che dormivano più di nove ore, hanno riportato significative e maggiori probabilità di morire di malattie cardiovascolari negli anni seguenti, rispetto ai pazienti che dormivano sette-otto ore a notte.

Fare regali nuoce alla salute

Amanti dello spirito natalizio e non, sono tempi duri per chi deve fare acquisti per le feste. Sarà che ogni anno gli spot televisivi su regali e prodotti natalizi anticipano sempre di più la loro comparsa (in alcuni casi già dopo ferragosto!), sarà la crisi economica che colpisce le famiglie e riduce i consumi, fatto sta che il Natale per molte persone finisce per diventare un fattore di forte stress psicofisico.

A quanto pare, infatti, fare regali e correre di negozio in negozio attraverso centri commerciali affollati, alla ricerca di 10, 20, 100 regali appropriati ad altrettanti parenti e amici, è fonte di gravi ripercussioni sulla salute. Che provocasse stress lo sapevamo, e lo sa bene anche  chi si è ritrovato almeno una volta nella vita a fare i regali la vigilia di Natale, di fretta, con file interminabili alle casse e pieni zeppi di buste e pacchetti. Ma addirittura che ci potessero essere seri danni all’equilibrio psicofisico era una cosa ancora ignota.

A ciascuna tipologia il suo vaccino: la ricerca scientifica è pronta a combattere obesità, ipertensione e tosssicodipendenza

Obesità, definirla un grossso problema non è fuori luogo: innanzitutto perchè i chili di troppo sono un fardello difficile da sostenere e di cui ci si fatica a disfare; in secondo luogo per il fatto che, la nostra società, evidenzia un rapporto sempre più diretto e diffuso con il surplus di calorie. C’è chi le ha provate tutte: diete, trattamenti, interventi chirurgici ma gli effetti non sono stati quelli attesi. Tabagismo, altra enorme piaga: per alcuni, fermarsi al consumo di un pacchetto quotidiano è già un successo da celebrare con squilli di tromba. Ipertensione: chi ha la pressione alta, è spesso vittima di un appuntamento quotidiano – al quale non si può proprio rinunciare – con la pastiglia che funge da calmiere. Per non parlare, certo, della tossicodipendenza che – stando semplicemente all’etimologia del termine – implica un vincolo irrinunciabile con sostanze nocive per il corpo e alla lunga mortali.

Curare la pressione alta allontana la demenza senile

Nessuna riduzione significativa dei casi di demenza in pazienti molto anziani trattati con farmaci contro l’ipertensione. Questa la principale conclusione dello studio Hyvet-Cog (The Hypertension in the very elderly trial cognitive function assessment), recentemente pubblicata su Lancet Neurology.
Lo studio Hyvet aveva lo scopo di valutare rischi e benefici dei trattamenti antipertensivi in persone molto anziane e prevedeva anche una valutazione delle funzioni cognitive mediante il Mini-mental state esamination, proposto ogni anno ai pazienti arruolati.

Molti studi epidemiologici hanno infatti mostrato un’associazione positiva tra l’ipertensione, patologia che diventa sempre più comune con il trascorrere dell’età, e il rischio di demenza: il trattamento per la cura dell’ipertensione potrebbe dunque avere un effetto positivo anche sulla demenza negli anziani, diminuendone l’incidenza.