Occhio operato da robot chirurgo, primo intervento al mondo

Un robot chirurgo, sapientemente guidato dalla mano di un chirurgo, ha operato l’occhio di un paziente rimuovendo una membrana spessa un centesimo di millimetro. Si tratta del primo intervento al mondo di questo genere. L’intervento, che è andato benissimo e in linea con le aspettative, è stato eseguito  in un ospedale dell’Università di Oxford, sul 70enne sacerdote Bill Beaver.

Tumore rene e fegato, nuova cura con robot?

Un nuovo robot intelligente per curare il tumore al rene e quello al fegato: si chiama Futura e si basa su di una tecnica mini-invasiva a ultrasuoni che non danneggia le cellule sane nel paziente e consente dunque di eliminare solo quelle malate. Il robot è stato messo a punto dalla Scuola Sant’Anna di Pisa.

Riabilitazione dopo ictus a casa con robot portatile?

La riabilitazione post ictus potrà essere eseguita comodamente a casa grazie a Motore, il robot portatile messo a punto dall’azienda Humanware e dal Laboratorio di Robotica Percettiva dell’Istituto Tecip della Scuola Superiore Sant’Anna. Una bella notizia, dunque, per tutti coloro che dopo essere stati colpiti da ictus si trovano ad affrontare una situazione difficile, con una periodo di riabilitazione che può durare mesi.

Orsetto robot per pet therapy bambini

Pet therapy per i bambini ma con un orsetto robot piuttosto che con animali veri. Ottenendo gli stessi risultati. Questo piccolo gioiello è stato messo a punto dal Personal Robots Group del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston.

Intervento vescica con robot, al Misericordia di Grosseto

Al Misericordia di Grosseto è stato eseguito un intervento di asportazione e ricostruzione della vescica con il robot, utilizzando un tratto dell’intestino del paziente. Si tratta di un’operazione chirurgica molto delicata, sino ad oggi effettuata solo da 3 centri in tutta Europa. L’intervento è stato eseguito interamente con il “Da Vinci“, un robot chirurgico già in uso da diversi anni e che fin dal suo primo utilizzo ha dimostrato la sua efficacia in diversi settori della medicina.

Sla, robot italiano traduce pensiero in azioni

Per un malato di Sla, sclerosi laterale amiotrofica, avere la possibilità di poter continuare a comunicare e riuscire a compiere delle azioni volte ad avere una quotidianità il più possibile normale potrebbe a breve non essere più una chimera. Un gruppo di ricercatori, guidati da Febo Cincotti della Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, ha creato il prototipo di un robot in grado di tramutare i pensieri in azioni e parole.

Primo intervento al cuore con robot “Da Vinci” al Campus Bio-Medico di Roma

Proprio ieri, è stato eseguito con successo il primo intervento al cuore dal professor Francesco Musumeci con l’ausilio del robot “Da Vinci”, dando il via all’attività del nuovo Centro di Cardiochirurgia Robotica del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, realizzato in collaborazione con l’Ospedale San Camillo di Roma e il Lenox Hill Hospital di New York.

Ictus, robotica efficace nella riabilitazione dei casi più gravi

Robot per rendere più efficace la riabilitazione dopo un ictus. Ora la loro efficacia, i vantaggi  sono stati riconosciuti e verificati grazie ad uno studio condotto dagli scienziati della IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma che ha illustrato come l’ausilio della robotica, abbinata alla fisioterapia tradizionale possa favorire e riportare ad un livello più che accettabile la deambulazione dei pazienti colpiti da ischemia cerebrale.

Ictus, un robot per la riabilitazione

L’ictus è una patologia che spesso lascia il paziente con forti menomazioni fisiche, limitandolo a livello motorio. La medicina moderna è sempre alla ricerca di più nuovi ed efficaci metodi di riabilitazione. Ora una speranza potrebbe venire da alcune sperimentazioni “robotiche” condotte nel nostro paese attraverso il progetto Robocare.

Trapianto di pancreas: col robot Da Vinci è la prima volta al mondo

Un trapianto di pancreas eseguito per la prima volta al mondo con l’ausilio del robot Da Vinci. E’ accaduto a Pisa ed è servito per salvare la vita ad una donna di 43 anni, affetta da diabete giovanile (o diabete di tipo 1). In genere l’intervento tradizionale è molto rischioso perché altamente invasivo: dura tra le 4 e le 5 ore e si effettua attraverso un taglio lungo tutto l’addome. Questo tipo di  trapianto comporta molti rischi, anche per la fragilità del paziente che vi si sottopone, provato dal diabete. Nel 50% dei casi purtroppo si assiste a serie complicanze post operatorie.

La signora sottoposta all’intervento in questione è stata dimessa già da qualche giorno, dopo un mese di normale decorso post chirurgico. I rischi peggiori sembrano dunque essere finalmente scongiurati utilizzando Da Vinci. Ma come? Il robot rappresenta l’ultima generazione della chirurgia mininvasiva e laparoscopica. Grazie al suo utilizzo l’operazione è durata tre ore ed è stata caratterizzata da piccoli buchi sull’addome (tipici della laparoscopia e necessari al passaggio degli strumenti) e da un taglio di soli 7 centimetri attraverso cui far passare il nuovo organo (un pancreas prelevato da donatore cadavere).

Da Vinci, il robot chirurgo

Si chiama Da Vinci ed è un robot chirurgo molto apprezzato. Approvato dalla FDA (Food and Drug Administration) americana già nel 2000, opera in tutto il mondo. Nonostante il nome, che vuole essere un vero omaggio al genio di Leonardo, Da Vinci è una creatura prodotta in america ed è quanto di meglio la tecnologia possa offrire in chirurgia laparoscopica:

uno schermo Hd con immagini tridimensionali, una suturatrice digitale, ma soprattutto quattro braccia meccaniche ed una consolle che permette al chirurgo vero e proprio di lavorare lontano dal tavolo operatorio, manovrando il robot attraverso un prezioso joystick. I vantaggi di questa tecnica che manderà a breve in pensione la laparoscopia (di cui comunque può dirsi figlia) sono molti:  prendiamo ad esempio l’intervento di asportazione di un tumore alla prostata.

Il cervello potrà essere “duplicato” entro i prossimi 10 anni

Un modello che replica le funzioni del cervello umano potrà essere realizzabile in 10 anni secondo il neuroscienziato Professor Henry Markram del Brain Mind Institute in Svizzera.

Sono assolutamente certo che sia tecnicamente e biologicamente possibile. L’incertezza è solo finanziaria. Si tratta di un progetto estremamente costoso e non del tutto ancora garantito.

L’apparente complessità della mente umana non è un ostacolo alla costruzione di una replica del cervello, afferma il professor Markram.

Il cervello è estremamente complesso perché ha migliaia di miliardi di sinapsi, miliardi di neuroni, milioni di proteine, e migliaia di geni. Ma sono ancora in numero finito. La tecnologia di oggi è già altamente sofisticata e ci permette di decodificare il cervello rapidamente.

Un esempio di tale capacità già in atto è che i robot di oggi possono fare proiezioni e mappature decine di migliaia di volte più velocemente di quanto possono gli scienziati umani e i tecnici. Un altro ostacolo sulla strada di un clone del cervello umano è che 100 anni di scoperte delle neuroscienze hanno portato a milioni di frammenti di dati e conoscenze che non sono mai stati riuniti e sfruttati pienamente.

Autismo: compagni di gioco robot possono essere d’aiuto

I ricercatori della University of Southern California Viterbi School of Engineering hanno studiato per mesi l’interazione tra i robot giocattolo e i bambini affetti da autismo, presentando di recente i loro risultati nel corso di alcune conferenze sia in Europa che negli Stati Uniti.

Gli studi del professor Maja Mataric e del dottorando David Feil-Seifer hanno dimostrato ciò che da tempo veniva sospettato dagli esperti e cioè che i piccoli pazienti colpiti da sindrome autistica interagiscono molto meglio e riescono a comunicare maggiormente con le macchine che non con l’uomo. Sembra paradossale, ma i bambini autistici riescono a stabilire un contatto umano proprio con i robot.