Trampling: il piacere di farsi…calpestare!

Al di là delle interpretazioni morali, non c’è alcuna ragione scientifica per considerare particolari tipi di attività sessuali come intrinsecamente, per origine biologica, normali o anormali”. Sono parole di Alfred Kinsey, uno dei pionieri della sessuologia scientifica.
Sono la società e la cultura che impongono regole e leggi a favore del sano comportamento sessuale.

Ma cosa si intende nella società di oggi e nell’accezione comune per sessualità sana, e cosa invece viene etichettato come perversione, devianza?

Viagra. Chi lo usa rischia l’infertilità?

Dopo avere illustrato ampiamente indicazioni, controndicazioni e usi alternativi del Viagra e dei suoi “simili” (Cialis e Levitra) eccoci di nuovo a parlare della famosa pillola blu! Stavolta però potrebbero esserci cattive notizie in arrivo per gli uomini che hanno trovato nel Viagra una cura miracolosa per i propri problemi di impotenza. Il ginecologo della Queen’s University Belfast, David Glenn, sostiene infatti che l’uso della pillola blu può danneggiare gli spermatozoi causando infertilità. La ricerca sarà pubblicata sulla rivista Ferility and Sterility ma ad anticiparne i contenuti è stato il quotidiano The Observer, nella versione on-line.

Nel corso di uno studio sperimentale campioni di sperma prelevati da alcuni volontari sono stati immessi in una soluzione a base di Viagra. Gli studiosi inglesi guidati da Glenn hanno così osservato che il composto danneggiava la struttura degli spermatozoi (più precisamente la parte apicale, il cosiddetto acrosoma) contenente degli enzimi utili per distruggere la membrana che circonda l’ovulo femminile permettendo così allo spermatozoo di fecondarlo.

Sesso? Lo facevano prima i nostri genitori!

Da una recente indagine condotta attraverso un questionario pubblicato dal sito www.ambulatorio.com , sarebbe emerso che il 13% degli adolescenti italiani fa l’amore per la prima volta a 14 anni.
Tuttavia la media del primo rapporto sessuale completo si aggira intorno ai 17 anni.
A condurre il sondaggio Italo Farnetani, pediatra e professore a contratto presso l’Università di Milano-Bicocca.
Analizzando un campione di 2500 risposte, Farnetani ha messo a confronto i comportamenti sessuali degli adolescenti italiani con quelli dei loro genitori. Il risultato sembra andare contro ogni credere comune.
L’età della prima volta, di generazione in generazione, risulterebbe infatti essere aumentata, anzichè diminuita.

La prima volta si verifica per la maggioranza dei giovani di oggi fra i 16 ed i 18 anni, mentre per i genitori era avvenuto prima. Il 20% dei genitori intervistati ha avuto la sua prima esperienza sessuale a 14 anni, contro il 13% dei ragazzi delle nuove generazioni.

Il punto G esiste, ma non tutte le donne ce l’hanno

Dopo anni di ricerche (anche fai da te) sarebbe finalmente stata accertata l’esistenza del cosiddetto Punto G, ovvero, per quei pochi che ancora non lo sapessero, la zona erogena più sensibile del corpo femminile. Il primo a ipotizzarne l’esistenza, già negli anni ’50, fu il ginecologo tedesco Ernst Grafenberg che pubblicò un dettagliato studio sull’argomento. Probabilmente il medico tedesco non immaginava che la sua “scoperta” avrebbe avuto una straordinaria risonanza per i cinquant’anni a venire e non solo in ambito medico-scientifico. In tutti questi anni infatti legioni di uomini e donne di buona volontà hanno continuato a dargli la caccia incuranti del parere degli studiosi che lo ritenevano una semplice bufala.

E oggi è proprio la scienza a dare ragione a questi coraggiosi ricercatori casalinghi. Uno studio condotto da Emmanuele Angelo Jannini docente di sessuologia medica all’Università degli studi dell’Aquila prova infatti l’esistenza del Punto G identificandolo con una precisa regione anatomica rappresentata da un ispessimento della parete che separa l’uretra dalla vagina in cui si concentrano ghiandole, nervi e corpi cavernosi. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journal of Sexual Medicine, una vera e propria autorità nel campo.

237 ragioni per fare sesso

Una recente ricerca condotta dall’Università del Texas ha scoperto infinite ragioni che spingono gli uomini e le donne verso il sesso.
Fino ad oggi gli scienziati ritenevano che le principali spinte all’attività sessuale fossero poche e sempre le stesse: il piacere ed il desiderio, prime fra tutte. Ma gli ultimi studi dimostrano che non è poi così semplice e lineare, e che le motivazioni sono tante e non tutte di facile comprensione.

La ricerca, condotta da David Buss e Cindy Meston (professori di psicologia all’Università del Texas), ha portato ad individuare ben 237 motivi.
Inizialmente erano addirrittura 700 le motivazioni addotte in totale da tutti gli intervistati, che sono poi state portate a 237, e raggruppate dagli psicologi in 4 categorie e 13 ragioni principali.
Le prime risposte sono quasi scontate: per fare figli, per amore, per voglia…ma i 203 uomini e le 243 donne sottoposte al test hanno dato anche risposte insolite.

Non solo per l’impotenza. Gli usi alternativi del Viagra

A quanto pare il Viagra (Sildenafil citrato), e insieme a lui Cialis (Tadalafil), fa proprio dei miracoli e non solo quando si tratta di restituire un pò di colore ad un vita sessuale un pò ingrigita. Sembra infatti che le pillole dell’amore siano state impiegate con successo anche in altri ambiti terapeutici. Un gruppo di scalatori impegnati nell’ascesa al Kilimangiaro avrebbe fatto uso del Tadalafil, principio attivo del Cialis (la pillola gialla) per sopportare la carenza di ossigeno dovuta all’altitudine. Il farmaco agisce infatti alleviando le condizioni di stress a cui sono sottoposti i polmoni in presenza di una carenza di ossigeno. Analogo impiego avrebbe trovato il Viagra che sarebbe addirittura stato impiegato per curare l’insufficienza polmonare di un bimbo nato prematuro in un ospedale inglese.

L’efficia del Viagra nel trattamento della ipertensione polmonare lo riabiliterebbe come farmaco utile nella cura delle patologie cardiovascolari, per le quali si era rivelato praticamente inutile nel corso della sperimentazione che ne scoprì invece l’efficacia come trattamento per l’impotenza. Infatti l’ipertensione polmonare (cioè l’aumento della pressione nei polmoni) a lungo andare può intaccare la funzionalità del muscolo cardiaco. Se il Viagra si confermasse efficace nella cura dell’ipertensione polmonare troverebbe quindi impiego nel preventire l’insorgenza di patologia cardiache.

In arrivo la “nuova vasectomia”

Se siete uomini e avete scelto di fare ricorso ad un metodo anticoncezionale per così dire “drastico” come la vasectomia ci sono buone notizie per voi. Sembra infatti sia attualmente disponibile una procedura che permette di fare l’intervento non solo senza ricorrere al bisturi, come già avviene nella variante chimica della vasectomia, la cosiddetta deferenctomia, ma anche senza ricorrere all’iniezione per l’anestesia.

Mentre nella vasectomia chirurgica viene eseguita la resezione e quindi la legatura dei dotti referenti (ossia dei canali che collegano i testicoli, dove si accumula lo sperma testicolare, con la prostata) nella deferendectomia viene iniettato del liquido ostruttivo al loro interno. In ogni caso l’intervento impedisce agli spermatozoi presenti nei testicoli di unirsi al liquido prodotto dalle ghiandole prostatiche e dalle vescicole seminali. La vasectomia è un intervento non traumatico di piccola entità ma bisogna tener presente che non è reversibile, infatti gli interventi di rianostomosi in cui cioè i dotti deferenti vengono di nuovo legati si sono rilevati in grado restituire la fertilità solo nel 30% dei casi. Ne consegue che la vasectomia è indicata solo per gli uomini non troppo giovani che abbiano una partner stabile con la quale la decisione sia stata presa di comune accordo.

Lo sapevate che adesso esiste anche la pillola contro l’eiaculazione precoce?

Dopo la pillola blu (ma non solo!) per sconfiggere l’impotenza sessuale sembra che sia finalmente in arrivo nelle nostre farmacie anche quella per sconfiggere l’eiaculazione precoce. L’annuncio è stato dato al quarantesimo Congresso di Urologia tenutosi a Bari. Già da qualche anno si parla della possibilità di impiegare farmaci a base di dapoxetina per arginare questa diffusa disfunzione sessuale. Infatti, per quanto sia seccante ammetterlo, data la fama di amanti eccezionali di cui godono gli italiani, secondo recenti statistiche nel nostro paese ne sarebbero affetti ben quattro milioni di uomini fra i venti e i cinquanta anni.

Il farmaco, dopo qualche anno di sperimentazione, è stato approvato negli Stati Uniti dalla Food and Drug Administration. Non si tratta di un nuovo ritrovato, ma di una sostanza già nota, appartenente famiglia degli antidepressivi che agisce aumentando il livello di serotonina nel cervello. E proprio nel corso del suo impiego nella cura della depressione è stato possibile osservarne gli effetti per così dire “ritardanti”. Dall’osservazione del miglioramento delle performances sessuali di pazienti che la assumevano per la cura dei disturbi dell’umore è nata l’idea della sperimentazione su uomini affetti da eiaculazione precoce che ha dato ottimi risultati.

Bisessualità: per le donne non è una semplice fase di transizione

La bisessualità nelle donne sembra essere un distintivo orientamento sessuale e non una fase transitoria o sperimentale che alcune donne adottano nel loro percorso verso il lesbismo. O perlomeno questo sembra evincersi dai dati raccolti nella ricerca pubblicata dalla American Psychological Association.
Lo studio, effettuato su un campione di 79 donne non più eterosessuali da almeno 10 anni, ha rilevato che le donne bisessuali mantenevano un andamento stabile di attrazione per entrambi i sessi. Inoltre, la ricerca sembra aver rovesciato lo stereotipo che le donne bisessuali siano disinteressate o incapaci di impegnarsi a lungo termine in delle relazioni di tipo monogamico.

Questa ricerca fornisce il primo esame empirico per formulare ipotesi circa la natura della bisessualità, intesa come un marchio di identità sessuale e come un modello di non esclusiva attrazione sessuale e di comportamento“, scrive la psicologa Lisa M. Diamond, psicologa della Università di Utah che ha condotto lo studio. “I risultati dimostrano una notevole fluidità delle attrazioni delle donne lesbiche verso un orientamento bisessuale, e contribuisce inoltre ad aiutare i ricercatori nella comprensione della complessità delle minoranze con comportamento sessuale che va oltre il ciclo di vita“.

Fare sesso con i colleghi migliora il rendimento lavorativo

Non sempre evitare le relazioni con i colleghi è il metodo migliore per rendere meglio a lavoro. E’ di questo parere la sessuologa norvegese Elsa Aalmas che ha pubblicato uno studio sulla rivista on-line “Dagens Naeringsliv”, nel quale afferma che chi intrattiene una relazione con un/una collega è portato a lavorare di più pur di trascorrere più tempo col proprio partner. Dallo studio norvegese è emerso che una persona su cinque ammette di avere intrattenuto relazioni sentimentali con i colleghi e una coppia su dieci si è formata sul luogo di lavoro. L’amore in ufficio renderebbe infatti più concentrati, più energici e spingerebbe addirittura ad adottare un contegno più professionale.

La ricerca è stata poi approfondita da un team di studiosi italiani guidati dalla sessuologa Serenella Salomoni per conto dell’Associazione “Donne e Qualità della vita” . Lo studio italiano ha preso in considerazione 480 individui fra 25 e 55 anni giungendo alla stessa conclusione del gemello norvegese: il 65% delle donne intervistate ha ammesso di essere diventata più produttiva in seguito all’instaurarsi della relazione. Chi ha un partner tra i colleghi inoltre afferma di andare più volentieri in ufficio e di trattenersi più a lungo del necessario. Ma non è tutto, una persona su sette afferma di aver rifiutato offerte di lavoro più vantaggiose pur di restare vicino all’amata/o.

Gli italiani lo fanno meglio. Merito dell’aglio?


Secondo uno speciale andato in onda sulla londinese BBC durante la trasmissione The Truth about food, le proprietà afrodisiache dell’aglio sarebbero tali da non aver nulla da invidiare ai già collaudati Viagra, Cialis e Levitra. E poco importa se il nostro amato avrà un alito pestilenziale.

Il documentario si baserebbe su una ricerca secondo la quale ingerire ben quattro spicchi d’aglio al giorno per tre mesi consecutivi avrebbe effetti terapeutici sull’impotenza maschile soprattutto quando ad esserne affetti sono uomini anziani, con problemi di colesterolo alto. Non è dato però sapere se l’aglio ha realmente il potere di sconfiggere l’impotenza. Quel che è certo, ed è forse questa la vera notizia, è che in seguito alla messa in onda dello speciale, la vendita del bulbo, supposto, afrodisiaco in Gran Bretagna è aumentata di oltre il 30%.

15 curiosità sul seme maschile

Uno studio condotto dall’Università di New York ha dimostrato come le donne aventi rapporti sessuali non protetti e dunque sottoposte ad eiaculazione diretta da parte del partner, risulterebbero meno depresse. Così come riportato dal NewScientist, lo sperma rilascerebbe nella vagina ormoni responsabili dell’umore, come il testosterone, ed altri estrogeni. Questi ormoni si ritrovavano nel sangue delle donne fino a molte ore dopo il rapporto sessuale. Ovviamente non si vuole certo invocare l’eliminazione di una giusta profilassi, ottenuta tramite l’uso del condom. Certo è che chi può, come ad esempio le donne in cerca di una gravidanza, avrà il privilegio di essere di buon umore!

Indossare i tacchi a spillo fa bene (almeno!) all’eros

I tacchi a spillo si sa, non passano mai veramente di moda. Croce e delizia di tutte le donne che li indossano per apparire al massimo della forma, più alte, slanciate e seducenti, tornandosene la gran parte delle volte a casa con un gran mal di testa, dopo anni di attachi vengono finalmente riabilitati da una ricerca tutta italiana che va in controtendenza rispetto ai precedenti e già noti studi che ascrivono a questo tipo di calzatura la responsabilità di un gran numero di patologie. L’ urologa italiana Maria Cerruto, dell’Università di Verona, ha condotto una ricerca, pubblicata sulla rivista European Urology, che le ha permesso di scoprire che portare i tacchi a spillo migliora la tonicità dei muscoli pelvici, coinvolti, fra l’altro, nell’orgasmo. I muscoli pelvici, grazie alla posizione assunta dal piede che indossa una scarpa col tacco alto si rilasserebbero diventando allo stesso tempo più forti e più capaci di contrarsi.

L’urologa italiana, che ha confessato al giornale londinese Sunday Times di essere lei stessa un’amante dei tacchi a spillo, è giunta a questa conclusione dopo aver analizzato un campione di 66 donne al di sotto dei 50 anni. L’analisi condotta ha mostrato che le donne che tenevano i piedi con angolatura di 15 gradi dal pavimento, la stessa che presenta il piede quando si indossano scarpe con tacco alto 7 cm (non stiamo quindi parlando di “trampoli”), mostravano una riduzione del 15% dell’attività dei muscoli pelvici. Questo dato, come riferisce la studiosa, rappresenta un indizio di un miglior funzionamento di questa parte del corpo e, di conseguenza, la possibilità di sperimentare più intensamente l’orgasmo.

Quarantanni vergine? Attenti alle disfunzioni sessuali

Uno studio condotto dai ricercatori della Columbia University in collaborazione con il New York State Psychiatric Institute’s HIV Center for Clinical and Behavioral Studies ha dimostrato che gli uomini che mantengono intatta la propria verginità fino a 21-23 anni hanno maggiori possibilità di andare incontro allo sviluppo di disfunzioni sessuali nel corso della vita.

Il rapporto sessuale può essere suddiviso in cinque fasi: l’insorgere del desiderio (I fase), la fase di eccitazione iniziale (II fase), cui segue la massima eccitazione o plateau (III fase), e, infine l’orgasmo (IV fase) e la risoluzione (V fase). Le disfunzioni sessuali possono riguardare una o più di queste fasi e consistere nell’alterazione delle sensazioni soggettive e/o delle prestazioni sessuali della persona.
Nelle disfunzioni del desiderio sessuale (prima fase) questo può essere troppo basso o assente, si parla in questo caso di avversione sessuale, o troppo elevato. In quest’ultimo caso può essere determinante nell’insorgere del disturbo un grado d’ansia (la cosiddetta ansia da prestazione) eccessivamente alto.