Obesità: la chirurgia bariatrica può salvare la vita

Sono oltre 5 milioni gli obesi nel nostro paese che dovrebbero sottoporsi alla chirurgia bariatrica per vedere raddoppiate le proprie probabilità di sopravvivenza nell’arco di venti anni, e 500mila di essi sono grandi obesi che andrebbero operati con urgenza. A dirlo sono gli esperti della Società italiana di chirurgia dell’obesità e delle malattie metaboliche (Sicob) che si sono riuniti a Milano per ribadire come la chirurgia antiobesità (chirurgia bariatrica) non sia un intervento estetico ma salvavita, soprattutto nel caso degli obesi oltre i 45 affetti da diabete di tipo 2 a rischio di complicanze.

A dimostrarlo invece una ricerca anagrafica condotta in Liguria dalla stessa Sicob: a 20 anni dall’intervento sopravvive il 40% degli operati (200mila persone), mentre questa percentuale è del 5% (25mila) per gli obesi non operati. La chirurgia bariatrica permetterebbe quindi di salvare 175 mila vite.

Tecnostress: cellulare e pc mettono a rischio la salute del cuore

Il cosiddetto tecnostress provoca ipertensione e può far male al cuore. Ad affermarlo i medici interpellati per la ricerca ‘Le professioni più tecnostressanti’, promossa da Netdipendenza onlus in collaborazione con Assoexpo, Wireless e Pierre Communication. L’indagine, presentata in questi giorni alla Fiera Milano City, ha coinvolto 200 professionisti italiani. Il tecnostress riguarda infatti principalmente le professioni cosiddette ad alto impatto tecnologico, quelle cioè più legate all’uso di computer e cellulari che, quando eccessivo, può generare un alto livello di stress.

La causa, secondo Marco Diena, cardiochirurgo e fondatore del centro di prevenzione malattie cardiovascolari Cardioteam, risiede nella tensione psichica causata dal continuo flusso di informazioni provenienti da questi canali e dalla conseguente necessità di gestirle in maniera più rapida ed efficiente possibile per molte ore al giorno che genera ripercussioni negative sulla salute del nostro organismo. Da qui il rischio di insorgenza, a lungo andare, di patologie cardiovascolari. Tutti i medici interpellati hanno posto l’accento sulla pericolosità delle nuove tecnologie dovuta al loro forte impatto emotivo e alla capacità di generare uno stato di perenne ipertensione.

I forti fumatori di marijuana rischiano anche infarto e ictus

Solo qualche giorno fa vi abbiamo parlato dell’aumentata incidenza di infarto e ictus tra i giovani a causa del consumo, sempre più diffuso, di ecstasy. Arriva adesso da oltreoceano la notizia che anche fumare troppa marijuana espone al rischio di insorgenza di patologie cardiovascolari. Ad affermarlo i ricercatori dello statunitense National Institute of Drug Abuse i quali, analizzando un campione di 18 individui, fumatori abituali di cannabis, hanno scoperto nel loro sangue, confrontato con quello di 24 non fumatori, un aumento allarmante della proteina apoC-III (apolipoproteina C-III) responsabile dell’aumento nel sangue di grassi nocivi per la salute delle arterie.

Aumenta così il numero di studi che dimostra la nocività del consumo di droghe leggere per la salute. Questo contributo, pubblicato sulla rivista scientifica Molecular Psychiatry, va infatti ad aggiungersi a numerose altre ricerche che hanno indicato il consumo di marijuana come responsabile, tra l’altro, di danni alla memoria e alle capacità di apprendimento, ma anche dell’insorgenza di patologie della bocca come la parodontite.

Arrabbiarsi nuoce gravemente alla salute: più ictus e tumori

Arrabbiarsi fa il sangue cattivo. Non è la prima volta che ne parliamo. Tuttavia una nuova conferma proviene da uno studio inglese, che ha appurato come la rabbia intensa e cronica alla lunga faccia ammalare. La Mental Health Foundation ha infatti individuato nelle persone colleriche una maggiore incidenza di malattie cardiache, tumori ed ictus. Senza contare le ripercussioni sulla salute mentale e sui rapporti familiari e umani.

E non è un fenomeno limitato: quasi un terzo dei 2.000 intervistati hanno dichiarato di avere un amico o un membro della famiglia che lottano per contenere la loro rabbia. Mentre un sondaggio ha rivelato che il 64% delle persone sono sempre arrabbiate.

Infarto. In aumento a causa delle crisi bancarie

Avete mai sentito l’espressione “morire di crepacuore”? Sembra proprio che questo possa accadere in risposta a un grave tracollo economico. Un gruppo di studiosi dell’Università di Cambridge ha esaminato infatti le ricadute delle crisi economiche su scala nazionale, in seguito al crollo finanziario di una banca o di un industria, sulla salute dei cittadini rilevando, nei paesi occidentali, un aumento del 6,4% degli attacchi cardiaci fatali. Lo studio ha preso in esame una serie di eventi economici disatrosi che va dal 1960 al 2002, fra i quali la crisi economica svedese dei primi anni novanta e gli scandali statunitensi dell’85, e li ha posti in relazione con i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sulla mortalità per infarto in quegli stessi anni.

Mediante lo studio, pubblicato sulla rivista Globalization and Health è stato possibile osservare che i decessi per attacco cardiaco aumentano in maniera sistematica in concomitanza con una crisi economica. Nella sola Inghilterra la recente crisi bancaria di Northen Rock avrebbe causato 5000 infarti in più.
Ad essere più a rischio gli anziani, non solo perchè costituzionalmente più vulnerabili, ma anche perchè risentono maggiormante del dolore che può causare la perdita improvvisa di tutti i risparmi faticosamente accumulati in una vita di lavoro. David Stuckler, epidemiologo e autore dello studio, sottolinea come prevenire il diffondersi del panico in queste circostanze, possa evitare migliaia di decessi.