Fecondazione eterologa. Un figlio a tutti i costi?

Negli ultimi anni è aumentato il numero di coppie che ricorre alla procreazione assistita per avere un figlio. Questo ha sollevato numerose questioni etiche e giuridiche soprattutto riguardo al ricorso alla fecondazione eterologa quando cioè ad essere utilizzati sono cellule uovo o spermatozoi di un donatore esterno alla coppia.

Col termine fecondazione assistita si fa riferimento a una molteplicità di tecniche più o meno complesse, è possibile infatti distinguere tecniche di fecondazione assistita di primo e di secondo livello, tra le prime il monitoraggio ecografico dell’ovulazione attraverso il quale tramite ecografia si individua il momento in cui avviene l’ovulazione e si scelgono di conseguenza i momenti più indicati per avere rapporti sessuali fecondi, e l’inseminazione intrauterina che consiste nell’indurre un’ovulazione un pò più “abbondante del normale” e introdurre il seme opportunamente preperato direttamente nell’utero. Fra le tecniche di secondo livello abbiamo la cosiddetta FIVET ossia l’inseminazione in vitro con ottenimento dell’embrione al di fuori del corpo della donna e successivo impianto in utero, indicata nel caso l’infertilità sia dovuta a endometriosi, problemi tubarici e alcuni tipi di infertilità maschile, e, infine la fecondazione in vitro con prelievo chirurgico degli spermatozoi.

Memo-film. Una speranza per i malati di Alzheimer

Il Progetto Memo-film nasce dalla collaborazione fra la Cineteca Comunale e l’Istituto Giovanni XXIII di Bologna con il contributo di Unipol. Il progetto ha come scopo la realizzazione di dieci film che hanno come tema la vita di altrettanti pazienti affetti da morbo di Alzheimer seguiti all’Istituto Giovanni XXIII. Si tratta di una sorta di film-terapia nella quale protagonista e, allo stesso tempo, fruitore del film è proprio la persona malata di Alzheimer. Il film ripercorre la vita del paziente attraverso le tappe principali e gli eventi salienti ormai dimenticati miscelandola a scene tratte da film celebri. Una volta terminata la pellicola, la cui realizzazione è curata dalla cineteca di Bologna, presieduta dal regista Giuseppe Bertolucci, il film viene mostrato ai pazienti ogni giorno per circa venti minuti allo scopo di riattivarne la memoria e agevolare così il recupero del senso di identità che purtroppo la malattia gradualmente sbiadisce fino a cancellarlo del tutto.

Il morbo di Alzheimer è una malattia degenerativa che investe le cellule cerebrali. Si tratta di una patologia progressivamente e fortemente invalidante che colpisce per lo più soggetti anziani, anche se esistono forme precoci che colpiscono già prima dei cinquant’anni. E’ la più diffusa tra le demenze, circa il 70% dei casi di demenza sono dovuti al morbo di Alzheimer. Più precisamente l’incidenza di questa patologia è del 5% nelle persone oltre i 65 anni per giungere al 40-45% nelle persone fra 80 e 90 anni. Ad esserne colpite nel nostro paese sono circa 800.000 persone, in prevalenza donne.

Infarto e aneurisma. Dopo la scoperta di un gene comune vediamo come è possibile prevenirne l’insorgenza

E’ stata diffusa recentemente la notizia della scoperta di un gene comune alle malattie cardiovascolari quali infarto e aneurismi intracranici e addominali pubblicata dalla rivista Nature Genetics.
A capo del gruppo di lavoro internazionale che ha condotto le ricerche, del quale fanno parte anche alcuni studiosi italiani, l’islandese Kari Stefansson. Tale scoperta segna un progresso decisivo nella costruzione di una banca dati che permetterà di rendere sempre più efficaci le azioni di prevenzione e cura delle patologie cardiovascolari.

In attesa che la scienza compia ulteriori progressi nello studio delle basi genetiche di questo tipo di patologie vediamo come è possibile tutelarsi dal rischio di svilupparle adottando alcune semplici abitudini di vita e alimentari, efficaci anche nel caso di predisposizione genetica (la quale, infatti, non implica la certezza che l’individuo geneticamente predisposto svilupperà la malattia)

Alla base di malattie cardiovascolari come aneurisma e infarto troviamo infatti l’aterosclerosi, un’infiammazione cronica delle arterie che spesso si sviluppa a causa dell’esposizione a numerosi fattori di rischio. Oltre a ipertensione, diabete, malattie genetiche molto rare, età, sesso maschile e predisposizione familiare è ampiamente accertato che rappresentano fattori di rischio per lo sviluppo dell’aterosclerosi scorrette abitudini alimentari che possono portare all’eccesso di colesterolo e/o trigliceridi nel sangue (iperlipidemia), il fumo di sigaretta, la vita sedentaria, l’obesità, lo stress, il consumo eccessivo di alcool.

RU486. Da Marzo anche in Italia la pillola abortiva

E’ di questi giorni (Ansa, 5 Gennaio 2008) la notizia che entro Marzo sarà disponibile anche negli ospedali italiani la pillola abortiva RU486 (mifepristone). La richiesta di autorizzazione alla vendita è stata inoltrata nel Novembre 2007 dall’Agenzia italiana del farmaco, ma ci vorranno quattro mesi per l’immissione sul mercato.

Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano ritiene che questo sia un atto dovuto dal momento che l’uso del farmaco è autorizzato nella gran parte dei paesi dell’Unione Europea.
La pillola abortiva non confusa con la pillola del giorno dopo, un metodo contraccettivo che ha lo scopo di prevenire la gravidanza, bloccando l’ovulazione o impedendo l’impianto dell’ovulo già fecondato, in seguito a rapporti a rischio perchè non protetti o per il mancato funzionamento del metodo anticoncezionale prescelto.

La RU486 è stata elaborata da Emile E. Beaulieu nel 1980 presso la casa farmaceutica Roussel-Uclaf ed adottata per la prima volta in Francia nel 1988. Da oltre dieci anni l’uso del mefipristone è diffuso nella gran parte dei paesi in cui l’aborto è legale. In Italia l’uso del farmaco è stato introdotto per la prima volta in via sperimentale, in base alla legge 194 del 22 maggio 1978, nel 2005 all’Ospedale Sant’Anna di Torino su un campione di 400 donne. In seguito la sperimentazione è partita anche in Liguria, Toscana e, dal 2006, Puglia.

Meningite: Dopo l’ultimo decesso ecco un nuovo caso in Italia. Informarsi su questa malattia oggi è un dovere.

E’ ancora allarme meningite nel nord Italia. Oggi un ragazzo di 17 anni è stato ricoverato in rianimazione a Venezia e si trova in coma. Le sue condizioni stazionarie e la prognosi riservata. Si tratta di un diciassettenne residente a Zelarono, in provincia di Venezia, ricoverato all’ospedale Umberto I di Mestre. Gli esami, riferisce Onofrio Lamanna, direttore dell’ospedale Umberto I, hanno evidenziato che si tratta di un caso di meningite C.

Questa notizia, che segue i decessi per meningite avvenuti lo scorso Dicembre nel trevigiano è scattato l’allarme su tutto il territorio nazionale. In particolare nel Nord Italia, dove la preoccupazione non si placa dopo la morte del diciannovenne di Seregno, avvenuta all’ospedale di Carate Brianza a Milano lo scorso giovedì. Per tutti e due i casi è stata predisposta la profilassi antibiotica per il personale medico e tutti coloro fra parenti e amici che sono venuti a contatto con i due giovani nelle ore precedenti al loro ricovero.

Sono attualmente in corso ulteriori indagini per stabilire se il ceppo di appartenenza sia lo stesso che ha causato i primi decessi.

Tenuto conto del diffondersi della paura del contagio nella popolazione, il Ministero della Salute ha ritenuto utile diramare un comunicato (21 Dicembre 2007) nel quale fa chiarezza sullo stato attuale della malattia nel nostro paese.

Nel suddetto comunicato la meningite viene definita una patologia “grave ma curabile” che ha esito fatale nel 14% dei casi. I casi di meningite batterica in Italia sono circa novecento all’anno e un terzo di questi è di tipo meningococcico (tasso di incidenza tra i più bassi in Europa) inoltre, grazie al diffondersi dei vaccini, i casi sono in progressiva diminuzione.

Ma vediamo più approfonditamente cos’è la meningite, come si manifesta e come è possibile scongiurarla e curarla.

Nasce a San Marino la prima banca per la crioconservazione delle cellule staminali

Lo scorso Dicembre 2007 a San Marino si inaugura la nascita della prima banca per la crioconservazione delle cellule staminali, la Bioscience Institute. Questa nuova banca è all’avanguardia in Europa e offre una nuova opportunità per gli adulti che desiderano una assicurazione biologica. Tale banca si occupa della raccolta delle cellule che vengono estratte dal tessuto adiposo (cellule staminali).

Nel resto d’Italia una struttura del genere è molto discutibile poiché già la legge 40 sulla fecondazione artificiale parla chiaro in merito al numero massimo di cellule staminali che possono essere utilizzate: massimo tre, proprio per vietare l’uso un ulteriore uso degli embrioni a scopo di ricerca o di sperimentazione.
E’ anche vero che la stessa legge non lascia margini di dubbio sulla crioconservazione delle cellule staminali estratte dal cordone ombelicale (art. 14, comma 8, L. 40/2004): è consentita la crioconservazione dei gameti maschile e femminile, previo consenso informato e scritto. Ma tutto ciò sempre e solo a fini prossimi o futuri di fecondazione artificiale da parte delle coppia.

Nonostante ciò la Bioscience Institute della repubblica di San Marino è andata oltre: non si occuperà solo della conservazione e sperimentazione su cellule staminali estratte dal cordone ombelicale, bensì anche di quelle estratte dal tessuto adiposo.