Il botox potrebbe diffondersi al sistema nervoso. A scoprirlo un team di ricercatori italiani

Il botox, contrariamente a quanto creduto finora, potrebbe diffondersi nell’organismo raggiungendo le terminazioni nervose. L’importante scoperta è di un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Neurofisiologia del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) di Pisa, coordinati dal Dottor Matteo Caleo. Secondo gli studiosi il botulino non avrebbe soltanto azione locale, ma si diffonderebbe in tutto l’organismo raggiungendo anche il sistema nervoso.

Un preparato contenente botox molto simile a quello normalmente impiegato nei trattamenti estetici, è stato iniettato a cavie di laboratorio durante uno studio che indagava le sue applicazioni nella cura dell’epilessia. I ricercatori hanno quindi scoperto, in modo del tutto casuale, che il botox si spostava nell’organismo dal momento che era possibile trovarne tracce anche in parti del corpo lontane dal sito di iniezione. Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sul numero di aprile della rivista Journal of Neuroscience, sta già facendo parlare molto di sè. E’ il primo infatti a provare che il botulino può diffondersi nell’organismo e, aldilà dei facili allarmismi, potrebbe avere delle conseguenze notevoli sull’impiego clinico del botox per la cura di alcune patologie.

Evolence. Il nuovo filler che non richiede test cutanei preliminari

Si chiama Evolence il nuovo filler a base di collagene suino già diffuso da qualche tempo e presentato ufficialmente in Italia lo scorso anno all’EADV (European Academy of Dermatology and Venereology) di Firenze. Il filler cosiddetto porcino, può essere impiegato, al pari dei già noti filler a base di collagene bovino o acido ialuronico, non solo per cancellare dal viso i segni del tempo e ridurre le cicatrici ma anche per ridare tono agli zigomi e rendere le labbra più carnose o ridefinirle rimodellandone i contorni. Secondo gli esperti questo tipo di collagene è quello più simile al collagene naturalmente prodotto dall’organismo umano e a questo deve lo straordinario vantaggio di poter essere impiegato anche senza svolgere test cutanei preliminari. Questo il risultato di uno studio clinico condotto negli Stati Uniti e presentato di recente al Congresso della International-Italian Society o Plastic-Aesthetic and Oncologic Dermatology (ISPLAD) svoltosi a Milano.

Endolipolisi. La liposuzione non chirurgica

Liposuzione addio? Sicuramente no, ma sta diffondendosi in maniera sempre più capillare l’endolipolisi, una tecnica alternativa per ritrovare una figura armoniosa attraverso il modellamento del corpo senza ricorrere ad interventi di chirurgia che possono rivelarsi invasivi e dolorosi. L’endolipolisi è un intervento di medicina estetica non chirurgico che prevede l’iniezione, direttamente sulle zone che presentano accumuli di adipe di una sostanza, la fosfadilcolina, in grado di sciogliere il grasso in eccesso agendo direttamente sugli adipociti, le cellule responsabili dell’accumulo di grasso, distruggendoli.
Al contrario della liposuzione, che viene praticata inserendo, attraverso piccole incisioni sulla pelle, un sottile tubicino di acciaio collegato ad un apparecchio che aspira il grasso, l’endolipolisi consiste in una serie di infiltrazioni, in genere quattro, effettuate con un ago sottilissimo, quasi come una normale “puntura”.

Siete mai stati a un Botox Party?

C’era una volta l’usanza, e forse c’è ancora, di organizzare dei piccoli rinfreschi o riunioni pomeridiane tra amiche e vicine di casa per vendere pentole, aspirapolveri o cosmetici. A rispolverare, e rivedere, questa simpatica consuetudine è arrivato il Botox Party, l’ennesima stranezza giunta da oltreoceano. Si tratta di una festa nella quale l’ospite d’onore è il botulino, la tossina miracolosa che promette di cancellare dal viso i segni del tempo. Nel corso di questo tipo di festa infatti gli invitati hanno la possibilità di farsi iniettare del botox da un chirurgo estetico giunto appositamente per l’occasione. Questo almeno quanto avviene negli Stati Uniti, anche se voci sempre più insistenti insinuano che i Botox Party siano diventati una consuetudine anche nel nostro paese.

Chirurgia estetica per bimbi down. Il caso Kirwan accende la polemica

E’ giusto ricorrere alla chirurgia estetica per modificare i caratteristici tratti somatici di una persona affetta da Sindrome di Down? Questo l’interrogativo che si pongono gli inglesi (ma non solo) da quando è stata diffusa la notizia che il chirurgo plastico di fama mondiale Laurence Kirwan e la moglie Chelsea, anche lei medico, stanno pensando di sottoporre la loro bimba di due anni, affetta appunto dalla Sindrome a un intervento correttivo. Poichè l’apparenza è tutto, spiega la madre, rendere meno evidente a livello estetico la patologia potrebbe semplificare la vita alla bimba. Tuttavia, sebbene abbia suscitato moltissimo scalpore il caso Kirwan non è l’unico del genere, come riferisce il quotidiano Daily Mail un’altra bimba “Down” inglese di cinque anni sarebbe già stata sottoposta a diversi interventi di chirurgia plastica per modificarne l’aspetto.

Marylin Monroe e la terapia cellulare

Marilyn Monroe amava dire: Io non voglio essere bella, voglio essere meravigliosa“. Era la sola vamp gradita alle femministe, perché contemporaneamente diceva: “L’uomo ideale è quello che fa quello che voglio io e ha i quattrini per farlo“. Billy Wilder, che l’ha guidata nei suoi film più belli, diceva di lei che aveva seni sodi come il granito e un cervello pieno di buchi come l’Emmenthal. Vagava nel vuoto al di fuori della legge di gravità. È stata infelice: la sola cosa che le sia riuscita è stato proprio essere meravigliosa. Non lasciò niente di intentato per esaltare il più possibile il suo charme; la cosa che fece con più assiduità è stata la terapia con cellule embrionali del dottor Niehans. Può darsi che abbia giovato alla sua pelle, non funzionò contro le sue crisi di depressione.

La celluloterapia, ideata da Niehans, ebbe grandissimo successo e veniva preconizzata con cinque indicazioni principali: contro l’invecchiamento, le malattie allergiche. le disfunzioni endocrine, la cardiopatia degenerativa e la depressione. Non poté fare la terapia Giorgio VI d’Inghilterra a causa della disapprovazione dei medici britannici, i quali non accettavano che il loro sovrano venisse assistito da un medico straniero, per di più discendente degli Hohenzollern, né Pio XII perché Niehans disse che non l’avrebbe tollerata per le sue condizioni troppo precarie.

I rischi per gli interventi di chirurgia plastica

In coma dopo un intervento di chirurgia plastica. E’ successo ad una donna di 24 anni, Alessia Rufini, di Santa Maria delle Mole che ha rischiato di perdere la vita per un triplice intervento di chirurgia plastica. La giovane, di professione parrucchiera, nel 2004 si era rivolta ad un chirurgo per rifarsi il seno, ma lo specialista le avrebbe consigliato di ritoccare anche naso e cosce.

Fin quì nulla di anomalo, se non fosse che il medico avrebbe garantito di poter effettuare i tre interventi in un’unica seduta. Senza apparentemente tener conto dei rischi per la paziente. La malcapitata si ritrova a sua insaputa a farsi operare in una clinica, dove è in servizio il medico cui si era rivolta, che non è attrezzata per le emergenze, ma solo per piccoli interventi ambulatoriali, con anestesia locale. Le complicazioni durante l’intervento e una forte emorragia la portano al coma, durato ben 47 giorni. Il caso di Alessia Rufini non è certo un fatto isolato e prima di sottoporsi ad interventi di chirurgia plastica è bene conoscere i possibili rischi e le complicazioni cui si potrebbe andare incontro.

Staminali al posto delle protesi. Ecco il futuro della chirurgia estetica

La chirurgia rigenerativa, che si avvale dell’utilizzo di cellule staminali per la riparazione dei tessuti potrebbe, in un futuro non troppo lontano, sostituire la classica chirurgia estetica. Le tecniche di rigenerazione dei tessuti, che trovano classicamente impiego per riparare o ricostruire i tessuti danneggiati da cicatrici, ferite e neoplasie, potrebbero essere quindi poste al servizio della bellezza. Le tecniche disponibili, utilizzate per la prima volta in Italia dall’Istituto Tumori di Genova, sono due: una si avvale dei fattori di crescita piastrinici, l’altra delle cellule staminali contenute nel grasso corporeo.

Nel primo caso vengono utilizzate sostanze presenti nel sangue del paziente che vengono opportunamente trattate prima di essere reiniettate nella zona interessata, nel secondo caso viene prelevato il grasso dal corpo, in genere dal bacino o dalla pancia, e vengono utilizzate le cellule staminali in esso contenute unite a cartilagine. Attualmente le staminali del grasso vengono utilizzate insieme alle protesi al silicone nei casi di ricostruzione del seno in seguito a mastectomia, ma in un futuro potrebbero sostituirle completamente.

Il lifting endoscopico. Una tecnica mini-invasiva per sembrare più giovani

Il lifting endoscopico (o quick lifting), diffuso già da qualche tempo in Italia, è una tecnica per ringiovanire il viso che si colloca a metà fra la chirurgia e la medicina estetica. Inventata negli anni novanta da Nicanor Isse è stata importata in Italia dal chirurgo plastico Alessandro Gennai , membro dell’European Academy of Plastic Facial Surgery, che l’ha illustrata all’undicesimo Convegno di medicina odontoiatria e chirurgia estetica tenutosi di recente a Bologna. La tecnica prevede l’inserimento nel viso, mediante piccole incisioni praticate sul cuoio capelluto, di speciali fili legati fra loro che risollevano guancia, angoli della bocca, e sopracciglia.

Diversamente dagli interventi di lifting tradizionali, destinati secondo Gennai a diventare obsoleti, che prevedono la resezione della cute in eccesso e lo stiramento di quella rimasta, il lifting endoscopico permette di correggere i segni del tempo senza lasciare cicatrici visibili e senza costringere quindi a pettinature che coprono il contorno del viso. La pelle in eccesso viene ridistribuita e i tessuti non vengono tirati, ma riposizionati agendo non sulla parte laterale, ma su quella superiore del viso. L’effetto ottenuto è quindi più naturale. Successivamente sarà possibile fare alcuni ritocchi in ambulatorio e senza praticare nuove incisioni.

L’uomo e la donna perfetti: direttamente da Beverly Hills!

La chirurgia plastica dilaga ormai da qualche anno fra le star e, un po’ meno, nei comuni mortali.
Rifarsi il seno, il naso, gli zigomi e tutto ciò che non piace, che si considera un difetto, è una moda che ha preso piede nella società dell’apparire, e non sembra destinata a finire.
I chirurghi plastici non corrono certo il rischio di rimanere disoccupati, almeno non fin quando l’era del piacere a tutti i costi avrà fine.

Ma quali sono i modelli più richiesti dalle star? Eh si, perchè si può anche scegliere: voglio il naso come quello dila bocca uguale a… l’idea di vip seduti dal parrucchiere con davanti un catalogo di nasi e lineamenti perfetti, non è poi così lontana dalla realtà.

Punto G. Esiste già il metodo per ampliarlo

Il sessuologo Emmanuele A. Jannini non ha nemmeno fatto in tempo a individuare e addirittura fotografare il Punto G che già il collega Alessandro Littara (andrologo e sessuologo) ha importato dagli USA una tecnica in grado di ampliarne le dimensioni. L’intervento di G-Spot Amplification è stato già eseguito su sette pazienti tra i trenta e i quarant’anni presso l’Istituto Italiano di laser-chirurgia sessuale di Milano. La tecnica però è stata ideata e messa a punto dal medico statunitense David Matlock del Laser Vaginal Rejuvenation Institute di Los Angeles che l’ha sperimentata su ben 840 donne ottenendo un successo nel 79% dei casi.

Sembra che si tratti di un vero e proprio intervento di chirurgia estetica , infatti la procedura consiste nell’iniezione di una sostanza a base di acido ialuronico o collagene in corrispondenza del Punto G (è nato un nuovo filler). L’intervento, che dura in tutto una mezz’ora, sarebbe rapido e indolore, al massimo viene applicata una crema anestetica. Naturalmente non è coperto dal sistema sanitario (!) e ha un costo che si aggira intorno ai 1000-1200 euro. Inoltre, trattandosi pur sempre di un filler, il suo effetto ha durata temporanea e, considerati i tempi di riassorbimento del collagene, andrebbe ripetuto dopo circa sei mesi.

Terapia fotodinamica: un’ alternativa indolore alla chirurgia plastica

La terapia fotodinamica rappresenta oggi una sicura ed efficace alternativa alla chirurgia plastica. La terapia si basa sulla scoperta che una sostanza fotosensibilizzante applicata sulla cute sia in grado di penetrare selettivamente nelle cellule malate o degenerate (cellule che hanno un metabolismo accelerato) e non in quelle sane e che, dopo illuminazione con apposita lampada, le cellule che hanno inglobato la sostanza siano eliminate per reazione fotochimica. La sostanza che si applica sulla cute è l’acido 5-aminolevulinico (5-ALA).

Questa sostanza non è un farmaco e viene eliminata dal normale metabolismo. Durante il trattamento i pazienti possono sentire del formicolio o del calore, anche se queste sensazioni si riducono dopo che il trattamento è stato completato. Questa tecnica è attualmente utilizzata come trattamento della pelle danneggiata dal sole, con macchie marroni o rosse, in caso di grandi pori dilatati, nel caso di rottura di vasi sanguigni, casi di acne, per cicatrici da acne e per la pelle con lesioni precancerose.

È stato anche dimostrato che migliora il tono della pelle e dei tessuti circostanti. Le aree che possono essere trattate in questo modo includono il viso, il collo, il torace, le braccia, le mani e le gambe. A differenza della chirurgia plastica, la terapia fotodinamica migliora il tono tessutale ed il colore dell’epidermide senza lasciare cicatrici chirurgiche o incisioni.

Botulino addio: da oggi è arrivato il Disport

Secondo il sito web Nuova Zelanda, il Dysport è “una proteina estratta dal batterio Clostridium botulinum” è stato sviluppato in Gran Bretagna nel 1990, per scopi neurologici ed oftalmici, tra cui per la paralisi cerebrale; dopo notevoli anni di ricerca, è ora utilizzato come alternativa al botulino.

Anche se non è attualmente disponibile negli Stati Uniti, Dysport è in attesa di approvazione da parte dell’FDA. Come la proteina del Botox, anche il Dysport rilassa i muscoli del viso limitando la comparsa di rughe, quando viene applicata tra le sopracciglia e al di sotto il naso, ma può anche essere utilizzato per ridurre la sudorazione eccessiva nelle ascelle.

Sono necessarie da tre a cinque iniezioni per dei risultati soddisfacenti. Il gruppo farmaceutico Ipsen nel sito web dice: “Dysport può aiutare a sembrare più giovani, più rilassati e sotto controllo per circa lo stesso prezzo di un taglio ed un colore dal vostro parrucchiere“. Quindi, se è paragonabile in tutto e per tutto al Botox, qual è la differenza tra le due proteine?