Protesi al silicone. Volete conoscerne la vera storia?

Potremmo dire che le protesi al silicone fanno ormai parte della nostra quotidianità. Sono talmente diffuse che le diamo per scontate, ma quanti di noi ne conoscono la storia? Ecco di seguito un brevissimo excursus storico che, forse, ci rivelerà qualche dettaglio inaspettato sulle migliori amiche delle donne poco…formose. La patria delle protesi al silicone può essere considerata la città americana di Houston. Qui infatti i chirurghi plastici Thomas Cornin e Frank Gerow nel 1960 crearono, in collaborazione con la Dow Corning Corporation, la prima protesi mammaria in silicone, che venne impiantata nel 1962 a Timmie Jean Lindsey presso lo Houston’s Hermann Hospital (adesso Memorial Hermann Hospital).

Da allora sono state numerosissime le pazienti ansiose di farsi impiantare una protesi per aumentare di volume il proprio seno. Ma quella creata da Gerow e Cornin non è stata la prima protesi mammaria della storia: già nel 1895 un chirurgo tedesco aveva tentato l’impresa impiantando nel seno di un’attrice il grasso prelevato da un lipoma (un tumore benigno) della donna stessa e a questo primo, pionieristico, tentativo sono seguiti gli impianti di protesi alla paraffina, quasi subito abbandonati per via delle conseguenze, spesso pesantemente negative, sullo stato di salute delle pazienti. Inoltre si mormora che, negli anni precedenti alla rivoluzionaria trovata dei due chirurghi statunitensi, alcune prostitute avevano iniettato direttamente nel seno il silicone con risultati prevedibili.

Per diventare più alta, ricorresti ad un intervento di chirurgia plastica?

Dopo la notizia diffusa da alcuni ricercatori inglesi, secondo la quale le donne di bassa statura sarebbero più predisposte alla sviluppo di patologie del fegato, forse alcune di esse potrebbero essere tentate di ricorrere alla chirurgia per aumentare le propria altezza. Il sogno, cui finora magari tante di loro hanno cercato di avvicinarsi usando tacchi da capogiro , non sembrerebbe adesso così irrealizzabile dati i progressi della scienza e della medicina in particolare.

Gli interventi di allungamento degli arti, tradizionalmente impiegati in caso di patologie come deformità congenite o danni subiti a seguito di incidenti, possono infatti essere eseguiti anche per ragioni puramente estetiche. Ma siamo proprio sicure di voler vivere tutta la vita con gli arti inferiori legati da una barra di acciaio tenuta da bulloni solo per guadagnare qualche centimetro in più? Lo stesso Robert Rozbruch direttore dell’Istituto per l’allungamento e la ricostruzione degli arti di New York è scettico riguardo l’applicazione di questo tipo di intervento in campo estetico e ne sottolinea la natura delicata e difficile.

Il tramonto delle taglie forti. Avere un seno abbondante fa male alla salute

Nonostante il diffondersi dell’ossessione per la magrezza, sostenuto dall’avvento delle supermodelle anoressiche, avere una taglia di reggiseno superiore alla terza è ancora considerato un priviliegio. Guardate con invidia dalle donne un pò meno “dotate” e con ammirazione dagli uomini, le “taglie forti” hanno un posto tutto per sè nell’olimpo della seduzione. Lo prova il numero di interventi di mastoplastica addittiva in forte aumento soprattutto oggi che le adolescenti, sempre più bombardate da messaggi mediatici che promuovono l’adesione a modelli di bellezza stereotipati, fanno più fatica del normale (per la loro età) ad accettare la propria fisicità.

Tuttavia avere un seno molto grande non ha solo aspetti positivi e non solo da un punto di vista estetico. E’ noto infatti da tempo che un seno troppo grande può causare differenti problematiche fra cui l’arcinoto mal di schiena e contratture muscolari causati dall’assunzione di una postura scorretta che può essere anche alla base di disturbi come scoliosi e dolori articolari. Anche dal punto di vista psichico un seno troppo abbondante può rapresentare una fonte di disagio portando le donne, paradossalmente a sentire la propria femminilità inibita e mortificata. Per risolvere il problema molte donne, molte più di quante non si creda comunemente, ricorrono alla mastoplastica riduttiva, un intervento che, in certe condizioni, è possibile anche fare in convenzione con il sistema sanitario.

Acido malico e polifenoli? Sono i segreti di bellezza più strani delle star di Hollywood


Quante volte ci siamo ritrovate/i a pensare che le patinate star di Holliwood dovessero il loro splendido (almeno in apparenza) aspetto a costosi trattamenti estetici e/o interventi chirurgici? Ebbene niente di tutto questo, almeno stando alle affermazioni di alcune di esse che si affiderebbero a rimedi più o meno alla portata di tutti, per quanto bizzarri, per mantenere intatta la propria bellezza.

La bellissima Catherine Zeta-Jones si affiderebbe alle fragole per mantenere splendente il proprio sorriso. Queste infatti, insieme all’ananas, hanno il potere di mantenere bianco lo smalto dei denti grazie al loro contenuto di acido malico . Mentre Cindy Crawford nebulizza sul viso una mistura di latte e acqua per rendere la pelle più morbida grazie al contenuto di proteine, vitamine e sali minerali. Ben più bizzarro è il rimedio adottato da Sandra Bullock per combattere le rughe del contorno occhi e le antiestetiche “borse”, l’attrice infatti applica su questa zona del viso della crema per emorroidi che ha l’effetto di distendere temporaneamente la parte del viso sulla quale viene applicata. Ben più noto e diffuso presso le teen ager italiane è invece il segreto di Jennifer Love Hewitt che applica del dentifricio sui brufoli per seccarli. Il dentifricio agirebbe grazie al proprio contenuto di zinco cloridro, baking soda ed enzimi. Più ricercata è invece la crema per il viso a base di siero di vipera usata da Debra Messing.

Chirurgia estetica: siete favorevoli o contrari? Date un occhiata prima a queste foto

Sempre più spesso si avverte nel mondo d’oggi, in cui l’immagine e l’aspetto fisico sono sempre più importanti e rilevanti, l’esigenza di essere belli, ovvero senza difetti, e di apparire sempre più giovani (ringiovanimento chirurgico) o rallentare i segni dell’invecchiamento.

La chirurgia estetica è forse la forma più popolare di plastica chirurgica. Nel 2006 nei soli Stati Uniti, il paese che probabilmente ricorre maggiormente al bisturi, quasi 11 milioni di pazienti sono ricorsi a questi trattamenti.

In effetti, secondo l’ordinamento giuridico statunitense, qualsiasi medico, indipendentemente dalla specializzazione, può intraprendere questo tipo di interventi. La distinzione tra le due discipline, la “chirurgia plastica” e la “chirurgia estetica” non è sempre puramente accademica: la prima è riconosciuta all’American Board of Medical Specialties come quella branca della medicina interessata alla riparazione dei difetti di forma e funzione, e questo include sia la chirurgia estetica che quella ricostruttiva (plastica). Il termine “chirurgia estetica” comunque si riferisce principalmente a quella chirurgia impegnata in processi di miglioramento cosmetico della persona, o dell’ “apparire”. E in molti paesi come l’Australia, ad esempio, anche molti dottori che non hanno la qualifica di chirurghi possono condurre operazioni di chirurgia estetica.

La chirurgia plastica estetica può intervenire per ristabilire quell’equilibrio che ci è venuto a mancare nel corso degli anni col passare del tempo, o che non abbiamo mai avuto.

Infatti un difetto fisico, sia esso congenito (ovvero dalla nascita) oppure acquisito nel corso degli anni, può cambiare non solo la nostra vera immagine, ma anche il nostro stato psicologico, ovvero può provocare imbarazzi, paure o insicurezza.

I benefici del fluoro. E le sue controindicazioni

Il fluoro è un elemento essenziale che serve a prevenire la carie sia durante lo sviluppo dei denti che dopo la loro completa eruzione. Ha un’elevata capacità di bloccare l’attività batterica della placca dentale ed inoltre riduce la demineralizzazione dello smalto e ne favorisce la sua rimineralizzazione. Il fluoro è presente in natura in molti alimenti e bevande come il tè, il caffè, le patate, il pane integrale, gli spinaci, i piselli e soprattutto nell’acqua, inoltre viene aggiunto nei dentifrici, nei gel per uso orale e nei collutori.

E’ stato dimostrato che l’efficacia della fluoroprofilassi è tanto maggiore quanto più precoce è l’inizio di questa metodica di prevenzione. Da più di venti anni questa misura preventiva è stata introdotta dalla comunità scientifica e ha dimostrato una netta riduzione della carie nei bambini.

Per alcuni odontoiatri la fluoroprofilassi dovrebbe iniziare già durante la gravidanza a partire dal secondo trimestre , cioè nella fase in cui nel feto si ha la formazione dei tessuti dentari, fino a continuare al termine della gravidanza. La somministrazione di fluoro alla futura mamma non presenta rischi per il feto (sempre che si seguano i dosaggi stabiliti) in quanto la placenta permette il passaggio solo di un quarto della dose consigliata in gravidanza . Il resto del fluoro assunto viene escreto dalla mamma (50%) o viene assorbito dalle ossa della madre (il restante 25%). Per questo il bambino assume una dose uguale a quella che assumerà dopo la nascita.

I vantaggi della fluoroprofilassi inoltre non si limitano ai denti. Infatti l’ assunzione di fluoro determina un vantaggio anche per la formazione dello scheletro: il fluoro infatti aumenta la densità ossea. Tuttavia la somministrazione di fluoro attraverso gocce o pasticche va prescritta solo dopo la conoscenza della concentrazione di fluoro nell’acqua assunta dalla mamma e dal bambino (acqua minerale e/o acquedotto) ; non vanno prescritti supplementi di fluoro a bambini di età inferiore ai 6 mesi o che assumano acque con livelli di fluoro maggiore di 0,6 mg/L .