Alimentazione Eubiotica: ritrovare l’armonia con se stessi e con la natura

L’alimentazione Eubiotica è fondata sul consumo di alimenti integrali liberi da sostanze nocive come pesticidi, disserbanti e additivi chimici e sulla loro adeguata combinazione. La dieta eubiotica, più precisamente, privilegia il consumo di alimenti vegetali di stagione possibilmente crudi mentre evita i cibi precotti, gli insaccati, i cibi in scatola, gli alimenti sterilizzati (tipicamente latte e formaggi), le bevande zuccherate, dolcificanti, gelati non artigianali, zucchero e sale raffinati. Allo stesso tempo esclude eccitanti, come caffè e tè, alcolici e integratori alimentari di qualunque tipo.

Secondo i principi dell’eubiotica le tecnologie alimentari come i trattamenti chimici impiegati nella coltivazione dei prodotti agroalimentari, nonchè le procedure di lavorazione industriale alle quali i cibi sono sottoposti per essere raffinati o conservati o per ottenerne alcuni derivati, causano carenze e squilibri tra i principi nutritivi causando l’abbassamento delle difese immunitarie dell’organismo. Attraverso il consumo dei cibi integri e naturali, quelli che restano così come la natura ce li offre, la dieta eubiotica assicura invece l’apporto equilibrato di principi nutritivi come vitamine, enzimi, oligoelementi, fermenti probiotici e fibre con molteplici ricadute positive sulla salute fisica e psichica.

Integratori alimentari. E se non facessero affatto bene?

Quanti di noi assumono integratori alimentari vitaminici nella convinzione di far bene alla propria salute? Moltissimi credo, e per le ragioni più svariate. Ebbene uno studio danese di cui si è molto parlato in questi giorni dovrebbe indurci a riflettere sulla fiducia incrollabile che nutriamo verso questo tipo di prodotto. Gli scienziati della Copenaghen University hanno infatti pubblicato su «The Cochrane Collaboration» i risultati di una ricerca in base ai quali ritengono di poter affermare che gli integratori vitaminici sarebbero addirittura nocivi per la salute. Soprattutto quelli contenenti beta-carotene, e vitamina E.

Più precisamente sono stati passati in rassegna 67 studi che hanno avuto come oggetto le vitamine in questione, oltre che selenio e vitamina C, e coinvolgevano in totale 232.000 persone. Nessuno di questi fornisce prove convincenti di alcun beneficio ottenibile attraveso l’assunzione di integratori dietetici a base di selenio e vitamina C, mentre emergerebbe un aumentato tasso di mortalità fra coloro che assumono abitualmente beta-carotene, vitamina A ed E. Gli studiosi danesi non sanno ancora spiegare questo dato, ma ritengono che le cause potrebbero risiedere in squilibri fisiologici causati dall’uso eccessivo e ne sconsigliano l’assunzione. Inutile dire che alle affermazioni degli scienzitai di Copenaghen è seguito un polverone di polemiche.

Per dimagrire, ma non solo, basta dormire bene

Sono noti già da tempo gli studi che hanno posto in correlazione la buona igiene del sonno con il mantenimento del peso forma ed è stato ampiamente provato che dormire poco o male predispone al rischio di ingrassare (non se ne abbiano a male gli insonni). Quello che non è ancora chiaro è cosa determini il fenomeno, mentre alcuni studi infatti chiamano in causa alterazioni metaboliche, altri ritengono che responsabile dell’aumento di peso in chi, per forza o per amore potremmo dire, dorme poco siano da ascrivere a squilibri a carico degli ormoni che regolano l’appetito che lo portano a mangiare di più e male (perchè passa le notti a svaligiare il frigorifero forse?).

Secondo una ricerca del 2006 condotta da Jonathan Waitman del Centro di terapia del peso di Manhattan, e pubblicata sull’International Journal of Obesity seguire una corretta igiene del sonno aiuta a perdere peso. La cattiva qualità del sonno interferirebbe secondo Waitman infatti con la secrezione di alcuni ormoni coinvolti nella regolazione dell’appetito, dando luogo a uno squilibrio che porta chi dorme poco per abitudine, necessità o problemi di insonnia, ad avere cattive abitudini alimentari. Nello stesso anno però Sanjay Patel del Case Western Reserve University di Cleveland ha invece avanzato l’ipotesi che l’aumento di peso fosse da ascrivere ad alterazioni metaboliche, dal momento che nel suo studio, condotto su un campione di 70000 persone (tutte donne), non fu riscontrata alcuna differenza significativa nella dieta delle donne che dormivano meno rispetto a quelle che dormivano di più.

E se la dieta facesse ingrassare?

Le diete non servono a dimagrire e, quel che è peggio, fanno ingrassare. Questo il parere di numerosi esperti interpellati dopo la decisione di Medicare, il sistema governativo di assicurazione medica statunitense, di considerare l’opportunità di tagliare i fondi destinati all’assistenza medica di chi, evidentemente perchè obeso, decide di sottoporsi a una dieta. Secondo gli americani infatti oltre l’80% di coloro che si sottopongono a una cura dimagrante torna al peso iniziale entro due anni, acquistando addirittura, in alcuni casi, anche dei chili in più.

Ma la notizia non deve assolutamente gettare nello sconforto chi sogna da sempre di smaltire definitivamente gli sgraditi chili di troppo. Sempre secondo gli esperti infatti il triste risultato si spiega con la tendenza, insana, a seguire un regime alimentare sano e bilanciato, che permette di conseguire e mantenere il dimagrimento, solo per un periodo determinato di tempo, quello della dieta appunto, mentre più utile sarebbe modificare in maniera radicale e definitiva il proprio stile di vita alimentare, ma non solo.

Un rimedio per perdere peso? Un antica pianta di origine medievale

Molti sono stati i suggerimenti per perdere peso: dalle diete miracolose ai lucidalabbra togli-fame. Per quasi un secolo abbiamo speso del tempo alla ricerca del ritrovato miracoloso e ora invece giunge la notizia che forse il rimedio ce l’avevamo sotto il naso, dal medioevo addirittura.

Secondo il Daily Mail, alcuni esperti in studi medioevali stanno combattendo per ristabilire sul territorio delle brughiere con piante di pisello, che potrebbero contribuire nel ridurre l’ obesità. E non sarebbe nemmeno una novità.

Uomini e donne divisi anche a tavola! A rivelarlo uno studio americano

A segnare ancora una volta la differenza fra l’universo maschile e quello femminile, le abitudini alimentari: truculente quelle degli uomini, delicate e tutte all’insegna della salute e della bellezza quelle femminili. A rivelarlo uno studio statunitense condotto su 14000 persone e presentato, nei giorni scorsi, alla International Conference on Emerging Infectious Diseas di Atlanta. Gli uomini infatti preferiscono mangiare carne, meglio se al sangue, pollame, ostriche crude (forse per il loro decantato potere afrodisiaco?) e gamberi, mentre le donne consumano più volentieri insalate, verdura, soprattutto carote e pomodori, frutta fresca e secca e yogurt.

Diventare vegetariani non è difficile. Qualche indicazione per provare

Sono in molti coloro che vorrebbero diventare vegetariani, ma non sanno proprio qual è il modo migliore per cominciare. Qui di seguito troverete qualche informazione per imparare ad orientarvi e magari cominciare a prendere seriamente in considerazione l’idea di eliminare cibi animali dalla vostra dieta.

Anzitutto cominciamo con il distinguere le differenti tipologie di regimi alimentari vegetariani:
La dieta vegetariana propriamente detta, dalla quale sono escluse tutte le carni animali, inclusi pesci e crostacei, ma non i prodotti di origine animale come uova formaggi latte e miele.
La dieta vegetaliana (detta anche vegan) dalla quale vengono eliminati, oltre alle carni e al pesce, tutti i prodotti di origine animale, incluse le uova e i prodotti lattiero-caseari.
Le più radicali dieta crudista, che prevede il consumo esclusivo di cibi crudi che non risultano così privati dei principi nutritivi più importanti a causa della cottura, e la dieta fruttarista nella quale ci si nutre esclusivamente di frutta biologica e di stagione.

Dieta mediterranea. Si conferma la migliore ma è in declino

Sembra proprio che la tanto decantata dieta mediterranea sia caduta nel dimenticatoio e proprio in un paese come il nostro che si vanta da sempre di esserne la culla. Attaccata qualche tempo fa nientemeno che dal famoso Dottor Atkins, inventore dell’omonima dieta fondata sul consumo massiccio di proteine a scapito di alimenti come pane e pasta, è stata accusata di attentare alla linea a causa dell’elevato consumo di carboidrati. I nutrizionisti italiani dal canto loro la difendono a spada tratta ma constatano con grande rammarico che sono pochissimi gli italiani che ancora la osservano, e farne le spese sono soprattutto i più piccoli. I bambini italiani infatti sono sempre più in sovrappeso.

La dieta mediterranea basata soprattutto sul consumo di frutta e verdura, carni bianche, uova e latte, e non su quello di pane e pasta come si crede comunemente, ha infatti ceduto il posto sulle tavole degli italiani a cibi troppo ricchi di grassi, proteine e zuccheri raffinati. Per non parlare dei ritmi imposti dalla quotidianità che costringono sempre più spesso all’utilizzo di cibi in scatola o precotti o a consumare i pasti fuori casa, magari in un fast food. Ad aggravare la situazione la diffusione vastissima di uno stile di vita sedentario. I bambini in particolare consumano troppi dolci, bevono troppe bibite zuccherate e si muovono pochissimo, passando molto del loro tempo incollati alla tv o davanti a un videogioco.

Le diete sprint fanno male alla salute?

La primavera è da molti considerata il periodo più indicato per cominciare una dieta. Tuttavia, la gran parte degli italiani non si rivolge ad uno specialista per smaltire i chili di troppo accumulati durante l’inverno ma preferisce fare ricorso a una dieta fai da te. Gettonatissime sono le cosiddette diete sprint, ne sono un esempio le diete monotematiche (dieta della banana, del minestrone, della ciliegia, solo per citarne alcune) insieme alla diete che promettono di far perdere 2 chili in sette giorni e simili. Da tempo però gli esperti mettono in guardia contro questo tipo di rimedi per il sovrappeso considerati non solo inutili ma anche dannosi. Infatti privarsi, anche solo per poco tempo, di alcuni alimenti avrebbe un effetto deleterio sulla salute causando non solo sintomi fisici, primi fra tutti gli squilibri metabolici, ma anche psichici come stati d’ansia e depressione. Ciò nonostante la popolarità delle diete sprint sembra non risentire in alcun modo degli avvertimenti di dietologi e nutrizionisti.

Shift metabolico: aumentare il metabolismo per dimagrire

Mangia tanto, non fa sport e non ingrassa. Quante volte abbiamo sentito questa frase, con riferimento ai cosiddetti fortunati che pur assumendo grandi quantità di cibo, restano filiformi?

Una spiegazione c’è, e si può trovarla chiarendo meglio il concetto di metabolismo.

Il consumo totale calorico di un individuo si calcola in base a tre fattori:

  1. Il metabolismo basale, ovvero il consumo calorico giornaliero a totale riposo (quello che consumiamo “di base” senza fare praticamente alcuna attività di alcun tipo)
  2. la termogenesi indotta dalla dieta, ossia l’energia spesa per la digestione e l’assimilazione dei cibi
  3. il consumo calorico dovuto all’attività fisica

Fare una colazione abbondante aiuta a dimagrire

La colazione è il pasto più importante della giornata. Chi ha la nausea alla sola idea di ingerire qualcosa che non sia un caffè prima delle undici del mattino deve rassegnarsi. E così pure chi crede che saltarla aiuti a dimagrire. Uno studio dell’Università del Minnesota infatti, oltre a confermare i benefici sulla salute di una colazione abbondante per cominciare la giornata, sembra aver dimostrato che avere l’abitudine di mangiare bene di buon mattino aiuta a dimagrire, mentre il contrario espone al rischio di ingrassare. Lo studio è stato condotto dal dottor Mark Pereira docente di epidemiologia presso il Dipartimento di salute pubblica dell’università statunitense.

I risultati dello studio, pubblicato su Pediatrics, sono stati ottenuti sull’analisi di un campione di 2000 adolescenti seguiti per un periodo di otto anni. I ragazzi, che all’epoca del loro coinvolgimento nella ricerca avevano in media 15 anni, che avevano l’abitudine di fare colazione presentavano un indice di massa corporea più basso, mentre quelli che saltavano il pasto del mattino pesavano in media 2,5 kg in più. Fra i ragazzi coinvolti ben il 25% aveva l’abitudine di saltare la colazione, tendenza diffusa soprattutto fra le ragazze. Già da tempo è noto che saltare i pasti non serve a dimagrire ma lo studio afferma che assumere una colazione abbondante aiuta a consumare più calorie e limita l’appetito durante i pasti successivi agevolando la perdita di peso.

La dieta mediterranea. I benefici di un’antica tradizione

Piuttosto che una dieta comunemente intesa, la cosiddetta dieta mediterranea è un regime alimentare che si caratterizza come vero e proprio stile di vita. Con questo nome si fa riferimento ai regimi alimentari caratteristici, pur con accentuate diversità locali, dei paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo (in particolare Italia, Spagna, Grecia e Francia meridionale).

Fu il nutrizionista americano Ancel Keys a intuire per primo che la bassa incidenza di mortalità per patologie cardiovascolari nell’area mediterranea fosse da attribuirsi alle caratteristiche dell’alimentazione di questi popoli, diede quindi vita a uno studio epidemiologico, il Seven Countries Study che dimostrò, mettendo a confronto i regimi alimentari di sette differenti paesi (Finlandia, Giappone, Italia, Grecia, Stati Uniti, Olanda e Jugoslavia), che dimostrò come nei paesi affacciati sull’area mediterranea è più basso il tasso di mortalità per cardiopatie grazie all’alimentazione che prevede il consumo di pochi grassi animali privilegiando quelli vegetali, basti pensare infatti che, al contrario di quanto accade in altri paesei europei dove vengono impiegati in abbondanza grassi di origine animale come il burro e lo strutto, i condimenti e i soffritti alla base dei cibi nel nostro paese sono a base di olio di oliva che ha un elevato contenuto di grassi monoinsaturi, che proteggono dalle malattie cardiache, e antiossidanti come la vitamina E.

La dieta cronobiologica. Quanto occorre impegnarsi per dimagrire?

La cronodieta elaborata nel 1992 dal medico italiano M.Todisco è basata sui principi della cronobiologia , cioè la scienza che studia i ritmi biologici. Secondo questo approccio per conseguire un dimagrimento stabile e/o per mantenersi in forma non è importante fare attenzione solo alla quantità di calorie assunte, ma anche al momento della giornata in cui questo accade. Più precisamente in questo regime dietetico i cibi vanno assunti in funzione dei diversi momenti della giornata secondo i principi nutritivi in essi contenuti. I carboidrati, ad esempio vanno consumati nella prima parte della giornata a colazione o durante il pranzo, mentre le proteine vanno consumate la sera.

La cronodieta prevede il consumo di quasi tutti i tipi di cibo nella quantità desiderata e non è quindi necessario pesare gli alimenti che vanno assunti quotidianamente nell’arco di 4-5 pasti (colazione, spuntino di metà mattinata, pranzo, merenda e cena). Fra questi il più abbondante sarà il pranzo, che insieme alla colazione rappresenta il momento della giornata più opportuno per consumare cibi molto ricchi di carboidrati come riso, cereali, patate, dolci, pane, pasta e frutta. Nell’intervallo di tempo che intercorre fra il risveglio e il primo pomeriggio infatti l’organismo è più attivo e ha dunque l’opportunità di consumare le calorie assunte, ne consegue che la cena sarà il pasto più leggero durante il quale andranno assunti cibi ad alto contenuto proteico come pesce, uova e carne, pollame, latte, formaggio, yogurt. La cena, inoltre, non va assolutamente consumata subito prima di mettersi a dormire.