Inventata la siringa usa e getta per evitare la diffusione delle malattie

In tutto il mondo, il riutilizzo delle siringhe già usate uccide 1,3 milioni di persone ogni anno. Più della malaria. Mancanza di tempo, carenza di accesso alle siringhe nuove, semplice ignoranza, ma soprattutto carenza di denaro, sono tutte questioni che spiegano come mai il riutilizzo di siringhe, addirittura a volte anche in situazioni mediche in luoghi come l’India, sia una pratica piuttosto comune.

50 miliardi di iniezioni vengono effettuate ogni anno nel solo grande Paese asiatico, e la metà di queste vengono effettuate con siringhe già usate. Le conseguenze, già note per i tossici, le conoscono tutti: prima di tutto diffusione di malattie come l’HIV e l’epatite, ma anche infezioni ed una miriade di diverse condizioni possono passare da una persona all’altra attraverso siringhe riutilizzate in maniera significativa. Ma forse oggi potrebbe esserci la soluzione, inventata negli Stati Uniti: la siringa che non si può riutilizzare.

Piercing, tatuaggi e caffeina: attenzione alle epatiti?

Un piercing su quattro può dare problemi, anche gravi. Ed è soprattutto la trasmissione del virus dell’epatite (B e C) il pericolo più rilevante. I punti critici sono genitali e lingua. Anche un semplice tatuaggio può “passare” il virus? Sottolineano gli esperti:

“Vietarli è inutile molto meglio puntare su una normativa rigida e sull’informazione. Uno studio inglese pub­blicato l’anno scorso ha dimostrato che il 25 per cento dei piercing provoca problemi di sa­lute. Infezioni locali, certo, ma anche infezioni sistemiche gravi, come l’epatite B e C. Sono so­prattutto le zone più irrorate dal sangue, come genitali e lingua, quelle più a rischio di trasmissio­ne del virus. Sotto accusa sono la mancanza di igiene e la scarsa professionalità di chi li esegue”

Per questa ragione sono da evitare i pier­cing improvvisati, in spiaggia o nelle fiere. Ed è fondamentale assicurarsi che siano usati aghi monouso, che la pelle venga disinfettata subito dopo. E se la parte interessata si arrossa o si gonfia, è bene correre dal medico.

Anche per i tatuag­gi, sebbene il rischio sia in­feriore, è opportuno rivol­gersi a centri accreditati e seri, dove vengono ri­spettate le norme igieniche fondamentali. Com­menta Daniele Prati

«Opporsi a queste mode è inutile perché se le si vieta si corre il rischio di favorire il mercato clandestino»

Virus delle epatiti, Hbv, Hcv, Epstein-Barr, Epv e Retrovirus Htlv-1

I virus delle epatiti, Hbv e Hcv, sono le prime cause di cancro al fegato. Entrambi causano la cirrosi epatica che è il fattore di rischio più importante nello sviluppo del tumore.
Quasi il 70% dei pazienti con cancro al fegato ha uno dei due tipi di epatite.

Secondo un recente studio dell’MD Anderson Cancer Center di Houston (Usa) pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, il virus della B aumenterebbe anche il rischio di tumore al pancreas. Il virus della C, invece, potrebbe essere associato ad alcuni linfomi. Hpv è responsabile del 70% di tutti i casi di cancro alla cervice. Se ne conoscono più di 120 tipi, di cui 40 associati a neoplasie del tratto anogenitale. Tra questi, Hpv-16 è responsabile del 60% dei tumori al collo dell’utero mentre ad Hpv-18 è attribuito il restante 10.

Contraccezione femminile: sfatiamo qualche falso pregiudizio

 

Al congresso europeo di Ginecologia e Ostetricia è stato presentato un focus su “giovani e contraccezione” dal quale risulta che nel 2008 ci sono ancora adolescenti convinte di poter rimanere incinte con un bacio. Per evitare gravidanze indesiderate scelgono lavande a base di coca-cola, rapporti lampo (meno di un minuto) oppure posizioni o luoghi particolari (fare l’amore in piedi o in acqua). Pensano che la prima volta non si possa rimanere incinta, così come se non si raggiunge l’orgasmo.

Sono, questi, i rimedi “fai da te” I i luoghi comuni più diffusi nei blog per giovanissime, bufale antiche che ritrovano nuova forza amplificate dal web. “Sesso senza sorprese – tutto quello che (non) devi sapere per non rimanere incintà ” è una guida che si propone di smontare uno alla volta i più diffusi consigli sulla contraccezione alternativa, un’idea del progetto Scegli Tu, il programma per una contraccezione consapevole della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO).

Epatite: al mondo una persona su 12 è ammalata, ma sono in molti a non saperlo

Si celebra oggi in tutto il mondo la Giornata mondiale sulle epatiti, promossa dal World Hepatitis Alliance, un’associazione no profit che coordina circa 200 associazioni di pazienti di tutto il mondo. Allo stesso tempo viene lanciata una campagna di sensibilizzazione il cui slogan è:”Sono io il numero 12?”. Si, perchè al mondo una persona su 12 è ammalata di Epatite C o B, e molti non sanno neppure di esserne vittima.

Si tratta di una campagna informativa e di sensibilizzazione su scala mondiale, che è già stata avviata in 55 paesi, per informare sulla patologia e promuovere l’adozione di comportamenti utili per la prevenzione. Infatti, nonostante 500 milioni di persone in tutto il mondo sia affetto da una forma di epatite virale cronica, le informazioni in merito sono piuttosto scarse.

Negli USA trapianti vietati a chi fuma marijuana

In molti ospedali statunitensi può accadere di vedersi negata la possibilità di un trapianto d’organo se si è fatto uso di cannabinoidi. I pazienti che hanno assunto marijuana possono infatti venire esclusi dalle liste di attesa per la donazione di organi, anche se l’assunzione è avvenuta per scopi terapeutici su prescrizione medica (pratica consentita in 12 stati). Questo perchè chi ha fatto, o fa, uso di cannabinoidi corre il rischio di sviluppare una dipendenza da queste sostanze che rischierebbe di rendere vani i risultati ottenuti con il trapianto esponendosi al rischio di contrarre l’aspergillosi, una patologia causata da una muffa che si può trovare sulla marijuana, ma anche sul tabacco la cui insorgenza risulta agevolata dagli immunosoppressori, i farmaci che i trapiantati d’organo assumono per limitare il rischio di rigetto.

I criteri di ammissione alle liste d’attesa per i trapianti variano nei diversi ospedali perchè lo United Network for Organ Sharing (che gestisce la donazione degli organi negli Stati Uniti) lascia che sia ogni singola struttura sanitaria a stabilirli autonomamente, ma il fenomeno ha indignato enormemente gli antiproibizionisti che ritengono questa prassi colpevole di aver già fatto due vittime. E un altro uomo affetto da Epatite C, che necessita di un trapianto di fegato per continuare a vivere, è in fin di vita per aver assunto cannabinoidi a scopi antidolorifici.

Occhio a spazzolini e rasoi: l’epatite è nel nostro bagno!

Se qualcuno tra voi ha l’abitudine di scambiare con il partner spazzolino e rasoio, sta correndo inconsapevolmente il rischio di contrarre l’epatite C.
Finora avevamo additato come responsabili piercing e tatuaggi in centri che non rispettavano le norme igieniche, come principali responsabili della diffusione di questa malattia. Ma nessuno ci aveva mai fatto riflettere che il pericolo potrebbe derivare anche dagli oggetti quotidiani, che usiamo per l’igiene personale.
Probabilmente è proprio sull’aggettivo personale che dovremmo fermarci a riflettere: non bisogna assolutamente condividere rasoio, spazzolino e quant’altro è destinato alla pulizia del nostro corpo.

A metterci in guardia dai pericoli di un uso promiscuo degli oggetti per l’igiene personale è Savino Bruno, direttore della struttura complessa di Medicina interna ed epatologia dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano.
Nel corso di un convegno dell’Easl, associazione europea per lo studio del fegato, l’esperto ha elencato le principali cause di epatite C:

  • Trasfusioni effettuate prima degli anni Novanta
  • Scambi di siringhe con sangue infetto
  • Centri estetici e body painting non certificati
  • Mancata osservanza delle norme igieniche basilari