Lo stupro maschile è meno grave?

Una sconcertante inchiesta condotta in Sud Africa ha confermato con dati certi i sospetti da tempo nutriti sugli abusi sessuali perpetrati ai danni di individui di sesso maschile. L’analisi sul fenomeno degli stupri ha coinvolto ragazzi diciottenni. Due su cinque hanno dichiarato di essere stati forzati a fare sesso, in alcuni casi dai loro compagni/e di scuola.

Sono numeri sconcertanti, che stupiranno non poco dal momento che si è portati a considerare la violenza carnale un atto del maschio dominante che si impossessa brutalmente della donne come fosse una preda, violando la sua dignità femminile.

Aids: campagne di sensibilizzazione deboli e inefficaci

Solo nel 2005 il virus dell’Hiv ha infettato 77.553 persone in Europa. In Italia nel 2006 si sono verificati 8,1 casi ogni 100.000 abitanti.
Ma di Aids si continua a parlare poco e male. E’ questo il dato emerso da uno studio effettuato dalla Scuola di direzione aziendale (Sda) dell’università Bocconi di Milano.
Le campagne di prevenzione ed informazione sono troppo deboli, i messaggi inefficaci e gli slogan hanno uno scarso impatto comunicativo.

Un bilancio pesante, a conclusione dei primi venti anni di comunicazione anti-Aids (1987-2007), che è stato presentato nel corso dell’incontro “Liberaci dal male” organizzato dal Customer Service Science Lab del prestigioso ateneo milanese.
Grandi assenti nelle iniziative contro l’HIV sono parole chiave per evitare la malattia, come ad esempio il termine “profilattico“, che nel 70,6% dei casi non compare affatto.

Aids: 40mila italiani sieropositivi a propria insaputa

Sono 40 mila gli italiani sieropositivi inconsapevoli della propria condizione. Si tratta soprattutto di eterosessuali sopra i quarantanni che hanno contratto il virus attraverso rapporti sessuali non protetti e rischiano di contagiare a propria volta i partner.

Questo è quanto emerso dallo studio Icona, un progetto nato nel ’97 che ha dato impulso, nel 2007, alla nascita della omonima fondazione presieduta da Mauro Moroni, ordinario di malattie infettive dell’Università di Milano. Mentre un tempo il contagio avveniva perlopiù mediante lo scambio di siringhe infette, oggi il 70% delle donne e il 40% degli uomini si ammala di Aids a causa di rapporti sessuali non protetti con partner occasionali.

AIDS. Nascerà il “Progetto donne”

Sono circa 30.000 le donne italiane affette dal virus dell’HIV. E stando a un documento diffuso dall’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e dal Polo Universitario San Paolo di Milano per loro la gestione clinica della malattia è più complessa che per gli uomini. Così come la prevenzione.

Il 63.6% delle donne ammalate di AIDS ha contratto il virus per via sessuale, a seguito di un rapporto non protetto con un partner sieropositivo, nel 78.1% dei casi occasionale. Percentuali che scendono rispettivamente 22.7 e al 66.8% negli uomini. La causa risiederebbe in una bassa percezione del rischio di contagio, più marcata per le donne, alla quale segue un considerevole ritardo nel raggiungimento della diagnosi.

Il peperoncino pungente, un potente analgesico


Il principio attivo pungente che ha già dimostrato, nell’applicazione locale, di poter diminuire il dolore presente in diverse patologie (neuropatia diabetica, malattie reumatiche, cefalee, nevralgia post-herpetica), la capsaicina del peperoncino, ha fornito nuove prove a sostegno della sua capacità analgesica. Il Journal of Contemporary Dental Practice (marzo 2008) pubblica un rapporto, ad opera di studiosi brasiliani, sul trattamento antidolorifico di una neuropatia periferica post-traumatica mediante l’applicazione di capsaicina in un paziente di 62 anni, privo di denti.

Sottoposto ad un intervento di reimpianto dentale e applicazione locale di un gel di capsaicina per ridurre il dolore, quest’ultima ha dimostrato di poter diminuire i sintomi dolorosi della neuropatia, non solo in questo caso clinico, ma anche da quanto risulta dall’analisi della letteratura scientifica.

Epatite: al mondo una persona su 12 è ammalata, ma sono in molti a non saperlo

Si celebra oggi in tutto il mondo la Giornata mondiale sulle epatiti, promossa dal World Hepatitis Alliance, un’associazione no profit che coordina circa 200 associazioni di pazienti di tutto il mondo. Allo stesso tempo viene lanciata una campagna di sensibilizzazione il cui slogan è:”Sono io il numero 12?”. Si, perchè al mondo una persona su 12 è ammalata di Epatite C o B, e molti non sanno neppure di esserne vittima.

Si tratta di una campagna informativa e di sensibilizzazione su scala mondiale, che è già stata avviata in 55 paesi, per informare sulla patologia e promuovere l’adozione di comportamenti utili per la prevenzione. Infatti, nonostante 500 milioni di persone in tutto il mondo sia affetto da una forma di epatite virale cronica, le informazioni in merito sono piuttosto scarse.

Lavoro: discriminazioni e disuguaglianze per questioni di…salute

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) ha riscontrato forme di discriminazione e di disuguaglianze sul lavoro per motivi legati allo stato di salute dell’individuo. Nel rapporto “Equality at work: tackling the challenges” si legge che recentemente si sono aggiunte forme di discriminazione che riguardano per la maggior parte soggetti affetti da disabilità e dal virus Hiv. Oltre alle già note forme di discriminazione sessuale, religiosa, etnica e sociale.

Nei Paesi in via di sviluppo dove vive circa l’80% dei disabili, fisici o mentali, le discriminazioni si sommano a quelle di genere. Si veda il Brasile dove le donne disabili disoccupate sono superiori ai maschi disabili disoccupati. Lo stesso rapporto si riscontra in Medio Oriente e nell’Africa del nord. Mentre nei Paesi sviluppati la discriminazione è legata più a motivi economico-imprenditoriali: le imprese recepiscono lo stato di disabilità come una minore capacità produttiva. In Europa, in particolare in Francia, si è analizzato che di tutti coloro che hanno dichiarato la disabilità sul proprio curriculum, solo meno del 2% ha trovato lavoro.

Rapex: il condom antistupro

Il condom antistupro si chiama Rapex, il prototipo è stato lanciato sul mercato il 31 agosto del 2005, a Kleimond, in Sud Africa.
E’ quì che infatti si registra un numero abnorme di stupri, ogni 24 secondi una donna viene violentata.

Vediamo nei dettagli quali sono le sue caratteristiche e come si usa.
Si tratta di un dispositivo di lattice, dalle dimensioni di un tampone, che si infila nel canale vaginale come un diaframma. Si inserisce grazie ad un tampone applicatore, e si toglie utilizzando lo stesso applicatore.
Durante la penetrazione le microscopiche setole dentate che lo ricoprono si conficcano nelle carni del violentatore, provocandogli pene infernali. Il dolore è talmente acuto e forte che la donna ha il tempo di fuggire e chiedere aiuto, dal momento che lo stupratore è ko per qualche tempo, e non riesce a reagire.