Fare una colazione abbondante aiuta a dimagrire

La colazione è il pasto più importante della giornata. Chi ha la nausea alla sola idea di ingerire qualcosa che non sia un caffè prima delle undici del mattino deve rassegnarsi. E così pure chi crede che saltarla aiuti a dimagrire. Uno studio dell’Università del Minnesota infatti, oltre a confermare i benefici sulla salute di una colazione abbondante per cominciare la giornata, sembra aver dimostrato che avere l’abitudine di mangiare bene di buon mattino aiuta a dimagrire, mentre il contrario espone al rischio di ingrassare. Lo studio è stato condotto dal dottor Mark Pereira docente di epidemiologia presso il Dipartimento di salute pubblica dell’università statunitense.

I risultati dello studio, pubblicato su Pediatrics, sono stati ottenuti sull’analisi di un campione di 2000 adolescenti seguiti per un periodo di otto anni. I ragazzi, che all’epoca del loro coinvolgimento nella ricerca avevano in media 15 anni, che avevano l’abitudine di fare colazione presentavano un indice di massa corporea più basso, mentre quelli che saltavano il pasto del mattino pesavano in media 2,5 kg in più. Fra i ragazzi coinvolti ben il 25% aveva l’abitudine di saltare la colazione, tendenza diffusa soprattutto fra le ragazze. Già da tempo è noto che saltare i pasti non serve a dimagrire ma lo studio afferma che assumere una colazione abbondante aiuta a consumare più calorie e limita l’appetito durante i pasti successivi agevolando la perdita di peso.

Problemi di insonnia? La tecnologia sotto accusa

Sembra confermato che fare abuso della tecnologia influisce negativamente su qualità e quantità del sonno. Dopo i recenti studi che hanno mostrato che le radiazioni emesse dai telefonini possono disturbare la qualità del riposo notturno, ad essere messi sotto accusa adesso sono internet e televisione. In particolare dagli studi condotti sull’uso di telefoni cellulari è emerso che le persone che usano il cellulare prima di andare a letto hanno difficoltà a raggiungere gli stadi più profondi del sonno (quelli in cui ci si riposa di più). Quanto invece alla cattiva influenza di internet e tv la scoperta è dei Center for Disease Control and Prevention americani che hanno condotto uno studio su quasi 20000 persone provenienti da quattro stati diversi: New York, Hawaii, Delaware e Rhode island.

Lo studio ha dimostrato che le persone che trascorrono molto tempo davanti al computer o alla tv non solo dormono meno ma anche peggio. Il dato sembra però in correlazione con scorrette abitudini di vita come quella di sorbire un caffè o una bibita alcolica mentre si è intenti a guardare il proprio programma tv preferito o a navigare su internet. I più interessati dal problema sono i giovani occidentali. A tutti i partecipanti allo studio è stato chiesto quanti giorni nel mese precedente avevano dormito poco o male. I risultati hanno rilevato che solo un terzo degli intervistati dichiarava di non aver avuto alcun problema a dormire nel periodo indicato.

Piercing e Tatuaggi. Sono davvero così rischiosi?

L’allarme piercing è stato lanciato in Francia dall’Académie Nationale de Médecine che ha condotto un’indagine sui rischi corsi da chi si sottopone a questo tipo di “intervento”. Secondo gli studiosi francesi nel 10-30% dei casi la pratica del piercing provoca sanguinamenti e infezioni locali accompagnate da gonfiori, arrossamenti, dolori e fuoriuscita di pus. La maggior parte di esse si verificano all’ombelico e all’orecchio (rispettivamente il 40 e il 35%). Seguono le infezioni al naso (22%), al seno (5%), lingua, palpebre e genitali (8%). Inoltre l’indagine pone in rilievo il rischio di andare incontro a patologie anche di una certa gravità come epatite , endocardite e setticemia.

La scarsa incidenza di infezioni causate dal piercing al seno, il cosiddetto nipples, alla lingua, il tongue, e ai genitali sarebbe dovuta semplicemente al basso numero di temerari che si sottopongono a un piercing in queste zone del corpo. Occorre tuttavia precisare che in Francia non esiste una normativa di regolamentazione in materia, diversamente da quanto accade nel nostro paese, dove esistono, sin dal Marzo 1998, una serie di direttive ministeriali, in materia di piercing e tatuaggi, che definiscono le norme igieniche da rispettare nel luogo in cui viene svolto il piercing o il tatuaggio, le caratteristiche dei materiali usati, la formazione degli operatori e le norme relative alla sterilizzazione degli strumenti e allo smaltimento dei rifiuti.

La diagnosi la farà il naso

Sembra proprio che tra breve sarà possibile avere un quadro preciso del nostro stato di salute e sapere se si è affetti da qualche patologia attraverso un esame laser dell’alito. Ricercatori dell’università statunitense di Boulder nel Colorado, in collaborazione con i colleghi del National Institute of Standards and Technology (NIST), hanno infatti creato uno strumento laser in grado di rilevare la presenza nel nostro respiro di specifici componenti il cui accumulo nell’organismo può essere indice di uno stato di malattia. La ricerca che ha condotto alla messa a punto di questo nuovo e rivoluzionario ritrovato tecnologico, descritto sulla rivista Optical Express, è stata coordinata dal dottor Jun Ye.

Si tratta di uno speciale laser a frequenza ottica in grado di individuare e distinguere nell’alito la presenza di diverse combinazioni di molecole cui corrispondono altrettante patologie, anche quando la loro concentrazione è molto bassa. Fino ad ora i test di laboratorio, svolti su alcuni studenti volontari, hanno preso in considerazione l’ammoniaca, dannoso materiale di scarto che si accumula nell’organismo in caso di patologie dei reni, che non riescono a smaltirla attraverso l’urina, il metano e il monossido di carbonio, prodotti quando si è affetti da alcuni tumori , e il dimetil-chetone, che a concentrazioni elevate da luogo alla cosiddeta acetonemia (o chetonemia), condizione che può essere associata al diabete mellito .

Sovrappeso e rischio tumori. Nuovo campanello d’allarme per gli oversize

Non ci stancheremo mai di ripetere che uno stile alimentare sano può prevenire l’insorgenza di molteplici patologie, primo fra tutti il cancro, e che l’obesità espone al rischio di sviluppare patologie cardiovascolari, diabete e ipertensione. Tanto più che sono ormai quasi all’ordine del giorno gli studi e le ricerche che hanno come oggetto l’influenza negativa di queste condizioni sul nostro stato di salute generale.

L’ultimo campanello d’allarme giunge dall’Istituto di medicina sociale e preventiva di Berna che, in collaborazione con i colleghi di Manchester, ha rilevato che esiste una netta correlazione fra l’indice di massa corporea (IMC) e l’incidenza di alcune forme di cancro come quelli all’intestino, ai reni, all’esofago e alla tiroide. Lo studio, basato sull’analisi di 140 articoli scientifici pubblicati negli ultimi 40 anni, ha analizzato inoltre le differenze fra i sessi nell’incidenza dei tumori anche in relazione alla provenienza geografica.

Stringe la mano a un uomo e gli diagnostica un cancro

La notizia ha dell’incredibile ma sembra proprio sia realmente accaduto a Londra. Chris Britt, un medico, sarebbe stato in grado di diagnosticare un raro tumore dell’ipofisi al proprietario di un ristorante, l’Amerigo Vespucci, dove si era recato a cena con un amico, semplicemente stringendogli la mano. Il medico londinese ha trovato che le mani dell’uomo risultavano un pò “spugnose” (così riferiscono i media inglesi) al tatto. Già questo lo aveva allarmato portandolo ad osservare che l’uomo aveva anche naso e orecchie più grandi del normale. Da qui la diagnosi di acromegalia una malattia piuttosto rara (l’incidenza è di un caso su tre milioni di persone) causata da un tumore dell’ipofisi generalmente benigno ( adenoma ipofisario) che induce un’eccessiva produzione di ormone della crescita (GH).

Gli ulteriori, doverosi, accertamenti medici hanno dato ragione all’intraprendente dottor Britt, medico della mutua nel quartiere londinese di Woodford Green, e permesso di stabilire che il ristoratore era affetto da un tumore dell’ipofisi da circa cinque anni. Quindi l’uomo è stato operato il mese scorso con ottimi risultati e una prognosi positiva. Probabilmente a rendere immediatamente visibile al medico londinese lo stato di salute del suo interlocutore ha contribuito il fatto che l’ acromegalia fosse già di grado avanzato, conferendo quindi all’ignaro paziente l’aspetto tipico delle persone affette da questa patologia, la cosiddetta facies acromegalica.

Calo del desiderio sessuale. Perchè non si ha più voglia?

 

“Stasera no, ho mal di testa”. Forse la scusa più diffusa di tutti i tempi per sottrarsi ai propri “doveri coniugali” non va più di moda (la conoscono in troppi), ma il calo del desiderio sessuale è purtroppo ancora oggi, forse più che nel passato, una piaga che affligge moltissime coppie stabili. Sono molteplici le cause alla base di questo disagio individuale o di coppia che può giungere talvolta a decretare la fine di un’unione altrimenti felice. Il sospetto che l’atteggiamento del nostro partner nasconda una relazione extraconiugale, è spesso la prima reazione in risposta all’intiepidirsi del suo desiderio nei nostri confronti.

 

Allo spettro del tradimento si aggiungono di frequente sentimenti di inadeguatezza dettati dalla paura di non essere più attraenti agli occhi del/della nostro/a compagno/a e rancori spesso destinati a rimanere inespressi. Condizioni queste che possono portare all’allontanamento e, infine, alla rottura. Alla radice del problema però troviamo spesso cause facilmente individuabili e risolvibili: il calo del desiderio può essere dettato da un disagio legato alla coppia, una disfunzione ormonale, condizioni di disagio psichico di uno dei due partner. In ogni caso è di fondamentale importanza riconoscere di avere un problema e nutrire la volontà di risolverlo per proseguire serenamente la propria esistenza individuale e di coppia.

Patologie renali e consumo eccessivo di bevande alla cola. Scoperto un legame.

Brutte notizie per gli amanti delle bibite alla cola. Sembra proprio che il loro consumo eccessivo (pari a due lattine al giorno) predisponga allo sviluppo di patologie renali croniche. Questo, almeno, è il dato emerso da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del National Institutes of Health (Nih) e pubblicato su Epidemiology. L’analisi delle abitudini alimentari di oltre 400 persone affette da calcoli renali ha infatti permesso agli studiosi, tra cui anche la biologa italiana, Olga Basso, di stabilire, dopo aver escluso l’esistenza di altri possibili fattori di rischio, che esiste un legame tra le patologie renali, primi fra tutti i calcoli, e il consumo di cola.

A causare problemi ai reni sarebbe l’acido fosforico presente in grandi quantità in questo tipo di bevande. L’acido fosforico avrebbe il potere di legare a sé (e quindi sottrarre) il calcio presente nelle ossa rendendole così più deboli e di favorire la formazione di cristalli che aggregandosi diventano calcoli renali. Già nel 2003 , Katherine L. Tucker, al congresso della American Society for Bone and Mineral Research, aveva presentato una ricerca dalla quale erano stati ottenuti risultati analoghi che allora erano stati collegati al deficit di mineralizzazione delle ossa nelle donne che costituivano il campione.

Maschio o femmina? Dimmi come mangi e ti dirò di che sesso sarà tuo figlio

Un tempo si diceva alle future madri di mangiare carne rossa e cibi salati per avere un figlio maschio e verdure, pesce e dolci per avere una femmina. Ma avevano ragione le nostre nonne a darci questi consigli? Ha provato a risolvere il mistero una ricerca condotta in Sud-Africa dalla biologa Elissa Cameron dell’Università di Pretoria.

La dottoressa Cameron ha alterato i livelli di zucchero nel sangue di cavie da laboratorio durante il periodo precedente all’accoppiamento mediante la somministrazione di acqua contenente uno steroide in grado di inibire l’assorbimento di glucosio. Dal confronto tra la progenie di queste cavie con quella di cavie alle quali era stata somministrata acqua semplice è emerso che il maggior numero di nati femmine provenivano dagli esemplari che presentavano un livello più basso di zucchero nel sangue. I dati sembrerebbero quindi contraddire la vecchia saggezza popolare secondo la quale mangiare più dolci durante avrebbe portato di sicuro alla nascita di una bimba.

Il tramonto delle taglie forti. Avere un seno abbondante fa male alla salute

Nonostante il diffondersi dell’ossessione per la magrezza, sostenuto dall’avvento delle supermodelle anoressiche, avere una taglia di reggiseno superiore alla terza è ancora considerato un priviliegio. Guardate con invidia dalle donne un pò meno “dotate” e con ammirazione dagli uomini, le “taglie forti” hanno un posto tutto per sè nell’olimpo della seduzione. Lo prova il numero di interventi di mastoplastica addittiva in forte aumento soprattutto oggi che le adolescenti, sempre più bombardate da messaggi mediatici che promuovono l’adesione a modelli di bellezza stereotipati, fanno più fatica del normale (per la loro età) ad accettare la propria fisicità.

Tuttavia avere un seno molto grande non ha solo aspetti positivi e non solo da un punto di vista estetico. E’ noto infatti da tempo che un seno troppo grande può causare differenti problematiche fra cui l’arcinoto mal di schiena e contratture muscolari causati dall’assunzione di una postura scorretta che può essere anche alla base di disturbi come scoliosi e dolori articolari. Anche dal punto di vista psichico un seno troppo abbondante può rapresentare una fonte di disagio portando le donne, paradossalmente a sentire la propria femminilità inibita e mortificata. Per risolvere il problema molte donne, molte più di quante non si creda comunemente, ricorrono alla mastoplastica riduttiva, un intervento che, in certe condizioni, è possibile anche fare in convenzione con il sistema sanitario.

Sindrome di Prader-Willi, scheda informativa

La Sindrome di Prader-Willi è causata da un’alterazione strutturale del cromosoma 15 di origine paterna. Colpisce un bambino su 15000-20000 nati e riguarda entrambi i sessi. Le manifestazioni cliniche principali riguardano alterazioni comportamentali che fanno la loro comparsa nella prima infanzia, prima fra tutte l’iperfagia, cioè l’assunzione incontrollabile di cibo.

Alla nascita il neonato con Sindrome di Prader-Willi presenta un grado piuttosto notevole di ipotonia muscolare che può causare difficoltà ad alimentarsi e rendere necessario il ricorso a un sondino naso-gastrico, in seguito l’ipotonia tende ad affievolirsi, fino a scomparire quasi del tutto in adolescenza, per lasciare il posto a diverse alterazioni del comportamento. La già citata iperfagia, causata da una disfunzione dell’ipotalamo, induce il bambino a mangiare in maniera compulsiva qualunque tipo di alimento portandolo a diventare obeso nel giro di breve tempo. Altre alterazioni comportamentali caratteristiche sono rappresentate da un temperamento collerico e repentini cambiamenti di umore con scatti d’ira, spesso causati dal tentativo dei familiari di controllare l’iperfagia. Sono spesso presenti difficoltà ad adattarsi a situazioni che esulano dalla quotidianità.