Sfigurata da un tumore chiede di morire, ma l’autorizzazione le è stata negata

Si chiama Chantal Sebire ed ha 52 anni l’insegnante francese che ha chiesto di morire per porre fine alle atroci sofferenze causatele da una rara forma di tumore (l’estensioneuroblastoma) che aggredisce la cavità orale e le vie aerodigestive e che le ha sfigurato il volto. La donna, ammalata dal 2002, non ha alcuna speranza di guarigione e ha completamente perso la vista, l’olfatto e il senso del gusto ed è afflitta da dolori lancinanti. Per questo motivo Chantal, madre di tre figli, aveva chiesto, all’inizio di Marzo, al tribunale di Digione di autorizzare, in via del tutto eccezionale, un medico a somministrarle una dose letale di penthotal. Autorizzazione che però le è stata negata. In Francia infatti la legge Leonetti, promulgata nel 2005, vieta l’accanimento terapeutico e lascia che il paziente decida di sospendere le cure che lo tengono in vita o ne consentono il prolungamento (la cosiddetta eutanasia passiva) ma non permette il suicidio medicalmente assistito.

Tumori al seno: presto il test si fara’ dal dentista

In un futuro prossimo il test per individuare il cancro al seno si potra’ effettuare non in clinica o in un centro analisi, ma dal dentista. Un team di scienziati americani dell’Universita’ del Texas sta infatti mettendo a punto un metodo rivoluzionario, che consente di individuare precocemente la presenza di un tumore al seno tramite l’analisi di una proteina presente nella saliva.

E’ quanto riporta la rivista Cancer Investigation, che spiega come gli scienziati stiano studiando l’uso della saliva per diagnosticare anche altri tipi di tumori, fra cui il cancro alla cervice. I ricercatori hanno analizzato i campioni di saliva di 30 pazienti, scoprendo 49 proteine che differenziavano le persone in buona salute da quelle con il cancro al seno. Proteine spia, dunque, in grado anche di distinguere tra tumori benigni o maligni. un procedimento semplice e rapido, una semplice analisi sulla saliva, che potrebbe tranquillamente essere svolto nello studio di un dentista.

Tè verde. Tutti i benefici e le virtù

Da sempre il tè, la bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua, è noto per i suoi benefici effetti sulla salute. Questo riguarda soprattutto il tè verde che, dotato di proprietà digestive e depurative, sembra avere addirittura un effetto anti-invecchiamento e anti-cancro. Il tè verde, ricavato, come il tè nero e quello oolong, dalle foglie giovani o dai germogli della pianta conosciuta come Camellia Sinensis è consumato in grandi quantità nei paesi orientali, soprattutto Cina e Giappone nei quali sembra sia molto basso il tasso di mortalità per cancro al seno, pancreas, stomaco ed esofago. Particolarmente basso in Giappone sarebbe anche il tasso di incidenza di tumore al polmone, a fronte di un numero di fumatori piuttosto elevato. Il dato farebbe pensare quindi che il tè verde eserciti una sorta di fattore di protezione per i fumatori che ne consumano abitualmente (questo non vuol dire che potete fumare lo stesso basta che corriate a comprarvi una maxi scorta di tè verde!).

Il cervello dei fumatori funziona in modo diverso da quello dei non fumatori

Notizie sgradevoli e poco lusinghiere in arrivo per i fumatori incalliti: dopo la ricerca condotta qualche anno fa dagli studiosi delle università di Aberdeen ed Edimburgo che aveva rilevato una correlazione fra l’abitudine al fumo e il deterioramento progressivo dell’intelligenza, probabilmente causato dallo stress ossidativo cui il cervello, insieme ad altri organi, è sottoposto dal fumo, giunge la notizia che la cattiva abitudine di fumare danneggia anche le capacità decisionali. Ad affermarlo un gruppo di neurologi del Baylor College di Houston in Texas, guidati da Read Montague esperto di studi sulle capacità decisionali.

Gli scienziati statunitensi hanno scoperto che i processi decisionali dei fumatori sono diversi, e meno efficaci, da quelli dei non fumatori. Chi fuma infatti, se posto davanti a una serie di alternative fra le quali operare una scelta, non valuta le possibili conseguenze delle opzioni scartate. I soggetti dello studio, pubblicato su Nature Neuroscience, fumatori e non, sono stati coinvolti in un gioco in cui veniva chiesto loro di investire del denaro (virtuale), scegliendo fra due tipologie di investimento. Alla fine del gioco veniva comunicato loro quanto avevano vinto grazie alla scelta fatta e quanto avrebbero potuto vincere se avessero optato per l’investimento alternativo.

Il medico? In Inghilterra si trova al supermercato

Mentre in Italia la decisione del governo di commercializzare i cosiddetti farmaci da banco (ossia quelli che non necessitano di prescrizione medica) nei supermercati ha suscitato roventi polemiche, in Gran Bretagna sarà d’ora in poi addirittura possibile farsi visitare da un medico nello stesso luogo in cui si va a fare la spesa. L’iniziativa, del dottor Mohamed Jiva, sarà finanziata dal governo inglese e ospitata dalla catena di supermercati Sainsbury, una delle più grandi del paese. Sainsbury intende così avvalorare il proprio impegno nel sociale mettendo a disposizione all’interno dei propri supermercati un ambulatorio medico accessibile tutte le sere e il sabato.

L’iniziativa, che prende il nome di Doctors in store, segue le orme di quanto già avvenuto qualche anno fa negli Stati Uniti e avrà inizio in via sperimentale, per una durata di sei mesi, presso uno dei supermercati Sainsbury di Manchester. Successivamente sarà estesa anche in tutti gli altri presenti nel paese. La diagnosi in Inghilterra sembra quindi poter essere fatta in ogni luogo (vi ricordate il caso del medico che diagnosticò un cancro a un uomo in un ristorante solo stringendogli la mano?). Naturalmente oltre al desiderio di offrire un servizio in più ai propri clienti e di agevolare così il sistema sanitario nazionale, rendendolo più accessibile agli utenti, dietro l’iniziativa si celano anche interessi economici.

Sigaretta elettronica. Crown7, l’ultima novità in arrivo dalla Cina

Potrebbe già essere sul mercato il rimedio per sconfiggere la dipendenza da fumo di sigaretta: si chiama Crown7 ed è in vendita su internet la sigaretta elettronica inventata dai cinesi del Golden Dragon Group che sta già spopolando negli Stati Uniti (dove si può comprare praticamente ovunque). Ne sono state create tre versioni: una per i fumatori di sigaretta e due rispettivamente per chi fuma il sigaro e la pipa. Crown7 è alimentata a batterie e non contiene sostanze nocive per la salute. Funziona mediante l’inserimento di ricariche alla nicotina che vengono inalate creando l’illusione di fumare una vera e propria sigaretta. Ogni ricarica equivale a due pacchetti di sigarette e costa due dollari, mentre il prezzo della sigaretta eletronica va dai 64 ai 149 dollari a seconda del modello scelto.

Le dosi di nicotina, seppure molto ridotte, permettono alla sigaretta elettronica di mantenere il tradizionale aroma (!?), ma al posto del fumo viene inalato, ed emesso, vapore del tutto innocuo e inodore. Ne consegue che la sigaretta elettronica non nuoce in alcun modo alla salute del fumatore, nè a quella di chi gli sta accanto e può dunque essere fumata anche nei luoghi pubblici. Ron MacDonald, che ha acquistato i diritti del prodotto negli Stati Uniti, ritiene che questo rappresenterà d’ora in poi il futuro dei fumatori che, senza perdere nulla del piacere dato loro dalla bionda più perfida del mondo, potranno fumare in santa pace e senza trasgredire la legge, dovunque ne abbiano voglia. Tuttavia i pareri su Crown7 non sono unanimi: alcuni fumatori statunitensi che l’hanno provata ne sono infatti rimasti delusi.

Italiani sedentari e obesi. Il Rapporto Osservasalute per il 2007

E’ stato diffuso martedì a Roma il Rapporto Osservasalute per il 2007. Il documento fornisce un quadro abbastanza dettagliato dello stato di salute del paese e della tipologia e diffusione dei servizi sanitari sul territorio nazionale. Dai dati raccolti emerge in particolare come obesità e sovrappeso rischino di diventare una vera e propria emergenza sanitaria per il paese. Dal 2002 ad oggi infatti il tasso di obesità è passato dall’8,5% al 9,9% distribuendosi in ugual modo nei due sessi, ma con una maggiore incidenza al sud rispetto al nord. A peggiorare le cose la cattiva abitudine alla sedentarietà: solo il 20,9 della popolazione pratica sport in maniera costante, soprattutto i giovani fra 6 e 19 anni, e solo il 10,3% afferma di praticare attività fisica saltuariamente. I meno sportivi si trovano al sud con una percentuale del 58,6% in Sicilia. Inoltre sarebbero gli uomini ad essere maggiormente afflitti da problemi di sovrappeso.

Il rapporto conferma una maggiore (seppur leggermente) longevità per le donne, che vivono in media 83,9 anni contro i 78,3 anni degli uomini, a fronte di una paese che appare sempre meno giovane:il triste primato di regione più vecchia spetta alla Liguria, mentre le Marche sono la regione più longeva con una media di 79,2 anni per gli uomini e di 84,4 anni per le donne. In controtendenza il dato relativo alla natalità che aumenta al nord e diminuisce al sud. Non mancano i dati sorprendenti come quello che registra un aumento delle malattie infettive, soprattutto sifilide e gonorrea. Mentre il tasso di incidenza dei tumori è aumentato al sud avvicinandosi così a quello del nord, tradizionalmente più alto. In compenso però su tutto il territorio nazionale si è ridotta la mortalità per questo tipo di patologia, soprattutto grazie al miglioramento dei servizi di prevenzione e di screening oncologico. Tuttavia, mentre la diffusione dello screening mammografico per le donne settentrionali è del 90% per le meridionali è solo del 40%.

La diagnosi la farà il naso

Sembra proprio che tra breve sarà possibile avere un quadro preciso del nostro stato di salute e sapere se si è affetti da qualche patologia attraverso un esame laser dell’alito. Ricercatori dell’università statunitense di Boulder nel Colorado, in collaborazione con i colleghi del National Institute of Standards and Technology (NIST), hanno infatti creato uno strumento laser in grado di rilevare la presenza nel nostro respiro di specifici componenti il cui accumulo nell’organismo può essere indice di uno stato di malattia. La ricerca che ha condotto alla messa a punto di questo nuovo e rivoluzionario ritrovato tecnologico, descritto sulla rivista Optical Express, è stata coordinata dal dottor Jun Ye.

Si tratta di uno speciale laser a frequenza ottica in grado di individuare e distinguere nell’alito la presenza di diverse combinazioni di molecole cui corrispondono altrettante patologie, anche quando la loro concentrazione è molto bassa. Fino ad ora i test di laboratorio, svolti su alcuni studenti volontari, hanno preso in considerazione l’ammoniaca, dannoso materiale di scarto che si accumula nell’organismo in caso di patologie dei reni, che non riescono a smaltirla attraverso l’urina, il metano e il monossido di carbonio, prodotti quando si è affetti da alcuni tumori , e il dimetil-chetone, che a concentrazioni elevate da luogo alla cosiddeta acetonemia (o chetonemia), condizione che può essere associata al diabete mellito .

Il manager gode sempre di ottima salute?

Oltre ad avere stipendi migliori dei loro dipendendenti sembra proprio che manager, dirigenti e amministratori godano anche di un migliore stato di salute. Questo il risultato di una ricerca condotta in Australia, al Northon Rivers University Department of Rural Health di Sydney, e pubblicata sull’Australian Medical Journal. I ricercatori australiani hanno preso in esame 4200 lavoratori tra 45 e 64 anni dimostrando che coloro che occupano una posizione più elevata, i cosiddetti capi, godono di migliori condizioni di salute rispetto ai propri subalterni.

Il dato riguarda in particolare patologie come il cancro e le affezioni cardiovascolari, ma non solo: il capo sarebbe meno colpito anche da disturbi psichici e patologie dell’apparato muscoloscheletrico.
Il dato, destinato a far saltare i nervi ai già stressatissimi impiegati, sembra correlato alla maggiore libertà di prendersi un periodo di riposo non appena si presenta un malessere ma anche, più verosimilmente, alla minore esposizione a sostanze nocive e cancerogene e alle condizioni di lavoro meno pesanti. Almeno queste le ipotesi avanzate dalla dottoressa Deborah Schofield che ha coordinato la ricerca.

Il cellulare causa il cancro?

Negli ultimi due anni il panorama scientifico ha visto il susseguirsi di una serie di ricerche sulle conseguenze per la salute dell’uso eccessivo di telefoni cellulari . A ad ogni conferma della pericolosità del telefonino è sempre seguita una smentita e viceversa. Uno studio svedese del 2007 condotto da Lennart Hardell dell’Università di Orebro e Kjell Hansson Mild dell’Umea University aveva riscontrato una netta correlazione fra lo sviluppo di tumori cerebrali e l’uso del cellulare per più di un’ora la giorno. Il rischio di sviluppare tumori cerebrali sarebbe del 240% in più per chi ha questa abitudine. La soluzione indicata fu allora l’uso di auricolari. Puntuale arrivò la smentita degli esperti statunitensi:l’epidemiologa Lydia Zablotska della Columbia University bocciò i colleghi svedesi dichiarando addirittura che accusare il cellulare di causare patologie gravi come i tumori, semplicemente era di moda.

Un’ulteriore smentita dello studio svedese arrivò da una ricerca inglese promossa, sempre nel 2007, da Mobile Telecommunication and Health Research (MTHR) la quale concluse che i cellulari non erano in grado di causare danni biologici. Sono stati diffusi in questi giorni invece i risultati di una ricerca israeliana pubblicata sull’American Journal of Epidemiology e condotta da Siegal Sadetzki, ricercatrice dell’università di Tel Aviv, secondo la quale l’uso del cellulare fa salire il rischio di sviluppare il tumore delle ghiandole salivari del 50%. I tumori sono più frequenti dal lato del capo sul quale si poggia il telefonino e la loro incidenza è maggiore nelle periferie dove il minore numero di ripetitori fa in modo che vengano emesse radiazioni più intense.

Sovrappeso e rischio tumori. Nuovo campanello d’allarme per gli oversize

Non ci stancheremo mai di ripetere che uno stile alimentare sano può prevenire l’insorgenza di molteplici patologie, primo fra tutti il cancro, e che l’obesità espone al rischio di sviluppare patologie cardiovascolari, diabete e ipertensione. Tanto più che sono ormai quasi all’ordine del giorno gli studi e le ricerche che hanno come oggetto l’influenza negativa di queste condizioni sul nostro stato di salute generale.

L’ultimo campanello d’allarme giunge dall’Istituto di medicina sociale e preventiva di Berna che, in collaborazione con i colleghi di Manchester, ha rilevato che esiste una netta correlazione fra l’indice di massa corporea (IMC) e l’incidenza di alcune forme di cancro come quelli all’intestino, ai reni, all’esofago e alla tiroide. Lo studio, basato sull’analisi di 140 articoli scientifici pubblicati negli ultimi 40 anni, ha analizzato inoltre le differenze fra i sessi nell’incidenza dei tumori anche in relazione alla provenienza geografica.

Stringe la mano a un uomo e gli diagnostica un cancro

La notizia ha dell’incredibile ma sembra proprio sia realmente accaduto a Londra. Chris Britt, un medico, sarebbe stato in grado di diagnosticare un raro tumore dell’ipofisi al proprietario di un ristorante, l’Amerigo Vespucci, dove si era recato a cena con un amico, semplicemente stringendogli la mano. Il medico londinese ha trovato che le mani dell’uomo risultavano un pò “spugnose” (così riferiscono i media inglesi) al tatto. Già questo lo aveva allarmato portandolo ad osservare che l’uomo aveva anche naso e orecchie più grandi del normale. Da qui la diagnosi di acromegalia una malattia piuttosto rara (l’incidenza è di un caso su tre milioni di persone) causata da un tumore dell’ipofisi generalmente benigno ( adenoma ipofisario) che induce un’eccessiva produzione di ormone della crescita (GH).

Gli ulteriori, doverosi, accertamenti medici hanno dato ragione all’intraprendente dottor Britt, medico della mutua nel quartiere londinese di Woodford Green, e permesso di stabilire che il ristoratore era affetto da un tumore dell’ipofisi da circa cinque anni. Quindi l’uomo è stato operato il mese scorso con ottimi risultati e una prognosi positiva. Probabilmente a rendere immediatamente visibile al medico londinese lo stato di salute del suo interlocutore ha contribuito il fatto che l’ acromegalia fosse già di grado avanzato, conferendo quindi all’ignaro paziente l’aspetto tipico delle persone affette da questa patologia, la cosiddetta facies acromegalica.

Protesi al silicone. Volete conoscerne la vera storia?

Potremmo dire che le protesi al silicone fanno ormai parte della nostra quotidianità. Sono talmente diffuse che le diamo per scontate, ma quanti di noi ne conoscono la storia? Ecco di seguito un brevissimo excursus storico che, forse, ci rivelerà qualche dettaglio inaspettato sulle migliori amiche delle donne poco…formose. La patria delle protesi al silicone può essere considerata la città americana di Houston. Qui infatti i chirurghi plastici Thomas Cornin e Frank Gerow nel 1960 crearono, in collaborazione con la Dow Corning Corporation, la prima protesi mammaria in silicone, che venne impiantata nel 1962 a Timmie Jean Lindsey presso lo Houston’s Hermann Hospital (adesso Memorial Hermann Hospital).

Da allora sono state numerosissime le pazienti ansiose di farsi impiantare una protesi per aumentare di volume il proprio seno. Ma quella creata da Gerow e Cornin non è stata la prima protesi mammaria della storia: già nel 1895 un chirurgo tedesco aveva tentato l’impresa impiantando nel seno di un’attrice il grasso prelevato da un lipoma (un tumore benigno) della donna stessa e a questo primo, pionieristico, tentativo sono seguiti gli impianti di protesi alla paraffina, quasi subito abbandonati per via delle conseguenze, spesso pesantemente negative, sullo stato di salute delle pazienti. Inoltre si mormora che, negli anni precedenti alla rivoluzionaria trovata dei due chirurghi statunitensi, alcune prostitute avevano iniettato direttamente nel seno il silicone con risultati prevedibili.