Inventato il casco che ringiovanisce il cervello

Gordon Dougal, della compagnia di ricerca Virulite ha inventato il casco che ringiovanisce le cellule cerebrali. Non si tratta tuttavia di un casco come quelli che si indossano per proteggere il capo dagli urti violenti quando si va in moto. Anzi gli studiosi inglesi che lo hanno messo a punto, testandolo prima su cavie di laboratorio, lo hanno definito elmetto “risana neuroni” infatti sembra che sia in grado, se indossato 10 minuti al giorno per 4 settimane, di riparare i neuroni danneggiati dai processi degenerativi come quelli che intervengono nelle demenze. In otto casi di demenza su 10 si è rivelato efficace.

La realizzazione di questo singolare strumento si basa su uno studio condotto presso l’ università di Sunderland in Inghilterra condotto per testare l’efficacia degli infrarossi nel migliorare la memoria dei topi. Secondo gli studiosi le onde luminose a bassa frequenza sarebbero in grado di stimolare la crescita dei neuroni e quindi limitare i sintomi di malattie neurodegenerative fortemente invalidanti come la Demenza di Alzheimer , per questo motivo la scoperta ha acceso la speranza dei malati di Alzheimer inglesi pur con la consapevolezza che la sperimentazione è solo all’inizio. E d’altra parte, come ammette lo stesso Dougal, tutto quello che si può fare adesso è rallentare i processi di decadimento neuronale.

Mangiare sano per…diventare ricchi!

C’era una volta un povero contadino, che un giorno si disse:
“Ne ho abbastanza della mia povertà. Devo andare per il mondo e forse farò fortuna”…

Non sapeva il contadino protagonista di questa fiaba serba, che non vi racconterò, che stando all’ennesimo studio proveniente dagli Stati Uniti, avrebbe potuto restarsene a casa propria e diventare ugualmente ricco semplicemente mangiando in maniera più sana. Infatti sembra che mangiare sano faccia bene a tutto, ma proprio a tutto. Dopo aver appreso che le cattive abitudini alimentari sono alla base di moltissime forme tumorali e patologie oggi largamente diffuse come cardiopatie obesità e diabete adesso siamo davanti a una scoperta che avrebbe del sensazionale: un regime dietetico sano ed equilibrato fa bene anche al portafogli.

Un’alimentazione fondata sul giusto apporto di proteine, carboidrati, minerali e vitamine nei primi tre anni di vita favorirebbe lo sviluppo di adeguate capacità di apprendimento e quindi amplierebbe le possibilità di aspirare ad un lavoro migliore. Sarebbe questa la conclusione di uno studio iniziato in Guatemala fra il 1969 e il 1977 che ha coinvolto circa 1500 bambini di quattro villaggi differenti. I ricercatori guidati da John Hoddinott, dell’International Food Policy Research Institute (Ifpri) di Washington, avrebbero rilevato che i bambini guatemaltechi che durante i primi tre anni di vita erano stati nutriti con bevande arricchite di proteine e altre sostanze nutritive una volta divenuti adulti guadagnerebbero il 46% in più degli altri.

Il test salivare: un’ analisi per la prevenzione della carie

L’odontoiatria del futuro sarà sempre più indirizzata verso la prevenzione. Tradizionalmente l’odontoiatra è il medico che ottura, devitalizza, rimette i denti. E’ quasi paradossale che si faccia di tutto per ripristinare una condizione di salute nella bocca di ogni paziente ma poco o nulla si fa per eliminare le condizioni che hanno portato al formarsi della carie. In campo odontostomatologico la saliva riveste un’ importanza sotto molteplici aspetti, essendo uno degli elementi principali della bocca.

Le caratteristiche più rilevanti della saliva, a questo riguardo, sono il flusso salivare, il potere tampone e la concentrazione batterica di specifici ceppi. Quando si sente parlare di cariorecettività si intende la predisposizione di un individuo ad essere affetto da patologia cariosa. In questo senso la saliva può costituire un mezzo attraverso cui fare diagnosi di cariorecettività. Un metodo di indagine è rappresentato dal test salivare.

Attraverso il test della saliva noi riusciamo a studiare le tre caratteristiche importanti della saliva cioè il flusso salivare, il ph ovvero il potere tampone e la presenza di specifiche famiglie di batteri cariogeni.

Indossare i tacchi a spillo fa bene (almeno!) all’eros

I tacchi a spillo si sa, non passano mai veramente di moda. Croce e delizia di tutte le donne che li indossano per apparire al massimo della forma, più alte, slanciate e seducenti, tornandosene la gran parte delle volte a casa con un gran mal di testa, dopo anni di attachi vengono finalmente riabilitati da una ricerca tutta italiana che va in controtendenza rispetto ai precedenti e già noti studi che ascrivono a questo tipo di calzatura la responsabilità di un gran numero di patologie. L’ urologa italiana Maria Cerruto, dell’Università di Verona, ha condotto una ricerca, pubblicata sulla rivista European Urology, che le ha permesso di scoprire che portare i tacchi a spillo migliora la tonicità dei muscoli pelvici, coinvolti, fra l’altro, nell’orgasmo. I muscoli pelvici, grazie alla posizione assunta dal piede che indossa una scarpa col tacco alto si rilasserebbero diventando allo stesso tempo più forti e più capaci di contrarsi.

L’urologa italiana, che ha confessato al giornale londinese Sunday Times di essere lei stessa un’amante dei tacchi a spillo, è giunta a questa conclusione dopo aver analizzato un campione di 66 donne al di sotto dei 50 anni. L’analisi condotta ha mostrato che le donne che tenevano i piedi con angolatura di 15 gradi dal pavimento, la stessa che presenta il piede quando si indossano scarpe con tacco alto 7 cm (non stiamo quindi parlando di “trampoli”), mostravano una riduzione del 15% dell’attività dei muscoli pelvici. Questo dato, come riferisce la studiosa, rappresenta un indizio di un miglior funzionamento di questa parte del corpo e, di conseguenza, la possibilità di sperimentare più intensamente l’orgasmo.

Quarantanni vergine? Attenti alle disfunzioni sessuali

Uno studio condotto dai ricercatori della Columbia University in collaborazione con il New York State Psychiatric Institute’s HIV Center for Clinical and Behavioral Studies ha dimostrato che gli uomini che mantengono intatta la propria verginità fino a 21-23 anni hanno maggiori possibilità di andare incontro allo sviluppo di disfunzioni sessuali nel corso della vita.

Il rapporto sessuale può essere suddiviso in cinque fasi: l’insorgere del desiderio (I fase), la fase di eccitazione iniziale (II fase), cui segue la massima eccitazione o plateau (III fase), e, infine l’orgasmo (IV fase) e la risoluzione (V fase). Le disfunzioni sessuali possono riguardare una o più di queste fasi e consistere nell’alterazione delle sensazioni soggettive e/o delle prestazioni sessuali della persona.
Nelle disfunzioni del desiderio sessuale (prima fase) questo può essere troppo basso o assente, si parla in questo caso di avversione sessuale, o troppo elevato. In quest’ultimo caso può essere determinante nell’insorgere del disturbo un grado d’ansia (la cosiddetta ansia da prestazione) eccessivamente alto.

Colluttori: linee guida per un corretto utilizzo

I collutori sono uno dei presidi sanitari più utilizzati per la protezione del cavo orale: il loro consumo è in costante aumento e nei Paesi dell’Europa occidentale rappresentano più del 9% della spesa per i prodotti per l’igiene orale. Nel 2006 i collutori, secondo quanto presentato da Pfizer Consumer Health Care, hanno raggiunto in Italia i 128,6 milioni di fatturato, circa un sesto del settore igiene orale. Ma, a fronte di un così massiccio utilizzo, abbiamo garanzie sulla loro qualità, sulla loro efficacia?

A questa domanda si sono proposte di rispondere, sul piano scientifico, le Linee Guida italiane sull’utilizzo dei collutori per la salute orale (ltalian mouthwash guidelines o Img). Le risposte fornite dalle Img sono la sintesi di oltre un anno di lavoro di un gruppo di studio costituito da 14 esperti designati dalle quattro associazioni professionali di categoria e coordinato da Andrea Pilloni dell’Università degli studi di Roma «La Sapienza». In particolare sono tre i quesiti a cui rispondono:
  1. l’uso dei collutori, associato alle usuali tecniche di igiene orale è in grado, rispetto al non uso, di prevenire la gengivite o le manifestazioni infiammatorie ad essa riconducibili? Esistono prove scientifiche di buona qualità per cui l’associazione di un collutorio alle usuali tecniche di igiene orale determina significativi vantaggi, rispetto al non uso, nei confronti dell’ infiammazione gengivale. Clorexidina e olii essenziali sono i principi attivi per cui sono disponibili il maggior numero di indagini metodologicamente di buona qualità. Anche il cetilpiridinio cloruro, seppure in numero minore di studi, ha evidenziato la capacità di migliorare gli indicatori di infiammazione gengivale.

Sindrome di Prader-Willi, scheda informativa

La Sindrome di Prader-Willi è causata da un’alterazione strutturale del cromosoma 15 di origine paterna. Colpisce un bambino su 15000-20000 nati e riguarda entrambi i sessi. Le manifestazioni cliniche principali riguardano alterazioni comportamentali che fanno la loro comparsa nella prima infanzia, prima fra tutte l’iperfagia, cioè l’assunzione incontrollabile di cibo.

Alla nascita il neonato con Sindrome di Prader-Willi presenta un grado piuttosto notevole di ipotonia muscolare che può causare difficoltà ad alimentarsi e rendere necessario il ricorso a un sondino naso-gastrico, in seguito l’ipotonia tende ad affievolirsi, fino a scomparire quasi del tutto in adolescenza, per lasciare il posto a diverse alterazioni del comportamento. La già citata iperfagia, causata da una disfunzione dell’ipotalamo, induce il bambino a mangiare in maniera compulsiva qualunque tipo di alimento portandolo a diventare obeso nel giro di breve tempo. Altre alterazioni comportamentali caratteristiche sono rappresentate da un temperamento collerico e repentini cambiamenti di umore con scatti d’ira, spesso causati dal tentativo dei familiari di controllare l’iperfagia. Sono spesso presenti difficoltà ad adattarsi a situazioni che esulano dalla quotidianità.