Rughe addio grazie ai cosiddetti fillers. Ma con un occhio ai trabocchetti

I riempitivi o fillers, per usare un termine aglosassone molto diffuso anche qui da noi, sono tutte quelle sostanze che vengono iniettate, mediante sottilissimi aghi, sotto la pelle nel nostro corpo per ottenere benefici estetici . Alcune di queste sostanze contengono principi naturali, altre sono ottenute chimicamente in laboratorio o derivano da una combinazione tra sostanze naturali (ad esempio derivati animali) e ingredienti chimici. Tra i fillers biologici troviamo il collagene, l’acido jaluronico, l’acido polilattico mentre sono fillers sintetici artecoll, goretex e aquamid. L’uso del silicone liquido a questi scopi è vietato nel nostro paese per legge dal 1980.

I fillers vengono generalmente utilizzati per appianare le rughe, riempire i solchi del viso, le cicatrici e ottenere il rigonfiamento di labbra e zigomi . L’effetto è immediatamente visibile. La loro applicazione deve essere eseguita da un medico e può avvenire ambulatorialmente. Dopo ogni applicazione in genere è possibile riprendere le normali attività, le uniche controindicazioni riguardano allergie note al materiale da iniettare, gravidanza, malattie dermatologiche, disturbi nella coagulazione del sangue. Ma attenzione perchè i fillers possono nascondere alcune trappole.

Gli italiani lo fanno meglio. Merito dell’aglio?


Secondo uno speciale andato in onda sulla londinese BBC durante la trasmissione The Truth about food, le proprietà afrodisiache dell’aglio sarebbero tali da non aver nulla da invidiare ai già collaudati Viagra, Cialis e Levitra. E poco importa se il nostro amato avrà un alito pestilenziale.

Il documentario si baserebbe su una ricerca secondo la quale ingerire ben quattro spicchi d’aglio al giorno per tre mesi consecutivi avrebbe effetti terapeutici sull’impotenza maschile soprattutto quando ad esserne affetti sono uomini anziani, con problemi di colesterolo alto. Non è dato però sapere se l’aglio ha realmente il potere di sconfiggere l’impotenza. Quel che è certo, ed è forse questa la vera notizia, è che in seguito alla messa in onda dello speciale, la vendita del bulbo, supposto, afrodisiaco in Gran Bretagna è aumentata di oltre il 30%.

Le donne più formose sono anche più intelligenti

Da sempre considerate le più genuinamente sexy, adesso le donne con le “curve” sono anche considerate le più intelligenti. Una ricerca condotta oltreoceano le riscatta infatti dall’ingiusta diceria che le vorrebbe “bambolone senza cervello”. Le donne con un corpo sinuoso, cioè con la vita stretta e i fianchi larghi, hanno quindi un motivo in più per gioire, almeno secondo i risultati di questo studio condotto negli Stati Uniti e pubblicato lo scorso Dicembre sulla rivista “Evolution and Human Behaviour”.

Nel corso dello studio, che ha coinvolto in concomitanza l’Università di Santa Barbara in California e l’Università di Pittsburgh in Pennsylvania, sono stati somministrati (dopo aver rilevato le loro misure!) test cognitivi a 16000 donne. I risultati dei test hanno permesso ai ricercatori di concludere che le donne con un corpo, per così dire, a forma di clessidra, sono più intelligenti di quelle troppo magre e longilinee e di quelle in carne ma dalle forme non troppo accentuate, cioè con fianchi e vita ugualmente larghi. A questo dato, che già basterebbe per riempire d’orgoglio le donne con i fianchi marcati, si aggiunge l’evidenza che sono proprio queste ultime a mettere al mondo i bambini più intelligenti.

Gli antidepressivi. Nuovo elisir di lunga vita

Forse in un futuro neppure troppo lontano i farmaci antidepressivi saranno impiegati con scopi molto diversi dagli attuali. Infatti, secondo una ricerca condotta a Seattle al Howard Hughes Medical Institute da un team di ricercatori guidati dalla dottoressa Linda B. Buck e pubblicato sulla rivista Nature, i farmaci antidepressivi contenenti come principio attivo la mianserina hanno l’effetto di allungare del 30% (da sei a otto settimane) la vita dei nematodi (simpatici animaletti detti anche vermi cilindrici).

Secondo gli studiosi ciò avviene perchè la mianserina induce dei processi simili a quelli attivati dalla restrizione calorica , una tecnica di laboratorio che rappresenta attualmente uno dei capisaldi della ricerca sui processi di invecchiamento. Sottoponendo i topi da laboratorio a un regime dietetico in cui vengono somministrate loro un minor numero di calorie rispetto a quello che consumerebbero se potessero alimentarsi liberamente, è stato infatti possibile innalzarne la vita media da 39 a 56 mesi. Inoltre gli esemplari sottoposti a un regime di restrizione calorica appaiono non solo più longevi, ma anche più resistenti alle malattie e mantengono intatte, nonostante l’avanzare del tempo, le proprie facoltà fisiche e mentali. I ricercatori dell’Howard Hughes Institute hanno inoltre rilevato che la somministrazione di mianserina ad animali sottoposti al regime di restrizione calorica non allunga ulteriormente la durata della loro vita.

Boom di nomi strani: i bimbi ne soffriranno

Gli psicologi mettono in guardia i genitori! Chiamare i neonati in modo troppo stravagante può ripercuotersi sulla loro vita sociale già dall’asilo. Sarà che si vogliono emulare i vip, fatto sta che dare ai figli nomi di battesimo stravaganti sta diventando una mania, contro la quale però gli psicologi mettono in guardia.

Se ne parla sull’ultimo numero del mensile Ok la salute prima di tutto: i bimbi con nomi strani possono soffrire gravi ripercussioni psicologiche appena mettono il naso fuori di casa. Dal mondo dello spettacolo e dell’imprenditoria rimbalzano nomi come Chanel ( figlia di Francesco Totti Ilary Blasi) Oceano ( figlio di John Elkann e Lavinia Borromeo) o Swami ( figlia di Elenoire Casalegno e dj Ringo).

Per gli esperti, i guai per i bimbi con nomi inusuali cominciano già all’asilo. Scherzi, domande impertinenti dei compagni, storpiature del nome possono persino indurre i bambini a rifiutare la scuola. E proprio per evitare questi rischi, recentemente il tribunale di Genova ha impedito ad una coppia di genitori di chiamare il figlio Venerdì.

Per diventare più alta, ricorresti ad un intervento di chirurgia plastica?

Dopo la notizia diffusa da alcuni ricercatori inglesi, secondo la quale le donne di bassa statura sarebbero più predisposte alla sviluppo di patologie del fegato, forse alcune di esse potrebbero essere tentate di ricorrere alla chirurgia per aumentare le propria altezza. Il sogno, cui finora magari tante di loro hanno cercato di avvicinarsi usando tacchi da capogiro , non sembrerebbe adesso così irrealizzabile dati i progressi della scienza e della medicina in particolare.

Gli interventi di allungamento degli arti, tradizionalmente impiegati in caso di patologie come deformità congenite o danni subiti a seguito di incidenti, possono infatti essere eseguiti anche per ragioni puramente estetiche. Ma siamo proprio sicure di voler vivere tutta la vita con gli arti inferiori legati da una barra di acciaio tenuta da bulloni solo per guadagnare qualche centimetro in più? Lo stesso Robert Rozbruch direttore dell’Istituto per l’allungamento e la ricostruzione degli arti di New York è scettico riguardo l’applicazione di questo tipo di intervento in campo estetico e ne sottolinea la natura delicata e difficile.

Origine degli occhi blu: dalla ricerca scientifica una nuova spiegazione

Occhi Blu: Blue eyes,baby’s got blue eyes. Like a deep blue sea on a blue, blue day… Così cantava John Anderson nella celebre Blue eyes e non è certo l’unico cantante, artista, poeta, a rimanere incantato da una Musa dagli occhi celesti. Questo colore è legato connotativamente ad un’idea di purezza, innocenza: azzurro è il colore del cielo, degli occhi degli angeli nelle rappresentazioni pittoriche, della Venere iconografica, della donna angelicata dei poeti stilnovisti.

Ma esiste una spiegazione scientifica per gli occhi azzurri? Secondo una recente ricerca pubblicata sul Daily Mail e condotta da scienzati dell’Università di Copenhagen (dove avere gli occhi chiari non è certo una rarità), il colore azzurro degli occhi deriva da una mutazione genetica che risale a circa 10000 anni fa. Lo studio, pubblicato sul periodico Human Genetics, dimostra il verificarsi di una singola mutazione in un gene chiamato OCA2. La mutazione sarebbe avvenuta in una sola persona, abitante le coste del Mar Nero e avrebbe causato la cessazione di produzione del pigmento castano, modificandolo in blu.

Maschio o femmina? Dimmi come mangi e ti dirò di che sesso sarà tuo figlio

Un tempo si diceva alle future madri di mangiare carne rossa e cibi salati per avere un figlio maschio e verdure, pesce e dolci per avere una femmina. Ma avevano ragione le nostre nonne a darci questi consigli? Ha provato a risolvere il mistero una ricerca condotta in Sud-Africa dalla biologa Elissa Cameron dell’Università di Pretoria.

La dottoressa Cameron ha alterato i livelli di zucchero nel sangue di cavie da laboratorio durante il periodo precedente all’accoppiamento mediante la somministrazione di acqua contenente uno steroide in grado di inibire l’assorbimento di glucosio. Dal confronto tra la progenie di queste cavie con quella di cavie alle quali era stata somministrata acqua semplice è emerso che il maggior numero di nati femmine provenivano dagli esemplari che presentavano un livello più basso di zucchero nel sangue. I dati sembrerebbero quindi contraddire la vecchia saggezza popolare secondo la quale mangiare più dolci durante avrebbe portato di sicuro alla nascita di una bimba.

Farmaci da banco: in farmacia gratis un opuscolo per informarci meglio

Automedicazione, in Italia, è un fenomeno crescente, soprattutto per quanto riguarda la propensione degli italiani a curarsi da sé. Il 64% della popolazione (Censis 2007) ritiene di poter curare i piccoli disturbi autonomamente. Ad una maggiore presa di coscienza contribuiscono periodici, quotidiani, trasmissioni televisive e radiofoniche, siti internet che aiutano a raggiungere una maggior consapevolezza e un atteggiamento meno passivo e più interattivo con il medico e con il farmacista.

D’altra parte, i farmaci da banco sono un’importante risorsa per mantenere il benessere e trattare con successo i piccoli fastidi di ogni giorno. Ma vanno utilizzati correttamente e con intelligenza. E non è sempre facile visto che, nonostante la gran mole di notizie sul tema della salute, pochi di noi dispongono di un’informazione davvero completa sull’uso responsabile dei prodotti. Tanto che si corre il rischio del “fai da te” oppure si scelgono i medicinali sulla base di un passaparola tutt’altro che “scientifico“.

Due cattive abitudini che possono rivelarsi assai pericolose per i cittadini, che invece, dovrebbero sempre essere consigliati dal farmacista. Nasce per colmare questa lacuna, offrendo informazioni scientificamente precise e chiare, il libro “L’automedicazione per la famiglia – piccole patologie, cure e farmaci da banco“, curato da Stefano Govoni e Adele Lucchelli, farmacologi del Dipartimento di Farmacologia sperimentale e applicata dell’Università di Pavia e da Pierluigi Diano, medico di medicina generale e giornalista.

Ristoranti vietati per gli obesi negli Stati Uniti

Avete presente il cartello esposto all’ingresso di molti ristoranti in cui accanto all’immagine di un cagnolino c’è scritto “io non posso entrare”? Bene negli Stati Uniti fra non molto insieme a quella del nostro amico a quattro zampe sul cartello ci potrebbe essere l’immagine di una persona obesa. E’ stata infatti presentata un proposta di legge secondo la quale dovrebbe essere vietato l’ingresso nei ristoranti alle persone eccessivamente in sovrappeso, pena una dolorosa ammenda per i ristoratori. L’iniziativa è del deputato repubblicano del Missisipi W.T.Mayhall, cui si sono uniti un altro repubblicano e un democratico, Bobby Shows e John Read.

La proposta di legge, della quale, fortunatamente, lo stesso Mayhall ha ammesso la natura provocatoria, nasce dal riconoscimento della vastissima diffusione dell’obesità in America. Il Mississippi, in particolare vanta un poco lodevole primato in quanto un terzo dei suoi abitanti è in sovrappeso e questo dato sembra in crescente aumento. E’ noto da tempo infatti che gli Americani sono, per così dire, un popolo obeso, a causa del consumo elevato di cibi ipercalorici, distribuiti principalmente dalle catene di fast food onnipresenti negli Stati Uniti, bevande zuccherate e dello stile di vita sedentario. In particolare, sarebbe la scarsa disponibilità degli americani a spendere denaro per l’acquisto di cibi sani a favorire la diffusione e il consumo di cibi a basso costo e di scarsa qualità.

La cannabis fa male anche ai denti

Uno studio condotto in Nuova Zelanza dal dottor Murray Thomson e pubblicato sull’ultimo numero del Journal of the American Medical Association, ha mostrato che i fumatori abituali di cannabis , oltre a commettere un atto illegale, almeno nel nostro paese, vanno maggiormente incontro al rischio di sviluppare una parodontite, una malattia parodontale che comporta un danneggiamento dei tessuti che sostengono i denti e la conseguente recessione delle gengive e che può portare, nei casi più gravi, alla caduta dei denti stessi, oltre a danneggiare, come già noto, le proprie capacità mnemoniche. La ricerca è stata svolta alla Scuola di Medicina di Dunedin, e ha coinvolto oltre 900 persone fra 18 e 32.

Lo studio ha mostrato che un consumatore abituale di cannabis su quattro contrae il disturbo in maniera cronica entro i 32 anni di età, e in questo gruppo il rischio di contrarre patologie parodontali è del 60% superiore alla media della popolazione, anche in assenza di altri fattori di rischio come il fumo di sigaretta. La percentuale di rischio è dell’11% fra chi fuma spinelli occasionalmente mentre solo il 6,5% dei non fumatori di cannabis mostra i sintomi della malattia. Le patologie parodontali erano state già poste in correlazione con lo stile di vita del paziente, soprattutto con l’abitudine al fumo di sigaretta, ma questo è il primo che mette in luce la relazione di questo tipo di patologia anche con la marijuana.

Il tramonto delle taglie forti. Avere un seno abbondante fa male alla salute

Nonostante il diffondersi dell’ossessione per la magrezza, sostenuto dall’avvento delle supermodelle anoressiche, avere una taglia di reggiseno superiore alla terza è ancora considerato un priviliegio. Guardate con invidia dalle donne un pò meno “dotate” e con ammirazione dagli uomini, le “taglie forti” hanno un posto tutto per sè nell’olimpo della seduzione. Lo prova il numero di interventi di mastoplastica addittiva in forte aumento soprattutto oggi che le adolescenti, sempre più bombardate da messaggi mediatici che promuovono l’adesione a modelli di bellezza stereotipati, fanno più fatica del normale (per la loro età) ad accettare la propria fisicità.

Tuttavia avere un seno molto grande non ha solo aspetti positivi e non solo da un punto di vista estetico. E’ noto infatti da tempo che un seno troppo grande può causare differenti problematiche fra cui l’arcinoto mal di schiena e contratture muscolari causati dall’assunzione di una postura scorretta che può essere anche alla base di disturbi come scoliosi e dolori articolari. Anche dal punto di vista psichico un seno troppo abbondante può rapresentare una fonte di disagio portando le donne, paradossalmente a sentire la propria femminilità inibita e mortificata. Per risolvere il problema molte donne, molte più di quante non si creda comunemente, ricorrono alla mastoplastica riduttiva, un intervento che, in certe condizioni, è possibile anche fare in convenzione con il sistema sanitario.

Pilates: mente e corpo una cosa sola, oriente ed occidente fusi in un’ unica disciplina

Il concetto di fitness negli ultimi anni è lentamente cambiato passando da un’idea di sofferenza e fatica estreme a quella di una ricerca di benessere ed equilibrio non solo corporeo ma anche mentale. In questo senso il metodo “Pilates” dall’America ha preso piede anche qui da noi appassionando sempre di più un vasto ed eterogeneo pubblico.

Questo metodo ideato da Joseph Huberto Pilates nasce nei primi del ‘900 con delle idee innovative per quei tempi. Il suo scopo principale, mutuato dalle tecniche orientali, è quello di rendere consapevoli di se stessi e aiutare ad unire la mente ed il corpo in un’unica dinamica entità. Migliora l’armonia dei gesti e la postura, tonifica la muscolatura, previene i dolori alla colonna vertebrale; praticando gli esercizi si partecipa con il corpo e la mente.

Pilates stesso usava dire: “la cosa più importante non è ciò che stai facendo ma come lo stai eseguendo“. Ed ecco i suoi principi fondamentali: controllo, concentrazione, baricentro, precisione, respirazione e fluidità del movimento. Il Pilates non ha controindicazioni, è ottimo per la riabilitazione in quanto nella pratica si avvicina molto alla ginnastica posturale ma è adatto anche, a chi vuole approcciarsi ad un allenamento atletico.

Inventato il casco che ringiovanisce il cervello

Gordon Dougal, della compagnia di ricerca Virulite ha inventato il casco che ringiovanisce le cellule cerebrali. Non si tratta tuttavia di un casco come quelli che si indossano per proteggere il capo dagli urti violenti quando si va in moto. Anzi gli studiosi inglesi che lo hanno messo a punto, testandolo prima su cavie di laboratorio, lo hanno definito elmetto “risana neuroni” infatti sembra che sia in grado, se indossato 10 minuti al giorno per 4 settimane, di riparare i neuroni danneggiati dai processi degenerativi come quelli che intervengono nelle demenze. In otto casi di demenza su 10 si è rivelato efficace.

La realizzazione di questo singolare strumento si basa su uno studio condotto presso l’ università di Sunderland in Inghilterra condotto per testare l’efficacia degli infrarossi nel migliorare la memoria dei topi. Secondo gli studiosi le onde luminose a bassa frequenza sarebbero in grado di stimolare la crescita dei neuroni e quindi limitare i sintomi di malattie neurodegenerative fortemente invalidanti come la Demenza di Alzheimer , per questo motivo la scoperta ha acceso la speranza dei malati di Alzheimer inglesi pur con la consapevolezza che la sperimentazione è solo all’inizio. E d’altra parte, come ammette lo stesso Dougal, tutto quello che si può fare adesso è rallentare i processi di decadimento neuronale.