Dalla vita per la vita: la donazione del cordone ombelicale

Circa il 40/50% dei pazienti affetti da leucemia e linfomi, per i quali e necessario il trapianto di midollo osseo, non dispone di un donatore compatibile nell’ambito familiare o nei registri internazionali dei donatori volontari. Il sangue del cordone ombelicale può sostituire il midollo per il trapianto. Il cordone ombelicale contiene sangue ricco di cellule staminali, capaci di generare globuli rossi, globuli bianchi e piastrine: gli elementi fondamentali del nostro sangue. Donarlo si può, conservarlo anche. Vediamo come.

Avete presente gli alunni delle scuole elementari? Non sanno ancora cosa faranno da grandi, ma hanno dentro di loro tutte le potenzialità per diventare ciò che vogliono: medici, architetti, avvocati, ingegneri. Così è anche per le cellule staminali. Quelle che, a differenza delle sorelle cosiddette “differenziate” (che costituiscono i capelli, le ossa, il cuore, i muscoli), non sono ancora specializzate. Non sanno ancora compiere alcuna funzione, ma hanno la possibilità di trasformarsi, di specializzarsi in cellule di organi o tessuti.

E ora parliamo di cyberpazienti: informazioni sanitarie su web


Ogni giorno milioni di persone entrano in Intemet per cercare argomenti legati alla salute. Le informazioni di carattere sanitario sono tra le prime chiavi di ricerca. Il mercato che offre queste informazioni è fiorente e si mostra assai variabile sotto il profilo della completezza e della qualità. La sanità pubblica vede di buon occhio e addirittura incoraggia l’interesse dei cittadini a queste tematiche.

Il paziente informato, che si comporta responsabilmente e ha cura della propria salute, è diventato una figura centrale nel dibattito attorno al sistema sanitario pubblico, sempre più sotto pressione. Intemet tuttavia è considerato una fonte di informazione difficile da controllare. C’è da chiedersi poi se le persone informate tramite web abbiano realmente un approccio diverso col medico e con la propria salute.

Ecco la nuova clonazione: vicini i bebè su misura


Ci siamo, ecco la nuova frontiera nel campo della clonazione. L’esperimento, finora, è stato fatto solo sui topi. Ma ha funzionato. E talmente bene da spingere uno scienziato come Robert Lanza a lanciare l’allerta.

Sarebbe del tutto fuori dall’etica

– ha detto il biologo della Advanced Cell Technology, azienda californiana di ricerche biotecnologiche –

ma siamo ormai a un passo dal poter “fabbricare” cloni umani su misura

La tecnica: paradossalmente fu salutata con entusiasmo dalla Chiesa perché avrebbe permesso di ottenere cellule staminali (capaci di curare Parkinson e Alzheimer) senza usare embrioni. Ma la stessa tecnica può portare altrove.

Basta prendere cellule della pelle di una cavia, “riprogrammarle” e inserirle in un embrione per ottenere un clone

spiega Lanza.

Un clone che potrebbe avere una quantità a piacere dei geni di chi ha dato la pelle. Con la pelle di Einstein si potrebbe creare un figlio con il 70% dei geni di Einstein

Taranto, diossina oltre la soglia nel latte materno

Invece di nutrirsi, ad ogni poppata si avvelenano un po’. Perché a Taranto i neonati che bevono latte materno, bevono anche diossina. Lo rivelano le analisi commissionate dall’associazione di volontariato “Bambini contro l’inquinamento”.

Analisi secondo cui la concentrazione di diossina e pcb (policlorobifenili, composti chimici contenenti cloro e tossici quanto la diossina), rilevata in tre campioni di latte materno di altrettante mamme è risultata superiore di 25 volte alla dose tollerabile giornaliera, stabilita dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Sotto accusa soprattutto le emissioni inquinanti dello stabilimento siderurgico Ilva. “La diossina ce la ritroviamo ovunque” dice Giuseppe Merico, pediatra e presidente dell’associazione. “I risultati sui campioni di latte materno confermano i nostri sospetti. Adesso aspettiamo risposte concrete dalle istituzioni“.

Vivere con la faccia di un’altra: la storia di Isabelle

Era il 28 maggio 2005: il viso di Isabelle Dinoire, una donna francese di 36 anni, viene sfigurato dai morsi del suo cane. Le lesioni riportate sono estremamente gravi: l’animale dilania naso, labbra, mento e parte delle guance della giovane. L’intervento chirurgico convenzionale, basato sul trapianto di tessuti prelevati da un’altra parte del corpo del paziente, non viene ritenuto possibile per la gravità delle lesioni riportate.

Pertanto, 6 mesi dopo l’aggressione, un’ équipe guidata da Jean-Michel Dubernard, il pioniere dei trapianti di mano, tenta al Policlinico di Lione il primo trapianto di faccia nella storia della chirurgia. Questo intervento è basato sul prelievo della pelle e dei tessuti molli del viso di una donna clinicamente morta risultata compatibile e sul loro reimpianto sul volto di Isabelle. Come sta oggi Isabelle, a 18 mesi dall’operazione? Abbastanza bene, sembra.

In un articolo pubblicato a dicembre sul New England Journal of Medicine viene descritto il percorso della donna verso la vita normale. Anche se non si è rilevata l’insorgenza di graft versus host dísease (malattia del trapianto verso l’ospite), sono stati riportati due episodi di rigetto acuto, caratterizzati da eritemi, edemi e segni di infiltrazione linfocitaria. Tuttavia, la somministrazione di farmaci immunosoppressivi ha permesso di limitare la gravità e la durata di episodi di rigetto. Per evitarne altri, l’équipe che segue Isabelle ha deciso di ricorrere alla fotochemioterapia extracorporea.

Dal testamento biologico all’ accanimento terapeutico: la perdita dei valori e la fine dell’etica

Vorrei un medico dalla saggezza antica, coniugata con le conoscenze attuali. Eticamente medievale, che sia in grado di spiegare al paziente tutti i vantaggi e gli svantaggi di un intervento terapeutico, gli affetti avversi, i possibili rischi. “Alla fine però, come sostiene Elio Rossi direttore di Tecniche Nuove, è solo il paziente a dover decidere se e come farsi curare“. Il testamento biologico non è un atto contro il medico, ma un aiuto al medico nella sua decisione, lo legittima nel suo agire con buon senso, consentendo a tutti di vivere a proprio modo l’ora della morte, per ciascuno diversa ed irripetibile.

Qual’è il codice deontologico che ispira il comportamento dei sanitari? E’ un problema medico-legale? La medicina ufficiale è davvero tanto simpatica quando si mette in cattedra, alquanto non consulta il malato? Quando vuole curare oltre ogni limite? E’ forse un caso che gli errori medici in Usa hanno ucciso, nel 2005, 90 mila pazienti (il doppio dei morti per incidenti stradali nello stesso anno che in quel paese sono stati 45 mila)? E’ anche per questa ragione che si sono moltiplicate le denunce da parte dei malati all’autorità giudiziaria contro i medici: solo in Italia ogni anno sono da 12 a 15 mila i medici che affrontano cause di risarcimento avviate dai pazienti.

Il mezzo giustifica il fine. E’ questo il parere di Giovanni Nuti direttore della Asl 4 di Prato. “Non credo che il sogno faustiano di un uomo nuovo, geneticamente o chimicamente modificato, si possa realizzare, se non a scapito della salute e della vita, forse anche a scapito della vita sulla terra. Il prezzo che si paga per il desiderio e la fretta di eliminare un male, per la facile soluzione e il benessere a tutti i costi, è un malessere più profondo: la perdita di un collegamento con l’equilibrio della natura e infine la perdita di senso”.