Mattinieri o nottambuli? La risposta è nelle cellule epiteliali

L’Unione Europea ha finanziato un progetto di ricerca volto ad individuare il cronotipo di un individuo. Denominato EUCLOCK (modulazione dell’orologio circadiano), lo studio ha trovato una risposta nei geni delle cellule epiteliali. E’ lì che starebbe scritto se una persona è mattiniera o nottambula. Circa 28 soggetti sono stati sottoposti a test nell’ambito della sperimentazione.

I risultati sono stati pubblicati on line dalla rivista «Proceedings of the National Academy of Sciences» (PNAS). Un questionario (il questionario del cronotipo di Horne-Ostberg, HOQ) con domande sui tempi di veglia e di sonno prediletti da ogni individuo, sulla prontezza in diversi momenti del giorno nonché su abitudini adottate durante le vacanze, ha contribuito a determinare il cronotipo dei soggetti sottoposti all’esperimento, 11 dei quali sono stati individuati come «allodole» (i mattinieri) e 17 come «gufi» (i nottambuli).

Ridere fa bene alla salute. Adesso è scientificamente provato

Che ridere avesse un’influenza positiva sul nostro stato di salute lo sapevamo già da tempo ma solo da alcuni anni si è diffusa la cosiddetta gelotologia ovvero la scienza che studia le applicazioni del buonumore e delle emozioni positive in campo medico. La gelotologia ha origine dalla PsicoNeuroEndocrinoImmunologia una branca della medicina che ha posto in luce la correlazione fra le emozioni e il sistema immunitario. Un’applicazione di questa giovane scienza è la clownterapia ideata dal medico statunitense Hunter “Patch” Adams reso celebre dal film biografico interpretato dall’attore Robin Williams.

La clownterapia o comicoterapia ha trovato applicazione soprattutto in ambito pediatrico, ma non solo. La terapia del sorriso è adatta praticamente in tutti gli ambiti socio-sanitari e con ogni tipo di paziente, non solo quindi i bambini possono beneficiarne, ma anche gli anziani, i disabili, i pazienti psichiatrici le persone che si sottopongono a una terapia del dolore. Inoltre il buonumore e, in generale, le emozioni positive, hanno anche il potere di prevenire numerose patologie grazie alla loro azione benefica sul sistema immunitario. Il riso stimola infatti la produzione di ormoni come adrenalina e dopamina, che a loro volta liberano endorfine ed encefaline veri e propri antidolorifici naturali in grado di migliorare l’efficienza del sistema immunitario.

Bisessualità: per le donne non è una semplice fase di transizione

La bisessualità nelle donne sembra essere un distintivo orientamento sessuale e non una fase transitoria o sperimentale che alcune donne adottano nel loro percorso verso il lesbismo. O perlomeno questo sembra evincersi dai dati raccolti nella ricerca pubblicata dalla American Psychological Association.
Lo studio, effettuato su un campione di 79 donne non più eterosessuali da almeno 10 anni, ha rilevato che le donne bisessuali mantenevano un andamento stabile di attrazione per entrambi i sessi. Inoltre, la ricerca sembra aver rovesciato lo stereotipo che le donne bisessuali siano disinteressate o incapaci di impegnarsi a lungo termine in delle relazioni di tipo monogamico.

Questa ricerca fornisce il primo esame empirico per formulare ipotesi circa la natura della bisessualità, intesa come un marchio di identità sessuale e come un modello di non esclusiva attrazione sessuale e di comportamento“, scrive la psicologa Lisa M. Diamond, psicologa della Università di Utah che ha condotto lo studio. “I risultati dimostrano una notevole fluidità delle attrazioni delle donne lesbiche verso un orientamento bisessuale, e contribuisce inoltre ad aiutare i ricercatori nella comprensione della complessità delle minoranze con comportamento sessuale che va oltre il ciclo di vita“.

Il massaggio rilassante? Adesso lo fa il robot

Quante volte abbiamo sognato di concederci il lusso, reso tale se non altro dalla mancanza di tempo, di un bel massaggio rilassante? Magari in un atmosfera calda e avvolgente che trascini tutti i nostri sensi in un vortice di piacere semplicemente sciogliendo le tensioni, allentando lo stress , aiutandoci a mettere da parte, seppure per poco, una quotidianità spesso sopraffacente e sgradevole. Ci accompagna in questo percorso di benessere il/la massoterapeuta: professionale, discreto e soprattutto umano! Ma tutto questo potrebbe essere destinato a cambiare.

Un gruppo di ricercatori giapponesi ha infatti messo a punto WAO-1 un massaggiatore robotico creato dall’Università Waseda di Tokio in collaborazione con l’Università di Asahi. Potremmo quindi ritrovarci presto a poter scegliere fra un massaggiatore in carne ed ossa ed un uno dotato di braccia alla cui estremità sono poste sfere di ceramica e sensori che controllano il tipo di movimento e la pressione esercitata sul corpo. WAO-1 è stato concepito inizialmente per svolgere massaggi facciali terapeutici su pazienti affetti da patologie dell’articolazione mascellare, ma potrebbe essere presto utilizzato anche per i trattamenti estetici. Almeno è quello che si augura il dottor Ken Mishura del team di ricercatori, che si dice fiducioso nella possibilità che il robot massaggiatore trovi vasta applicazione e ansioso che questo accada al più presto.

L’ Hpv spaventa anche gli uomini

Una clinica di Londra, la Freedom health Clinic, nota per la sua attenzione verso la salute della numerosa comunità gay della capitale britannica, non riesce più a star dietro alle richieste di vaccinazione contro il virus dell’ HPV da quando, ai primi di gennaio, ha deciso di offrire un servizio ad hoc per la popolazione maschile.

«Abbiamo avviato questa iniziativa perché il tasso di carcinomi anali negli uomini (e anche nelle donne) che praticano sesso anale è uguale a quello dei carcinomi della cervice, ovvero circa 36 casi su 100mila», spiega Sean Cominings, responsabile del Servizio malattie a trasmissione sessuale dell’ospedale londinese. La vaccinazione è a totale carico dei pazienti, per un costo stimato di circa 650 euro, in quanto il Servizio sanitario britannico non la considera ancora scientificamente validata.

Mancano infatti studi ad hoc e persino i dati epidemiologici sulla prevalenza dell’infezione nei gay sono di scarsa qualità. «L’Hpv induce, negli uomini, anche carcinomi del pene, con una frequenza molto minore di quelli anali per la diversa ricettività dell’epidermide all’azione del virus», continua Comming.

Dieci importanti conquiste della medicina nel 2007

Quello da poco conclusosi è stato un anno di grandi successi in campo medico-scientifico. Uno dei più rilevanti rappresenta anche una significativa svolta nella cura del cancro ai polmoni. Il tumore ai polmoni è quello che provoca ogni anno più decessi, perchè difficile da trattare negli stadi avanzati. L’importante scoperta riguarda il fattore diagnosi precoce: un test del sangue chiamato LC detect è in grado di fornire una risposta tempestiva in caso di tumore, misurando il livello di una proteina il cui valore alterato segnala la presenza del cancro ai polmoni.

Origine degli occhi blu: dalla ricerca scientifica una nuova spiegazione

Occhi Blu: Blue eyes,baby’s got blue eyes. Like a deep blue sea on a blue, blue day… Così cantava John Anderson nella celebre Blue eyes e non è certo l’unico cantante, artista, poeta, a rimanere incantato da una Musa dagli occhi celesti. Questo colore è legato connotativamente ad un’idea di purezza, innocenza: azzurro è il colore del cielo, degli occhi degli angeli nelle rappresentazioni pittoriche, della Venere iconografica, della donna angelicata dei poeti stilnovisti.

Ma esiste una spiegazione scientifica per gli occhi azzurri? Secondo una recente ricerca pubblicata sul Daily Mail e condotta da scienzati dell’Università di Copenhagen (dove avere gli occhi chiari non è certo una rarità), il colore azzurro degli occhi deriva da una mutazione genetica che risale a circa 10000 anni fa. Lo studio, pubblicato sul periodico Human Genetics, dimostra il verificarsi di una singola mutazione in un gene chiamato OCA2. La mutazione sarebbe avvenuta in una sola persona, abitante le coste del Mar Nero e avrebbe causato la cessazione di produzione del pigmento castano, modificandolo in blu.

Fertilità. Semaforo verde per i padri ultraquarantenni

Buone notizie per gli uomini che hanno deciso di avere un figlio a quarantanni (e più) suonati. Una ricerca condotta all’Università canadese di Ottawa ha stabilito che l’età paterna rappresenta un rischio per la salute del nascituro più quando è precoce che quando è avanzata. Lo studio, che è stato condotto su un campione di bambini le cui madri avevano tutte un’età compresa fra 20 e 29 anni, ha messo in relazione l’età paterna con la probabilità di generare figli prematuri, sottopeso o più piccoli dell’età gestazionale e con il tasso di mortalità entro il primo anno di vita

E’ emerso che gli uomini che diventano padri prima dei venti anni hanno il 17% in più di probabilità che il proprio figlio sia troppo piccolo per la sua età gestazionale, il 13% in più che sia sottopeso e l’11% in più che nasca prematuro. Inoltre i bambini nati da baby padri presentano il 22% di probabilità di morire entro il primo anno di vita. Mentre gli uomini che diventano padri oltre i quarantanni (anche a cinquanta o sessanta anni) non presentano rischi maggiori dei padri compresi nella fascia di età fra venti e trenta anni, di generare un figlio con problemi di salute.

Inventato il casco che ringiovanisce il cervello

Gordon Dougal, della compagnia di ricerca Virulite ha inventato il casco che ringiovanisce le cellule cerebrali. Non si tratta tuttavia di un casco come quelli che si indossano per proteggere il capo dagli urti violenti quando si va in moto. Anzi gli studiosi inglesi che lo hanno messo a punto, testandolo prima su cavie di laboratorio, lo hanno definito elmetto “risana neuroni” infatti sembra che sia in grado, se indossato 10 minuti al giorno per 4 settimane, di riparare i neuroni danneggiati dai processi degenerativi come quelli che intervengono nelle demenze. In otto casi di demenza su 10 si è rivelato efficace.

La realizzazione di questo singolare strumento si basa su uno studio condotto presso l’ università di Sunderland in Inghilterra condotto per testare l’efficacia degli infrarossi nel migliorare la memoria dei topi. Secondo gli studiosi le onde luminose a bassa frequenza sarebbero in grado di stimolare la crescita dei neuroni e quindi limitare i sintomi di malattie neurodegenerative fortemente invalidanti come la Demenza di Alzheimer , per questo motivo la scoperta ha acceso la speranza dei malati di Alzheimer inglesi pur con la consapevolezza che la sperimentazione è solo all’inizio. E d’altra parte, come ammette lo stesso Dougal, tutto quello che si può fare adesso è rallentare i processi di decadimento neuronale.

Spermatozoi dal midollo osseo femminile. Non avremo più bisogno degli uomini per avere bambini

Arriva dall’Inghilterra la singolare notizia pubblicata dal settimanale britannico New Scientist secondo la quale un’equipe di scienziati inglesi dell’università di Newcastle Upon Tyne, dopo essere riuscita a trasformare cellule staminali maschili estratte dal midollo osseo in spermatozoi, avrebbe trovato il modo di fare lo stesso con le cellule staminali provenienti dal midollo osseo femminile. A guidare l’equipe di studiosi è il professor Karim Nayernia, biologo di origine iraniana, che si dice convinto di poter ottenere le prime cellule spermatiche femminili entro due anni. Contestazioni etiche a parte, secondo gli studiosi la scoperta potrebbe rappresentare un’eccezionale arma contro l’infertilità.

Le implicazioni culturali e sociali di questa scoperta sono notevoli e bisogna ammettere che essa apre uno scenario a dir poco fantascientifico. Infatti se davvero fosse possibile ottenere spermatozoi dal midollo osseo femminile le donne in futuro potrebbero avere dei figli in maniera del tutto autonoma, senza il coinvolgimento di alcun partner maschile, grazie allo sperma estratto dalle proprie cellule che sarà usato per fecondare gli ovuli. E non è tutto: Karim Nayernia sostiene che anche le cellule del midollo maschile potranno essere convertite in ovuli, permettendo anche agli uomini di concepire (perlomeno dopo aver trovato un utero “in affitto”) ricorrendo esclusivamente a spermatozoi e cellule uovo autoprodotte.

Doping genetico: un futuro prossimo

 

Al momento non ci sono al mondo atleti che utilizzano il doping genetico, però tutti sono convinti, ed in particolar modo la World Anti-doping Agency (Wada) di Montreal, che in qualche laboratorio si sta provando a sperimentare procedure di trasferimento di materiale genetico o di fattori di crescita per ottenere un potenziamento della prestanza muscolare.

 

Questa convinzione ha spinto la WADA a finanziare il Laboratorio di medicina molecolare dell’università di Trieste, insieme all’Università di Firenze, di Milano e il Cnr di Pisa, per sviluppare, nell’arco di tre anni, metodi che consentano di riconoscere il doping genetico attraverso la rilevazione, nel sangue o nelle urine, di marcatori specifici. L’interesse della Wada è per un gene che esercita un effetto ipertrofizzante anche sulle cellule muscolari.

 

La mia competenza nel campo delle malattie genetiche – spiega Marcello Arca, Dipartimento di Clinica e terapia medica dell’Università di Roma La Sapienza mi ha spinto a proporre alla commissione uno studio per valutare in vitro metodologie applicabili per individuare manipolazioni genetiche finalizzate ad aumentare le prestazioni fisiche. Fondamentalmente l’ approccio è quello di realizzare applicazioni della terapia genica che consentano di introdurre nel paziente materiale genico proveniente da un altro organismo o costruito in laboratorio. Una procedura che può essere usata anche per fini dopanti, trasferendo fattori di crescita o altro materiale genico nell’ atleta“.