Batteri in acqua, i rischi del bagno in mare in uno studio

Niente allarmismi, il bagno in mare, se le acque sono pulite, resta sicuro e privo di gravi rischi. Tuttavia in località di balneazione particolarmente sporche, con un’alta concentrazione di batteri, gli esperti avvertono di potenziali disturbi al rientro dalla vacanze o durante il soggiorno stesso e di una maggiore percentuale di infezioni.

A dirlo è un recente studio effettuato da un’équipe di ricercatori dell’Università di Miami (USA) e pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica International Journal of Epidemiology.
Gli autori hanno analizzato un campione di 1.300 persone, suddivise in due gruppi: il primo stava in spiaggia senza però fare il bagno, il secondo si bagnava per quindici minuti, immergendosi completamente almeno tre volte.

Allergia: nascere col cesareo può predisporre

L’allergia può dipendere dal modo in cui si nasce. Molte ricerche negli ultimi anni stanno puntando a capire i meccanismi di risposta del sistema immunitario ad alcune patologie ed al contempo capire, come e quando queste si formino.

L’allergia ormai diffusissima, è uno dei temi scottanti su cui sta lavorando la ricerca. Si capisce perché riflettendo su un dato: si stima che nel 2020 la metà dei bambini ne sarà colpito.

Alcuni studiosi dell’Università Cattolica hanno scoperto un particolare meccanismo: i bimbi nati col cesareo sarebbero maggiormente esposti a questa possibilità, a causa di una minore qualità della microflora intestinale, rispetto a quella dei bambini nati con il parto naturale! Ma vediamo nel dettaglio.

Trovato nuovo collegamento batteri-obesità

Una ricerca statunitense getta nuova luce sul ruolo che i batteri nel tratto digestivo possono svolgere nell’obesità. Gli studi, che sono stati presentati alla 110a Assemblea generale della Società Americana di Microbiologia, dipingono un quadro che può essere più complesso di quanto inizialmente pensato.

I lavori in corso suggeriscono che una interazione tra fattori genetici e la composizione dei batteri che vivono nell’intestino umano può predisporre alcuni individui verso l’obesità. Questi risultati potenzialmente approfondiscono la conoscenza dei meccanismi attraverso i quali la genetica può predisporre alcune persone all’obesità. Essi potrebbero anche contribuire a spianare la strada verso un futuro in cui lo screening genetico, in combinazione disposta con trattamenti su misura, potrebbe aiutare le persone a rischio per l’obesità di mantenere un peso sano

dice Margaret Zupancic, dell’Istituto di Scienze del Genoma presso l’Università di Maryland School of Medicine, che ha presentato uno degli studi. Zupancic e colleghi hanno analizzato la comunità batterica intestinale degli individui magri e obesi appartenenti al vecchio ordine Amish di Lancaster County, Pennsylvania, una popolazione relativamente omogenea, con somiglianze sia per la genetica che per lo stile di vita. Inizialmente non hanno trovato alcuna correlazione tra la composizione dei batteri intestinali e l’obesità, ma quando presi in considerazione nel patrimonio genetico dei partecipanti, alcuni modelli hanno cominciato ad emergere.

Come fare per sapere se siete affetti da alitosi

Se avete l’alito cattivo, probabilmente il vostro migliore amico non ve lo dirà, ma non è detto che profumiate di rosa. Il termine medico per l’alito cattivo è “alitosi”, e può essere causata da diversi fattori, i più comuni dei quali sono:

  • Una crescita eccessiva di batteri nella cavità orale risultante da insufficiente pulizia della lingua;
  • Scarsa igiene orale;
  • Malattie gengivali che si possono notare se le gengive sanguinano quando vi lavate i denti o usate il filo interdentale;
  • Protesi sporche;
  • Ascessi orali;
  • Raffreddori, influenza e altre malattie;
  • Secchezza delle fauci causata dalla respirazione con la bocca;
  • Digiuno;
  • Prolungato parlare;
  • Stress;
  • Alcuni farmaci;
  • Fumo.

Se una di queste cause vi riguarda, è alta la probabilità che il vostro alito sia abbastanza pesante. In molti pensano che l’alito cattivo sia collegato allo stomaco, tanto che inizialmente cercano aiuto dai gastroenterologi. Ma la scienza oggi ha dimostrato il contrario. Anzi, nella maggior parte dei casi il problema è la mancanza di igiene della lingua. In qualche modo l’igiene orale fin dalla giovane età non si concentra sulla pulizia della lingua e di conseguenza questa parte è spesso dimenticata.

Antibiotico-resistenza in ospedale: un nuovo progetto europeo

Saturn è il nome di un nuovo progetto internazionale rivolto all’antibiotico-resistenza. Voluto e finanziato dalla Comunità Europea con circa 7 milioni di euro, si occuperà di prevenzione delle infezioni ospedaliere. In particolare studierà l’impatto dell’esposizione antibiotica sullo sviluppo di infezioni resistenti nei pazienti ospedalizzati e combinerà le ricerche in campo microbiologico, clinico, epidemiologico e farmacologico.

Lo studio coinvolgerà 12 centri di eccellenza ospedaliera  del Vecchio Continente. Per l’Italia interverrà l’Istituto di Clinica delle Malattie infettive dell’Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma con i professori Roberto Cauda ed Evelina Tacconelli.

Antibiotici uso ed abuso

Antibiotici: gli italiani ne fanno un consumo esagerato. Sono al primo posto in Europa nell’impiego di farmaci, primato non certo positivo.  Secondo l’ultimo rapporto dell’Eurobarometro il 57% degli italiani, ha dichiarato di aver usato antibiotici almeno una volta nell’ultimo anno. Dopo di noi la Spagna (53%), la Romania (51%), l’Irlanda (45%), Francia e Inghilterra, rispettivamente al 42%. Mentre i più virtuosi sono sicuramente Svezia (22%), Germania (28%), Grecia (34%) e Portogallo (33%).

 La media è intorno al 40% comunque troppo alta. Ma quali sono i rischi correlati a questo abuso? In genere l’antibiotico è un farmaco prezioso: un’arma decisiva per combattere batteri più o meno aggressivi o pericolosi per la vita. I batteri sono però degli organismi “furbi”, si modificano: hanno la capacità di alzare barriere protettive contro il nemico: diventano antibiotico-resistenti!

Starnuti: a primavera non solo allergie

Che siano frutto di allergie, di freddature dovute agli sbalzi di temperature o comunque ai colpi di coda dell’influenza stagionale, questo è un periodo di grandi starnuti e colpi di tosse per tutti.  Pensate che la scorsa settimana sono state infettate da virus che colpiscono le alte vie aeree circa 100.000 persone. Viene spontaneo in questi casi mettere la mano davanti al naso o alla bocca: serve a proteggere le persone che ci sono vicine da eventuali contaminazioni.

Di solito, specie per gli starnuti usiamo un fazzoletto. Anche se non ci riflettiamo, in questo modo proteggiamo anche noi stessi dai batteri che possono fuoriuscire. Sarebbe ottima cosa prendere l’abitudine di tossire in un tovagliolino! Ma ancora cosa possiamo fare per prevenire le malattie respiratorie e goderci in pieno la primavera?

La soluzione per evitare le infezioni in ospedale? Vietare i fiori

Può l’acqua dei fiori fare da “base” per i batteri potenzialmente mortali? E i fiori sul comodino possono competere con i pazienti per l’ossigeno? In poche parole, possono i fiori rappresentare un rischio sanitario e di sicurezza in situazioni mediche?

Secondo alcuni ricercatori britannici, la risposta a tutte queste domande è sì, tanto da vietare, o almeno scoraggiare, i parenti a portare i mazzi di fiori negli ospedali in Gran Bretagna. Per saperne di più, Giskin Day e Naiome Carter dell’Imperial College di Londra hanno intervistato i pazienti e il personale sanitario presso il Royal Brompton Hospital e il Chelsea e Westminster Hospital sui loro atteggiamenti nei confronti dei fiori. I loro risultati sono stati pubblicati su bmj.com. Noi proviamo a riassumerli dopo il salto.

Le sigarette trasportano migliaia di germi che portano infezioni

Una nuova ricerca dimostra che la sigaretta media è brulicante di germi, compresi i batteri che causano le malattie respiratorie. Ma come un portavoce di una compagnia di tabacco ha rilevato, gli autori del nuovo studio non sono sicuri di quali germi si tratti. E l’esposizione a batteri non è una novità: i microbi ci circondano ogni giorno della nostra vita.

Eppure, i risultati sollevano molte domande, ha detto l’autore principale dello studio Amy R Sapkota.

In questo momento, abbiamo appena fatto il primo passo per individuare quello che c’è. Ora abbiamo bisogno di capire se hanno un impatto sulla salute umana.

Sapkota e colleghi hanno cercato di germi in quattro marche di sigarette: Camel, Kool Kings Filter, Lucky Strike Original Red e Marlboro Red. Precedenti ricerche hanno osservato specifici tipi di germi, mentre il nuovo studio è onnicomprensivo, ha detto Sapkota, assistente professore presso la University of Maryland School of Public Health negli Stati Uniti.

100 Miliardi di batteri nel corpo umano, ecco la mappa

Alcuni ricercatori della Boulder University of Colorado hanno tracciato la prima mappa dei batteri che vivono nelle diverse parti del corpo di ogni essee umano. Sarebbero, infatti, circa  100 miliardi, ma non tutti sono “cattivi”: anzi, molti di essi hanno un ruolo determinante nello svolgere alcune funzioni fisiologiche.

Ogni individuo, però, avrebbe una differente “composizione batterica” e questo comporterebbe le diverse risposte del sistema immunitario. Il lavoro, che ha portato ad interessanti scoperte, potrebbe essere un ottimo supporto per le prossime rirche cliniche.

Colite. Cause, sintomi e terapie

Colite. Di cosa si tratta? E quali sono le ragioni per cui il nostro intestino a volte va in tilt? Che ruolo ha come mangiamo? La colite è la sindrome del colon irritabile, infiammazione, quindi, di quella parte dell’intestino che è il colon, ed è discretamente diffusa: ne soffre il 15% delle persone. I sintomi. Si manifesta con dolori dell’addome, crampi, gonfiore, ma anche diarrea con o senza stitichezza contemporanea, nausea, vomito e spossatezza. Un disturbo nel quale lo zampino dello stress è cruciale.

Quali le diagnosi e le cure? Quali le cause? E quale il ruolo dell’alimentazione e degli stili di vita? Domande alle quali risponderanno stasera Tino Casetti, professore alla guida del dipartimento di malattie digestive e metaboliche dell’AUSL di Ravenna e Rosalba Mattei, specialista in scienze tecniche diabetiche applicate all’Università degli studi di Siena. Ospiti di Michele Mirabella ad Elisir.

Si rimanda qui per ulteriori approfondimenti.

A ciascuna tipologia il suo vaccino: la ricerca scientifica è pronta a combattere obesità, ipertensione e tosssicodipendenza

Obesità, definirla un grossso problema non è fuori luogo: innanzitutto perchè i chili di troppo sono un fardello difficile da sostenere e di cui ci si fatica a disfare; in secondo luogo per il fatto che, la nostra società, evidenzia un rapporto sempre più diretto e diffuso con il surplus di calorie. C’è chi le ha provate tutte: diete, trattamenti, interventi chirurgici ma gli effetti non sono stati quelli attesi. Tabagismo, altra enorme piaga: per alcuni, fermarsi al consumo di un pacchetto quotidiano è già un successo da celebrare con squilli di tromba. Ipertensione: chi ha la pressione alta, è spesso vittima di un appuntamento quotidiano – al quale non si può proprio rinunciare – con la pastiglia che funge da calmiere. Per non parlare, certo, della tossicodipendenza che – stando semplicemente all’etimologia del termine – implica un vincolo irrinunciabile con sostanze nocive per il corpo e alla lunga mortali.

Fitoterapia naturale: cresce il numero di italiani che si affida a miele di Manuka e polpa di frutto di baobab

Curare le malattie attraverso l’impiego delle piante medicinali: la fitoterapia naturale viene a tutti gli effetti considerata quale precursore della scienza farmacologica, ma anche, in senso diametralmente opposto, della stregoneria e rimanda al primordiale tentativo umano di lenire il dolore fisico e psicologico attraverso l’utilizzo di risorse naturali. In grande spolvero negli ultimi tempi, grazie alle tendenze new age che hanno sostenuto la pratica di “cure alternative” utilizzate (stando a recenti statistiche) dal 24% degli italiani, tale pratica terapeutica ha consentito di portare alla luce le proprietà nascoste delle sostanze nutritive contenute negli alimenti e delle risorse conservate nelle piante.

Lo Staphylococcus aureus ha un disinfettante per amico

A volte alcune nuove scoperte lasciano a dir poco sbalorditi. Si sa, infatti, che i disinfettanti proteggono e sconfiggono i batteri che si annidano un po’ ovunque, nella nostra vita quotidiana, pronti a insidiare il nostro organismo.
Eppure, da una recente ricerca sembrerebbe che alcuni batteri rinforzano la loro azione d’attacco proprio grazie ai disinfettanti che dovrebbero servire per debellarli.

Lo studio che ha rivelato questa sconcertante verità, che preoccuperà non poco i maniaci della pulizia, sempre pronti a spruzzare disinfettante ovunque (anche troppo, a volte!), viene dall’americano Glenn Kaatz e dal suo team di ricercatori appartenenti all’ospedale di Detroit. La ricerca, pubblicata dalla rivista di divulgazione scientifica Microbiology, evidenzia il ruolo svolto da alcune sostanze disinfettanti nel fortificare i batteri, rendendoli maggiormente resistenti all’attacco dei farmaci.